Brovada e muset nel coccio per l'Italia nel Piatto
La Brovada è un contorno tipico della cucina friulana, costituito da rape bianche (devono però avere il colletto viola) sottoposte a una ...
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La Brovada è un contorno tipico della cucina friulana, costituito da rape bianche (devono però avere il colletto viola) sottoposte a una ...
LEGGI TUTTO →La Brovada è un contorno tipico della cucina friulana, costituito da rape bianche (devono però avere il colletto viola) sottoposte a una particolare fermentazione in vinaccia. Il risultato è un prodotto dal sapore agrodolce, leggermente piccante e con una consistenza croccante.
La storia della Brovada affonda le radici nella tradizione
contadina del Friuli Venezia Giulia. La necessità di conservare le rape per
l'inverno portò i contadini a usare questa
tecnica di fermentazione che si è sviluppata nel corso dei secoli, ma è con la diffusione della viticoltura e la
conseguente disponibilità di vinaccia, che la brovada ha trovato la sua caratteristica
definitiva.
Oggi è diffusa in tutto il Friuli, con variazioni locali sia
nelle ricette che nel metodo di preparazione, ma mantenendo sempre la base
della fermentazione in vinaccia.
E’ un alimento fondamentale per le famiglie contadine, che
la consumavano durante i mesi invernali in abbinamento a piatti di carne, come
il muset, o per insaporire minestre e zuppe.
Le rape si raccolgono in autunno, quando raggiungono la
maturazione ottimale, vengono private dalle foglie, pulite e immerse in vasche
contenenti la vinaccia per un periodo che varia dai 40 ai 60 giorni. La
vinaccia deve essere quella di uve rosse, come Refosco o Merlot, per conferire
il colore e il sapore caratteristici. Durante la fermentazione si sviluppano
batteri lattici che trasformano gli zuccheri delle rape conferendo il sapore
agrodolce, e consentono la conservazione del prodotto.
Durante la fermentazione si controlla assiduamente il processo, per assicurarsi che le rape siano
sempre coperte dalla vinaccia e che la temperatura sia adeguata. Una volta
terminata la fermentazione, la Brovada viene scolata, le rape vengono lavate,
grattugiate grossolanamente e confezionate in sacchetti generalmente da 1 kg.
Di solito la brovada ha un colore che varia dal bianco al
rosa-violaceo, a seconda del tempo di fermentazione e del tipo di vinaccia
utilizzata. Il sapore è intenso, agrodolce, leggermente piccante e con un
retrogusto che ricorda la vinaccia. Ha una consistenza croccante e fibrosa, ha
un profumo aromatico con note di terra, vino e fermentazione. E’ un alimento che
non ammette mezze misure, o ti piace
oppure no. Io la amo molto e quando è stagione cerco sempre di procurarmene un
paio di sacchetti da tenere in congelatore.
Oggi La Brovada è
riconosciuta come prodotto agroalimentare tradizionale italiano (PAT), a
testimonianza della sua importanza storica e culturale.
L’abbinamento di brovada e muset rappresenta un connubio perfetto tra due prodotti tipici della tradizione friulana, entrambi legati alla stagionalità e alla cultura contadina della mia regione.
Per l'Italia nel piatto, che per questo mese aveva come argomento " Pentole, padelle e teglie tradizionali regionali", ho scelto di usare la pentola di coccio e la ricetta della brovada e muset è quella della mia famiglia. Alcuni storceranno il naso per via della cipolla, altri per l'uso del burro, altri ancora per quel poco di brodo di carne, ma a casa mia si è sempre fatta così e io continuerò a fare così.
1 piccolo muset, o cotechino
1 kg di brovada già grattugiata (di solito la vendono già in sacchetti da chilo)
1 noce di burro
2 cucchiai di olio e.v. d'oliva
2 foglie di alloro
2 spicchi d'aglio
1 piccola cipolla
poco brodo di carne (facoltativo)
sale, pepe
Se non amate l'acidità, datele velocemente una sciacquata sotto l'acqua corrente, altrimenti usatela tal quale.
In una casseruola di coccio, mettete a scaldare l'olio insieme al burro, unite la cipolla tritata finemente e i due spicchi d'aglio, lasciate ammorbidire poi eliminate l'aglio.
Aggiungete la brovada, mescolate e abbassate il fuoco. Unite le foglie di alloro, regolate di sale e di pepe, aggiungete poco, pochissimo brodo o acqua calda coprite e lasciate cuocere dolcemente per più di un'ora, mescolando spessissimo in modo che non si attacchi. A questo proposito, frapponete sempre la reticella fra fiamma e coccio.
E' pronta quando sarà ascciutta e morbida, non acquosa.
Eliminate le foglie di alloro e servitele ben calda con le fette di muset o cotechino.
Liguria: le pentole di terracotta e la zuppa di pesce
Lombardia https://www.pensieriepasticci.it/2026/04/il-paiolo-di-rame-e-la-polenta.html
Trentino-Alto Adige Polenta Macafana
Veneto: https://www.ilfiordicappero.com/2026/04/paiolo-e-polenta.html
Emilia-Romagna: I passatelli al sugo di pomodorini confit
Toscana Crisciolette di Cascio
Marche: https://www.forchettaepennello.com/2026/04/teglia-di-verdure-arrosto-teia-marchigiana.html
Umbria Testo umbro: cos’è e come si usa per cuocere pizza e torta al testo
Lazio Trippa alla romana
Abruzzo Ferratelle abruzzesi arrotolate
Molise Ferratelle Rustiche con Caciocavallo e Ventricina
Campania Ruoto di ziti spezzati al forno
Puglia I Trònere di Turi nella pignata
Basilicata U Cutturrid: l'antico stufato di pecora nella pignata
Sicilia Patate Aggrassate nel tegame di Terracotta
Sardegna https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2026/04/zippulas-in-scivedda.html
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I dolci con le mele non bastano mai, ho provato ricette che manco la mela di Biancaneve, ma la ricerca della torta di mele perfetta continua.
La mia cucina è un laboratorio di esperimenti eppure, nonostante i miei sforzi, le torte di mele preferite in famiglia restano sempre le stesse. Ogni volta che metto in tavola una torta o un dolce con le mele, mi guardano con un sorriso quasi di compatimento e io lo so che pensano alla loro preferita. Ma io non demordo! Ci sarà sempre una nuova torta, una nuova
crumble, un nuovo strudel da provare e, diciamocelo, ci sarà sempre una buona scusa per assaggiare un altro dolce con le mele.
In ogni caso, queste ciambelline sono piaciute, umide e fondenti al punto giusto.
Ciambelline alle mele
(da una idea de Il Cucchiaio d'Argento, che ho leggermente modificato)
2 mele Golden sbucciate e grattugiate
160 g di farina 00
50 g di farina di mandorle
120 g di zucchero semolato
130 g di burro fuso
2 uova grandi
12 g di lievito per dolci
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
la scorza grattugiata di un limone
zucchero a velo per completare
un pizzico di sale
In una citola montate le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso, unite la scorza di limone, il sale, la vaniglia e le mele grattugiate.
In un'altra ciotola setacciate la farina con il lievito, unite la farina di mandorle e mescolate bene,
Ora unite il mix di farina alle uova con le mele, poco per volta, mescolando accuratamente fino ad amalgamare bene il tutto. A questo punto unite anche il burro e di nuovo mescolate. Il composto dovrà essere omogeneo.
Scaldate il forno a 180° ventilato.
Imburrate e infarinate, se lo avete, uno stampo multiplo tipo quello dei muffin, con la forma a ciambelline oppure, in alternativa, 10 o 12 stampini individuali.
Riempite gli stampini fino a circa 3/4.
Cuocete in forno per circa 20/25 minuti, dipende dal forno, ma fate sempre la prova stecchino che dovrà uscire asciutto. Se l'impasto fosse ancora troppo umido, continuate la cottura per qualche minuto, controllando finchè sarà tutto cotto.
Sfornate e lasciate intiepidire qualche minuto all'interno dello stampo, poi togliete le ciambelline delicatamente:
Servitele ancora tiepide, spolverate generosamente di zucchero a velo.
L'appuntamento col Club del 27 questo mese è molto interessante ed è tutto dedicato al delizioso libro di Rachel Koo, My Little Swedish Kitchen.
Ricette semplici da preparare e tutte molto invitanti. Io ho optato per dei biscotti con la marmellata d'arancia. Questi biscotti burrosi si trovano praticamente in ogni caffetteria svedese, principalmente al cioccolato o al caramello, nel libro invece l'autrice propone la versione con la marmellata d'arancia che li rende davvero irresistibili, fragranti, col profumo degli agrumi.
Per fare questa ricetta ho usato la marmellata che ho preparato un paio di mesi fa, con le arance biologiche che una cara amica mi aveva mandato. E' stata il valore aggiunto a questi biscotti, davvero deliziosi, soprattutto inzuppati nel caffè.
La ricetta è di una semplicità quasi imbarazzante, si fa in pochi minuti, non solo, questi biscotti entreranno di diritto fra quelli da fare a Natale. Provatela!
Biscotti svedesi alla marmellata (Marmeladsnittar)
per circa una ventina di biscotti
100 g di burro morbido
80 g di zucchero semolato
100 g di marmellata d'arance
la scorza grattugiata di 1 limone non trattato
225 g di farina 00
½ cucchiaino di lievito in polvere
1 cucchiaino di sale marino fino
Preriscaldare il forno a 190 °ventilato
Con le fruste elettriche montate il burro con lo zucchero, la marmellata e la scorza di
limone fino a ottenere un composto spumoso e cremoso.
In un'altra ciotola,
mescolate la farina con il lievito e il sale. Aggiungetela al burro poca per volta mescolando sempre con le fruste a bassa velocità fino a quando inizia ad amalgamarsi. Trasferite l'impasto sulla spianatoia e lavoratelo velocemente finchè diventa liscio ed elastico. Raccoglietelo a palla e dividetelo in due parti uguali.
Lavorate ogni parte formando un cilindro.
Foderate di carta forno una teglia, Disponete i cilindi nella teglia, distanziandoli bene.
Con le mani premete ogni cilindro e schiacciatelo fino ad uno spessore di circa 1 cm.
Cuocete in forno per 15/18 minuti, o finché i biscotti non
saranno leggermente dorati.
Appena sfornati, lasciateli riposare un paio di minuti e poi, ancora molto caldi tagliateli in diagonale a fette spesse 1,5 cm
usando una spatola di metallo o un coltello grande, facendo attenzione a non si romperli perchè saranno ancora molto morbidi.
Lasciateli raffreddare completamente e separateli solo in quel momento.
Serviteli con una tazza di caffè e daranno il meglio.
Continua la mia serie di ricette scelte al libro Six Seasons Pasta di Joshua McFadden, che è quello della settimana Cook_my_Books.
Tutto inizia con un succulento arrosto di manzo...
Rigatoni con ragù di arrosto di manzo e peperoni
(per circa 8 persone)
900 g di arrosto di manzo disossato, privato del grasso in eccesso e di eventuali pellicine o cartilagini
900 g di peperoni rossi, privati del torsolo, dei semi e tagliati a fette spesse circa 1,25 cm
3 o 4 spicchi d'aglio schiacciati
1 cipolla media, affettata
½ cucchiaino di peperoncino in fiocchi essiccato
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
240 ml di vino bianco secco
250 g di pomodori pelati interi in scatola, schiacciati con le mani, con il loro succo
3 o 4 rametti di timo fresco
Sale, pepe
Salate e pepate generosamente la carne poi lasciatela riposare per circa 1 ora in frigo, avvolta nella pellicola.
Preriscaldate il forno a 150°C
Scaldate un generoso filo d'olio d'oliva in una grande casseruola o in una pentola adatta al forno con fondo spesso e coperchio, a fuoco medio-alto. Togliete il pezzo d'arrosto dal frigo e asciugatelo con un poco di carta da cucina e, quando l'olio è caldo, mettetela nella pentola. Magari dividetela in due o tre pezzi più piccoli in modo che cuocia in meno tempo.
Rosolate la carne su tutti i lati finchè fè bella dorata facendo attenzione a non bruciare il fondo della pentola, ci vorranno dai 15 ai 25 minuti in totale. Trasferite la carne su un piatto e mettetela da parte.
Eliminate dalla pentola il grasso di manzo sciolto, aggiungete un filo d'olio d'oliva fresco e abbassate la fiamma. Aggiungete l'aglio e cuocete finché non inizia ad ammorbidirsi. Ora unite la cipolla e il peperoncino in fiocchi e cuocete finché anche la cipolla si è ammorbidita e inizia a dorare
Aggiungete i peperoni, salate leggermente e cuocete mescolando e raschiando spesso la pentola, finché anche i peperoni non saranno morbidi e inizieranno a colorirsi. Aggiungete il concentrato di pomodoro e cuocete, distribuendolo bene, finché non sarà leggermente tostato, per 1-2 minuti.
Alzate la fiamma, sfumate con il vino e fate sobbollire finché non si sarà ridotto di circa la metà. Unite i pomodori pelati e il loro succo, il timo e 120 ml di acqua e
portate a ebollizione. Rimettete la carne nella pentola, sistemandola tra i
peperoni e cospargendola con un po' del fondo.
Coprite la pentola e mettetela in forno continuando la cottura finché la carne non si
sarà sfaldata, il sugo si sarà leggermente ridotto e i peperoni saranno
diventati molto morbidi, questo potrebbe richiedere più di un'ora e mezza, a seconda del tipo di carne che avrete scelto.
Una volta cotta, toglietela dal forno e lasciate riposare il tutto finché non si sarà raffreddato
abbastanza da poter maneggiare la carne.
Mettete la carne su un tagliere, sminuzzatela con cura tagliando i pezzi più grandi e rimuovendo, se ce ne fossero, il grasso o le cartilagini più grosse. Rimettete la carne ne fondo ai peperoni. Assaggiate il ragù e regolate di sale, se serve.
Fate cuocere ancora per una decina di minuti, per amalgamare i sapori. Lasciate intiepidire il ragù, quindi prelevate la quantità che vi servirà per i rigatoni, il resto dividetelo in porzioni da 250 g (sufficienti per condire due porzioni di pasta ). Conservatelo fino a 5 giorni in frigorifero o congelatelo fino a 4 mesi.
Cuocete la pasta al dente in abbondante acqua salata. Una volta pronta, conditela con abbastanza ragù, e impiattate con una spolverata di parmigiano grattugiato e qualche fogliolina di timo.
Un piatto unico, nutriente, con quello sprint in più che regalano i peperoni. Da rifare sicuramente.
Il libro "Six Seasons of Pasta" di Joshua McFadden, che stiamo esplorando questa settimana con Cook_my_Books, è l'ultima opera di un autore molto apprezzato per la sua coerenza e genuinità.
Il libro, che richiama il suo precedente successo "Six Seasons",
applica il principio delle sei stagioni alla pasta, trasformandola in una tela
su cui i sapori, i profumi e i colori stagionali si fondono in piatti sempre
nuovi. Il libro include sia piatti della tradizione italiana che proposte
innovative, rappresentando una sfida e un viaggio culinario guidato da un
esperto della cucina del III millennio.
Pasta con porri fondenti, salsiccia, origano e olive
170 g di salsiccia a nastro, dolce o piccante
200 g di porri tagliati a fettine sottili, ben puliti
2 cucchiaini di origano fresco o 1 cucchiaino di origano secco
Un pizzico abbondante di peperoncino secco in fiocchi, più altro a piacere
250 g di pelati interi schiacciati a mano, con il loro
succo
225 g di pasta grossa a scelta
60 g di olive verdi grandi denocciolate e schiacciate
una noce di burro
20 g di Parmigiano
20 g di pecorino
1 mozzarella fresca (facoltativo)
q,b, di olio e.v. d’oliva
sale.
Portate a ebollizione una pentola con abbondante acqua.
Mondate i porri eliminando le foglie più esterne e la parte più verde, lavateli
accuratamente e tagliateli a rondelle.
In un tegamino scaldate un goccio d'olio e unite la salsiccia sbriciolata,
lasciate rosolare a fuoco medio/alto. Dovrà essere dorata. Unite i porri, abbassate il fuoco e
lasciateli cuocere dolcemente, mescolando spesso. Se il fondo si asciugasse
troppo aggiungete un goccio di acqua calda.
Quando i porri si saranno ben ammorbiditi, profumate
con l'origano e il peperoncino; cuocete per qualche secondo poi aggiungete i pomodori pelati. Continuate la cottura a fuoco lento finché il pomodoro non si sarà
ridotto. Togliete la padella dal fuoco.
Quando l’acqua è in ebollizione, salatela e calate la pasta.
Scolatela molto al dente direttamente nel sugo ai porri, aggiungete le olive e la noce di burro e mantecatela nella padella
a fuoco medio, fino a cottura completata, insieme ai due formaggi grattugiati. Se il fondo tendesse ad asciugarsi, unite un
goccio dell’acqua di cottura.
Regolate di sale se è il caso, e servite ben caldo, completando
ogni piatto con pezzetti di mozzarella (in caso decidiate di usarla)
Un abbinamento decisamente azzeccato. Piaciuta molto a tutti.
Dal libro Curry di Maunika Gowardhan che abbiamo sfogliato la settimana scorsa con Cook_my_Books ho scelto anche un'altra ricetta, si chiama Shantula e viene da una regione dell'India orientale, l'Orissa, che ha una cucina tradizionale poco conosciuta.
E' un curry di verdure a base di semi di senape, curcuma, peperoncino e un goccio di latte. Un piatto molto semplice ma decisamente saporito. Si gusta con il chapati e sottaceti.
Curry di verdure con semi di senape, curcuma e peperoncini verdi
(Shantula dell'Orissa)
per 4 persone
300 g di melanzane a cubetti
2 cucchiaini di semi di senape nera
100 g di cipolle tritate finemente
4 spicchi d'aglio schiacciati fino a ottenere una pasta
2,5 cm di zenzero macinato fino a ottenere una pasta
150 g di patate a cubetti
400 g di carote a cubetti
1 cucchiaino di cumino macinato
½ cucchiaino di curcuma macinata
100 ml di acqua
200 ml di latte intero
2 cucchiai di foglie di coriandolo tritate finemente
2 peperoncini verdi, tagliati nel senso della lunghezza
5 cucchiai di olio d'oliva
Sale
Scaldate 2 cucchiai di olio in una casseruola dal fondo
spesso a fuoco medio.
Aggiungete le melanzane e fatele rosolare per 2-3 minuti,
mescolando bene, fino a quando saranno ben dorate e morbide. Togliete dalla
padella e mettere da parte.
Quando le verdure sono quasi cotte, aggiungete le melanzane fritte insieme al latte e continuate a cuocere a fuoco lento per 5 minuti con il coperchio. Togliete la pentola dal fuoco e schiacciate leggermente alcune patate con il dorso di un cucchiaio per addensare il sugo. Aggiungete il coriandolo tritato e i peperoncini verdi. Servite ben caldo.
L'ho accompagnato con del riso Basmati cotto a vapore e con dei sottaceti.
Questa settimana, il libro Cook_my_Books da non perdere è "Curry" di Maunika Gowardhan. Preparatevi a un'avventura culinaria nel cuore dell'India, esplorando i sapori unici e regionali dei suoi curry. Un libro che è molto più di un semplice ricettario: è una guida completa che vi svelerà le origini e le sfumature di ogni piatto, portandovi alla scoperta degli straordinari sapori indiani. Una delle mie scelte è stata il Caldine, un curry di pesce, delicato, cremoso e perfetto per chi si avvicina alla cucina di Goa, uno stato dell'India con le coste affacciate sul Mar Arabico, la parte occidentale dell'Oceano Indiano. Questa regione offre una varietà di piatti incredibile, ognuno con il suo mix di spezie unico. Il Caldine, semplice e gustoso, è un'ottima introduzione a questa cucina. Servitelo con riso basmati fumante e un'insalata fresca per un'esperienza gradevolissima.
Caldine di Goa
(Curry di pesce con cocco, peperoncino e tamarindo)
600 g di filetti di merluzzo
1 cucchiaino di curcuma in polvere
1 cucchiaio di aceto di Goa (o un aceto dolce e delicato)
un pizzico di sale
2 cucchiai di olio d'oliva
80 g di cipolla tritata finemente
100 g di pomodoro fresco tritato finemente
3 spicchi d'aglio schiacciati fino a ottenere una pasta
2,5 cm di radice di zenzero fresco macinata molto finemente
400 ml di latte di cocco
80 ml di acqua
1 cucchiaio di pasta di tamarindo
3 peperoncini verdi, tagliati a metà nel senso della lunghezza
un pizzico di zucchero
1 cucchiaio di foglie di coriandolo tritate
Per il mix di spezie:
1 cucchiaino di semi di cumino
15-18 semi neri grani di pepe
1 cucchiaio di semi di coriandolo
Mettete i filetti di merluzzo in una ciotola e cospargeteli
con curcuma, aceto e sale. Mescolate bene in modo che ne siano ben ricoperti, quindi lasciateli marinare per 15-20
minuti.
Nel frattempo, preparate il mix di spezie. Mettete i semi di
cumino, i grani di pepe e i semi di coriandolo in un macina spezie e macinateli
fino a ottenere una polvere fine, quindi mettete da parte.
Ora aggiungete il mix di spezie e mescolate bene. Continuate a soffriggere per 2 minuti, aggiungete il pesce marinato, rigirandolo per ricoprirlo con la salsa speziata. Versate il latte di cocco e
l'acqua, aggiungete la pasta di tamarindo.
Coprite e fate sobbollire a
fuoco lento per non più di 7-8 minuti, finché il pesce non è cotto. Aggiungete
i peperoncini verdi, lo zucchero e il coriandolo e regolate il condimento,
aggiustandolo se necessario, prima di servire.
Accompagnate con abbondante riso Basmati cotto pilaf.
Un piatto che ci ha conquistato, delicato e rotondo, grazie anche alla reschezza di zenzero e tamarindo, con quella spinta in più che regala il peperoncino verde. Un insieme di sapori ben bilanciati e in armonia fra loro.
La settimana Cook_my_Books dedicata al libro The Hog Island Cookbook of Fish&Seafood di Chef John Ash è terminata da un paio di giorni, già si è affacciata quella nuova e io, in perenne ritardo, pubblico la mia terza ricetta da quel bellissimo libro.
L'étouffée è una parola francese che significa "soffocato" ma qui si riferisce a uno stufato piccante di crostacei che va accompagnato con del riso. Di questo piatto iconico, sia i creoli che i cajun hanno diverse versioni, ma partono entrambi da un roux addensante usato per cucinare "la santa trinità" (cipolla, sedano e peperone). Il risultato è un piatto cremoso e saporito che, boccone dopo boccone, si fa sempre più goloso.
Etouffée di gamberi
per 4/6 persone
85 g di burro
30 g di farina 00
110 g di cipolla tritata
75 g di sedano tritato
110 g di peperone verde privato dei semi e tritato
3 spicchi d'aglio grandi, tritati
1 cucchiaino di timo secco
½ cucchiaino di semi di finocchio
1 cucchiaino di condimento cajun o creolo
720 ml di fumetto di pesce
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
1 cucchiaio di salsa Worcestershire
½ cucchiaino di salsa piccante
700 g di code di gamberi puliti dal carapace e denervati
15 g di cipollotto tritato finemente, comprese le parti verdi
2 cucchiai di prezzemolo fresco tritato finemente
Sale e pepe nero macinato fresco
Riso bianco cotto, per servire
Limone spicchi, per servire
Sciogliete il burro in una padella capiente o in una
casseruola dal fondo pesante, a fuoco medio. Aggiungete gradualmente la farina. Cuocete,
mescolando regolarmente, finché il roux non avrà raggiunto il colore del latte macchiato, circa 15 minuti. Fate attenzione a non bruciarlo o dovrete
ricominciare da capo. Tenete la fiamma bassa e mescolate continuamente con pazienza.
Aggiungete la cipolla, il sedano e il peperone e cuocete,
mescolando di tanto in tanto, finché le verdure non si saranno ammorbidite,
circa 7 minuti. Il roux continuerà a scurirsi fino a diventare del color del caffelatte.
Aggiungete l'aglio, il timo, i semi di finocchio e il
condimento cajun o creolo. Continuate a cuocere mescolando per altri 2 minuti.
Aggiungete il fumetto, il concentrato di pomodoro, la salsa Worcestershire e la
salsa piccante, lasciate sobbollire e addensare leggermente, poi aggiungete le code di gambero e cuocete finché non saranno sode
e rosa, circa 6 o 7 minuti.
Aggiungete il cipollotto e il prezzemolo e condite a
piacere con sale e pepe.
Servite con riso e spicchi di limone da poter spremere al momento.
Un suggerimento, preparate la salsa anche in anticipo, ma non aggiungete i gamberi prima di averla ben riscaldata poco prima di servire.