Patate ripiene al Montasio per l'Italia nel piatto
Il mese di novembre, per l'Italia nel piatto , è dedicato alle patate. L'ingrediente che sa di casa, di famiglia, di comfort food. ...
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Il mese di novembre, per l'Italia nel piatto , è dedicato alle patate. L'ingrediente che sa di casa, di famiglia, di comfort food. ...
LEGGI TUTTO →Il mese di novembre, per l'Italia nel piatto, è dedicato alle patate.
L'ingrediente che sa di casa, di famiglia, di comfort food. La sua semplicità nasconde comunque una magia: sa trasformarsi in mille ricette, accoglie sapori e a tavola mette tutti d'accordo.
Io vi porto in Friuli, la mia regione, e precisamente alle porte di Udine, dove si coltiva una vera e propria eccellenza: la patata di Godia. Nota per la sua polpa farinosa, ricca e versatile, è la protagonista indiscussa delle tavole locali. Prodotto agroalimentare tipico del Friuli-Venezia Giulia (coltivato nei terreni ferrosi alle porte di Udine) dalla polpa compatta, perfetta sia per gli gnocchi sia per reggere la cottura al forno senza sfaldarsi. Ideale per la ricetta che ho deciso di preparare: un guscio croccante, un cuore cremoso e quel tocco rustico che scalda il cuore!
Patate ripiene al Montasio e salsiccia
per 2 persone
4 patate abbastanza grandi
150 g di formaggio Montasio fresco
150 g di salsiccia
100 g di burro
mezzo bicchiere di vino bianco
1 rametto di rosmarino
1 spicchietto d'aglio
q.b. di parmigiano grattugiato
poco olio e.v. d'oliva
sale, pepe
Lavate bene e spazzolate le patate, lasciando la buccia. Bucherellatele con uno stuzzicadenti in modo che in cottura non si spacchino.
Avvolgete ognuna in carta forno e cuocetele nel microonde fino a quando saranno abbastanza morbide ma non cotte del tutto.
Tagliate a pezzetti il formaggio Montasio.
In un pentolino scaldate un filo d'olio, aggiungete la salsiccia sgranata con il rametto di rosmarino e lo spicchietto d'aglio, fatela rosolare poi regolate di sale e di pepe e sfumatela col vino bianco. Continuate a cuocerla finché il fondo si assorbe.
Tenetela da parte eliminando il rosmarino e l'aglio.
Accendete il forno, ventilato, a 180°
Ora sbucciate irregolarmente le patate, ma solo per la metà superiore.
Scavate un po' di polpa da ogni patata in modo da ricavare una specie di incavo in ognuna.
Raccogliete la polpa in una terrina, aggiungete il burro a pezzetti. Aggiustate di sale e di pepe, e aggiungete un paio di cucchiai di parmigiano. Mescolate fino ad avere una sorta di puré grossolano. Unite metà della salsiccia tenuta da parte e i pezzetti di formaggio, mescolate ancora.
Riempite i gusci di patate con il composto ottenuto, facendo una specie di cupoletta.
Distribuite il resto della salsiccia sopra a ogni patata, unite un fiocchetto di burro e un poco di parmigiano grattugiato.
Mettete le patate ben allineate su una teglia foderata di carta forno, in modo che stiano ben ferme e mettete in forno.
Cuocete fin quando la superficie risulterà rosolata e il formaggio si asrà sciolto.
Servitele ben calde.
Liguria: torta di patate della Lunigiana
Lombardia https://www.pensieriepasticci.it/2026/11/patate-alla-panna-e-prezzemolo-ricetta-lombarda.html
Trentino-Alto Adige Tortèl di patate
Veneto: Zuppa di patate e porri https://www.ilfiordicappero.com/2026/11/zuppa-di-patate-e-porri.html
Emilia-Romagna Polpette di patate e mortadella
Toscana Torta di patate della Garfagnana
Marche https://www.forchettaepennello.com/2026/11/polpette-di-patate-filanti.html
Umbria: Patate e cicoria di campo ripassate in padella
Lazio: Pizza dolce di patate
Molise Tiella di patate all'uso di Capracotta
Campania Totani e patate in bianco
Puglia Frittelle di patate di Polignano con le zucchine
Basilicata Sedano e patate alla lucana: il sapore semplice della cucina contadina
Calabria https://dolcementeinventando.com/pipi-e-patati/
Sicilia Patate Sfincione
Sardegna: https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2026/11/paccheri-con-crema-di-patate-di-gavoi.html
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La seconda ricetta che ho scelto dal libro Saffron In The Souks di John Gregory Smith, proposto la settimana appena trascorsa da Cook_my_Books, mi ha incuriosito parecchio per l'uso delle spezie.
L'autore racconta che la sua famiglia è molto amante del pollo e che la madre lo cucinava molto spesso. Un po' come a casa mia, dato che lo cucino in ogni modo.
Questa ricetta specifica arriva dalla fertile regione agricola della Bekaa, una valle che si estende dal Libano alla Siria, 30 km a Est da Beirut.
Si può cuocere il pollo sia in forno che al barbecue. La marinatura rende la carne incredibilmente tenera e le conferisce un sapore davvero straordinario, garantendo un risultato sempre perfetto. Servitelo con delle patate al forno profumate al coriandolo, aglio e peperoncino, e otterrete un pranzo decisamente degno di nota.
Pollo arrosto al Sumac e alle 7 spezie
per 4 persone
1 kg di cosce e sovracosce di pollo, con la pelle
2 cucchiai di olio d'oliva
1/2 di cucchiaino di paprika
succo di ½ limone
2 cucchiaini di za’atar
sale
Per la marinatura:
5 spicchi d'aglio, sbucciati
2 o 3 cucchiai di olio d'oliva
2 cucchiaini di miscela libanese di 7 spezie ( Baharat)
2 cucchiaini di origano secco
1 cucchiaino di paprika
1 cucchiaino di Sumac (Sommacco)
½ cucchiaino di cannella in polvere
2 baccelli di cardamomo, schiacciati
succo di 1 limone
sale
Trasferitelo su un piatto da portata e spremeteci sopra il succo di limone. Cospargete con lo za’atar e un buon pizzico di sale. Servite subito.
Questa settimana è stata dedicata al libro
Cook_my_Books Saffron in The Souks, di
John Gregory Smith, scrittore curioso e appassionato viaggiatore che, dopo aver esplorato le cucine della Turchia e del Marocco, ha dedicato al Libano il nostro libro.
Definire questa ricetta semplicemente un "rotolo di
carne" (o sausage roll) sembra quasi sminuirla. Il nome arabo del piatto
è *lahm bajine*, una sorta di pane farcito di carne preparato in varie forme in
tutto il Libano, ma soprattutto a Saida, lungo uno dei tanti stretti vicoli in
pietra del souk cittadino.
E' la ricetta che mi ha attirato subito, sfogliando pagina dopo pagina. Semplici da realizzare e gustosissimi.
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Saida Sausage Rolls
(Rotoli di carne di Saida)
Ne vengono circa 8
2 cucchiai di olio d'oliva, più altro per spennellare
1 cipolla, tritata finemente
250 g di carne macinata di manzo, che sia abbasatanza mista, non troppo magra
2 cucchiai di Sumac (sommacco), più un po' extra per spolverizzare
1 cucchiaino di pimento (o pepe garofanato)
¼ di cucchiaino di cannella in polvere
1 confezione di pasta sfoglia rettangolare, pronta
poco sale
Scaldate l'olio in una padella a fuoco medio, aggiungete
la cipolla e un buon pizzico di sale. Cuocete, mescolando di tanto in tanto,
per 6-8 minuti finché la cipolla non risulta dorata. Trasferitela poi in una ciotola e aggiungere la carne nella stessa padella insieme a 1 cucchiaio di sommacco, il pimento e la
cannella. Aggiustate di sale e mescolare bene affinché le spezie si amalgamino
perfettamente alla carne.
Scaldate il forno a 200°C statico o 180° ventilato. Appoggiate la pasta sfoglia su una superficie di lavoro pulita e leggermente
infarinata, date una leggera spianata col mattarello per allargarla un po'. Cospargete uniformemente la pasta con il sommacco rimasto e
premetelo delicatamente affinché aderisca; Tagliare la pasta a metà nel senso della lunghezza e
poi suddividete ogni metà in quattro rettangoli.
Cuocete in forno per 15-20 minuti, finché non saranno
dorati e gonfi. Sfornate e lasciate intiepidire per qualche minuto prima di
servire. Perfetti per gli aperitivi, saporiti e golosi!
Eccoci all'appuntamento con Il Club del 27 .
L'ingrediente del mese? Un alleato in cucina che spesso diamo per scontato, ma che può letteralmente svoltare un piatto, se usato nel modo giusto: l'aceto.
Protagonista delle nostre letture e delle nostre ricette sarà Vinegar di Angela Clutton, un libro super approfondito e completo di studi sulle piramidi olfattive e gustative.
In questo libro l’autrice racconta le storie che si celano dietro gli aceti di
tutto il mondo, intrecciate a ricette che ne suggeriscono l’impiego. Il suo obiettivo è mostrare come i diversi
tipi di aceto possono essere utilizzati in modo intercambiabile , offrendo
sfumature di gusto e risultati sempre deliziosi.
C’è come una sorta di continuità tra i vari tipi di aceto, che si riflette nel
colore, nella densità, nell’acidità, nel sapore, nell’aroma e nell’uso in
cucina di ciascuno.. Man mano che si impara a conoscere meglio l’aceto, crescono anche la sicurezza e la consapevolezza necessarie per sperimentare sostituzioni
tra le diverse tipologie e questo libro aiuta a comprendere e a scoprire il
piacere che l’aceto può regalare ai nostri piatti.
E magari, leggendo e sperimentando, dedicheremo un ripiano della dispensa a
diversi tipi di aceto…
La ricetta che ho scelto è dedicata alle donne della regione di Lione,
in Francia, e alla loro tradizione di conservare l'aceto in grandi recipienti
di terracotta; un'usanza che, senza dubbio, ha ispirato questo piatto classico
della zona, il pollo all'aceto, una pietanza ricca, dai sapori decisi e rustici, dove però,
all'assaggio, la presenza dell'aceto non risulta affatto distinguibile.
Poulet au vinaigre
(Pollo all'aceto)
per 4–6 persone
1,8 kg di pollo tagliato in 8 pezzi
50 g di burro
1 cucchiaio di olio d'oliva
2 grosse cipolle, tritate grossolanamente
4 spicchi d'aglio, schiacciati con la lama di un coltello
150 ml di aceto di vino rosso
100 ml di vermouth secco (Martini dry)
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
1 cucchiaio di panna fresca (o crème fraîche)
2 cucchiai di dragoncello tritato (ho usato 1 cucchiaino di quello secco)
Sale e pepe nero appena macinato
Preriscaldate il forno a 180°C statico (160°C ventilato). Condite i pezzi di pollo con sale e pepe e scegliete una teglia o una padella che possa contenerli in un unico strato e che sia adatta sia all'uso sui fornelli che
in forno.
Scaldate il burro e l'olio nella padella finché non saranno
ben caldi, quindi aggiungete il pollo e fatelo rosolare su tutti i lati.
Una volta che il pollo sarà ben dorato, prelevatelo, mettetelo su un piatto e tenetelo da parte.
Aggiungete le cipolle e l'aglio nella stessa padella e
cuocete finché le cipolle non saranno tenere, facendo attenzione a non farle
scurire troppo. Nel frattempo, in una ciotola, mescolate l'aceto, il vermouth e
la passata di pomodoro.
Rimettete i pezzi di pollo nella padella, sistemandoli fra le cipolle e l'aglio. Versatevi sopra il composto a base di aceto e
lasciate sobbollire per un minuto, in modo da attenuare l'acidità dell'aceto.
Coprite con un coperchio o con un foglio di alluminio ben sigillato e
trasferite in forno per 40 minuti.
Trasferite i pezzi di pollo, una volta cotto, su un piatto da portata,
copriteli e teneteli da parte.
Mettete la padella con il fondo di cottura sui
fornelli a fiamma vivace e lasciate restringere il liquido fino a ottenere una
salsa; ci vorranno circa 5 minuti per raggiungere la consistenza ideale. Una
volta ridotta, incorporate la panna o la crème fraîche. Versate la salsa sul
pollo, cospargete con il dragoncello tritato e servite.
Io l'ho accompagnato con patate al forno, ma anche un buon puré ci sarebbe stato benissimo.
Tocca a me chiudere la prima settimana Cook_my_Books dedicata al libro How To Bake di Paul Hollywood, il famosissimo giudice del popolare talent show culinario The Great British Bake Off, ruolo che ricopre fin dalla prima edizione del 2010.
Un libro talmente interessante e completo che ci farà compagnia anche la settimana prossima. Un appuntamento che profumerà di pane, di torte appena sfornate, e di convivialità.
Per me ho scelto un piccolo dolce al piatto, un tortino profumato di mandorle, arricchito di cioccolato bianco e completato da prugne, cotte in un buon vino rosso speziato.
50 g di cioccolato bianco di buona qualità, spezzettato
3 uova medie, separate (tuorli e albumi)
100 g di zucchero semolato
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
50 g di mandorle tritate finemente
25 g di pangrattato bianco fresco
Zucchero a velo per spolverizzare
Per le prugne:
300 ml di vino rosso buono. Per me Cabernet Sauvignon
300 g di zucchero semolato
1 baccello di vaniglia
3 anici stellati
250 g di prugne o susine, denocciolate e tagliate in quarti
Riscaldate il forno a 190 °C. Imburrate generosamente 6 stampini cilindrici o altri piccoli stampi a piacere.
Fate sciogliere il cioccolato bianco in una ciotola
resistente al calore, posta sopra una pentola con acqua che sobbolle
dolcemente. Togliete dal fuoco e lasciate intiepidire.
Nel frattempo montate i tuorli con 50 g di zucchero fino a
ottenere un composto chiaro e spumoso, che "scriva" quando si sollevano
le fruste. Incorporate delicatamente il cioccolato fuso, quindi profumate con l'estratto di vaniglia.
In una ciotola pulita, montate gli albumi, unite lo zucchero rimasto e continuate a montare
finché il composto non risulta lucido e forma picchi morbidi. Incorporate un
terzo degli albumi montati al composto di cioccolato bianco e mescolate per rendere tutto omogeneo. Unite le mandorle
tritate e il pangrattato agli albumi rimasti mescolando delicatamente, quindi aggiungete il tutto al
composto di cioccolato bianco. Mescolate di nuovo con delicatezza.
Distribuite il composto negli stampini preparati,
riempiendoli per poco più della metà. Disponeteli in una teglia dai
bordi alti e versate acqua calda nella teglia fino ad arrivare a metà altezza degli stampini. Mettete in forno statico per 30 minuti.
Nel frattempo, per preparare le prugne, scaldate il vino e lo
zucchero in un pentolino, mescolando, finché lo zucchero non si è
sciolto. Incidete il baccello di vaniglia e raschiate i semi con la punta di un
coltello, unite sia il baccello che i semi allo sciroppo di vino rosso,
insieme all'anice stellato. Portate a leggero bollore e cuocete per circa 10
minuti, finché il liquido non si addensa leggermente. Ora aggiungete le prugne allo
sciroppo e lasciatele cuocere dolcemente per qualche minuto o finché non risultano tenere, ma non sfatte(il tempo dipenderà dal grado di maturazione delle prugne). Togliete dal fuoco e tenete da parte a intiepidire.
Sformate i tortini al cioccolato bianco sui piattini di servizio, spolverizzateli con un po' di zucchero a velo. Lasciateli tiepidi e accompagnateli con le prugne allo sciroppo e, se vi piace, con della panna.
L'autore suggerisce che le prugne possono essere sostituite da ciliegie o lamponi.
I "Gigantes plaki" ovvero i fagioli giganti al forno, sono un apprezzato piatto della cucina greca a base di fagioli grandi e teneri, cotti in forno in una salsa di pomodoro ed erbe aromatiche. Ne parla Gena Hamshaw nel libro A Grain, A Green, A Bean che stiamo sfogliando questa settimana con Cook_my_Books.
Una raccolta di ricette che cerca di ispirarci quando, aprendo il frigorifero, ci prende il
dilemma: cosa preparo per cena?
Gena suggerisce ricette veloci, semplici, sane ed economiche ma allo stesso tempo affidabili e saporite.
E io sono stata folgorata dalla versione di questa ricetta tradizionale greca, proposta dall'autrice.
I Gigantes sono una varietà di fagioli bianchi di grandi dimensioni, tipici della cucina greca. Ho usato i Corona che hanno una dimensione molto simile, buccia sottile e polpa eccezionalmente cremosa e carnosa che regge perfettamente la cottura lenta in forno senza sfaldarsi.
L'orzo che viene previsto nelle ricette non ha niente a che vedere con il cereale, è la pasta che noi chiamiamo Risoni.
Tritate le verdure. Scolate i fagioli e sciacquateli sotto l'acqua corrente.
Mondate il cavolo riccio (o quello nero) eliminando le costole più dure, lavatelo abbondantemente e spezzettatelo. Tenetelo da parte.
Scaldate l'olio in una capiente padella che possa andare in forno.
Aggiungete la cipolla, il sedano e le carote tritati e cuocete, mescolando di tanto in tanto, fin quando le verdure si saranno ammorbidite. Unite l'aglio tritato molto bene e continuate la cottura per un altro paio di minuti. Ora mettete i pomodori pelati, schiacciandoli col dorso di un cucchiaio.
Ora tocca ai fagioli ben scolati, uniteli nel tegame, aggiungete anche il brodo, la pasta e abbassate la fiamma. Coprite e lasciate sobbollire per 10 minuti i risoni dovranno essere ancora molto al dente, date una mescolata ogni tanto, poi unite il cavolo riccio spezzettato, lasciandolo in superficie, coprite e continuate la cottura per altri 5 minuti finchè le foglie si saranno ammorbidite. In caso si asciugasse troppo, aggiungete ancora poco brodo vegetale.
Quando è pronto, profumate con il prezzemolo e l'origano, mescolate bene per amalgamare tutto.
Assaggiate e regolate di sale e di pepe.
Servite con una buona spolverata di parmigiano.
Se dici
"caffè" in Friuli-Venezia Giulia, pensi subito ai sacchi di juta
scaricati al porto, alle storiche torrefazioni e a una tradizione che unisce
popoli e culture diverse.
La mia regione è terra di confine con una tradizione gastronomica robusta e
piena di contaminazioni affascinanti, dove il caffè si inserisce storicamente
grazie al legame indissolubile con il porto di Trieste, storica porta
d'ingresso del caffè in Europa.
Il profumo dei
chicchi infatti arriva dal mare e quella tazzina di caffè, in
Friuli-Venezia Giulia, è una vera e propria istituzione.
Oggi, in occasione della Giornata
Internazionale del Caffè, L'Italia nel piatto celebra il
rito più amato d'Italia. Per questa occasione vi porto nella mia
terra, dove l'aroma del caffè si fonde con la nostra tradizione più autentica e di
confine, e precisamente nella cucina di mia nonna Lucia, classe 1900.
In quella cucina, nella mia infanzia, c'era sempre un profumo, quello della cuccuma con il caffè che borbottava sul fogolar, accompagnato da un tintinnio di vetro. Era l' immancabile bottiglia della Grappa. Quella che mio nonno distillava di nascosto in mezzo al granturco.
Chiudo gli occhi e ritrovo quel gesto antico: mia nonna che, con mano sicura, versa un filo di grappa trasparente nella tazzina del caffè fumante.
E in onore di mia nonna Lucia, ho pensato di rivisitare il suo caffè corretto. A modo mio, naturalmente.
per 4 persone
per la granita:
250 ml di acqua
100 g di zucchero
60 ml di Grappa friulana, bianca
(io ho usato quella di Pinot Grigio)
per la spuma:
200 ml di caffè ristretto
200 ml di panna liquida fresca
50 g di zucchero a velo
4 g di gelatina
per accompagnare:
Cantucci al cioccolato e nocciole ( o altri biscotti a scelta)
un pizzico di cacao amaro
chicchi di caffè
Il giorno prima preparate la granita. In un pentolino scaldate l'acqua con lo zucchero finchè è completamente sciolto. Lasciate raffreddare completamente poi unite la grappa.
Versate tutto in un contenitore basso che possa andare in freezer e dopo mezz'ora cominciate a mescolare in modo che, gelando, i cristalli non si uniformino. Mescolate la granita ogni 30 minuti per 4 o 5 volte. Finchè i cristalli saranno ben separati e non si congeleranno in un blocco unico.
Poichè l'alcool impedisce il congelamento, osservate le proporzioni che ho indicato. Ovviamente, se avete una gelatiera usate quella.
Preparate la spuma.
Fate il caffè, che sia ristretto. Potete usare sia la moka che la macchina del caffè.
Prendetene una piccola parte e mettetela in un pentolino su fuoco dolce, nel frattempo ammollate la gelatina in acqua fredda. Quando è ammollata unitela al caffè caldo e fatela sciogliere completamente. Unite tutto al resto del caffè. Lasciatelo a temperatura ambiente mescolando spesso in modo che la gelatina non inizi a tirare.
Una volta freddo, montate la panna in un contenitore molto freddo, mettetelo in frigorifero per qualche minuto prima di procedere magari. Quando la panna inizia a gonfiarsi, ma è sempre molto morbida, unite il caffè freddo versandolo a filo mentre lavorate con la frusta elettrica. Dovrete ottenere una crema abbastanza densa.
Trasferitela in una sac à poche con la bocchetta a stella facendo in modo che rimanga all'interno della sacca senza fuoriuscire. Ora mettetela in frigorifero in modo che si indurisca. Io ce l'ho lasciata tutta notte.
Al momento di servire, prendete dei bicchieri tipo tumbler o un po' più piccoli, spezzettate qualche biscotto e con questi fate uno strato sul fondo, unite qualche cucchiaiata di granita alla grappa e terminate con un generoso strato di spuma al caffè. Aggiungete un pizzico di cacao in polvere e qualche chicco di caffè a decorare.
Servite subito accompagnando la spuma con i biscotti che preferite.
Liguria: la pànera, il semifreddo genovese al caffè
Trentino-Alto Adige Gnocchi di ricotta al profumo di caffè
Veneto Caffè Pedrocchi: il caffè alla menta simbolo di Padova
Emilia-Romagna Il caffè in forchetta
Toscana Ricciarelli al cioccolato e caffè
Marche https://www.forchettaepennello.com/2026/10/crostata-allascolana.html
Umbria tozzetti umbri al caffè e mistrà
Lazio Il caffè con la ricotta
Abruzzo Tiramisù all'abruzzese, con ferratelle e sambuca
Molise Parrozzo molisano al caffè
Campania La coviglia al caffè napoletana
Puglia Il caffè leccese
Basilicata Calzoncelli lucani al profumo di caffè
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Sardegna https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2026/10/caffede-mendula.html
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il Club del 27 dedica questo mese al libro Mediterranean Summer Table di Kathy Kordalis.
Io ho scelto una ricetta dal capitolo sull'orto.