Curry di verdure, con semi di senape, curcuma e peperoncini verdi (Shantula dell'Orissa)
Dal libro Curry di Maunika Gowardhan che abbiamo sfogliato la settimana scorsa con Cook_my_Books ho scelto anche un'altra ricetta, si chiama Shantula e viene da una regione dell'India orientale, l'Orissa, che ha una cucina tradizionale poco conosciuta.
E' un curry di verdure a base di semi di senape, curcuma, peperoncino e un goccio di latte. Un piatto molto semplice ma decisamente saporito. Si gusta con il chapati e sottaceti.
Curry di verdure con semi di senape, curcuma e peperoncini verdi
(Shantula dell'Orissa)
per 4 persone
300 g di melanzane a cubetti
2 cucchiaini di semi di senape nera
100 g di cipolle tritate finemente
4 spicchi d'aglio schiacciati fino a ottenere una pasta
2,5 cm di zenzero macinato fino a ottenere una pasta
150 g di patate a cubetti
400 g di carote a cubetti
1 cucchiaino di cumino macinato
½ cucchiaino di curcuma macinata
100 ml di acqua
200 ml di latte intero
2 cucchiai di foglie di coriandolo tritate finemente
2 peperoncini verdi, tagliati nel senso della lunghezza
5 cucchiai di olio d'oliva
Sale
Scaldate 2 cucchiai di olio in una casseruola dal fondo
spesso a fuoco medio.
Aggiungete le melanzane e fatele rosolare per 2-3 minuti,
mescolando bene, fino a quando saranno ben dorate e morbide. Togliete dalla
padella e mettere da parte.
Quando le verdure sono quasi cotte, aggiungete le melanzane fritte insieme al latte e continuate a cuocere a fuoco lento per 5 minuti con il coperchio. Togliete la pentola dal fuoco e schiacciate leggermente alcune patate con il dorso di un cucchiaio per addensare il sugo. Aggiungete il coriandolo tritato e i peperoncini verdi. Servite ben caldo.
L'ho accompagnato con del riso Basmati cotto a vapore e con dei sottaceti.
Caldine di Goa - Curry di pesce al cocco, peperoncino e tamarindo
Questa settimana, il libro Cook_my_Books da non perdere è "Curry" di Maunika Gowardhan. Preparatevi a un'avventura culinaria nel cuore dell'India, esplorando i sapori unici e regionali dei suoi curry. Un libro che è molto più di un semplice ricettario: è una guida completa che vi svelerà le origini e le sfumature di ogni piatto, portandovi alla scoperta degli straordinari sapori indiani. Una delle mie scelte è stata il Caldine, un curry di pesce, delicato, cremoso e perfetto per chi si avvicina alla cucina di Goa, uno stato dell'India con le coste affacciate sul Mar Arabico, la parte occidentale dell'Oceano Indiano. Questa regione offre una varietà di piatti incredibile, ognuno con il suo mix di spezie unico. Il Caldine, semplice e gustoso, è un'ottima introduzione a questa cucina. Servitelo con riso basmati fumante e un'insalata fresca per un'esperienza gradevolissima.
Caldine di Goa
(Curry di pesce con cocco, peperoncino e tamarindo)
600 g di filetti di merluzzo
1 cucchiaino di curcuma in polvere
1 cucchiaio di aceto di Goa (o un aceto dolce e delicato)
un pizzico di sale
2 cucchiai di olio d'oliva
80 g di cipolla tritata finemente
100 g di pomodoro fresco tritato finemente
3 spicchi d'aglio schiacciati fino a ottenere una pasta
2,5 cm di radice di zenzero fresco macinata molto finemente
400 ml di latte di cocco
80 ml di acqua
1 cucchiaio di pasta di tamarindo
3 peperoncini verdi, tagliati a metà nel senso della lunghezza
un pizzico di zucchero
1 cucchiaio di foglie di coriandolo tritate
Per il mix di spezie:
1 cucchiaino di semi di cumino
15-18 semi neri grani di pepe
1 cucchiaio di semi di coriandolo
Mettete i filetti di merluzzo in una ciotola e cospargeteli
con curcuma, aceto e sale. Mescolate bene in modo che ne siano ben ricoperti, quindi lasciateli marinare per 15-20
minuti.
Nel frattempo, preparate il mix di spezie. Mettete i semi di
cumino, i grani di pepe e i semi di coriandolo in un macina spezie e macinateli
fino a ottenere una polvere fine, quindi mettete da parte.
Ora aggiungete il mix di spezie e mescolate bene. Continuate a soffriggere per 2 minuti, aggiungete il pesce marinato, rigirandolo per ricoprirlo con la salsa speziata. Versate il latte di cocco e
l'acqua, aggiungete la pasta di tamarindo.
Coprite e fate sobbollire a
fuoco lento per non più di 7-8 minuti, finché il pesce non è cotto. Aggiungete
i peperoncini verdi, lo zucchero e il coriandolo e regolate il condimento,
aggiustandolo se necessario, prima di servire.
Accompagnate con abbondante riso Basmati cotto pilaf.
Un piatto che ci ha conquistato, delicato e rotondo, grazie anche alla reschezza di zenzero e tamarindo, con quella spinta in più che regala il peperoncino verde. Un insieme di sapori ben bilanciati e in armonia fra loro.
Etouffée di gamberi
La settimana Cook_my_Books dedicata al libro The Hog Island Cookbook of Fish&Seafood di Chef John Ash è terminata da un paio di giorni, già si è affacciata quella nuova e io, in perenne ritardo, pubblico la mia terza ricetta da quel bellissimo libro.
L'étouffée è una parola francese che significa "soffocato" ma qui si riferisce a uno stufato piccante di crostacei che va accompagnato con del riso. Di questo piatto iconico, sia i creoli che i cajun hanno diverse versioni, ma partono entrambi da un roux addensante usato per cucinare "la santa trinità" (cipolla, sedano e peperone). Il risultato è un piatto cremoso e saporito che, boccone dopo boccone, si fa sempre più goloso.
Etouffée di gamberi
per 4/6 persone
85 g di burro
30 g di farina 00
110 g di cipolla tritata
75 g di sedano tritato
110 g di peperone verde privato dei semi e tritato
3 spicchi d'aglio grandi, tritati
1 cucchiaino di timo secco
½ cucchiaino di semi di finocchio
1 cucchiaino di condimento cajun o creolo
720 ml di fumetto di pesce
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
1 cucchiaio di salsa Worcestershire
½ cucchiaino di salsa piccante
700 g di code di gamberi puliti dal carapace e denervati
15 g di cipollotto tritato finemente, comprese le parti verdi
2 cucchiai di prezzemolo fresco tritato finemente
Sale e pepe nero macinato fresco
Riso bianco cotto, per servire
Limone spicchi, per servire
Sciogliete il burro in una padella capiente o in una
casseruola dal fondo pesante, a fuoco medio. Aggiungete gradualmente la farina. Cuocete,
mescolando regolarmente, finché il roux non avrà raggiunto il colore del latte macchiato, circa 15 minuti. Fate attenzione a non bruciarlo o dovrete
ricominciare da capo. Tenete la fiamma bassa e mescolate continuamente con pazienza.
Aggiungete la cipolla, il sedano e il peperone e cuocete,
mescolando di tanto in tanto, finché le verdure non si saranno ammorbidite,
circa 7 minuti. Il roux continuerà a scurirsi fino a diventare del color del caffelatte.
Aggiungete l'aglio, il timo, i semi di finocchio e il
condimento cajun o creolo. Continuate a cuocere mescolando per altri 2 minuti.
Aggiungete il fumetto, il concentrato di pomodoro, la salsa Worcestershire e la
salsa piccante, lasciate sobbollire e addensare leggermente, poi aggiungete le code di gambero e cuocete finché non saranno sode
e rosa, circa 6 o 7 minuti.
Aggiungete il cipollotto e il prezzemolo e condite a
piacere con sale e pepe.
Servite con riso e spicchi di limone da poter spremere al momento.
Un suggerimento, preparate la salsa anche in anticipo, ma non aggiungete i gamberi prima di averla ben riscaldata poco prima di servire.
Tagliatelle al ragù di faraona per l'Italia Nel Piatto
Il tema di questo mese per L'Italia nel piatto sono le ricette tradizionali a base di pollo, gallina, cappone, faraona, in sintesi animali da cortile.
Ho scelto di fare una ricetta con la faraona che è una carne che mi piace molto.
L'allevamento della gallina faraona ha origini antiche, infatti nasce in Africa, e la sua diffusione nel nostro Continente ha avuto molte fasi storiche. Conosciuta e apprezzata per la sua carne già dagli antichi Greci e poi dai Romani, quando l'Impero romano cadde, le prime razze domestiche si estinsero in tutta Europa..
Ricomparvero all'inizio del XV secolo grazie ai navigatori portoghesi che ne riportarono esemplari dal Golfo di Guinea, e si diffusero nuovamente diventando tradizione gastronomica anche da noi.
Era considerata un tempo carne di pregio e inizialmente, in Friuli, erano poche le famiglie che le allevavano. Le galline faraone hanno un piumaggio caratteristico, solitamente grigio scuro o blu-grigio, fittamente punteggiato di bianco su tutto il corpo. Una livrea elegante mentre la testa è quasi nuda, con pelle azzurrognola/rossastra e una placca cornea prominente. Questa loro particolarità costituiva motivo di interesse e curiosità e, a quanto ricordo, nel mio piccolo paese c'era solo una famiglia di contadini che le aveva e io, da bambina, quando passavo davanti alla loro casa colonica, perdevo un sacco di tempo ad osservarle attraverso la rete che dava sulla strada. Erano belle quelle galline dalle folte piume scure a pois piccolissimi, e camminavano razzolando e becchettando per l'aia tutte impettite, con una andatura piena di sussiego, come fossero consce di rappresentare una rarità. La famiglia di mio padre, a quel tempo, era a mezzadria, e non poteva permettersi di comperarle e allevarle, dato l'alto costo a esemplare, nemmeno per uso familiare. Come dicevo erano considerate come carne molto pregiata, e non era comune vederle sulle tavole contadine friulane degli anni '50, se non su quelle dei possidenti e dei notabili del paese.
Fortunatamente non è più così, anche se oggi sono ormai pochi i contadini rimasti. Quasi nessuno ha più animali da cortile da accudire, solo qualche famiglia ha galline e conigli, costa forse meno trovare tutto al supermercato, la terra viene lavorata con le macchine, maiali e mucche vivono in grandi allevamenti. L'agricoltura e la zootecnia non sono più pensate e organizzate come un tempo. Le fabbriche hanno sostituito il lavoro dei campi, aumentato il benessere e migliorato la qualità della vita. Molto però si è perso, esperienza e sapienza di qualche generazione che conosceva e amava la propria terra, nonostante il duro lavoro.
Ma pensiamo alla ricetta...
Premetto che ho preparato una faraona alla cacciatora per pranzo e ne ho tenuto da parte due o tre grossi pezzi per fare successivamente il ragù.
Tagliatelle al ragù di faraona
per 2 persone
Per la faraona alla cacciatora:
1 faraona tagliata in pezzi
1 costa di sedano
1 carota
1 cipolla
1 foglia di alloro
2 o 3 pomodorini
2 o 3 rametti di timo
2 spicchi d'aglio
un bicchiere di vino rosso non troppo corposo
una grossa noce di burro
q.b. di brodo di carne
q.b. di olio e.v. d'oliva
sale, pepe nero
Per il ragù di faraona:
3 o 4 pezzi di faraona alla cacciatora
1 costa di sedano
1 carota
1 piccola cipolla
2 pezzetti di cannella in stecche
2 chiodi di garofano
1 pizzico di noce moscata
1 foglia di alloro
2 foglie di salvia
1 spicchio d'aglio
2 o 3 bacche di ginepro pestate
mezzo bicchiere di vino rosso non troppo corposo
un goccio d'olio e una piccola noce di burro
Tagliatelle all'uovo
parmigiano
Pulite i pezzi di faraona, eliminate eventuale grasso in eccesso, fiammeggiateli per eliminare residui di piume.
Tritate insieme sedano, carota e cipolla mondati e lavati.
In un largo tegame scaldate olio e burro, unite i pezzi di faraona e lasciateli dorare da tutti i lati. salate e pepate. Unite il trito di verdure e continuate la cottura per qualche minuto per far insaporire il tutto, poi sfumate con il vino rosso, lasciate evaporare l'alcool quindi unite le erbe aromatiche e l'aglio, unite tanto brodo caldo fino a coprire i pezzi e abbassate il fuoco, salate e pepate. Mettete un coperchio e abbassate il fuoco. Continuate fino a cottura, rabboccando col brodo se il fondo si asciugasse troppo.
Prelevate qualche parte di faraona e mettetela da parte in frigo per il ragù, il resto servitelo.
Il giorno dopo, riprendete i pezzi di faraona dal frigo e spolpateli accuratamente, eliminando la pelle, fate attenzione che non restino ossicini o frammenti di ossa. Tritate la polpa ottenuta grossolanamente e tenetela da parte.
Tritate nuovamente sedano, carota e cipolla.
Fate rosolare il trito di verdure in un tegame in cui avrete fatto sciogliere il burro nell'olio. Lasciate ammorbidire poi aggiungete la carne di faraona tritata.
Unite le spezie, l'alloro, la salvia e l'aglio. Lasciate insaporire per qualche minuto a fuoco vivo, mescolando, poi sfumate con il vino rosso. Unite un goccio d'acqua o brodo, se ne è rimasto, e continuate la cottura per una decina di minuti o poco più, ma lasciate il sugo un po' lento perchè la pasta all'uovo assorbirà molto il condimento. Regolate di sale e di pepe. A fine cottura, se preferite, potete eliminare le bacche di ginepro, i pezzetti di cannella e i chiodi di garofano,
Cuocete le tagliatelle. Quando sono quasi pronte, scolatele direttamente nel tegame del sugo.
Rimettete tutto sul fuoco e mantecate la pasta fino a finire la cottura.
Sevitele ben calde con una generosa spolverata di parmigiano grattugiato.
Liguria pollo alle olive
Lombardia https://www.pensieriepasticci.it/2026/03/fricando-di-pollo-con-i-funghi-alla-comasca.html
Trentino -Alto Adige Galletto al forno con patate croccanti
Veneto Pollo in tecia
Emilia-Romagna Faraona disossata farcita con castagne, salsiccia e mele
Toscana Pollo alla cacciatora in due versioni, in bianco e al pomodoro
Marche Pollo in potacchio https://www.forchettaepennello.com/2026/03/pollo-in-potacchio.html
Umbria Pollo al finocchietto selvatico
Lazio Pollo coi peperoni
Abruzzo Pollo classico all’abruzzese
Molise Pollo con carciofi uova e limone
Campania Pollo con le papaccelle napoletane
Puglia La zuppetta di San Severo
Basilicata Pollo alla potentina
Sicilia Involtini di pollo alla Messinese
Sardegna : Pollo a succhittu https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2026/03/pollo-succhittu.html
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