sabato 2 novembre 2019

risotto al Castelmagno e castagne, bocconcini di coniglio in civet e castagne caramellate al Brandy

L'idea nasce dal fatto che devo svuotare la cella freezer del frigorifero per sbrinarla e darle una pulita. Io non amo tanto congelare e se lo faccio è per necessità, perchè magari mi rendo conto che non potrò cucinare in tempo quello che ho comprato. E allora metto in freezer. Ma a forza di metterci cose, prima o poi il piccolo spazio si riempie e  quando mi serve davvero averlo vuoto (vedi gelati o dolci  che hanno bisogno di congelamento) non posso usarlo. E' arrivata l'ora di fare spazio.
Così ho fatto una piccola ricognizione e ho scovato un intero coniglio disossato che avevo intenzione di fare per una cena con gli amici saltata all'ultimo momento.
Scongelo in frigorifero, apro il pacchetto e mi trovo davanti la bestia bella grossa e spianata. Son rimasta un paio di minuti a guardarla distesa sul tagliere pensando a cosa fare, poi si è accesa la lampadina.
Ho parato i contorni per ricavarne un perfetto rettangolo, e di quello ne farò un rotolo,  mentre ho ottenuto  oltre 400 g di polpa  che ho tagliato in pezzi.  Quello che mi serviva per il risotto che avevo in mente.
Ne è uscito un piatto robusto  e gustoso che abbiamo annaffiato col resto della bottiglia di Dolcetto, il vino che ho usato per la marinatura, adatto per questa giornata grigia e fredda che annuncia l'inverno. 



Risotto al Castelmagno e castagne, bocconcini di coniglio in civet e castagne caramellate al Brandy

per 2 persone


per il civet:
500 g circa di  polpa di coniglio
1 piccola carota
1 costa di sedano
1 piccola cipolla
1 pezzetto di cannella
1 chiodo di garofano
1 cucchiaino di bacche di ginepro
1 cucchiaino di noce moscata
1 foglia di alloro
1 rametto di rosmarino
2 rametti di timo
1 ciuffo di salvia
1 spicchio d'aglio
1  e 1/2 bicchiere di vino rosso di buona qualità(io Dolcetto)
sale, pepe





per il risotto:
300/350  g di riso Carnaroli
1 piccola cipolla
mezzo bicchiere di vino bianco
una decina di castagne cotte e pulite
60 g di formaggio Castelmagno
60 g di burro
un goccio d'olio
2 o 3  cucchiai abbondanti di parmigiano grattugiato per la mantecatura
q.b. di brodo di carne

per le castagne caramellate:
3 o 4  cucchiai di zucchero
un goccio d'acqua
1 bicchierino di Brandy
qualche bella castagna cotta e pulita


Per il civet si dovrebbe mettere a marinare il  classico coniglio a pezzi con tutti gli ingredienti la sera prima, io  l'ho lasciato marinare solo un paio d'ore,  era poca carne e temevo che prendesse troppo di salmì, ma a volte si lascia marinare anche fino a 2 giorni.
Dunque, tritate carota, sedano e cipolla, mettete la carne di coniglio in una ciotola, unite il trito e tutti gli altri ingredienti tranne l'aglio, aggiungete il vino rosso,  mescolate tutto e coprite avendo cura che la carne sia ben coperta, sigillate la ciotola con la pellicola e tenete in frigorifero.
Dopo un paio d'ore togliete i bocconcini dalla marinata, rosolateli in una casseruola con un filo d'olio, una noce di burro e lo spicchio d'aglio.
Salate e pepate. Filtrate le verdure dal vino, aggiungetele nella casseruola e sfumate con metà del vino della marinata. Abbassate il fuoco e continuate la cottura per circa un'ora, aggiungendo poco per volta il vino rimasto.
Alla fine dovrete avere un fondo abbastanza ristretto ma non troppo asciutto.

Caramellate le castagne. In un pentolino mettete a caramellare lo zucchero con poca acqua, lasciatelo su fuoco medio senza mai mescolare.
Nel frattempo scaldate il Brandy.
Quando il caramello è di un colore biondo dorato, unite il brandy caldo, facendo molta attenzione. Stemperate lo zucchero nel liquore, unite le castagne e lasciate che si avvolgano bene nel caramello, unite ancora un paio di cucchiai di brandy
in modo che il caramello rimanga fluido e tenete da parte.

Preparate il risotto.  Tritate finemente la cipolla, fatela appassire in un goccio d'olio e metà del burro, quindi unite il riso e lasciatelo tostare nel condimento fino a quando i chicchi iniziano a "cantare", sfumatelo con il vino bianco,  lasciatelo evaporare e iniziate a  tirare il risotto aggiungendo poco brodo bollente per volta, unendolo man mano che si assorbe, a metà cottura unite le castagne cotte, sbriciolate. Qualche minuto prima che sia cotto, unite il Castelmagno sbriciolato e mantecate il risotto  con il restante burro e il parmigiano,  assaggiate e regolate di sale se è il caso e lasciatelo riposare un minuto.

Servitelo guarnito con i bocconcini di coniglio e un po' del loro fondo, un paio o più di  castagne caramellate  e colorate il piatto con una foglia fresca di alloro.

Qui è stato molto apprezzato.
Richiede un po' di impegno in più, ma ne vale la pena. Potete anche fare il civet il giorno prima e scaldarlo all'ultimo, anzi, forse è anche più buono perchè il riposo aiuta ad amalgamare i sapori.
Lo vedo anche come  un  buon  piatto unico, se ci aggiungerete qualche altro bocconcino di carne. 







lunedì 28 ottobre 2019

la mia whisky apple pie per il Club del 27

Il Club del 27 questo mese è dedicato a un dolce davvero molto goloso. Stavolta  l'ingrediente speciale sono le mele e cosa c'è di meglio di una crosta fragrante che fa da scrigno a questo frutto così buono e benefico? 
E allora ecco che sul sito di MT Challenge  la rubrica del Club del 27 pubblica una bella raccolta di apple pie,  una serie di ricette davvero  una più golosa dell'altra.  Io ho scelto di fare  la Whisky apple pie. Solo l'idea di profumare la torta col liquore ha fatto scattare la mia voglia di provarla (poteva essere diversamente?)
Naturalmente mi è venuta tutta bitorzoluta e stortignaccola, la solita conferma della mia poca manualità, e  pazienza, ormai sono rassegnata. Però era buonissima, per niente stucchevole e con  la crosta  che ha retto perfettamente  senza  inumidirsi.  Temevo che potesse succedere,  con tutte quelle mele,  e invece era perfetta.


Whisky apple pie

per uno stampo da 25/26 cm

per la crosta:
400 g di farina 00
140 g di burro
1 pizzico di sale
5 o 6 cucchiai di acqua molto fredda

per il ripieno:
6 o 7 mele Granny Smith (circa 1,400 kg)
200 g di zucchero semolato
95 g di zucchero di canna
60 g di burro
2 cucchiaini di cannella
1/2 cucchiaino di noce moscata
un pizzico di sale
2 cucchiai di farina (o 3 cucchiai di amido di mais stemperato in poca acqua fredda)
il succo di un limone
2 cucchiai  scarsi di Whisky

per completare:
1 tuorlo d'uovo
poca panna o latte
q.b. di cannella in polvere
q.b. di zucchero semolato


Impastate la farina con il burro fino a quando avrete una sorta di briciolame, unite l'acqua molto fredda, un cucchio alla volta e lavorate velocemente l'impasto fino a renderlo liscio e morbido. Potete farlo  fatto nella planetaria senza problemi. Una volta pronto, dividete la pasta  in due pezzi,  2 tezi  e l'altra di  1 terzo.  Vi serviranno per il fondo e per la copertura.
Appiattite ogni pezzo e avvolgetelo nella pellicola alimentare, poi mettete in frigorifero a riposare per almeno mezz'ora.
Nel frattempo preparate il ripieno.
Miscelate i due tipi di zucchero.
Pelate le mele, eliminate il torsolo, fatele a fettine e man mano irroratele di succo di limone per non farle annerire.
In una larga padella, possibilmente antiaderente, fondete metà del burro, unite metà delle mele e metà dello zucchero miscelato, quindi fatele appassire leggermente, poi prelevatele e  trasferitele in un piatto o una ciotola e ripetete la stessa operazione con il resto delle mele e dello zucchero.  Cuocendole in due volte, le mele rilasceranno meno liquido. Lasciatele intiepidire e poi mescolatele con la cannella, la noce moscata, il liquore, la farina e ancora un pizzico di sale.
Col mattarello stendete la pasta, il pezzo più grande,  imburrate generosamente una tortiera da apple pie, foderatela con la pasta lasciandola debordare leggermente. Bucherellate il fondo e riempite la tortiera con le mele preparate, poi stendete anche il secondo pezzo di pasta,  quello più piccolo, e appoggiatela sopra le mele, unite i bordi e premeteli insieme  in modo che si saldino e che il ripieno non possa uscire.
Praticate delle sottili incisioni sulla superficie, poi spennellate la pasta con un tuorlo d'uovo sbattuto miscelato con un po' di panna o latte.
Mescolate la cannella con lo zucchero e spolverate generosamente la superficie.
Cuocete in forno già caldo a 180°/190° statico per 50 minuti, un'ora al massimo, dipende dal forno. Col mio ci è voluto poco più di un'ora.
Lasciatela raffreddare sulla griglia del forno per una mezz'ora prima di sfornarla.





qui è stata molto apprezzata,  per cui ve la consiglio, fatela!






sabato 12 ottobre 2019

Medaglioni di agnello, salsa di ribes e prugne alla cannella

L'agnello o la carne ovina in generale non è fra le mie preferite, ma in famiglia c'è chi la ama e allora perchè non accontentarli? Quando la preparo, li faccio contenti e per me faccio qualcos'altro. Questa è una di quelle ricettte he ho cucinato qualche tempo fa e che era in coda fra quelle da pubblicare,  per cui  ve la propongo finchè ci sono ancora prugne o susine disponibili,  prima che cambi la stagione.


Medaglioni di agnello, salsa di ribes rosso e prugne alla cannella


per 4 persone


800 g di lombo di agnello
50 g di pancetta a dadini
4 prugne rosse
2 cestini di ribes rosso
1 spicchio d'aglio
1 rametto di rosmarino
1 rametto di timo
1/2 bicchiere di vino rosso
1 pizzico di cannella
una noce di burro
2 cucchiai di zucchero
sale, pepe
olio e.v. d'oliva

Legate la carne di agnello in modo da avere una specie di arrotolato ben stretto, ma non troppo grosso, potete anche farvela preparare dal macellaio, se ne avete uno di fiducia.
In una teglia scaldate l'olio, unite la pancetta e lasciatela sudare qualche minuto, poi unite l'agnello, il timo e il rosmarino e fate rosolare da tutti i lati.
Sfumate con il vino rosso, lasciate evaporare poi aggiungete lo spicchio d'aglio,  un poco di acqua calda e coprite il tegame. Lasciate cuocere pian piano per poco meno di un'ora. La carne deve risultare rosata alla fine. Se avete un termometro per gli arrosti, usatelo e quando la temperatura  al cuore  arriva  a 60/62° la carne è pronta.
Mentre la carne cuoce, sgranate il ribes  ben lavato direttamente in una piccola casseruola, unite lo zucchero e mettete sul fuoco, fate cuocere finchè i chicchi iniziano a disfarsi. Togliete dal fuoco, frullatela con il minipimer e  e passatela pazientemente al setaccio per ricavare una salsa liscia. Tenetela in caldo.
Lavate e asciugate le prugne, dividetele a metà ed eliminate il nocciolo, poi tagliate ancora a metà le due parti ottenute. Dovrete avere praticamente quattro spicchi per ogni prugna.
Fondete il burro in un padellino e fatelo spumeggiare, aggiungete un cucchiaio di zucchero e un generoso pizzico di cannella, quindi unite gli spicchi di prugna e fateli cuocere qualche minuto,  non molto, il tempo che si insaporiscano senza diventare troppo morbidi.
Affettate la carne ricavadone dei medaglioni, serviteli con la salsa di ribes e le prugne alla cannella.

Decorate a piacere con un rametto di timo e un grappolino di ribes rosso.



giovedì 3 ottobre 2019

Tartare di tonno e finocchi confit

Anche se lascio languire un po' il blog, cucino sempre molto  e ho una sfilza di ricette da pubblicare. Il tempo si riduce sempre un po' di più ma cercherò di riprendere il mio giro pian piano. Intanto inizio con questa ricetta  che davvero vale la pena di provare, se amate il pesce crudo.
Una preparazione abbastanza semplice, ma il risultato finale è stato molto apprezzato. E pensare che fino a qualche anno fa non andavo matta per i finocchi, ma credo che il gusto si evolva, si affina il palato, si cambia. E meno male!



Tartare di tonno, finocchi confit e sesamo nero tostato

per 2 persone


400 g di tonno fresco a fette
3 piccoli finocchi
1  cucchiaio abbondante  di Pernod
1/2 bacca di anice stellato
la scorza (solo la parte gialla) di mezzo limone
1 cucchiaio colmo di sesamo nero
olio e.v. d'oliva
sale, pepe

Abbattete il tonno in congelatore per almeno 72 ore poi lasciatelo scongelare in frigorifero fino al momento dell'uso.
Scaldate il forno a 95°.
Mondate i finocchi, lavateli e riduceteli a tocchetti. Metteteli in una padella, o  una casseruola  abbastanza profonda insieme all'anice stellato, la scorza di limone, il  Pernod, un poco di sale grosso.  Unite l'olio in modo che i finocchi ne siano coperti,  coprite anche  la padella con dell'alluminio e mettete in forno statico per tre ore. Poi togliete dal forno e trasferite tutto in una ciotola. Conservate in frigorifero. Io li ho preparati la sera prima.
Una volta pronto il tonno  tagliatelo a coltello e ricavatene una tartare, conditela con un pizzico di sale, una macinata di pepe e un goccio d'olio d'oliva.
In un tegamino fate tostare il sesamo  per un paio di minuti e poi trasferitelo in una tazzina o un piattino.
Al momento di servire prelevate parte dei finocchi confit e frullateli a crema, quindi velate ogni piatto. Appoggiate un coppapasta sulla crema e inserite la tartare di tonno, premete bene per compattare tutto, poi sfilate delicatamente il coppapasta.
Scolate dall'olio il resto dei finocchi e distribuiteli sulla superficie della tartare,
cospargete con il sesamo nero tostate e decorate con qualche barba dei finocchi oppure con  del finocchietto selvatico.



Vi avanzerà parte dell'olio di cottura dei finocchi, conservatelo in frigorifero e usatelo su una bistecca, sulla verdura, sulle patate bollite.

Ovviamente per me niente pesce crudo, ho tenuto da parte un paio di fettine di tonno e le ho scottate velocemente  in padella per poi gustarle con la crema e i finocchi confit.
Secondo la quantità di tonno può essere un buonissimo antipasto oppure, più abbondante, un ottimo secondo.



venerdì 27 settembre 2019

la mia pizza integrale con fiori di zucca, mozzarella e alici per il Club del 27


Arriva l'autunno e puntuale come una cambiale arriva anche il 27
Riprendiamo a condividere le ricette più amate delle sfide MTC.
Oggi parliamo di Pizza!  e io fra quelle in lizza ho scelto questa a suo tempo proposta da Maria, del blog La Caccavella.



Pizza al piatto. Integrale con fiori di zucca, mozzarella e alici

 Per l'impasto:

300 g di farina O (proteine 12,5%)
150 g di farina integrale (proteine 12%)
290 ml di acqua (ho usato minerale naturale)
12 g di sale
1 g di lievito di birra fresco

Per la farcitura:

12 fiori di zucca freschi
q.b. di filetti di acciuga sott'olio
1 mozzarella
una manciata di capperi sotto sale
olio e.v. d'oliva
pepe nero macinato al momento

Mettete l'acqua,  a temperatua ambiente, in una ciotola.
Aggiungete la farina integrale ben setacciata (fatelo un paio di volte) e  mescolate con la frusta poi  lasciatela idratareper circa 15 minuti circa.
In un paio di cucchiai di acqua sciogliete il sale,  fate la stessa cosa con il lievito in due tazzine diverse.
Trascorso il tempo, unite la farina O setacciata, il lievito e mescolate con una forchetta per amalgamare, quindi il sale e iniziate ad impastare. Fatelo lungamente ed energicamente per almeno 20 minuti. Se avete la planetaria, usate quella fino a quando l'impasto diventa morbido e setoso.
Trasferitelo in una ciotola, copritela con della pellicola e lasciate lievitare per un paio d'ore.
Una volta lievitato, dividete in due l'impasto, impastate delicatamente e formate due pallozze che metterete su un canovaccio



copritele e lasciatele riposare per 4 - 6 ore, a temperatura ambiente.
Nel frattempo tagliate a pezzetti la mozzarella e lasciatela in un colino a perdere il più possibile i suoi liquidi.
Portate il forno alla temperatura più alta possibile, funzione statica, e lasciatelo andare per almeno mezz'ora . Inserite anche la teglia in modo che si scaldi bene anch'essa.
Il mio forno arriva a 300° ma l'ho lasciato comunque scaldare insieme alla teglia.
Mentre il forno si scalda, preparate gli ingredienti. Dissalate i capperi,  aprite e pulite i fiori di zucca, prelevate dal vasetto i filetti di acciuga.
Prendete un panetto, allargatelo con le mani partendo dal centro verso il bordo, portatelo a misura della teglia.
Quando il forno è pronto, prelevate la teglia, trasferiteci la pasta accompagnandola
con le mani verso il bordo e disponete la mozzarella, i fiori di zucca a raggiera, le alici e i capperi. Condite con un filo d'olio e una macinata di pepe.
Mentre la prima pizza cuoce, preparate la seconda ripetendo le operazioni che ho descritto sopra.
Servitela bollente.
Io ero appena approdata a  MTC, ma ricordo che ci siamo divertite tantissimo a scegliere la pizza che più ci rappresentava, e il modo di consumarla.





Se volete divertirvi, provate anche voi cliccando QUI








lunedì 23 settembre 2019

Semifreddo al Nocino e caramello al caffè

Ho vissuto a Lanzo d'Intelvi, sulle montagne comasche, la prima parte della mia infanzia.
Sono rimasta legata a quei luoghi,  alle persone che pian piano sono entrate nella mia vita di bambina in un mondo di adulti. Ora sono tutte scomparse e c'è rimasto qualche loro lontano parente che non conosco nemmeno, però ogni tanto ci ritorno, è un posto che mi rimette in pace col mondo dove ogni vicolo, ogni ripida salita, ogni sentiero del bosco,  mi riporta indietro e mi fa rivivere episodi e storie della mia piccola vita lassù.
Quando era tempo, andavamo a raccogliere le noci.  Ce n'erano boschi interi. Noci e castagne facevano parte dell'economia di quella valle. Mia madre non preparava il nocino a giugno, non era un liquore che andava a casa mia, ma d'autunno noci e castagne le avevamo sempre in casa, le noci poi arrivavano fino ad inverno inoltrato. Ricordo tante domeniche con mio padre intento a cuocere le castagne nel camino, e il loro  profumo che si mescolava con l'odore della legna che ardeva e che riempiva la stanza. Una volta cotta la prima  pentola, le metteva in una ciotola di ceramica, le spruzzava con del vino rosso e le copriva immediatamente con uno strofinaccio, l'umidità che si creava era di aiuto a sbucciarle senza fatica. E ripartiva con un'altra pentolata... lui era ghiotto di caldarroste ed era lui che me le pelava e me le metteva davanti già bell'e pronte.
Le noci erano a consumo quasi quotidiano. Sulla credenza c'era sempre una piccola coppa con noci e nocciole da sgranocchiare a piacere.
Quando andavamo a raccogliere le noci, alcune erano già a terra e se non bastavano cercavamo di scuotere le piante più piccole per farle cadere, in modo da raccoglierne il tanto che ci serviva. Arrivati a casa le liberavamo dal mallo e poi le mettevamo in soffitta, la parte più asciutta della casa, ben distese e distanziate, su un telo. Mia madre ogni tanto le rigirava e prelevava quelle pronte. Quante ne ho mangiate!

Così, visto che avevo ancora in casa  delle noci sgusciate da finire, mi è venuta l'idea di fare qualcosa di dolce, prima dell'arrivo di quelle nuove.  Avevo parecchie scelte,  ma alla fine ho optato per qualcosa al cucchiaio,  che mi gratifica sempre e che so che accontenta un po' tutta la famiglia.


Semifreddo al Nocino e caramello al caffè

per 6 persone

5 tuorli
120 g di zucchero semolato
60 g di gherigli di noce
100 ml di liquore Nocino
500 g di panna liquida fresca
1 cucchiaio raso di amido di mais
1 pizzico di sale

per il caramello al caffè:
150 g di zucchero
1 cucchiaio di acqua
2 tazzine di caffè ristretto


e noci sono delle vere e proprie alleate della nostra salute. Vediamo in quali modi e situazioni possono essere usate.

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per la decorazione di caramello:
150 g di zucchero
1 cucchiaio di acqua
1 cucchiaino di succo di limone

per  completare:
gherigli di noce rivestiti di caramello

Tostate i gherigli di noci in una piccola padella, possibilmente antiaderente. Lasciateli raffreddare e poi tritateli grossolanamente, tenendone da parte qualcuna da caramellare per la decorazione del piatto.
Mettete i tuorli in un pentolino che possa andare a bagnomaria, aggiungete lo zucchero e il pizzico di sale e mettete il pentolino nel bagnomaria in leggera ebollizione,   inziando a montare con le fruste elettriche.
Unite il liquore, poco per volta,  e continuate a montare questa specie di zabaione finchè inizia ad addensarsi, quindi completate con l'amido di mais e togliete dal fuoco.
Continuate a montare con le fruste elettriche fino a quando la crema  si sarà completamente raffreddata.
Montate la panna a neve ferma e aggiungetela alla crema di Nocino ormai fredda. Continuate con pazienza finché anche il più piccolo fiocco di panna è stato amalgamato, completate unendo il trito di noci. Mescolate bene poi distribuite il composto negli stampini prescelti, o in un piccolo stampo da plumcake foderato di pellicola alimentare,  se volete un semifreddo intero da servire a fette.
Mettete in congelatore.
Intanto fate caramellare lo zucchero in un piccolo pentolino, e quando è di un bel colore ambrato, aggiungete il caffè bollente facendo  molta attenzione.
Mescolate in modo che il liquido sia denso e omogeneo e trasferite il caramello al caffè in una ciotola, lasciate raffreddare poi coprite e conservate in frigorifero.
Qualche ora prima di servire preparate i fili di caramello per la decorazione. Preparate una ciotola e mettete un cucchiaio di legno a cavallo della superficie.
Posate tutto su un foglio di carta forno, in modo da riparare il piano della cucina o del tavolo.
Caramellate lo zucchero insieme all'acqua e al limone, sarà pronto quando avrà un bel colore dorato, toglietelo dal fuoco, tuffateci i gherigli di noci tenuti da parte e fate in modo che siano ben ricoperti di caramello, prelevateli e metteteli a indurire su un piano rivestito di carta forno,  poi con la forchetta  attingete nel liquido rimasto e fatela oscillare di qua e di là sul cucchiaio di legno, facendo colare il caramello che si distribuirà in fili sottili.  Basterà raccoglierli da dentro la ciotola  e avvolgerli delicatamente a nido mentre il caramello è ancora caldo e manovrabile.
Prima di portarlo in tavola  lasciate il semifreddo un minuto fuori dal freezer, poi sformate sul piattino di servizio, aggiungete un poco di caramello al caffè e completate con il nido di fili di caramello e un gheriglio di noce caramellata.


 

Le noci sono delle vere e proprie alleate, ne bastano tre o quattro al giorno per la salute del cuore e del cervello e ci aiutano ad invecchiare meglio.
Sapevatelo!!







Le noci sono delle vere e proprie alleate della nostra salute. Vediamo in quali modi e situazioni possono essere usate. –Per la salute del cuore: La presenza di amminoacidi e di argina le rendono perfette per rafforzare il cuore. Sia come prevenzione sia nelle persone che hanno problemi di tipo cardiovascolare. –Per la salute del cervello: La vitamina E, l’acido folico, la melatonina, gli acidi grassi Omega 3 e gli antiossidanti questi sono alcuni dei neuroprotettori contenuti nelle noci. Oltre ad essere un ottimo mo

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Le noci sono delle vere e proprie alleate della nostra salute. Vediamo in quali modi e situazioni possono essere usate. –Per la salute del cuore: La presenza di amminoacidi e di argina le rendono perfette per rafforzare il cuore. Sia come prevenzione sia nelle persone che hanno problemi di tipo cardiovascolare. –Per la salute del cervello: La vitamina E, l’acido folico, la melatonina, gli acidi grassi Omega 3 e gli antiossidanti questi sono alcuni dei neuroprotettori contenuti nelle noci. Oltre ad essere un ottimo mo

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sabato 31 agosto 2019

insalata di calamari, avocado e passion fruit, ricordando vecchie estati

Fine agosto, ultimi scampoli di una estate strana, pigra e sonnolenta oltre che molto calda. Quando arriva questo momento mi prende la sensazione che qualcosa sia ancora in sospeso e la sottile,  malinconica consapevolezza che l'autunno sta quasi per  bussare, e questa cosa mi cambia inevitabilmente l'umore.
Meglio non pensarci e godersi quel che resta del sole e della luce.
La mia cucina di questo periodo  è fatta di cose leggere e fresche, anche se  sto tenendo  faticosamente a bada la voglia  di un buon risotto. Ma l'estate dura troppo poco per non approfittare dei suoi colori e dei suoi sapori finchè si può.
Ieri, davanti al banco del pesce, ho avuto la conferma delle mie sensazioni. Non era quel trionfo che c'è sempre  di ogni tipo e specie di pesce, crostacei e molluschi. Ci ho messo un po' a scegliere, niente di quello che avevo davanti  mi accendeva la lampadina. Ho ripiegato svogliatamente su delle orate perchè le ho viste freschissime,  e sui calamari. Le orate sono andate al cartoccio, semplici semplici, rosmarino, fetta di limone e un goccio di vino bianco, mentre per i calamari ero indecisa se friggerli o che.
Pulivo calamari e intanto pensavo a quanti ne avevamo mangiati, rigorosamente fritti,  nei primi anni di matrimonio, quando andavamo in vacanza  a Bibione, dai fratelli Paron.
Un piccolo albergo che mi aveva consigliato un mio collega, ispettore del giornale per il Veneto e Friuli. Erano le vacanze solo per noi dopo la settimana di rito passata in Friuli dai miei, al paese.
Ci siamo andati per due o tre anni a fila, dal 1971 al 1973  sempre verso la fine di agosto. Avevamo fatto compagnia. Era facile,  c'erano sempre molti giovani,  data la convenienza dei prezzi. Il primo anno che ci siamo andati abbiamo conosciuto un gruppo  di ragazzi di Corsico coi quali  poi siamo rimasti  in contatto per molti anni.
Durante l'inverno ci vedevamo anche a Milano, si usciva insieme a mangiare la pizza, o a bere qualcosa, o ci si ritrovava a casa mia,  ma l'appuntamento vero, quello più divertente era dai fratelli Paron.
Noi eravamo gli unici sposati del gruppo, gli altri perlopiù erano single e un paio di loro aveva la fidanzata, che però rimaneva a casa. Di giorno  in spiaggia, giochi al sole e in mare,  e la sera a ballare alla Playa, una piccola discoteca a pianta rotonda al limite della spiaggia. Ancora non c'era una vera e propria passeggiata lungomare e i locali dove passare la serata erano molto pochi, qualche  ristorante, qualche birreria e i negozi aperti fino a tardi la  notte.
Non vi sto a raccontare quello che  succedeva, ma erano risate e divertimento quotidiano. Uno di loro, Maurizio, era soprannominato Dracula per via dei suoi canini molto evidenti, ed era il bersaglio di scherzi e prese in giro quotidiane.
A un certo punto, Dario, uno del gruppo,  propone una scommessa. Andare  tutti insieme  a mangiare in un certo ristorante molto chic  un sabato sera,  giornata clou di presenze,   e avrebbe pagato lui la cena a patto che Dracula si vestisse da donna e si fingesse la sua fidanzata.  Ma dovevamo andarci a piedi, attraversando tutta Bibione.  Ovviamente lui non  aveva nessuna intenzione di travestirsi, ma tale  e tanta fu l'opera di convincimento, e secondo me tanto potè anche l'ottima fama del ristorante, che alla fine si decise.
Non so come ma tutto l'albergo  venne a conoscenza della scommessa e una sera, nella sala ristorante, comparvero vestiti della sua misura, scarpe n. 41 con il tacco, scialli di seta, accessori di ogni tipo  e una bellissima parrucca di capelli ricci rossi. Decisamente le ospiti dei Paron avevano uno spiccato senso dell'umorismo, ma soprattutto erano della taglia giusta!
Il divertimento vero fu fargli fare le prove dei vestiti, truccarlo,  vederlo camminare malfermo sui tacchi mentre prendeva confidenza.
Arriva finalmente il momento della cena. Lui a quel punto si era rassegnato alla cosa ed   entrato perfettamente  nella parte.   Scelse un abito lungo di un bel verde brillante, uno scialle di seta bianca tutto ricamato  e con  lunghe  frange  poi, con la sua chioma fiammeggiante e truccato come una drag queen,  aprì il corteo davanti a noi abbracciato a Dario. Ogni tanto  incespicava, lanciava gridolini,  e fingeva di volerlo baciare.
Noi  e il resto del gruppo seguivamo alla spicciolata, soffocando le risate ed osservando le espressioni delle persone che si giravano incuriosite, alcuni con smorfie di disapprovazione, o fermi a guardare incapaci di capire,  altri con una espressione divertita mentre facevano commenti sottovoce.
Per farla breve, la serata proseguì al ristorante, col vino bianco che scorreva a fiumi  e con enormi vassoi di frittura mista che giravano in continuazione...riuscimmo in qualche modo ad evitare che cantasse canzonacce,  credo che altrimenti  ci avrebbero sbattuto fuori senza guardare troppo per il sottile.
Mi vien da ridere al solo ricordo di lui, leggermente alticcio,  col trucco sfatto e la parrucca ormai sbilenca sulla testa, seduto davanti a un piatto colmo di calamari fritti...
Intanto ho deciso come cucinare i miei:

Insalata di calamari, avocado e passion fruit

per 2 persone di buon appetito

500 g di calamari
1 avocado maturo
2 lime
1 cetriolo
5 o 6 pomodorini piccadilly
il cuore di un sedano verde
1 cipollotto rosso di Tropea (2 se sono piccoli)
5 o 6 frutti della passione
sale, pepe
olio e.v.
poco peperoncino
qualche foglia di prezzemolo per colorare


per il court bouillon:
1 carota
1 piccolo porro 
1 costa di sedano
1 foglia di alloro
qualche rametto di prezzemolo
1 piccola cipolla bionda
qualche grano di pepe
mezzo bicchiere di vino bianco
sale.


Portate a ebollizione l'acqua con le verdure per il court bouillon lavate e mondate. Lasciatele cuocere a fuoco basso  una mezz'oretta poi filtrate.
Rimettete sul fuoco.
Nel frattempo pulite i calamari eliminando le interiora, le alette e la pelle.
Lavateli bene sotto l'acqua corrente e poi tagliateli a rondelle non troppo alte.
Lasciate da parte i tentacoli, congelateli per un'altra ricetta.
Tuffate le rondelle di calamari nel court bouillon, aggiungete il vino bianco, regolate di sale, riportate a bollore poi abbassate il fuoco e controllate spesso
la cottura. Non devono essere gommosi.
Mentre i calamari cuociono, pulite tutte le verdure, lavatele asciugatele.
Eliminate i semi interni dei pomodorini e tagliateli a pezzetti, tagliate il cetriolo  prima a bastoncini, lasciando la scorza ed eliminando i semi interni, e poi ogni bastoncino a pezzetti. Tagliate a pezzetti  anche il cuore di sedano lasciando  le foglie, affettate finemente il cipollotto.
Raccogliete tutto in una ciotola.
A parte tagliate a metà i passion fruit e raccogliete la polpa in un contenitore, quindi frullate tutto col minipimer e filtrate il succo.  Tenete da parte.
Spremete i due lime, filtrate e unite il succo al passion fruit.  Aggiungete il sale, il pepe, il peperoncino a piacere  e un goccio d'olio, quindi emulsionate bene il tutto.
Trasferite i calamari insieme alle verdure, aggiungete l'avocado  a pezzetti  e l'emulsione di lime e passion fruit.
Mescolate delicatamente e guarnite con qualche fettina di lime e qualche fogliolina di prezzemolo.


Con il gruppo di Corsico poi ci siamo persi di vista, è nata Serena, e dopo è arrivata  anche Chiara e per qualche anno siamo stati impegnati a fare i genitori,  le uscite in compagnia si sono inevitabilmente diradate fino a cessare del tutto..alcuni di loro si sono sposati, Maurizio so che aveva passato il concorso per vigile urbano del suo comune, alcuni come Giorgino e Dario ho continuato a sentirli telefonicamente, ma poi la vita ha portato tutti da altre parti.
Sono ritornata un paio di volte a Bibione, l'ultima due o tre anni fa, una domenica fuori stagione.  Naturalmente è tutto cambiato, talmente tanto che ho faticato a riconoscere i "nostri" luoghi. La discoteca c'è sempre ma non si chiama più La Playa,  l'alberghetto dei Paron è diventato una gelateria-pasticceria, e i condominii sono aumentati a dismisura, i negozi hanno  quasi tutti insegne  scritte in tedesco,  il piazzale  del Sole è un enorme parcheggio a pagamento ed è rimasto molto poco dell'atmosfera di quei giorni...
Purtroppo tutto cambia e  si trasforma, a volte in meglio e a volte in peggio, ma io conservo il ricordo di giorni spensierati e allegri, di un futuro che ci prometteva tantissimo ma che  ormai è dietro le spalle.






giovedì 4 luglio 2019

Polpettone di tonno e patate, e l'estate va

Siamo a luglio ormai, ed è parecchio tempo che non pubblico nulla. Però cucino eh? E parecchio.
E'  un periodaccio di incasinamenti e impegni, ma questa ricetta la voglio condividere perchè è perfetta per l'estate. Veloce e versatile,  buona per le cene  in terrazza o per i pic nic,  o da portare al mare.  Un gustoso polpettone, ottima alternativa allo sformato di melanzane e tonno che è ormai il must di casa mia ogni estate.


Polpettone di tonno e patate

per 6/8 persone

300/350 g di tonno sott'olio (pesato sgocciolato)
3 grosse patate
2 uova grandi
1 cucchiaino abbondante  di capperi sotto sale
2 filetti di acciughe sott'olio
50 g di parmigiano  grattugiato
q.b. di pane grattugiato
1 ciuffo di prezzemolo
2 rametti di basilico
1 spicchietto d'aglio
1 pizzico di coriandolo in polvere
sale, pepe

Cuocete le patate con la buccia. Mentre le patate cuociono  lasciate sgocciolare il tonno dalla scatoletta o dal vasetto.  Tritate il prezzemolo e il basilico con lo spicchio d'aglio e tritate anche le acciughe insieme ai capperi dissalati. Una volta cotte le patate, pelatele,  mettetele in una ciotola e schiacciatele  il più possibile con la forchetta. Lasciatele intiepidire poi aggiungete il tonno sbriciolato e di nuovo mescolate con la forchetta schiacciando eventuali pezzi grossi e grumi, dovrete avere un impasto non troppo fine, ma nemmeno troppo grossolano.
Unite le uova,  le erbe  e le acciughe tritati, il parmigiano, il coriandolo, un paio di cucchiai di pane grattugiato, un pizzico di sale e una macinata di pepe.
Di nuovo impastate bene il tutto con le mani  finchè è omogeneo e non troppo morbido, nel caso  aggiungete dell'altro pane grattugiato, o ancora un poco di parmigiano,  fino ad arrivare ad una consistenza non appiccicosa,  maneggiabile senza problemi.
Su un foglio di alluminio mettete un poco di pane grattugiato, quindi prendete l'impasto e dategli la forma di un polpettone facendolo rotolare sul pangrattato. Poi trasferitelo su un foglio di carta forno e arrotolatelo a caramella, ripiegando i bordi al di sotto.
Mettete il polpettone in una teglia e mettetela in forno già caldo a 180° per circa 35 minuti. Dopodichè prendete la teglia, aprite la carta e lasciatelo in forno per altri 10 minuti.
Una volta cotto lasciatelo intiepidire.
Si può servire sia tiepido che freddo, accompagnato da una fresca insalatina o dalla maionese.
Qui è andato a ruba, e so già che mi toccherà rifarlo e rifarlo... 


P.S. - Se non avete il coriandolo in polvere, basterà pestare le piccole bacche nel mortaio.



lunedì 27 maggio 2019

Pesce in lattuga e agrumi per il Club del 27

Dopo qualche appuntamento saltato, finalmente eccomi con la ricetta dedicata al   Club del 27.
Si avvicina l'estate e  anche se piove da quel dì, la speranza  del bel tempo la coltivo lo stesso, prima o poi arriverà. E allora non facciamoci trovare impreparati, cerchiamo di metterci in forma con ricette saporite e leggere.
Tipo questa:
 Merluzzo, lattuga romana e agrumi

per 2 persone

1 bel cespo di lattuga romana
3 o 4 filetti di pesce bianco (in questo caso Merluzzo)
1 scalogno
la scorza di un'arancia non trattata   + 2 cucchiai di succo
la scorza di un limone non trattato  +  1 cucchiaio di succo
la scorza di un lime + 1 cucchiaio di succo
40 gr di burro
sale, pepe


Dal cespo di lattuga romana pelevate le foglie esterne più grandi e sane, sbollentatele un minuto in acqua bollente salata e tuffatele immediatamente in acqua molto fredda, poi stendetele su un canovaccio pulito. Schiacciate la costa centrale col palmo delle mani per appiattirla un poco. Copritele con un altro canovaccio pulito e premete delicatamente in modo da asciugarle il più possibile.
Poi mettetene due  su un tagliere, leggermente sovrapposte e avvolgete ogni filetto  con le foglie formando una sorta di pacchetto che si chiuda sotto il pesce.
Fondete metà del burro in una padella antiaderente e quando inizia a spumeggiare unite i filetti tenendo sempre la chiusura verso il basso, coprite la padella,  abbassate il fuoco e calcolate circa 10 minuti di cottura,  poi spegnete e lasciate riposare coperto.
Nel frattempo, con un rigalimoni, prelevate la scorza dal limone, dall'arancia e dal lime, quindi ricavate due cucchiai di succo dall'arancia, un cucchiaio dal limone e uno dal lime raccogliendo i succhi  tutti insieme.
Tritate finissimamente lo scalogno.
In un'altra padella fondete il resto del burro, unite lo scalogno tritato e lasciatelo appassire, poi unite  le zeste degli agrumi,  i  loro succhi e lasciate insaporire. Prelevate  delicatamente i filetti di pesce tenuti da parte, posateli nel condimento a base di agrumi e terminate la cottura per altri 5 minuti a tegame coperto.
Servite il pesce caldissimo con il suo fondo di agrumi.




lunedì 13 maggio 2019

Un dolce al tè Matcha

Sto trascurando il blog, me  ne rendo conto. Ma è un periodo particolarmente frenetico per molti motivi e quindi tutto si accumula.  Non potendo trascurare lavoro e famiglia, il blog passa per forza in secondo piano.
Ma questo dolce lo devo proprio pubblicare perchè è buonissimo e molto coreografico. Sembra difficile ma non lo è affatto, e rispecchia la filosofia del  "massimo risultato con il minimo sforzo" che sto praticando da un po'.


Torta al tè Matcha e frutta fresca

per la crosta:

150 g di biscotti Shortbread
100 g di biscotti Lotus
1 cucchiaio abbondante di zucchero a velo
90 g di burro fuso

per la crema inglese:
120 ml di panna liquida fresca
120 ml di latte
3 tuorli d'uovo
60 g di zucchero

per il cremoso:
250 ml di crema inglese
150 g di cioccolato bianco
100 g mascarpone
1 cucchiaino abbondante di tè Matcha ( o più, a piacere)
6 g di gelatina in fogli
poco latte

per la panna alla menta:
200 g di panna liquida fresca
1 manciata di foglie di menta fresca
1 cucchiaio di zucchero a velo

per completare:
frutta a piacere



Preparate la crosta. Tritate finemente i biscotti nel tritatutto, trasferiteli in
una ciotola, unite lo zucchero a velo e il burro fuso tiepido. Mescolate bene.
Foderate il fondo di una teglia apribile da 24 cm. distribuite parte del composto di biscotti  lungo la circonferenza in modo da formare un bordo, poi unite
il resto sul fondo, pareggiate e compattatelo bene. Dovrete avere una specie di guscio come fosse una crostata. Cuocete in forno  già caldo a 180° per 10/15 minuti, poi lasciatelo raffreddare completamente.
Nel frattempo preparate le crema inglese.  Portate a ebollizione il latte mescolato con la panna, spezzettate il cioccolato bianco  in una ciotola. Mettete in ammollo i fogli di gelatina. Sbattete le uova con lo zucchero, unite il latte poco per volta mescolando con la frusta, e rimettete su fuoco dolce. Cuocete mescolando continuamente fino a quando la crema si ispessirà e velerà il cucchiaio. A questo punto unite la gelatina ben strizzata e fatela sciogliere completamente. Sciogliete il thè Matcha in un goccio di latte, mescolate bene per dissolvere eventuali piccoli grum.
Versate la crema inglese sul cioccolato spezzettato, laciatela riposare un paio di minuti poi mescolate fino a quando il cioccolato è completamente sciolto, unite anche il tè Matcha, mescolate con pazienza fino a quando il tutto si sarà perfettamente amalgamato. Lasciate raffreddare mescolando spesso perchè non inizi a tirare.
Quando tutto  è completamente freddo,  incorporate il mascarpone. Usate le fruste elettriche in modo da rendere ben omogeno il composto.
Prendete il guscio ormai freddo,  riempitelo con la crema e mettete in frigorifero fino al momento di servire.
Una mezz'ora prima di portare in tavola il dolce, preparate la panna alla menta.
Scaldate leggermente la panna, unite una manciata di foglie di menta lavate, asciugate e sminuzzate con le mani. Lasciate in infusione in frigorifero per una mezz'ora, poi filtrate per eliminare le foglie e montate la panna  a neve insieme a un cucchiaio di zucchero a velo, trasferitela in una sac à poche munita di bocchetta liscia.
Con attenzione sganciate la tortiera e sformate la torta posandola con delicatezza sul piatto da portata.
Lavate e asciugate  la frutta che avete scelto, in questo caso lamponi, mirtilli e fragole e disponetela tutta da un lato,  lungo il bordo  del dolce, aggiungete qua e là qualche spuntone di panna alla menta e decorate con foglioline di menta fresca.

Se non amate la menta,  non fate altro che montare la panna normalmente, senza lasciarla in infusione.

Voilà!











lunedì 8 aprile 2019

Tiramisù ciocco-cocco

Questo dolce è stato il dessert  di ieri, domenica.   Non vado matta per tutto quello che  profuma di cocco, però mi piace  il frutto fresco e ho avuto la fortuna di poterlo mangiare  e bere il suo latte,  in Madagascar, staccato direttamente dalla palma appositamente per noi.
In famiglia però piace a tutti e ogni tanto un piatto salato o  un dolcetto con il cocco compaiono anche sulla mia tavola. Soprattutto quando vengono a pranzo mia figlia e mia nipote Alice, patita per il cioccolato fra l'altro.
Una occasione per sperimentare un dolce al cucchiaio che contemplasse entrambi, giusto per fare felice mia nipote, core de nonna sua.
Quello che ne è uscito è un dessert delicato ma appagante,  molto equilibrato  e che mi è pure piaciuto parecchio. Starò cambiando gusti? 
Tiramisù ciocco-cocco

per 6 o 8 persone

500 g  di mascarpone
300 ml di panna liquida fresca
5 tuorli d'uovo
5 cucchiai colmi di zucchero
2 bicchierini di  liquore al cioccolato (Bols bianco)
300 g circa di Pistoccus, savoiardi di Sardegna
150 g di cioccolato fondente al 70%


per la bagna:
600 ml di latte di cocco
150 g di cioccolato fondente al 70%
1 bicchierino abbondante di liquore al cioccolato (Bols scuro)

per completare:
poco cocco fresco grattugiato
poco cioccolato grattugiato


Preparate le bagna per i savoiardi. Scaldate il latte di cocco, io qui ho usato quello di Alpro che non ha  un gusto di cocco troppo deciso.  Tritate a coltello il cioccolato  per la bagna e fatelo sciogliere dentro il latte di cocco caldo. Mescolate fino  a quando si è perfettamente dissolto, poi profumate il tutto con il liquore al cioccolato. Tenete da parte.

Tritate a coltello gli altri  150 g di cioccolato fondente, lasciandolo un po' grossolano.
In un pentolino che possa andare a bagnomaria, montate i tuorli con lo zucchero fino a farli diventare una crema densa e gonfia. Unite il liquore e mettete il pentolino a bagnomaria continuando a montare fino a quando la crema sarà gonfia e avrà una temperatura  fra gli 82° e gli 84°.
Toglietela dal fuoco e continuate a montarla fino a quando non sarà completamente fredda.  Unite il mascarpone e incorporatelo con le fruste elettriche,  infine montate la panna a neve ferma,  incorporate anch'essa con pazienza e unite il  cioccolato tritato preparato in precedenza. Mescolate bene fino ad avere una crema tipo  stracciatella.

Ora montate il dolce. Potete farlo dentro a uno stampo, o nei bicchieri.
Se utilizzate uno stampo, una pirofila o altro,  fate uno strato di crema  sul fondo, poi bagnate bene i savoiardi con la bagna al cocco, strizzateli leggermente in modo che siano ben imbibiti, senza romperli, mi raccomando,  e appoggiateli sulla crema, coprendola bene. Procedete così con un altro strato di crema e savoiardi e terminate con la crema. Poi sigillate con la pellicola e tenete in frigorifero.
Se optate per i bicchieri, usatene di non troppo grandi altrimenti la porzione sarà troppa,  mettete sul fondo di ogni bicchiere un poco di crema, aggiungete un savoiardo bagnato, strizzato e diviso in due o tre pezzi in modo che faccia uno strato, poi  completate con un altro poco di crema arrivando un poco sotto dell'orlo. Sigillate con la pellicola e tenete in frigo.
Al momento di servire, grattugiate  il cocco  usando la grattugia coi fori grossi.
Grattugiate anche un pezzetto di cioccolato.
Spolverate la superficie del tiramisù con il cioccolato e il cocco grattugiati.



davvero buono, tutto ben equilibrato, un insieme di sapori davvero gradevole.
Il cocco non prevaleva, sarà per quello che mi è piaciuto molto?







mercoledì 27 marzo 2019

Buon Compleanno Club del 27! Il mio Sherry Trifle Wally Ladd

E sono due!  Buon compleanno Club del 27!
Due anni di ricette, di sperimentazioni, di condivisione e di apprendimento.
Sì perchè in questi due anni ho imparato tantissime cose , soprattutto ad aprire la mente  e ad uscire dalla routine e dagli schemi abituali della solita cucina, ho imparato  ad usare ingredienti e tecniche  e a destreggiarmi con la scelta dei sapori. Due anni che mi hanno arricchito ancora di più, in molti sensi.
Quindi sono felice di festeggiare questo compleanno e lo faccio con un tipo di dolce, il trifle,  che mi era piaciuto molto la volta che l'abbiamo avuto come tema. Allora mi ero ripromessa di farli tutti col tempo ma, come sempre succede, gli impegni si accavallano e i buoni propositi vanno nel dimenticatoio.
E allora quale migliore occasione di questa  per un dolce ricco e cremoso?


Sherry Trifle Wally Ladd

per  2 persone

4 cucchiai di marmellata di ciliegie
50 ml di Sherry
5 o 6 savoiardi

per la crema pasticcera:
200 ml di  latte
2 tiorli di uova grandi
30 g di farina
70 g di zucchero
1 cucchiaino scarso di essenza di vaniglia

per completare il dolce:
150 g di panna liquida fresca
15 g di zucchero a velo
20 g di mandorle a lamelle
poca granella di pistacchi

Tostate le mandorle in un padellino e tenetele da parte.
Preparate la crema pasticcera.  Scaldate il latte, montate i tuorli con lo zucchero fino a che sono gonfi e spumosi, aggiungete la farina, incorporate tutto con le fruste elettriche, poi unite il latte a filo, mescolando con una spatola o un cucchiaio di legno. Rimettete sul fuoco, unite la vaniglia e cuocete la crema fino a quando è densa. Copritela subito con la pellicola direttamente a contatto.
In un altro pentolino mettete la marmellata di ciliegie e metà dello Sherry, scaldate tutto a fuoco dolce, mescolando per qualche minuto. Lasciate raffreddare.
Montate la panna a neve ferma insieme allo zucchero a velo e trasferitela in una sac à poche munita di bocchetta liscia. Tagliate a metà i savoiardi e passateli velocissimamente nel resto dello Sherry.
Ora potete preparare i bicchieri o le coppe, o anche una sola grande coppa da Trifle. Iniziate partendo col fare uno strato di marmellata sul fondo, posateci  i savoiardi, poi  la crema pasticcera, ancora marmellata e savoiardi e finite con la crema pasticcera.
Completate la superficie con la panna montata. Distribuite su ciascun  bicchiere, o coppa, la granella di pistacchi e le mandorle tostate.


 Tanti auguri Club del 27, e lunga vita!