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Calendario del Cibo italiano
Iniziative
Siena e i dolci senesi, cronaca di un blogtour parte seconda
come avevo scritto nel post pubblicato ieri il nostro blogtour prosegue alla scoperta dei dolci senesi.
La prima tappa è al Forno Ravacciano, che vanta una presenza di oltre cinquant'anni a Siena, conosciutissimo e molto apprezzato in città.
Giolisca e Fabio sono i fornai che con grande passione e professionalità producono ogni giorno il pane, ma anche i dolci tradizionali senesi come ricciarelli, cavallucci, panforte e panpepato.
Ci hanno aperto le porte del loro laboratorio facendoci assistere alla preparazione dei dolci.
Fabio ha iniziato subito coi cavallucci, e per me è stato come andare in paradiso perchè sono dolci che amo alla follia. Vederli fare, e poi assaggiare in diretta è stato bellissimo!
Arriviamo mentre Fabio completa la lavorazione del panforte Margherita:
E qui Fabio dosa gli ingredienti dei cavallucci:
i cavallucci pronti, fragranti e profumati. Una tortura dover aspettare che si freddassero
ora si passa ai ricciarelli:
ed eccoli qui, dorati e morbidi
mentre i dolci entravano ed uscivano dal forno, col loro profumo che si spandeva dappertutto, Giolisca insieme a Sabrina del blog Architettando in cucina e padrona di casa per questo blogtour, ci spiegavano alcuni passaggi delle ricette.
Giolisca e Fabio con grande generosità ci hanno anche ospitato per il pranzo, e qui ho scoperto quanti abbinamenti sono possibili con questi meravigliosi dolci. Mi ha sorpreso moltissimo la bontà del pecorino senese assaggiato insieme al panpepato o al panforte.
Il panpepato:
il panforte:
è stata una mattinata intensa e decisamente bella, siamo usciti dal Forno Ravacciano con il profumo dei ricciarelli appiccicato piacevolmente addosso, con negli occhi la bravura e la capacità di Fabio e Giolisca di rendere omaggio a questi dolci arrivati fno a noi da un tempo antico, e di continuare a tramandarne la tradizione e la bontà.
Il tempo ci ha graziato, ci ha fatto assaporare la città per ammirarne l'assoluta bellezza e così, nel pomeriggio siamo approdati alla Pasticceria Nocino altro luogo storico di Siena e dove ci ha accolto Riccardo.
La pasticceria è un posto davvero accogliente e la simpatia e la preparazione del nostro ospite ci ha messo a nostro completo agio.
Sui tavolini sono comparsi ricciarelli, ricciarelli di pasta di mandorle cruda ricoperta di cioccolato, pan co' santi, pignolata, panforte e panpepato.
il panforte e il panpepato:
il pan co' santi:
Riccardo ci ha spiegato la lavorazione di questi dolci, di come la pasticceria segue la tradizione delle ricette e ci ha dato alcune notizie sulla loro storia.
La pasticceria Nocino è un luogo di delizie, e fra queste ho scoperto anche
il bacio di Siena, inventato dalla creatività di Riccardo
briciole di torrone alla base, con crema e panna montata, ricoperti di cioccolato e congelati come i baci sottozero... Una vera delizia per il palato!
Le vetrine con i diversi formati di panforte e panpepato
e io non ho resistito, mi sono portata a casa un panforte di quelli alti, che terrò per le feste di Natale, quando tutta la famiglia sarà riunita.
è stata una giornata davvero piena di emozioni e belle sensazioni, e torno a casa un po' più ricca. Ho incontrato persone meravigliose che con tanta passione e abnegazione fanno un lavoro silenzioso ma importantissimo per continuare a tramandare tradizioni secolari.
A loro e a tutto lo staff che ha organizzato l'evento, che ci ha assistito in ogni momento durante questo blogtour, il mio grazie più sentito.
Come in tutte le cose arriva anche il momento di ripartire, e allora prima di andarmene ho fatto un ultimo giro nel giardino incantato dell'albergo Borgo Grondaie che ci ha ospitato in questi giorni.
Sono tornata da qualche giorno, ma ho ancora gli occhi pieni di quella meravigliosa città che è Siena, della sua storia, dei suoi palazzi, delle persone che la fanno grande.
E ora tocca a me ricambiare tutto quello che ho ricevuto in questo meraviglioso blog tour...
state pronti, appuntamento a dicembre.
La prima tappa è al Forno Ravacciano, che vanta una presenza di oltre cinquant'anni a Siena, conosciutissimo e molto apprezzato in città.
Giolisca e Fabio sono i fornai che con grande passione e professionalità producono ogni giorno il pane, ma anche i dolci tradizionali senesi come ricciarelli, cavallucci, panforte e panpepato.
Ci hanno aperto le porte del loro laboratorio facendoci assistere alla preparazione dei dolci.
Fabio ha iniziato subito coi cavallucci, e per me è stato come andare in paradiso perchè sono dolci che amo alla follia. Vederli fare, e poi assaggiare in diretta è stato bellissimo!
Arriviamo mentre Fabio completa la lavorazione del panforte Margherita:
E qui Fabio dosa gli ingredienti dei cavallucci:
i cavallucci pronti, fragranti e profumati. Una tortura dover aspettare che si freddassero
ora si passa ai ricciarelli:
ed eccoli qui, dorati e morbidi
mentre i dolci entravano ed uscivano dal forno, col loro profumo che si spandeva dappertutto, Giolisca insieme a Sabrina del blog Architettando in cucina e padrona di casa per questo blogtour, ci spiegavano alcuni passaggi delle ricette.
Giolisca e Fabio con grande generosità ci hanno anche ospitato per il pranzo, e qui ho scoperto quanti abbinamenti sono possibili con questi meravigliosi dolci. Mi ha sorpreso moltissimo la bontà del pecorino senese assaggiato insieme al panpepato o al panforte.
Il panpepato:
il panforte:
è stata una mattinata intensa e decisamente bella, siamo usciti dal Forno Ravacciano con il profumo dei ricciarelli appiccicato piacevolmente addosso, con negli occhi la bravura e la capacità di Fabio e Giolisca di rendere omaggio a questi dolci arrivati fno a noi da un tempo antico, e di continuare a tramandarne la tradizione e la bontà.
Il tempo ci ha graziato, ci ha fatto assaporare la città per ammirarne l'assoluta bellezza e così, nel pomeriggio siamo approdati alla Pasticceria Nocino altro luogo storico di Siena e dove ci ha accolto Riccardo.
La pasticceria è un posto davvero accogliente e la simpatia e la preparazione del nostro ospite ci ha messo a nostro completo agio.
Sui tavolini sono comparsi ricciarelli, ricciarelli di pasta di mandorle cruda ricoperta di cioccolato, pan co' santi, pignolata, panforte e panpepato.
il panforte e il panpepato:
il pan co' santi:
Riccardo ci ha spiegato la lavorazione di questi dolci, di come la pasticceria segue la tradizione delle ricette e ci ha dato alcune notizie sulla loro storia.
La pasticceria Nocino è un luogo di delizie, e fra queste ho scoperto anche
il bacio di Siena, inventato dalla creatività di Riccardo
briciole di torrone alla base, con crema e panna montata, ricoperti di cioccolato e congelati come i baci sottozero... Una vera delizia per il palato!
Le vetrine con i diversi formati di panforte e panpepato
e io non ho resistito, mi sono portata a casa un panforte di quelli alti, che terrò per le feste di Natale, quando tutta la famiglia sarà riunita.
è stata una giornata davvero piena di emozioni e belle sensazioni, e torno a casa un po' più ricca. Ho incontrato persone meravigliose che con tanta passione e abnegazione fanno un lavoro silenzioso ma importantissimo per continuare a tramandare tradizioni secolari.
A loro e a tutto lo staff che ha organizzato l'evento, che ci ha assistito in ogni momento durante questo blogtour, il mio grazie più sentito.
Come in tutte le cose arriva anche il momento di ripartire, e allora prima di andarmene ho fatto un ultimo giro nel giardino incantato dell'albergo Borgo Grondaie che ci ha ospitato in questi giorni.
Sono tornata da qualche giorno, ma ho ancora gli occhi pieni di quella meravigliosa città che è Siena, della sua storia, dei suoi palazzi, delle persone che la fanno grande.
E ora tocca a me ricambiare tutto quello che ho ricevuto in questo meraviglioso blog tour...
state pronti, appuntamento a dicembre.
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Calendario del Cibo italiano
Iniziative
Una iniziativa volta a valorizzare in particolare i dolci senesi ma anche l'artigianato in generale che, oltre al suo patrimonio storico unico al mondo, fa di questa meravigliosa città una meta molto ambita.
Grazie alla perfetta organizzazione di Cna Siena Food and Tourism, sponsor dell'evento, abbiamo potuto essere testimoni di come sia davvero sentita la tradizione dolciaria e di quanta professionalità, passione e risorse investano gli artigiani senesi nelle loro attività.
Tutto comincia con una passeggiata nella città, attraverso strade, vicoli, piazzette, salite e discese che ti fanno sentire dentro a un'altra dimensione.
Arriviamo davanti al piccolo negozio di Alice, Giulia e Giulia, che si sono inventate un modo nuovo di scoprire la città attraverso il Polaroad.
Propongono il Polatour, un’esperienza nuova per esplorare la città, semplice e intuitiva: viene consegnato un Polakit e una Polaguide, un libro-guida che racconta non solo le date e gli eventi storici ma tutte le curiosità e gli aneddoti del luogo che si sta visitando, il tutto combinato con una macchina fotografica Polaroid a noleggio che sarà poi restituita alla fine del tour. Alla fine del percorso prescelto, si potrnno incollare le proprie foto su un diario/guida della città.
complimenti ragazze, sono sicura che la vostra idea piacerà moltissimo!
Proseguendo il nostro blogtour fra le attività artigiane senesi ecco il laboratorio
Bianco e Nero che produce maioliche artistiche della tipica tradizione legata alla città. Il verde, il blu, il color salmone delle loro creazioni ti colpiscono subito, e rallegrano di colpo il grigiore della giornata. Sonia Staccioli e sua sorella Giada, sono figlie d'arte, i loro antenati fin dal 1450 forgiavano armature, stemmi nobiliari, e confezionavano bandiere e scudi, e nel corso dei secoli alcuni si rivolsero proprio alla pittura e alla scultura, fino ad arrivare al 1984 quando Walter Staccioli aprì la bottega attuale. Ora Sonia e Giada portano avanti la tradizione, supportate dalla grande esperienza del babbo. Entrare in negozio, ammirare i disegni creati da Sonia e osservare il lavoro di Gaia intenta a decorare alcune campanelle, è stato molto interessante e coinvolgente.
Un lavoro non facile, dove serve concentrazione, manualità, precisione il tutto unito a una grande fantasia. Complimenti sinceri e l'augurio di tante soddisfazioni.
Riprendiamo la passeggiata e a un certo punto sbuchiamo nella piazza del Duomo.

l'ora del tramonto da una parte e le nuvole plumbee dall'altra lo ammantano di
una luce incredibile e l'emozione diventa palpabile. Lo ammiriamo in religioso
silenzio in attesa che ci raggiunga Lucia, la guida messaci a disposizione dall'organizzazione.
Mai mi è capitato di incontrare una persona come lei, appassionata del suo lavoro, con la conoscenza di infiniti dettagli e particolari su ogni monumento e sul più piccolo episodio o evento di ogni famiglia e dinastia che si sono succedute, con una capacità di trasmettere il suo sapere che mi ha davvero catturato. Un grazie sentito anche a lei, che ci ha fatto rivivere la storia della città come fosse stata appena ieri.
Inizia a piovere e ci dirigiamo verso Piazza del Campo, la torre del Mangia svetta da lontano, nella pioggia
Con Lucia entriamo nel Palazzo di Città, grazie anche all'assessore al Turismo Alberto Tirelli, che ci ha accolto e accompagnato nella visita.
Ogni stanza è un capolavoro, e si può solo ammirare in silenzio, beandosi di quegli affreschi, di quei colori, di quella storia, immaginando quanta vita è passata di lì prima di noi, lasciandoci in eredità un patrimonio dal valore inestimabile.
La Maestà di Simone Martini
tutti con il naso in su a fotografare e ammirare
lo sguardo si posa su queste pareti e l'emozione è fortissima.
e in quel momento mi sono sentita davvero fortunata, oltre che grata.
Piove e tira un vento gelido, ci congediamo da Lucia e concludiamo la serata con un'ottima cena all' Enoteca ai Terzi.
Si torna in albergo perchè l'indomani sarebbe stata una giornata impegnativa.
Il seguito alla prossima puntata, stay tuned.
Siena e i dolci senesi, cronaca di un blogtour
Grazie alla perfetta organizzazione di Cna Siena Food and Tourism, sponsor dell'evento, abbiamo potuto essere testimoni di come sia davvero sentita la tradizione dolciaria e di quanta professionalità, passione e risorse investano gli artigiani senesi nelle loro attività.
Tutto comincia con una passeggiata nella città, attraverso strade, vicoli, piazzette, salite e discese che ti fanno sentire dentro a un'altra dimensione.
Arriviamo davanti al piccolo negozio di Alice, Giulia e Giulia, che si sono inventate un modo nuovo di scoprire la città attraverso il Polaroad.
Propongono il Polatour, un’esperienza nuova per esplorare la città, semplice e intuitiva: viene consegnato un Polakit e una Polaguide, un libro-guida che racconta non solo le date e gli eventi storici ma tutte le curiosità e gli aneddoti del luogo che si sta visitando, il tutto combinato con una macchina fotografica Polaroid a noleggio che sarà poi restituita alla fine del tour. Alla fine del percorso prescelto, si potrnno incollare le proprie foto su un diario/guida della città.
complimenti ragazze, sono sicura che la vostra idea piacerà moltissimo!
Proseguendo il nostro blogtour fra le attività artigiane senesi ecco il laboratorio
Bianco e Nero che produce maioliche artistiche della tipica tradizione legata alla città. Il verde, il blu, il color salmone delle loro creazioni ti colpiscono subito, e rallegrano di colpo il grigiore della giornata. Sonia Staccioli e sua sorella Giada, sono figlie d'arte, i loro antenati fin dal 1450 forgiavano armature, stemmi nobiliari, e confezionavano bandiere e scudi, e nel corso dei secoli alcuni si rivolsero proprio alla pittura e alla scultura, fino ad arrivare al 1984 quando Walter Staccioli aprì la bottega attuale. Ora Sonia e Giada portano avanti la tradizione, supportate dalla grande esperienza del babbo. Entrare in negozio, ammirare i disegni creati da Sonia e osservare il lavoro di Gaia intenta a decorare alcune campanelle, è stato molto interessante e coinvolgente.
Un lavoro non facile, dove serve concentrazione, manualità, precisione il tutto unito a una grande fantasia. Complimenti sinceri e l'augurio di tante soddisfazioni.
Riprendiamo la passeggiata e a un certo punto sbuchiamo nella piazza del Duomo.

una luce incredibile e l'emozione diventa palpabile. Lo ammiriamo in religioso
silenzio in attesa che ci raggiunga Lucia, la guida messaci a disposizione dall'organizzazione.
Mai mi è capitato di incontrare una persona come lei, appassionata del suo lavoro, con la conoscenza di infiniti dettagli e particolari su ogni monumento e sul più piccolo episodio o evento di ogni famiglia e dinastia che si sono succedute, con una capacità di trasmettere il suo sapere che mi ha davvero catturato. Un grazie sentito anche a lei, che ci ha fatto rivivere la storia della città come fosse stata appena ieri.
Inizia a piovere e ci dirigiamo verso Piazza del Campo, la torre del Mangia svetta da lontano, nella pioggia
Con Lucia entriamo nel Palazzo di Città, grazie anche all'assessore al Turismo Alberto Tirelli, che ci ha accolto e accompagnato nella visita.
Ogni stanza è un capolavoro, e si può solo ammirare in silenzio, beandosi di quegli affreschi, di quei colori, di quella storia, immaginando quanta vita è passata di lì prima di noi, lasciandoci in eredità un patrimonio dal valore inestimabile.
La Maestà di Simone Martini
tutti con il naso in su a fotografare e ammirare
lo sguardo si posa su queste pareti e l'emozione è fortissima.
e in quel momento mi sono sentita davvero fortunata, oltre che grata.
Piove e tira un vento gelido, ci congediamo da Lucia e concludiamo la serata con un'ottima cena all' Enoteca ai Terzi.
Si torna in albergo perchè l'indomani sarebbe stata una giornata impegnativa.
Il seguito alla prossima puntata, stay tuned.
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Iniziative
Vinicio Biagi racconta:
Usciamo dalla sala affrescata della Torre, e il mare ci regala ancora una emozione...
ho girato abbastanza mondo e ne ho visti parecchi di tramonti, ma mai come a San Vincenzo.
Abbiamo visitato alcune interessanti realtà produttive
Podere S.S. Annunziata
Beatrice Massaza
oli monovarietali biologici
www.ssannunziata.it
Podere San Michele
Giorgio Socci
vini
www.poderesanmichele.it
Podere L’Agave
Barbara Zenoni
allevamento cinta senese
www.poderelagave.com
Tenuta Poggio Rosso
Edi Fossi
cantina e glamping
www.tenutapoggiorosso.it
e la Necropoli etrusca di Populonia, una passeggiata nel nuovissimo percorso archeologico, aperto solo da qualche tempo, dove si possono ammirare i resti delle terme e dove, alla fine del sentiero intorno alle mura dell' Acropoli, si apre alla vista il panorama mozzafiato sulla Buca delle Fate.
E' stata un bellissimo fine settimana, in luoghi amati, insieme a tante amiche e amici che, sono sicura, hanno potuto scoprire e apprezzare questa parte di Toscana davvero sorprendente per la sua bellezza e la sua storia.
La Friggera per Un Mare di Gusto - Palamita&Friends
Raccontare di San Vincenzo mi viene facile perché è un posto
a cui mi sento particolarmente legata.
E’ stato il caso a portarmi su quelle spiagge una estate di oltre vent’anni fa e da quel momento non ho più smesso di tornarci. Ormai fa parte dei miei posti dell’anima con i suoi incredibili tramonti sempre diversi e sempre emozionanti, con la sua gente dallo spirito un po’ ribelle ma sempre ironico, sagace e divertente, con le tradizioni della sua marineria, il suo patrimonio storico e con la grande ricchezza del suo territorio.
E’ stato il caso a portarmi su quelle spiagge una estate di oltre vent’anni fa e da quel momento non ho più smesso di tornarci. Ormai fa parte dei miei posti dell’anima con i suoi incredibili tramonti sempre diversi e sempre emozionanti, con la sua gente dallo spirito un po’ ribelle ma sempre ironico, sagace e divertente, con le tradizioni della sua marineria, il suo patrimonio storico e con la grande ricchezza del suo territorio.
Proprio recentemente ho partecipato a un blog tour in occasione della manifestazione Un mare di gusto – Palamita &Friends. organizzata magistralmente da una infaticabile Cristina Galliti del blog Poveri ma belli e buoni, con la direzione artistica dalla bravissima chef JRE (Jeunes Réstorateurs d'Europe) Deborah Corsi de La Perla del Mare.
San Vincenzo, collocata in una strettoia naturale della
fascia litoranea in prossimità del Parco Costiero di Rimigliano, centocinquanta
ettari di sabbia bianca e di macchia modellata dai venti marini e dominata dal
leccio e dalla pineta, ha accolto me e altre amiche e amici blogger in una giornata di sole
e vento.
Conosco abbastanza bene quello che è il panorama produttivo
della zona e della Val di Cornia, culla della civiltà etrusca, dalle colline al
mare, un’area di circa 366 kmq tra
Livorno a Grosseto che con
efficacia ha saputo coniugare la valorizzazione del patrimonio culturale con l’efficiente
gestione economica del territorio. Olio e vino i suoi
punti di forza.
Quello che non conoscevo, nonostante i tanti anni di
frequentazione della zona, è la storia di come si è evoluta la pesca del pesce
azzurro su questo pezzo di litorale.
“C'era una volta un
paese di mare dominato da una grande chiesa forse troppo grande per le case che
aveva intorno e da una torre. Fra la chiesa e la torre c'era un ininterrotto
spazio di mura che dava a questo paese e a questo borgo l'immagine affascinante
di terra murata”
Così descrive la cittadina Vinicio Biagi, storico e appassionato della pesca nel suo libro "Cronache del mare - San Vincenzo e la pesca del pesce azzurro"
e proprio in quella torre, in piedi dal 1200 e sotto la quale avvenne una sanguinosa battaglia nel 1505, oggi diventata uno spazio culturale molto bello, ho assistito, insieme ai miei compagni blogger, alla presentazione della Friggera grazie al giornalista e storico Maurizio Dell'Agnello coadiuvato da Rodolfo Tagliaferri, presidente del circolo fotoamatori di San Vincenzo.
Così descrive la cittadina Vinicio Biagi, storico e appassionato della pesca nel suo libro "Cronache del mare - San Vincenzo e la pesca del pesce azzurro"
e proprio in quella torre, in piedi dal 1200 e sotto la quale avvenne una sanguinosa battaglia nel 1505, oggi diventata uno spazio culturale molto bello, ho assistito, insieme ai miei compagni blogger, alla presentazione della Friggera grazie al giornalista e storico Maurizio Dell'Agnello coadiuvato da Rodolfo Tagliaferri, presidente del circolo fotoamatori di San Vincenzo.
La Friggera.
Per raccontare la storia della Friggera dobbiamo partire da
lontano.
In principio furono i gozzi rivani, barche liguri di Riva
Trigoso, ad effettuare attività di pesca lungo la costa. Partivano da Santa
Margherita e da Sestri Levante, calavano la sciabica, una rete a strascico
costituita da due lunghe ali e da un sacco, pescavano, facevano la salatura delle sardine a bordo e ripartivano. Se ne ha documentazione a partire dal 1750.
Parte di questi pescatori, nel tempo, si stabilizzò lungo le coste, quindi anche a San Vincenzo dando origine ad una
marineria non più stagionale, mescolandosi ai pescatori locali. Ad un certo punto, a fine secolo, una grande
famiglia di San Vincenzo, i Federici, riesce ad organizzare la prima vera flottiglia per la pesca del
pesce azzurro che si articola con la posa della manaide, una rete che viene
calata nella corrente e che con una luce
spinge il pesce in modo da catturarlo.
Per manovrare la luce era necessaria la presenza del luciaio, che non aveva certo un compito facile. Solitamente faceva parte di maestranze che arrivavano da Gaeta per fare la stagione finché durava la pesca del pesce azzurro, da marzo a ottobre.
Poi, a inizi ‘800, la pesca ha una evoluzione, viene introdotto un altro tipo di rete, la lampara. Un grosso sacco che viene tirato a bordo dalla barca.
Per manovrare la luce era necessaria la presenza del luciaio, che non aveva certo un compito facile. Solitamente faceva parte di maestranze che arrivavano da Gaeta per fare la stagione finché durava la pesca del pesce azzurro, da marzo a ottobre.
Poi, a inizi ‘800, la pesca ha una evoluzione, viene introdotto un altro tipo di rete, la lampara. Un grosso sacco che viene tirato a bordo dalla barca.
E arriviamo agli anni ‘20/’30. Fu in questi anni che la pesca del pesce
azzurro in San Vincenzo ebbe come riferimento
la Friggera, una piccola industria conserviera che il Conte Gaddo della
Gherardesca aveva fondato a Donoratico, appunto
per la lavorazione del pesce azzurro, e
che assorbiva gran parte del pescato. Il resto era destinato al consumo e alla
salagione familiare.
In quel tempo, la pesca su larga scala era, come ho detto, affidata alla flottiglia dei numerosi Federici nel
tentativo di sfruttare in modo più razionale la grande abbondanza di sardine,
ma la redditività non era in ogni caso soddisfacente e il Conte Gaddo decise di
interrompere l’attività a Donoratico.
A questo punto San Vincenzo costruì
la propria Friggera.
I lavori iniziarono sul
finire degli anni '30 subito fuori dal paese, poco prima del passaggio a livello che interrompeva la vecchia Aurelia, e il nuovo impianto conserviero
arrivò ad impiegare fino a 60 donne, incrementando l’economia del paese.
Le sardine pescate venivano subito portate alla Friggera e, dopo la pesatura, venivano pulite ed eviscerate per essere immesse in grandi recipienti colmi di acqua e sale per la “sciacquatura” poi venivano collocate su dei graticci per farle asciugare all’aria. Terminate queste fasi, le sardine selezionate secondo la taglia, venivano messe nelle classiche scatolette di metallo, in numero di 6 o 8 e immediatamente ricoperte di olio d’oliva. La friggitura avveniva in questo momento, posate su una griglia sopra a un uniforme strato di brace rovente. A cottura ultimata si passava alla chiusura a stagno e poi immagazzinate per la spedizione e la vendita non senza aver passato la revisione di controllo per evitare difetti di conservazione o di inscatolamento.
Le sardine pescate venivano subito portate alla Friggera e, dopo la pesatura, venivano pulite ed eviscerate per essere immesse in grandi recipienti colmi di acqua e sale per la “sciacquatura” poi venivano collocate su dei graticci per farle asciugare all’aria. Terminate queste fasi, le sardine selezionate secondo la taglia, venivano messe nelle classiche scatolette di metallo, in numero di 6 o 8 e immediatamente ricoperte di olio d’oliva. La friggitura avveniva in questo momento, posate su una griglia sopra a un uniforme strato di brace rovente. A cottura ultimata si passava alla chiusura a stagno e poi immagazzinate per la spedizione e la vendita non senza aver passato la revisione di controllo per evitare difetti di conservazione o di inscatolamento.
Le sardine in scatola prodotte a San Vincenzo erano assai
apprezzate e furono davvero una grande risorsa.
Non dobbiamo dimenticare che la Maremma iniziò ad essere bonificata nel 1830 e la stessa bonifica terminò negli anni che andarono dal 1948 al 1954, quindi una terra di estrema povertà legata alla presenza di paludi che ne impedivano la coltivazione, o l'allevamento di bestiame. La piccola industria conserviera dunque, offriva lavoro e sostentamento.
Furono etichettate “Dante’s” un nome perlomeno strano dato il contesto, ma che in realtà aveva una sua ragione d’essere. Dante’s simile per assonanza a “Nantes”, le sardine in scatola della Bretagna, famose in tutta Europa a quel tempo. Marketing ante-litteram?
Non dobbiamo dimenticare che la Maremma iniziò ad essere bonificata nel 1830 e la stessa bonifica terminò negli anni che andarono dal 1948 al 1954, quindi una terra di estrema povertà legata alla presenza di paludi che ne impedivano la coltivazione, o l'allevamento di bestiame. La piccola industria conserviera dunque, offriva lavoro e sostentamento.
Furono etichettate “Dante’s” un nome perlomeno strano dato il contesto, ma che in realtà aveva una sua ragione d’essere. Dante’s simile per assonanza a “Nantes”, le sardine in scatola della Bretagna, famose in tutta Europa a quel tempo. Marketing ante-litteram?
La pesca del pesce azzurro finirà a San Vincenzo sul finire
degli anni ’50, perché l’approdo non era più sufficiente a far entrare barche che impiegavano una
nuova rete creata nel frattempo, la soccoleva
o cianciolo. Una nuova rete spagnola usata in Sicilia e arrivata fino a Piombino.
Una rete da
circuizione orientata alla cattura di
piccoli pesci di banco che, con degli anelli
al fondo in cui scorre una corda, chiude
ed imprigiona il pesce azzurro.
A San Vincenzo, nel tentativo di salvare l’attività di pesca,
viene inventata una lampara a catenelle, per cercare di usare lo stesso metodo del cianciolo, in proporzioni più ridotte. Ma anche questa
piccola rete ha bisogno di altri metodi
di pesca e di equipaggi addestrati ad usarla,
per cui l’esperimento fallisce.
E la pesca del pesce azzurro, nella storia di San
Vincenzo, finisce.
Dopo la guerra la Friggera termina ogni attività. Lo stabile viene rilevato dalla Curia Arcivescovile di Siena e
destinato a Colonia Marina. Ora è un
albergo di vaste dimensioni, quasi irriconoscibile
persino per le ultime vecchie operaie rimaste e che un
tempo ci lavorarono.
Fra quelle mura dimenticate sono passate vite, storie, gioie, dolori e
fatiche di tante persone ma quel lavoro umile e onesto ha contribuito, in anni davvero
difficili, ad affrancare tante famiglie dalla miseria.
“C'erano due
affioramenti di scogli, uno davanti alla
Torre ed uno alla buca, due grossi affioramenti che interrompevano l'onda così
che le barche potevano trovare un modesto riparo anche durante le grosse
mareggiate. Barche tirate a terra con una
fatica improba, barche grosse di nove e dieci metri, feluche, gozzi,
alcuni addirittura gozzi rivani, gozzi molto pesanti, portati fin sulla strada.
Queste due localizzazioni erano i due posti nei quali aveva luogo l'attività di pesca della marineria di San Vincenzo, piccola marineria che se un merito avrà è di essere ricordata”
Queste due localizzazioni erano i due posti nei quali aveva luogo l'attività di pesca della marineria di San Vincenzo, piccola marineria che se un merito avrà è di essere ricordata”
Usciamo dalla sala affrescata della Torre, e il mare ci regala ancora una emozione...
ho girato abbastanza mondo e ne ho visti parecchi di tramonti, ma mai come a San Vincenzo.
Il mio sentito e caloroso ringraziamento va a Cristina, davvero infaticabile e onnipresente in ogni momento legato alla manifestazione, e a Deborah Corsi per essere sempre la stessa persona che ho conosciuto molti anni fa, semplice, affabile e disponibile, praticamente ubiqua in questi giorni, oltre che una chef sopraffina, certamente innovativa ma sempre attenta alle sue radici, un valore aggiunto per me e per chi ha il piacere di sedersi alla sua tavola.
Grazie anche alla Amministrazione Comunale di San Vincenzo che ci ha ospitato, nelle persone del sindaco Dott. Alessandro Bandini e dell'Assessore al turismo D.ssa Serena Malfatti e alla famiglia Lachi, dell'Hotel Villa Lo Scoglietto per la sempre calorosa e generosa accoglienza.
Abbiamo visitato alcune interessanti realtà produttive
Podere S.S. Annunziata
Beatrice Massaza
oli monovarietali biologici
www.ssannunziata.it
Podere San Michele
Giorgio Socci
vini
www.poderesanmichele.it
Podere L’Agave
Barbara Zenoni
allevamento cinta senese
www.poderelagave.com
Tenuta Poggio Rosso
Edi Fossi
cantina e glamping
www.tenutapoggiorosso.it
e la Necropoli etrusca di Populonia, una passeggiata nel nuovissimo percorso archeologico, aperto solo da qualche tempo, dove si possono ammirare i resti delle terme e dove, alla fine del sentiero intorno alle mura dell' Acropoli, si apre alla vista il panorama mozzafiato sulla Buca delle Fate.
Parchi Val di Cornia
Marta Coccoluto, archeoblogger
Erika Grilli ufficio stampa
E' stata un bellissimo fine settimana, in luoghi amati, insieme a tante amiche e amici che, sono sicura, hanno potuto scoprire e apprezzare questa parte di Toscana davvero sorprendente per la sua bellezza e la sua storia.
vi invito a proseguire la lettura e i resoconti di questa bella esperienza sui blog dei miei compagni di avventure:
Cristina Galliti – Poveri ma belli e buoni – Il mio secondo mare di gusto, Palamita & Friends, San Vincenzo 5-7 maggio 2017
Patrizia Malomo – Andante con gusto – Alla scoperta della Costa degli Etruschi in un Mare di gusto
Marina Bogdanovich – Madamoiselle Marina
Daniela Barutta – La Dani gourmet Visita al Podere San Michele e alla Tenuta Poggio Rosso
Sandra Pilacchi – Sono io, Sandra Un mare di gusto eccellenze della Costa degli Etruschi
Annarita Rossi, Il bosco di alici
Marina Bogdanovich – Madamoiselle Marina
Daniela Barutta – La Dani gourmet Visita al Podere San Michele e alla Tenuta Poggio Rosso
Sandra Pilacchi – Sono io, Sandra Un mare di gusto eccellenze della Costa degli Etruschi
Annarita Rossi, Il bosco di alici
Giulia Scarpaleggia di JulsKitchen
Giacomo Mazzoni – Ti consiglio un posticino – Blog tour Un mare di gusto: “Saranno famosi”, la sfida tra chef
Giacomo Mazzoni – Ti consiglio un posticino – Blog tour Un mare di gusto: “Saranno famosi”, la sfida tra chef
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