Budino di panettone con crema inglese all'arancia per Villegiardini
Le feste di Natale sono un periodo di grandi preparativi, aperitivi con gli amici, pranzi, cene e spese non indifferenti per acquistare tutto ciò che serve ad imbandire la tavola ma purtroppo, alla fine, ci ritroviamo con quantità di avanzi, soprattutto di panettoni e pandori, da smaltire. Perciò riciclare ci aiuta quantomeno a ridurre gli sprechi in cucina e di questi tempi è una attenzione più che doverosa e importante.
Siete amanti del Pandoro o preferite il Panettone? Una cosa però è certa, dopo
averne mangiato fino ad esagerare, ora chi ha voglia di finire tutte quelle
fette avanzate?
E poi, dato che per la dieta c’è sempre
tempo domani, date spazio alla fantasia e seguite questo suggerimento su come
utilizzare il panettone, o il pandoro
avanzati, per realizzare un delizioso dolce al cucchiaio.
Se poi lo accompagnerete con una golosa salsa all’arancia, diventerà un dessert
che vi farà fare una gran bella figura.
E, cosa non trascurabile, otterrete il
massimo risultato con il minimo sforzo perché è un dolce davvero facile e veloce da preparare.
Budino di panettone con crema inglese all'arancia
(per 10/12 piccoli budini)
600 gr panettone
150gr zucchero
4 uova
2 dl latte
3 dl panna
la scorza di mezza arancia non trattata
1 dl
Cointreau o di Grand Marnier
1 cucchiaino di essenza di vaniglia
70 gr mandorle a lamelle, tostate
70 gr cioccolato fondente tritato
poco burro fuso per gli stampini
un pizzico di sale.
per la crema inglese all'arancia:
6 tuorli
300 gr latte
200 gr panna liquida fresca
130 gr zucchero
1 cucchiaino essenza di vaniglia
la scorza grattugiata di una arancia
il succo di mezza arancia, filtrato
2 cucchiai di Cointreau o di Grand Marnier
per guarnire:
poco zucchero a velo
frutta fresca di stagione
Con un pennello da cucina, imburrate
generosamente 10 o 12 stampini di alluminio.
Tostate leggermente le mandorle in un padellino, lasciatele raffreddare poi
tritatele grossolanamente. Tritate grossolanamente a coltello anche il
cioccolato fondente.
Affettate il panettone e riducete a dadini ogni fetta.
Scaldate il forno a 170° statico.
In una capiente ciotola sbattete con la frusta le
uova intere con lo zucchero, il pizzico
di sale, la vaniglia, aggiungete la panna e il latte, mescolate tutto molto
bene. Unite i dadini di panettone,
mescolate in modo che siano ben coperti con il composto poi aggiungete
all’impasto le mandorle e il cioccolato, la scorza
dell’arancia. Dovrete ottenere un composto molto morbido. Con un cucchiaio o un
mestolino, riempite gli stampini con l’impasto, lasciandolo a filo dello stampo
e se vi sembra che il panettone galleggi un po’ nel liquido non preoccupatevi,
è giusto così, cuocendo si rassoderà.
Mettete tutti gli stampini in una teglia che possa contenerli di misura ben
allineati, versate dell’acqua calda nello stampo in modo che arrivi a metà
degli stampini e mettete in forno. Cuocete così, a bagnomaria, per circa 35 minuti,
poi alzate la temperatura a 180° e passate alla funzione ventilata per altri 10
minuti. Si gonfieranno un po’ e potrete controllare la cottura al tatto, se
resistono, sono pronti. Toglieteli dal forno e lasciateli raffreddare nella
teglia col bagnomaria.
Una volta raffreddati completamente, avvolgete ognuno nella pellicola e
conservateli in frigorifero.
Preparate la crema inglese.
In un pentolino mettete il latte e la panna, aggiungete la scorza grattugiata
dell’arancia e scaldate leggermente su
fuoco dolce. Spegnete e lasciate
riposare per almeno un’ora. Poi, al momento di cuocere la crema, rimettete
tutto su fuoco basso aggiungendo il succo filtrato della mezza arancia.
Mettete i tuorli in un pentolino, aggiungete lo zucchero e montateli finché
diventano chiari e spumosi.
Versate il latte caldo a filo, sempre sbattendo con la frusta a mano.
Rimettete il pentolino su fuoco dolce e cuocete la crema mescolando
continuamente finché si addensa e vela il cucchiaio. Togliete dal fuoco e profumate con il Cointreu
o il Grand Marnier, a seconda del liquore che avete usato per il budino.
Passate la crema al colino per eliminare le scorze d’arancia, mettete la crema
inglese in un contenitore ermetico, copritela con la pellicola appoggiata direttamente
a contatto, chiudete con il coperchio e
conservatela in frigorifero fino al momento di servire.
Questo dolce potete servirlo sia a
temperatura ambiente (in questo caso togliete entrambi dal frigo almeno una
mezz’ora prima) o anche appena tiepido. Se optate per questa soluzione, intiepidite
sia il budino che la crema inglese in Microonde pochissimi minuti.
Portate in tavola i budini appoggiati su uno strato di crema inglese
all’arancia, spolverati di zucchero a velo e accompagnati da frutta di
stagione. Io ho optato per ribes e spicchi d’arancia pelati a vivo, ma anche il
tocco verde del kiwi sarebbe perfetto.
Sono ancora in tempo per fare gli
auguri? Buon anno a tutti!
Zuppa di sedano rapa con crostini all'aglio
Gennaio, ormai sinonimo di Veganuary, termine inglese composto dalle parole Vegan e January, e la settimana Cook_my_Books è appunto dedicata al libro "The Official veganuary cook book"
Credo che rappresenti una vera occasione per provare una cucina diversa. Una opportunità per capire come ci si sente mangiando, per un mese intero o anche più, quasi solo vegetali.
Io sono onnivora, più verdure non mancano mai sulla mia tavola di ogni giorno, ma sono anche curiosa e mi piace sperimentare, cambiare, provare e questo libro offre una scelta infinita di suggerimenti, ricette che utilizzano un'ampia varietà di ingredienti, o usi alternativi di alimenti che già conosciamo. Un libro che ho apprezzato molto e che terrò a portata di mano.
Zuppa di sedano rapa con crostini all'aglio
per 4 persone
1 cipolla, sbucciata e tritata finemente
2 cucchiai di olio d'oliva
2 spicchi d'aglio sbucciati e tritati o grattugiati
750 g di sedano rapa, sbucciato e tagliato grossolanamente
1 patata, sbucciata e tagliata grossolanamente
1 rametto di rosmarino fresco, intero
1 foglia di alloro
1 litro di brodo vegetale
per i crostini:
2 cucchiai di burro vegano
2 cucchiai di olio d'oliva
2 spicchi d'aglio sbucciati e tritati o grattugiati
1 cucchiaio di prezzemolo fresco tritato finemente
sale e pepe, a piacere
200 g di pane (qualsiasi tipo) tagliato a cubetti di
2 cm
per completare:
prezzemolo fresco, tritato
25 g di nocciole tostate, tritate
fiocchi di peperoncino essiccato
Per prima cosa preparate i crostini.
Scaldare il forno a 180° ventilato
Sciogliete il burro vegano in una padella e aggiungete l’olio, l’aglio e il prezzemolo. Mescolate e condite bene. Aggiungete i cubetti di pane e mescolateli nella padella, assicurandovi che siano tutti ben conditi.
Distribuiteli in un unico strato su una teglia e lasciateli in forno fino a quando saranno dorati e croccanti. Sfornate e
mettete da parte a raffreddare.
Nel frattempo preparate la zuppa. In una padella ampia, fate
soffriggere la cipolla nell'olio d'oliva fino ad ammorbidirla. Aggiungere
l'aglio e cuocete per un altro minuto o due, mescolando sempre per evitare che l'aglio
bruci.
Aggiungete il sedano rapa, la patata, il rosmarino, l'alloro
e il brodo, portate a ebollizione, coprite e lasciate cuocere a fuoco dolce per 25-30 minuti, finché le verdure saranno morbide.
Togliete la zuppa dal fuoco, eliminare la foglia di alloro, il rametto di rosmarino e i suoi aghi che eventualmente si saranno dispersi nel liquido, frullate la zuppa fino ad ottenere una
consistenza omogenea.
Servitela ben calda con prezzemolo tritato, nocciole e scaglie di
peperoncino, e con i crostini di pane sparsi sopra.
Una zuppa ricca, dal dolce sapore un po' terroso del sedano rapa, ma anche di tutti gli extra che potete aggiungere ad una ciotola di zuppa! Una minestra cremosa che trovo perfetta in ogni momento, non solo per il veganuary.
Ve la consiglio caldamente.
Natale 2024
Riposta anche l'ultima posata, rimesso a posto ogni cosa, lavato e stirato tovaglie e strofinacci, la casa che profuma di pulito e che mi sembra quella di sempre, come se lo sconvolgimento natalizio non fosse mai accaduto. Duca dorme sul calorifero, fuori è grigio e aspetto la pioggia, forse anche la neve dato che lo hanno previsto, nel frattempo, aspettando l'Epifania che chiuda tutto il bailamme delle feste, mi siedo un attimo a cercare di riordinare le idee e a ricapitolare tutte le cose che ho preparato questo Natale.
Ne metto alcune, quelle classiche, che in questa famiglia sono inderogabili, le conoscete a memoria e le trovate in ogni post del blog relativo al Natale.
Cominciamo con alcune preparazioni della Vigilia
Sgombro marinato a secco con peperoni in agrodolce e salsa alle nocciole
per 6/8 persone
4 sgombri freschi
150 g di sale fino
120 g di zucchero
3 cucchiai colmi di caffè in polvere
la scorza di una arancia
la scorza di mezzo limone
1 rametto di rosmarino
poco aneto per guarnire
per i peperoni:
1 grosso peperone rosso
1 grosso peperone giallo
1 spicchio d'aglio
2 cucchiai di aceto di mele
q.b. di olio e.v. d'oliva
sale, pepe
per la salsa alle nocciole:
100 g di nocciole tostate, tritate
un bicchiere scarso di vino bianco di buona qualità
una grossa noce di burro
1 spicchio d'aglio
1 rametto di rosmarino
Pulite gli sgombri, , eliminate la testa, eviscerateli e con le forbici togliete eventuali pinne, oppure fateveli pulire in pescheria. Tagliateli a metà ricavando due filetti.
Con le pinzette apposite cercate di togliere tutte le spine che sentirete passando le dita nella polpa.
Lavateli accuratamente e asciugateli.
In una ciotola mescolate sale, zucchero, caffè, scorza d'arancia, di limone, e gli aghi del rosmarino.
In una teglia che possa contenere i filetti in uno strato, mettete un po' del composto della marinatura.
Adagiate lo sgombro dalla parte della pelle. Ricoprite tutto con il resto della preparazione al caffè. Abbiate cura che non ne resti nessuna parte scoperta.
Sigillate la teglia e mettete in frigo per almeno 8 ore.
Nel frattempo mondate i peperoni da semi e filamenti, lavateli e asciugateli poi tagliateli a piccoli pezzi.
Scaldate un goccio d'olio e.v. d'oliva in una padella, unite lo spicchio d'aglio e i peperoni a pezzetti.
Lasciateli insaporire poi salate e pepate e sfumateli con l'aceto. Abbassate il fuoco al minimo e coprite il tegame. Lasciateli cuocere piano piano controllando ogni tanto perché non si devono attaccare, eventualmente aggiungete un goccio di acqua calda. Dovranno essere cotti ma non sfatti.
In una piccola padella fate spumeggiare una generosa noce di burro, unite lo spicchio d'aglio e il rametto di rosmarino, sfumate con il vino bianco e unite le nocciole. Lasciate ridurre qualche minuto a fuoco dolce poi eliminate il rosmarino e passate tutto al frullatore. Frullate lungamente fino ad avere una crema abbastanza liscia. Potete passarla al colino se vi sembra che sia ancora troppo grossolana.
Poco prima di servire, riprendete i filetti di sgombro. Lavateli accuratamente sotto l'acqua corrente,. asciugateli e controllate nuovamente che non vi siano spine.
Tagliateli in diagonale.
Nei piatti che servirete, col cucchiaio fate dei piccoli mucchietti di peperoni, appoggiate su ognuno un pezzetto di sgombro, completate con la crema alle nocciole e qualche ciuffetto di aneto.
Se preferite, li potete passare velocissimamente per un minuti in un goccio d'olio caldo, friggendoli dalla parte della pelle..
Prelevateli e posateli su della carta da cucina in modo che rilascino l'eventuale olio in eccesso.
Frittelle di baccalà e zucchine
800 g di baccalà ammollato
1 grossa zucchina
1 spicchio d'aglio
1 uovo
2 o 3 cucchiai di parmigiano grattugiato
la scorza di mezzo limone
1 ciuffo di prezzemolo
sale, pepe
q.b. di olio di arachidi per friggere
Scottate il baccalà ammollato in acqua bollente per qualche minuto, scolatelo e lasciatelo raffreddare. Spezzettatelo con le mani per sentire ed eliminare eventuali spine. Raccoglietelo in una ciotola. Sminuzzatelo molto bene di nuovo, sempre usando le mani.
Tritate il prezzemolo con lo spicchio d'aglio.
Mondate e lavate la zucchina, grattugiatela con la grattugia a fori grossi.
Nella ciotola con il baccalà unite il parmigiano, l'uovo intero, la scorza del limone, la zucchina grattugiata, il trito di prezzemolo e aglio, il sale, il pepe e mescolate il tutto lungamente fino ad avere un impasto morbido ma asciutto, eventualmente aggiungete un cucchiaio di pane grattugiato.
Scaldate l'olio e formate delle piccole polpettine schiacciate, friggetele finché sono ben dorate e servitele caldissime.
Il salmone marinato nella barbabietola. La ricetta la trovate IN QUESTO POST
Gamberoni flambée al Pastis
la ricetta la trovate IN QUESTO POST
Insalata di polpi arrostiti
800 g di piccoli polpi (anche congelati)
il cuore di un sedano bianco
3 o 4 pomodori secchi
150 g di pomodorini gialli, o rossi
un cucchiaio raso di capperi dissalati
un ciuffo di finocchietto selvatico o, in alternativa, prezzemolo
1 spicchio d'aglio
1 limone
1 foglia di alloro
qualche fior di cappero per guarnire (cucunci)
sale, pepe nero macinato al momento
olio e. v d'oliva buono
Lavate bene i polpi. Cuoceteli in acqua bollente salata a cui avrete aggiunto una foglia di alloro e, dopo aver spremuto il limone, le due metà.
Fateli cuocere ma lasciateli un po' indietro.
Scolateli e passateli in una padella antiaderente leggermente unta, lasciateli arrostire bene.
Toglieteli, lasciateli raffreddare poi tagliateli a pezzi.
Raccogliete tutto in una ciotola, unite i pomodori secchi tagliati a piccoli pezzi, i pomodorini gialli anch'essi a pezzetti, il cuore di sedano bianco lavato e affettato, i capperi dissalati, il finocchietto lavato e tritato leggermente insieme all'aglio.
Condite con sale e pepe, olio buono e succo di limone.
Preparatelo almeno il giorno prima in modo che prenda più sapore. Togliete dal frigo almeno mezz'ora prima di andare in tavola. Al momento di servire assaggiate ed eventualmente aggiungete condimento e succo di limone se serve.
Guarnite con i cucunci.
la solita mousse di tonno
300/350 g di tonno sott'olio, sgocciolato
180/200 g di burro
3 filetti di acciuga sott'olio
1 grosso limone, solo il succo
qualche cappero sott'aceto.
Scolate bene il tonno dall'olio.
Lasciate ammorbidire il burro.
Nel mixer mettete il tonno sgocciolato, il burro morbidi, i filetti di acciuga, i capperi, il succo del limone. Tritate a lungo fino ad avere una crema molto molto liscia.
Foderate uno stampo a piacere con della pellicola, versate il composto di tonno e sbattete leggermente lo stampo in modo che si assesti e non restino bolle d'aria all'interno.
Sigillate con altra pellicola e tenete in frigorifero.
Servitelo decorato con fette di limone e altri capperi.
Aringhe marinate
2 aringhe dorate, affumicate, intere
(oppure 4 filetti, sempre di aringhe affumicate)
1 grossa cipolla rossa
1 carota
1 cucchiaio di semi di coriandolo
1 cucchiaio di pepe in grani
1 ciuffo di aneto
20 ml di aceto di mele + altri 30 ml per le verdure
150 ml di acqua
q.b. di latte
q.b. di olio e.v. di buona qualità
Tagliate le aringhe ricavando 4 filetti, eliminate le interiora, con una pinzetta eliminate anche eventuali spine. Basterà passare le mani sulla polpa per trovarle e toglierle.
Lavatele, tagliatele a pezzi in diagonale.
Mettetele in una ciotola e copritele di latte fresco. Mettete in frigo e dopo 8 ore, eliminate il latte e sostituitelo con altro latte fresco. Copritele di nuovo e lasciatele in frigorifero per una notte.
Il giorno dopo riprendetele, eliminate il latte e asciugate grossolanamente i pezzi.
Mettetele in una ciotola e bagnatele con l'aceto di mele. Coprite e rimettete in frigo per altre 4 ore.
Nel frattempo mondate la carota e tagliatela a rondelle, mondate anche la cipolla rossa e affettatela.
Scaldate l'acqua in un pentolino, aggiungete l'aceto e le carote, portate a bollore e scottatele per qualche minuto, dovranno essere ancora croccanti. Prelevatele con un mestolo forato e tenetele da parte. Nella stessa acqua e aceto mettete le cipolle affettate e fate cuocere anch'esse qualche minuto lasciandole croccanti. Prelevate anche le cipolle e tenete da parte.
In una piccola padella antiaderente, fate tostare i grani di pepe e i semi di coriandolo.
Ora prendete i pezzi di aringa e trasferiteli in un contenitore a tappo ermetico o in una albanella. Aggiungete le verdure scottate, i grani di pepe e i semi di coriandolo tostati, abbondante aneto lavato. Coprite a filo il tutto con l'olio.
Chiudete il contenitore e conservatele in frigo per almeno due giorni. Toglietele dal frigo un po' prima di servire.
segue la seconda parte. Stay tuned.
Torta alle doppie mele - Double apple cake
Questa è ancora una ricetta del libro Snacking Cakes di Yossy Arefi che stiamo sfogliando con Cook_my_Books e che continueremo a scoprire anche tutta la settimana prossima.
Di torte di mele ne esistono versioni infinite, ma è un dolce che ha sempre un forte richiamo su di me.
Uno dei pochi dolci che faceva la Luisa, mia madre.
Cotto nel forno a gas della nostra piccola cucina, quando lo sfornava riempiva la casa di un profumo che è rimasto nella mia memoria e che ricerco in ogni dolce alle mele che provo a fare. Dal primo piano, dove abitavamo, il profumo saliva su, su fino al terzo, l'ultimo. Tanto che la signora Vanzini scendeva a suonare il campanello per chiedere a mia madre la ricetta di quella torta così profumata.
Rivedo quel suo sorriso un po' nascosto, quasi impercettibile, e il lampo di soddisfazione che le illuminava gli occhi mentre gliela snocciolava a voce, ancora lì, sulla soglia.
Trovare una ricetta con le mele in questo libro è stata l'occasione per provarne una nuova, un po' diversa da quella di mamma ma, all'assaggio, altrettanto buona, profumata, morbida e fondente.
Torta alle doppie mele
(Double apple cake)
133 g di zucchero di canna chiaro
1 uovo grande
250 g di salsa di mele non zuccherata
120 ml di olio neutro, (io di riso)
2 cucchiaini di cannella in polvere
¼ di cucchiaino di noce moscata appena grattugiata
⅛ cucchiaino di pimento macinato
½ cucchiaino di sale
160 g di farina multiuso
1 cucchiaino di lievito in polvere
½ cucchiaino di bicarbonato di sodio
poco succo di limone
circa 300 g di mele (pesate pulite, io Golden)
1 cucchiaio di zucchero semolato o turbinado
zucchero a velo, per spolverare
Per la salsa di mele:
3 mele medie (io Golden)
2 o 3 cucchiai di acqua
poco succo di limone
Preparate la salsa di mele.
Sbucciate, detorsolate e tagliate a pezzetti piccoli le mele . Mettetele in un pentolino con due o tre cucchiai di acqua e un goccio di succo di limone, niente zucchero, su fuoco dolce. Coprite e ogni tanto mescolate in modo che non si attacchino, eventualmente aggiungete poca acqua calda per volta. Cuocetele fino a quando saranno morbidissime e poi passatele al frullatore fino ad avere una salsa abbastanza densa. Lasciatele intiepidire. Magari ve ne avanzerà un po' rispetto alla dose della ricetta. Poco male, la potete mangiare a cucchiaiate come ho fatto io.
Scaldate il forno a 180°.
Imburrate e infarinate, oppure foderate uno stampo quadrato da 22/23 cm per lato con la carta forno.
Sbucciate le mele per la copertura, tagliatele in quarti e ogni quarto in sottili fettine a mezzaluna. Raccoglietele in un piatto e irroratele con un goccio di succo di limone in modo che non anneriscano.
In una capiente ciotola, con le fruste elettriche, sbattete lo zucchero di canna con l'uovo fino a quando il composto diventa chiaro e spumoso. Unite la salsa di mele, l'olio, le spezie, il sale.
Mescolate ancora con le fruste elettriche fino a quando è tutto ben incorporato unite la farina, il lievito, il bicarbonato e continuate a montare fino ad avere un impasto liscio e amalgamato.
Versatelo nella teglia preparata, sbattetela leggermente per assestarlo e livellatelo con una spatola di gomma.
Disponete sulla superficie le fettine di mele in tre file parallele; Cospargetele con lo zucchero turbinato o semolato.
Cuocete la torta finché sarà gonfia e dorata. Fate la prova stecchino infilato nel centro, se uscirà pulito il dolce è pronto. Comunque ci vorranno dai 45 ai 55 minuti..
Togliete la torta dal forno e lasciatela riposare qualche minuto poi, aiutandovi con la carta forno, sformatela e appoggiatela su una gratella per farla raffreddare completamente.
Servitela tagliata a quadrotti, spolverata generosamente con lo zucchero a velo.
Anche per questa torta, Yossy spiega che si può usare, in alternativa allo stampo quadrato, una teglia rotonda apribile da 23 cm. e assicura che è buonissima anche con le pere. Basta sostituire la mela con la pera affettata sottilmente e fare la salsa di pere invece che di mele. Ed è cosa buona e giusta aggiungere mezzo cucchiaino di cardamomo macinato.
Buona, e il giorno dopo anche di più, la salsa di mele la rende umida e fondente, e le spezie le danno una spinta in più. E' uno di quei dolci in cui il riposo aiuta a esaltare meglio i sapori.
Fatela!
La panada friulana
Il mese di novembre de L'Italia nel piatto è dedicato alle zuppe.
Io contribuisco con un piatto che più povero non si può. Ma la cucina friulana è da sempre una cucina povera, anche se molto saporita e profumata.
La panada, o pancotto, è una ricetta comune a molte regioni, un modo per non sprecare il pane.
Ogni famiglia ha la sua ricetta, e ogni famiglia pensa di detenere quella perfetta.
La mia non fa eccezione. Quindi ve la propongo come l' ho sempre vista fare sia da mia nonna che da mia mamma, e come l'ho sempre mangiata fin da bambina. L'unica differenza è che non uso i semi di finocchio, ma il finocchietto selvatico che trovo d'estate nei campi delle Grave, e che lascio seccare per conservarlo. Il suo profumo, nel cibo, è molto più persistente.
Panada
per 2 persone
300 g di pane raffermo, o anche secco
1 piccola cipolla bionda tritata
1 spicchio d'aglio
1 litro e mezzo di brodo di carne caldo (può essere di carne, di gallina, di verdure)
1 cucchiaino colmo di finocchietto selvatico secco, più un pizzico finale
una noce di burro
poco olio e.v. d'oliva
sale, pepe macinato al momento
poco parmigiano grattugiato
Tagliate a pezzettoni il pane raffermo o anche secco.
In una casseruola fondete il burro insieme a un goccio d'olio, fate appassire dolcemente la cipolla tritata insieme allo spicchio d'aglio, non devono colorire.
Unite i pezzi di pane e mescolate velocemente facendo attenzione che non si bruci. Deve solo prendere sapore dal condimento.
Unite il brodo bollente, il sale e il pepe, mescolate e coprite col coperchio, abbassate il fuoco e fate cuocere dolcemente fino a che il pane si sarà completamente disfatto e rabboccando il brodo se tende ad asciugare troppo. A metà cottura unite il finocchietto e continuate a cuocere mescolando spesso perchè inizierà ad attaccarsi alla pentola. Alla fine dovrà risultare una crema densa e abbastanza liscia, i pezzi di pane non devono essere riconoscibili del tutto.
Servite ben caldo, con un pizzico di finocchietto, una macinata di pepe, una spolverata di parmigiano e un giro sottile di olio buono.
Arista in cocotte con scalogni e mele
Si fa presto a dire mela, ma lo sapete quante varietà di mele esistono al mondo? Oltre settemila e di queste, mille solo in Italia. Abbiamo un numero elevatissimo di specie distribuite tra le regioni del Nord, del Centro e del Sud, isole comprese, anche se quelle coltivate oggi non sono più del 10% di una lunga lista.
E anche se noi siamo stati abituati dalla grande distribuzione a scegliere quasi sempre fra quei sei o sette tipi, ogni regione ne conta a dozzine. Certo, quelle del fruttivendolo o del supermercato sono belle, grosse dai colori vividi, ma non sempre bello è sinonimo di buono, purtroppo. Le regole del profitto fanno sì che chi gestisce e decide il mercato quasi sempre preferisca il prodotto accattivante alla vista, facilmente stoccabile e adatto a lunghi spostamenti, magari completamente insapore, a quello più ricco di vitamine e di gusto.
Dovremmo tutti cercare di cambiare i modelli di consumo, dando la priorità alla qualità e alla tutela della salute, rispettando anche la stagionalità, e anche i coltivatori dovrebbero modificare i loro modelli di produzione per fornire prodotti sani e ricchi di sapore, senza alterare l'ambiente della campagna, ma temo che non riuscirò mai a vedere un tale cambiamento.
Ora, un grande patrimonio resta limitato in ambito regionale, dimenticato.
Qualche anno fa, in una fiera autunnale di un piccolissimo paese dell'alessandrino, Frascaro, ho visto in bella mostra una quantità incredibile di mele, tutte del Piemonte e tutte sconosciute.
Per darvi una idea , solo per questa specifica regione, cito da un libercolo di Slow Food:
"La Grigia di Torriana è tondeggiante, leggermente schiacciata, gialla, ruvida e rugginosa; la Buras è parente delle grigie, ma più simile alle renette; la Runsè è inconfondibile per il colore rosso vinoso e la buccia lucente; la Gamba Fina ha forma appiattita, colore rosso scuro e polpa bianca; la Magnana è piccola e rossa; la Dominici è grande, un po’ allungata, con la buccia gialla e leggermente ruvida e la polpa color crema; la Carla è piccola, irregolare, giallo-paglierino screziata di rosa; la Calvilla è la più aristocratica: bella, aromatica, profumata, ma molto delicata (delle 50 tipologie di Calville esistenti a fine Ottocento, ne sono sopravvissute sei: le migliori sono la Bianca e la Rossa d’Inverno)"
E questo solo per alcune delle mele piemontesi, immaginatevi lo stesso, se non di più, per le altre regioni e avrete un panorama infinito di quanta ricchezza di varietà abbiamo e che non coltiviamo perchè poco remunerative, oltre a non conoscerle neppure.
La mela, un frutto particolarmente ricco di vitamine e sali minerali, dal potere antiossidante, fornisce una dose discreta di vitamina C e di potassio, è fonte di fibre, solubili e insolubili, fra esse la pectina, il potente gelatinizzante che ben conosciamo, usato anche per le marmellate, in grado pure di contribuire ad abbassare il colesterolo.
Insomma il detto una mela al giorno toglie il medico di torno, ha un fondo di verità.
Da sempre presente nella narrativa, nella mitologia, la mela è il simbolo di New York, viene posta sulla testa del figlio di Gugliemo Tell, Newton intuì la legge di gravitazione universale a causa di una mela che gli cadde sulla testa, era d'oro la mela che Paride diede in premio ad Afrodite, e si potrebbe continuare a lungo con gli esempi di quanto questo frutto sia presente da sempre...a partire da Adamo ed Eva...
Tutto questo per dirvi che oggi è la giornata nazionale dedicata a questo benefico frutto dal Calendario del Cibo Italiano progetto portato avanti dalla AIFB e che Ilaria del blog Soffici sarà l' ambasciatrice della giornata. Sono sicura che grazie al suo articolo scopriremo tantissime cose sulle mele, sulle loro proprietà e sul loro utilizzo.
Il mio contributo a questa giornata è un arrosto.
La mela è un frutto molto versatile e, nella peculiarità delle diverse specie, trovo che ben si adatti alla cucina salata e le utilizzo spesso. Come in questa ricetta:
Arista in cocotte con scalogni e mele
1 kg circa arista di maiale
200 g pancetta liscia, tesa
3 grosse mele Golden
1 bicchiere di vino bianco
6 grossi scalogni
2 spicchi d'aglio
1 rametto di rosmarino
2 foglie di alloro
1 cucchiaino di finocchietto selvatico in polvere (facoltativo)
olio e.v. d'oliva
una noce di burro
sale, pepe nero di mulinello
Cercate un bel pezzo intero di arista di maiale, lavatelo asciugatelo bene, poi praticate dei tagli trasversali, intervallati fra loro, su tutta la superficie , ma senza arrivare del tutto al fondo. Create delle specie di tasche.
Lavate e asciugate il rosmarino, tritatelo finemente con l'aglio.
In ognuno dei tagli effettuati inserite una fetta di pancetta e un poco del trito di rosmarino e aglio e un pizzico di finocchietto selvatico.
ricomponete il pezzo di arista compimendolo il più possibile in modo che le tasche si chiudano bene, quindi bardatelo con la pancetta rimasta e legatelo strettamente in modo da chiudere ulteriormente i tagli.
Una volta che è ben rosolata, regolate di sale e di pepe, quindi sfumate con il vino bianco, lasciate evaporare, aggiungete poca acqua calda, abbassate il fuoco e fate cuocere, coperta, per circa un'ora e mezza rigirandola un paio di volte e controllando spesso che il fondo non si asciughi troppo, nel qual caso, aggiungete un poco di acqua calda per volta.
Mentre cuoce la carne, pulite gli scalogni, lasciateli interi. Lavate e asciugate le mele con la buccia, dividetele a metà, da ogni metà ricavate tre spicchi, eliminate i semi.
Trascorso il tempo, controllate la pentola, aggiungete ancora dell'acqua calda, e unite sia gli scalogni che le mele a spicchi. Portate a cottura a fuoco basso, ci vorranno ancora mezz'ora, quaranta mimuti più o meno. Mele e scalogni dovranno rimanere per la maggior parte interi, anche se qualcuno si disferà un poco. Provatene la cottura con un forchettone, o ancor meglio, se avete un termometro da arrosti, infilatelo nella carne e controllate che la cottura al cuore sia intorno ai 72°.
Spegnete, lasciate riposare l'arista per qualche minuto, quindi affettatela e servitela accompagnata dalle mele e dagli scalogni cotti.
Confesso che non cucino spesso l'arista, è un taglio di carne di maiale che trovo abbastanza asciutta e stopposa, e siccome non posso usare il metodo della cottura a bassa temperatura, cerco di ovviare in questo modo. Infatti, la pancetta inserita all'interno e la bardatura la ammorbidiscono piacevolmente.
Ho scelto di usare le mele Golden che non hanno la nota acidula, ma potete usare la qualità che preferite, ovviamente.



















