biscotti
dolci e dessert
memorie
piccola pasticceria
Merende
- Anna Maria, mia nonna non mi lascia venire, di pomeriggio vuole che faccia il sonnellino. Ma io non ho sonno!!
- Dai, aspetta, quando tua nonna si addormenta scappa via.
Ci vediamo davanti alla fontana, diceva lei.
Io e AnnaMaria siamo figlie di primi cugini. Suo nonno e mio nonno erano fratelli. Il suo si chiamava Angelo, morto nella Grande Guerra, ora riposa nel sacrario di Redipuglia.
A mio padre, nato nel 1921, avevano imposto il suo nome per ricordarlo, e ogni volta che entravo nel piccolo cimitero di Arzene mi veniva un coccolone leggendolo sulla lapide commemorativa affissa al muro.
Pochi anni di differenza fra me e lei, davvero pochi, lei la più piccola fra noi. Cresciuta allo stato brado, praticamente lasciata a se stessa in una famiglia molto articolata, patriarcale secondo l'usanza del tempo, tutta dedita al lavoro della campagna e poco alla educazione dei figli, era quel che si diceva un maschiaccio. Libera e senza regole, senza orari da rispettare che non fossero quelli legati alle poche incombenze che svolgeva in famiglia, tipo andare a portare il latte alla latteria sociale alle sei di sera. Al contrario di me che gli orari li dovevo rispettare categoricamente, pena castighi tipo pacche sulle gambe con un flessibile ramo di salice predisposto allo scopo da mia nonna. Un tipo un po' ribelle insomma, che mi piaceva molto.
Così, nei pomeriggi estivi pieni di sole e assordati dal frinire delle cicale, sdraiata sul mio letto con un giornalino, aspettavo che mia nonna si addormentasse poi sgattaiolavo silenziosamente fuori di casa e andavo all'appuntamento in piazza, davanti alla fontana. Tanto non ci avrebbe visto quasi nessuno, fino alle 16 dormivano tutti in paese, poche le anime che vedevi in giro...
Correvamo via, a volte a piedi, a volte in due sulla sua bici, fino in cima al paese, e tagliavamo per i campi e per le vigne delle Grave senza incontrare anima viva. Lasciata la bici appoggiata a un albero, camminavamo fino alla polveriera, attraversando campi e fossi, cercavamo more, lamponi selvatici, more di gelso e frutta in genere..
I gelsi un tempo reggevano i filari delle viti, e le loro foglie servivano per alimentare i bachi da seta, quando, negli anni quaranta, venivano allevati intensivamente in Friuli. Amo il gelso, come pianta ornamentale. Se lasciato crescere, ha un cappello fantastico, una chioma tondeggiante, ombrosa ed elegante. Un albero bellissimo che ormai si vede raramente nelle campagne.
Quando andavamo per more, ci organizzavamo per non sporcarci troppo. Le more lasciavano il blu dappertutto, e rivelava le nostre scappatelle e non potevamo permettercelo, altrimenti addio scorribande in campagna durante le ore del riposo.
Le pesche erano le nostre preferite per fare merenda, ma non sempre erano completamente mature, e a me piacevano appunto per quello. La frutta troppo matura non mi è mai piaciuta.
Pesche dalla buccia verdolina punteggiata di macchioline rosse, a pasta bianca, pelosissime e con un profumo intenso e buono mai più sentito. Le Spaccatelle le chiamava mio padre. Addentandole si rompevano a metà rivelando il nocciolo rosso scuro che si rompeva a sua volta con molta facilità. E che sapore!
A volte facevamo incontri non proprio rassicuranti...una volta, in un campo coltivato a foraggio, vedemmo l'erba ondeggiare, ma l'aria era completamente ferma. Restammo in silenzio ad osservare, incuriosite e con i sensi all'erta, e poco dopo due serpenti neri fecero capolino, come ci videro alzarono entrambi la testa di parecchio, muovendo la loro lingua biforcuta. Scappammo a gambe levate, con il terrore di voltarci a guardare per paura che ci seguissero. Credo che avremmo battuto ogni record di velocità, se l'avessimo misurato. Erano solo due innocui biacchi neri in fondo, ma noi allora non lo sapevamo. Per un po' in quel posto non ci andammo per paura di incontrarli di nuovo.
Peccato perchè per raggiungere le nostre desiderate pesche dovevamo proprio attraversare quel campo.
Ci consolammo con le more e i lamponi selvatici quel giorno, facendo merenda sedute all'ombra di un grande platano, col suono assordante delle cicale, e il canto degli uccellini.
Ricordo con infinita nostalgia e tenerezza quelle estati così spensierate, in compagnia di AnnaMaria.
Qualche volta, quando ci incontriamo, ripercorriamo le nostre avventure estive, ricordando e rimpiangendo quel senso di libertà e spensieratezza totale che ci accompagnava.
Quelle merende sotto il platano, il fazzoletto aperto sull'erba dove appoggiavamo le more e le pesche, il rumore delle cicale, i biacchi che passeggiavano nell'erba medica, e noi due che ridevamo e chiacchieravamo all'infinito.......quanti bellissimi momenti! Bagaglio di ricordi dolcissimi ormai.....
e invece ora capita di rado che faccia merenda, molto di rado.
Però l'altro giorno ho fatto dei biscotti per il mio goloso nipotino Valerio e ho scelto di fare quelli che amo di più in assoluto, gli ovis mollis. Poi mi sono fatta un buon caffé e me ne sono gustati alcuni anch'io, con calma, e il pensiero è andato inevitabilmente a quelle bambine sotto al grande platano delle Grave.
non so se ci sono ricette codificate per questi biscotti, io so che quella che faccio è perfetta per come piacciono a me, oltremodo scioglievoli e profumati.. Me l'ha regalata Maurizio, lo chef patissier del Mulino di Ospiate. La prima volta che li ho assaggiati è stato da loro, a fine pasto, come accompagnamento per il caffè e me ne sono innamorata pazzamente.. Una ricetta che mi tengo cara, in ricordo di una bella persona.
Gli Ovis Mollis di Maurizio
Foderate di carta forno una teglia rettangolare, magari passate un poco di burro su un lato in modo che non si sposti, poi, con le mani fate diventare palline le rondelle che avete tagliato, allineatele nella teglia e con un dito premete leggermente nel centro, ricavando una piccola infossatura.
Con un cucchiaino riempite con la marmellata le infossature, senza esagerare altrimenti deborda in cottura.
Io ho usato quella di albicocche che avevo già aperta in frigorifero, ma sono ottimi anche con quella di ciliegie o di arance. Fate voi secondo il vostro gusto.
Una volta ben allineati come tanti soldatini, infornate a 170° ventilato, per circa 10/12 minuti, dipende dal forno. Sono pronti quando iniziano a colorarsi leggermente.
Lasciateli raffreddare completamente prima di riporli in una scatola di latta, si conserveranno a lungo. E assaggiateli il giorno dopo, saranno decisamente migliori.
Confesso che questi li ho fatti di corsa, e non sono stata molto precisa, per cui in qualcuno la marmellata è "sbavata" ma a Valerio non è importato granché e. Se ne è divorati parecchi, e pure io devo dire.
Non amo il the, preferisco di gran lunga il caffè, e me lo sono regalata così, pensando a quelle merende spensierate con AnnaMaria.
- Dai, aspetta, quando tua nonna si addormenta scappa via.
Ci vediamo davanti alla fontana, diceva lei.
Io e AnnaMaria siamo figlie di primi cugini. Suo nonno e mio nonno erano fratelli. Il suo si chiamava Angelo, morto nella Grande Guerra, ora riposa nel sacrario di Redipuglia.
A mio padre, nato nel 1921, avevano imposto il suo nome per ricordarlo, e ogni volta che entravo nel piccolo cimitero di Arzene mi veniva un coccolone leggendolo sulla lapide commemorativa affissa al muro.
Pochi anni di differenza fra me e lei, davvero pochi, lei la più piccola fra noi. Cresciuta allo stato brado, praticamente lasciata a se stessa in una famiglia molto articolata, patriarcale secondo l'usanza del tempo, tutta dedita al lavoro della campagna e poco alla educazione dei figli, era quel che si diceva un maschiaccio. Libera e senza regole, senza orari da rispettare che non fossero quelli legati alle poche incombenze che svolgeva in famiglia, tipo andare a portare il latte alla latteria sociale alle sei di sera. Al contrario di me che gli orari li dovevo rispettare categoricamente, pena castighi tipo pacche sulle gambe con un flessibile ramo di salice predisposto allo scopo da mia nonna. Un tipo un po' ribelle insomma, che mi piaceva molto.
Così, nei pomeriggi estivi pieni di sole e assordati dal frinire delle cicale, sdraiata sul mio letto con un giornalino, aspettavo che mia nonna si addormentasse poi sgattaiolavo silenziosamente fuori di casa e andavo all'appuntamento in piazza, davanti alla fontana. Tanto non ci avrebbe visto quasi nessuno, fino alle 16 dormivano tutti in paese, poche le anime che vedevi in giro...
Correvamo via, a volte a piedi, a volte in due sulla sua bici, fino in cima al paese, e tagliavamo per i campi e per le vigne delle Grave senza incontrare anima viva. Lasciata la bici appoggiata a un albero, camminavamo fino alla polveriera, attraversando campi e fossi, cercavamo more, lamponi selvatici, more di gelso e frutta in genere..
I gelsi un tempo reggevano i filari delle viti, e le loro foglie servivano per alimentare i bachi da seta, quando, negli anni quaranta, venivano allevati intensivamente in Friuli. Amo il gelso, come pianta ornamentale. Se lasciato crescere, ha un cappello fantastico, una chioma tondeggiante, ombrosa ed elegante. Un albero bellissimo che ormai si vede raramente nelle campagne.
Quando andavamo per more, ci organizzavamo per non sporcarci troppo. Le more lasciavano il blu dappertutto, e rivelava le nostre scappatelle e non potevamo permettercelo, altrimenti addio scorribande in campagna durante le ore del riposo.
Le pesche erano le nostre preferite per fare merenda, ma non sempre erano completamente mature, e a me piacevano appunto per quello. La frutta troppo matura non mi è mai piaciuta.
Pesche dalla buccia verdolina punteggiata di macchioline rosse, a pasta bianca, pelosissime e con un profumo intenso e buono mai più sentito. Le Spaccatelle le chiamava mio padre. Addentandole si rompevano a metà rivelando il nocciolo rosso scuro che si rompeva a sua volta con molta facilità. E che sapore!
A volte facevamo incontri non proprio rassicuranti...una volta, in un campo coltivato a foraggio, vedemmo l'erba ondeggiare, ma l'aria era completamente ferma. Restammo in silenzio ad osservare, incuriosite e con i sensi all'erta, e poco dopo due serpenti neri fecero capolino, come ci videro alzarono entrambi la testa di parecchio, muovendo la loro lingua biforcuta. Scappammo a gambe levate, con il terrore di voltarci a guardare per paura che ci seguissero. Credo che avremmo battuto ogni record di velocità, se l'avessimo misurato. Erano solo due innocui biacchi neri in fondo, ma noi allora non lo sapevamo. Per un po' in quel posto non ci andammo per paura di incontrarli di nuovo.
Peccato perchè per raggiungere le nostre desiderate pesche dovevamo proprio attraversare quel campo.
Ci consolammo con le more e i lamponi selvatici quel giorno, facendo merenda sedute all'ombra di un grande platano, col suono assordante delle cicale, e il canto degli uccellini.
Ricordo con infinita nostalgia e tenerezza quelle estati così spensierate, in compagnia di AnnaMaria.
Qualche volta, quando ci incontriamo, ripercorriamo le nostre avventure estive, ricordando e rimpiangendo quel senso di libertà e spensieratezza totale che ci accompagnava.
Quelle merende sotto il platano, il fazzoletto aperto sull'erba dove appoggiavamo le more e le pesche, il rumore delle cicale, i biacchi che passeggiavano nell'erba medica, e noi due che ridevamo e chiacchieravamo all'infinito.......quanti bellissimi momenti! Bagaglio di ricordi dolcissimi ormai.....
e invece ora capita di rado che faccia merenda, molto di rado.
Però l'altro giorno ho fatto dei biscotti per il mio goloso nipotino Valerio e ho scelto di fare quelli che amo di più in assoluto, gli ovis mollis. Poi mi sono fatta un buon caffé e me ne sono gustati alcuni anch'io, con calma, e il pensiero è andato inevitabilmente a quelle bambine sotto al grande platano delle Grave.
non so se ci sono ricette codificate per questi biscotti, io so che quella che faccio è perfetta per come piacciono a me, oltremodo scioglievoli e profumati.. Me l'ha regalata Maurizio, lo chef patissier del Mulino di Ospiate. La prima volta che li ho assaggiati è stato da loro, a fine pasto, come accompagnamento per il caffè e me ne sono innamorata pazzamente.. Una ricetta che mi tengo cara, in ricordo di una bella persona.
Gli Ovis Mollis di Maurizio
5 tuorli sodi
200 gr farina
100 gr fecola
100 gr zucchero a velo
200 gr burro morbido
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
poca scorza di limone
poca scorza di limone
marmellata a piacere
lessate le uova e lasciatele raffreddare nella loro acqua, quindi sgusciatele e tenete da parte i tuorli sodi.
Lasciate anche ammorbidire bene il burro a temperatura ambiente.
Nella ciotola della planetaria mettete tutti gli ingredienti, quindi con pazienza passate al setaccio i tuorli sodi facendoli cadere nella ciotola e miscelate il tutto con la foglia fino a che l'impasto si raccoglie a palla.
Togliete l'impasto dalla ciotola, dividetelo in due e arrotolatelo facendo due filoncini in un poco di pellicola. Mettete in frigorifero a riposare per almeno un'ora. Dopodiché, tagliate a rondelle, possibilmente uguali, mica come me, i filoncini.
Con un cucchiaino riempite con la marmellata le infossature, senza esagerare altrimenti deborda in cottura.
Io ho usato quella di albicocche che avevo già aperta in frigorifero, ma sono ottimi anche con quella di ciliegie o di arance. Fate voi secondo il vostro gusto.
Una volta ben allineati come tanti soldatini, infornate a 170° ventilato, per circa 10/12 minuti, dipende dal forno. Sono pronti quando iniziano a colorarsi leggermente.
Lasciateli raffreddare completamente prima di riporli in una scatola di latta, si conserveranno a lungo. E assaggiateli il giorno dopo, saranno decisamente migliori.
Confesso che questi li ho fatti di corsa, e non sono stata molto precisa, per cui in qualcuno la marmellata è "sbavata" ma a Valerio non è importato granché e. Se ne è divorati parecchi, e pure io devo dire.
Non amo il the, preferisco di gran lunga il caffè, e me lo sono regalata così, pensando a quelle merende spensierate con AnnaMaria.
cheesecake
dolci al cucchiaio
dolci e dessert
semplicità
Ultimamente, chissà perché, non ho voglia di pasticciare con i dolci. per meglio dire, non ho voglia di mettermi a preparare dolci elaborati, con un sacco di passaggi e di preparazioni diverse, da abbattere, da riprendere, da decorare. A differenza delle cose salate in cui posso dare spazio alla mia fantasia, con i dolci si sa, non si può improvvisare, sperimentare senza una ricetta precisa, e questo, anche se poi il risultato è una soddisfazione, mi fa sentire stretta dentro a dei precisi confini, mentre io in questo momento ho bisogno di spaziare.
Però non mi va di rinunciare a un dolcetto e allora vado sulle cose veloci e semplici. Semplici come una cheesecake. E' un dessert che amo molto, sia d'estate che d'inverno e trovo che abbia sempre il suo bel perché.
Ieri son venute le mie figlie a pranzo e allora ho pensato di farlo seguendo la ricetta di una amica, Sara, che ha il delizioso blog Sara loves butter ricco di tante ottime ricette da cui prendere spunto.
Cheesecake e frutti rossi
per la base:
200 gr biscotti Digestive
150 gr burro fuso
per il ripieno:
5 uova
500 gr mascarpone
250 gr Philadelphia
150 gr zucchero
2 cucchiai abbondanti di maizena
1 cucchiaino colmo di estratto di vaniglia, oppure i semini di una bacca
per la copertura:
3 cestinetto di lamponi
1 cestinetto di more
1 cestinetto di mirtilli
1 cestinetto di fragole
1 cestinetto di ribes rosso
1 foglio di gelatina (2 gr)
2 cucchiai di zucchero
zucchero a velo
Foderate il fondo di uno stampo apribile da 24 cm. con della carta forno bagnata e strizzata. Imburrate i bordi.
Nel mixer tritate i biscotti insieme al burro fuso.
Versate il trito nello stampo, spargetelo uniformemente e compattatelo sul fondo in uno strato omogeneo.
Mettete lo stampo in frigorifero a indurirsi.
Scaldate il forno a 170° ventilato.
Ora preparate la crema.
Montate le uova con lo zucchero per almeno 5 minuti con le fruste elettriche, in modo da avere una crema gonfia e spumosa. Sempre montando con le fruste elettriche aggiungete il mascarpone, il Philadelphia, la vaniglia, o l'estratto, e la maizena.
Mescolate molto bene in modo che la crema sia perfettamente liscia.
Riprendete lo stampo dal frigorifero e versate la crema sul fondo di biscotti.
Mettete in forno e cuocetelo per circa 40/45 minuti.
Una volta cotto, lasciatelo in forno fino a completo raffreddamento. Mettete però un cucchiaio di legno fra forno e sportello, in modo che il calore esca pian piano.
In questo modo avrà il tempo di sgonfiarsi pian piano col calore residuo, senza creparsi sulla superficie.
Quando il dolce è completamente freddo, copritelo con della pellicola e mettete in frigorifero.
Una mezz'ora prima di portarlo in tavola preparate la copertura.
Prendete i lamponi di due cestinetti, dategli una veloce e delicata lavata, poi metteteli in una piccola casseruola insieme allo zucchero, cuoceteli per circa 5/10 minuti, fino a che sono completamente sfatti.
Con pazienza filtrate il coulis ottenuto attraverso un colino a maglia fitta, in modo da eliminare i semini.
Ammollate il foglio gelatina in acqua fredda. Rimettete su fuoco dolce il coulis di lamponi filtrato, e quando è caldo aggiungete la gelatina ben strizzata e mescolate per farla sciogliere completamente.
Lavate velocemente i frutti rossi, e lasciateli scolare in un colino, lavate e mondate le fragole, tagliatele a pezzettoni.
Togliete la cheesecake dal frigorifero, liberatela dallo stampo, eliminate la carta forno e appoggiatela sul piatto di servizio scelto.
Versate la gelatina di lamponi e spargetela sulla superficie aiutandovi con una spatola o una marysa. Lasciate pure che scenda lungo i bordi del dolce. Coprirà eventuali magagne, se ci sono.
Mettete subito la frutta lavata e scolata sulla gelatina, come viene viene, in modo da coprire abbondantemente tutta la superficie.
Prima di portare in tavola, spolverate con un po' di zucchero a velo. Potete anche aggiungere qualche fogliolina di menta se vi piace.
Abbiamo gradito tutti, un cheesecake oltremodo cremoso, dal sapore delicato che ben si è sposato con i frutti rossi.
L'interno:
Grazie Sara, le tue ricette sono sempre una garanzia!
Però non mi va di rinunciare a un dolcetto e allora vado sulle cose veloci e semplici. Semplici come una cheesecake. E' un dessert che amo molto, sia d'estate che d'inverno e trovo che abbia sempre il suo bel perché.
Ieri son venute le mie figlie a pranzo e allora ho pensato di farlo seguendo la ricetta di una amica, Sara, che ha il delizioso blog Sara loves butter ricco di tante ottime ricette da cui prendere spunto.
Cheesecake e frutti rossi
per la base:
200 gr biscotti Digestive
150 gr burro fuso
per il ripieno:
5 uova
500 gr mascarpone
250 gr Philadelphia
150 gr zucchero
2 cucchiai abbondanti di maizena
1 cucchiaino colmo di estratto di vaniglia, oppure i semini di una bacca
per la copertura:
3 cestinetto di lamponi
1 cestinetto di more
1 cestinetto di mirtilli
1 cestinetto di fragole
1 cestinetto di ribes rosso
1 foglio di gelatina (2 gr)
2 cucchiai di zucchero
zucchero a velo
Foderate il fondo di uno stampo apribile da 24 cm. con della carta forno bagnata e strizzata. Imburrate i bordi.
Nel mixer tritate i biscotti insieme al burro fuso.
Versate il trito nello stampo, spargetelo uniformemente e compattatelo sul fondo in uno strato omogeneo.
Mettete lo stampo in frigorifero a indurirsi.
Scaldate il forno a 170° ventilato.
Ora preparate la crema.
Montate le uova con lo zucchero per almeno 5 minuti con le fruste elettriche, in modo da avere una crema gonfia e spumosa. Sempre montando con le fruste elettriche aggiungete il mascarpone, il Philadelphia, la vaniglia, o l'estratto, e la maizena.
Mescolate molto bene in modo che la crema sia perfettamente liscia.
Riprendete lo stampo dal frigorifero e versate la crema sul fondo di biscotti.
Mettete in forno e cuocetelo per circa 40/45 minuti.
Una volta cotto, lasciatelo in forno fino a completo raffreddamento. Mettete però un cucchiaio di legno fra forno e sportello, in modo che il calore esca pian piano.
In questo modo avrà il tempo di sgonfiarsi pian piano col calore residuo, senza creparsi sulla superficie.
Quando il dolce è completamente freddo, copritelo con della pellicola e mettete in frigorifero.
Una mezz'ora prima di portarlo in tavola preparate la copertura.
Prendete i lamponi di due cestinetti, dategli una veloce e delicata lavata, poi metteteli in una piccola casseruola insieme allo zucchero, cuoceteli per circa 5/10 minuti, fino a che sono completamente sfatti.
Con pazienza filtrate il coulis ottenuto attraverso un colino a maglia fitta, in modo da eliminare i semini.
Ammollate il foglio gelatina in acqua fredda. Rimettete su fuoco dolce il coulis di lamponi filtrato, e quando è caldo aggiungete la gelatina ben strizzata e mescolate per farla sciogliere completamente.
Lavate velocemente i frutti rossi, e lasciateli scolare in un colino, lavate e mondate le fragole, tagliatele a pezzettoni.
Togliete la cheesecake dal frigorifero, liberatela dallo stampo, eliminate la carta forno e appoggiatela sul piatto di servizio scelto.
Versate la gelatina di lamponi e spargetela sulla superficie aiutandovi con una spatola o una marysa. Lasciate pure che scenda lungo i bordi del dolce. Coprirà eventuali magagne, se ci sono.
Mettete subito la frutta lavata e scolata sulla gelatina, come viene viene, in modo da coprire abbondantemente tutta la superficie.
Prima di portare in tavola, spolverate con un po' di zucchero a velo. Potete anche aggiungere qualche fogliolina di menta se vi piace.
Abbiamo gradito tutti, un cheesecake oltremodo cremoso, dal sapore delicato che ben si è sposato con i frutti rossi.
L'interno:
Grazie Sara, le tue ricette sono sempre una garanzia!
antipasti
pesce
piatti freddi
piatti unici
ricette light
secondi
terrine
Polpo, polpo delle mie brame...
questa volta ti metto in tegame...o per meglio dire in terrina, pazienza se non fa rima.
Ormai è risaputo nell'Universo Mondo che adoro le terrine, le trovo un piatto eclettico e versatile che può essere raffinato o rustico, a seconda del pranzo o della cena che si deve organizzare, in più sono di facile preparazione e ti fanno sempre fare la classica porca figura..
Sfogliando una vecchia rivista di cucina, ne ho vista una preparata con diversi tipi di pesce. Da lì mi si è accesa la lampadina e ho pensato al polpo che giaceva in freezer da qualche tempo.
A casa mia il polpo è parecchio apprezzato e cerco sempre di preparare ricette alternative alla solita insalata con le patate. E allora perchè non provare?
Questa può essere sia un antipasto che un secondo, scegliete voi.
Terrina di polpo con pesto di basilico e mandorle
1,5 kg di polpo pulito
2 patate medie o una grossa
80 gr fiori di zucca
1 scalogno
1 spicchio d'aglio
2 cucchiai di aceto bianco
1 foglia di alloro
1 cipolla bionda
50 gr mandorle
una manciata di foglie di basilico
olio d'oliva
sale, pepe
In una pentola di acqua fredda, immergete la cipolla e l'alloro, aggiungete l'aceto e portate a ebollizione.
Quando bolle unite il polpo ben lavato, una presa di sale. Abbassate il fuoco e cuocetelo per circa 40/45 minuti. Lasciatelo poi raffreddare nella sua acqua di cottura.
Pulite le patate, tagliatele a pezzetti più o meno uguali, portate a bollore un poco d'acqua in una casseruola, un po' di sale, e cuocete le patate finchè sono morbide, ma non sfatte.
Scolatele e lasciatele raffreddare.
Tritate finemente lo scalogno, fatelo appassire in un paio di cucchiai scarsi di olio, aggiungete anche due cucchiai dell'acqua di cottura del polpo e lasciate stufare qualche minuto. Mondate i fiori di zucca lavateli velocemente e aggiungeteli allo scalogno, lasciate appassire il tutto qualche minuto e spegnete.
Ungete leggermente un piccolo stampo da plumecake e foderatelo di carta forno.
La ricetta parla di uno stampo da 8x22, il mio era da 20x11 ed era perfetto. Il polpo, una volta cotto non rende molto.
Prendete il polpo ormai raffreddato, riducetelo a pezzi grossi, eliminando il più delle ventose dai tentacoli, ma lasciando comunque un po' della sua pelle. Aiuterà a tenere insieme la terrina.
Procedete a strati. Prima i pezzi di polpo, tutti in un verso, e componeteli in modo che siano ben vicini, premendo leggermente per compattarli, poi a strati, le patate, e i fiori di zucca, continuate fino ad esaurimento degli ingredienti, pressando sempre leggermente per compattare il tutto.
Ripiegate sulla terrina la carta forno in eccedenza, sigillate bene e ponete sulla superficie un peso, (io ho usato un altro stampo da plumcake più piccolo, riempito di acqua) quindi mettete tutto in frigorifero per almeno 6/8 ore.
Prima di portare in tavola preparate il pesto alle mandorle.
Lavate e asciugate il basilico, frullatelo con le mandorle, l'aglio ridotto a lamelle sottili, e 5 o 6 cucchiai di olio d'oliva.
Di mia sponte ho aggiunto un piccolo cubetto di ghiaccio per evitare che il pesto scurisse troppo.
Frullate il tutto a crema densa.
Sformate la terrina dalla carta forno, tagliatela a fette spesse e servitela con il pesto di basilico e mandorle.
A noi è piaciuto molto, l'ho trovato delicato e fresco.
Ormai è risaputo nell'Universo Mondo che adoro le terrine, le trovo un piatto eclettico e versatile che può essere raffinato o rustico, a seconda del pranzo o della cena che si deve organizzare, in più sono di facile preparazione e ti fanno sempre fare la classica porca figura..
Sfogliando una vecchia rivista di cucina, ne ho vista una preparata con diversi tipi di pesce. Da lì mi si è accesa la lampadina e ho pensato al polpo che giaceva in freezer da qualche tempo.
A casa mia il polpo è parecchio apprezzato e cerco sempre di preparare ricette alternative alla solita insalata con le patate. E allora perchè non provare?
Questa può essere sia un antipasto che un secondo, scegliete voi.
Terrina di polpo con pesto di basilico e mandorle
1,5 kg di polpo pulito
2 patate medie o una grossa
80 gr fiori di zucca
1 scalogno
1 spicchio d'aglio
2 cucchiai di aceto bianco
1 foglia di alloro
1 cipolla bionda
50 gr mandorle
una manciata di foglie di basilico
olio d'oliva
sale, pepe
In una pentola di acqua fredda, immergete la cipolla e l'alloro, aggiungete l'aceto e portate a ebollizione.
Quando bolle unite il polpo ben lavato, una presa di sale. Abbassate il fuoco e cuocetelo per circa 40/45 minuti. Lasciatelo poi raffreddare nella sua acqua di cottura.
Pulite le patate, tagliatele a pezzetti più o meno uguali, portate a bollore un poco d'acqua in una casseruola, un po' di sale, e cuocete le patate finchè sono morbide, ma non sfatte.
Scolatele e lasciatele raffreddare.
Tritate finemente lo scalogno, fatelo appassire in un paio di cucchiai scarsi di olio, aggiungete anche due cucchiai dell'acqua di cottura del polpo e lasciate stufare qualche minuto. Mondate i fiori di zucca lavateli velocemente e aggiungeteli allo scalogno, lasciate appassire il tutto qualche minuto e spegnete.
Ungete leggermente un piccolo stampo da plumecake e foderatelo di carta forno.
La ricetta parla di uno stampo da 8x22, il mio era da 20x11 ed era perfetto. Il polpo, una volta cotto non rende molto.
Prendete il polpo ormai raffreddato, riducetelo a pezzi grossi, eliminando il più delle ventose dai tentacoli, ma lasciando comunque un po' della sua pelle. Aiuterà a tenere insieme la terrina.
Procedete a strati. Prima i pezzi di polpo, tutti in un verso, e componeteli in modo che siano ben vicini, premendo leggermente per compattarli, poi a strati, le patate, e i fiori di zucca, continuate fino ad esaurimento degli ingredienti, pressando sempre leggermente per compattare il tutto.
Ripiegate sulla terrina la carta forno in eccedenza, sigillate bene e ponete sulla superficie un peso, (io ho usato un altro stampo da plumcake più piccolo, riempito di acqua) quindi mettete tutto in frigorifero per almeno 6/8 ore.
Prima di portare in tavola preparate il pesto alle mandorle.
Lavate e asciugate il basilico, frullatelo con le mandorle, l'aglio ridotto a lamelle sottili, e 5 o 6 cucchiai di olio d'oliva.
Di mia sponte ho aggiunto un piccolo cubetto di ghiaccio per evitare che il pesto scurisse troppo.
Frullate il tutto a crema densa.
Sformate la terrina dalla carta forno, tagliatela a fette spesse e servitela con il pesto di basilico e mandorle.
A noi è piaciuto molto, l'ho trovato delicato e fresco.
dolci al cucchiaio
dolci alla frutta
dolci e dessert
ricomincio
con un piccolo, semplicissimo dessert. Così, giusto per consolarmi delle vacanze finite.
Come per tutti, le vacanze non arrivano mai, e quando arrivano durano sempre troppo poco. Non fai in tempo ad ambientarti che è già ora di ritornare a casa.
Ma é stato particolarmente bello questa volta perchè non avevamo programmato nulla, anzi. Ma il pensiero di dover affrontare un altro anno dopo quello, molto pesante, che avevamo alle spalle, ci ha fatto decidere a prenderci una piccola pausa.
Perciò totale relax sulla consueta spiaggia Sanvincenzina, che non vedevo da ormai tre stagioni.
Lì so di trovare quasi sempre il sole, ed è stato così anche stavolta. Ho dimenticato il maltempo di tutta questa strana estate novembrina e mi sono goduta il caldo e il sole fino all'ultimo minuto secondo.
Solo il mare non ho potuto frequentare molto, è stato quasi sempre molto mosso e i bagni sono stati pochi.
Ma sono stata molto bene comunque. Ottima compagnia e ottimo cibo tutte le sere...
E ora si ricomincia....intanto il meteo non è cambiato, tornando ho ritrovato di nuovo temporali e temperature niente affatto estive.
Toccherà rassegnarsi all'autunno imminente.....intanto coccoliamoci un poco così
Pesche speziate e zabaione
per 4 persone
4 pesche gialle non troppo mature
500 gr vino bianco secco, io ho usato uno Chardonnay
130 gr acqua
130 gr zucchero
1 stecca di cannella
5 o 6 bacche di cardamomo
per lo zabaione:
5 tuorli
100 gr zucchero
100 gr Marsala secco
qualche fogliolina di menta per decorare
In una capace casseruola, portate a ebollizione il vino bianco mescolato insieme all'acqua e allo zucchero, aggiungete la cannella e le bacche di cardamomo intere.
Fate sobbollire il tutto per 5 minuti finché lo zucchero è completamente sciolto.
Sbucciate le pesche lasciandole intere ed immergetele nel liquido in ebollizione.
Lasciatecele per circa 5/10 minuti, non di più, dovranno essere morbide ma ancora sode.
Togliete la pentola da fuoco e lasciate raffreddare completamente, dopodichè mettete tutto in frigorifero per una notte almeno, ben coperto.
Al momento di servire, mettete delicatamente ogni pesca in un bicchiere da Martini e aggiungete un goccio dello sciroppo.
Preparate lo zabaione.
In una piccola casseruola che possa andare a bagnomaria dentro a un'altra più grande, montate i tuorli con lo zucchero, unite il Marsala e con le fruste elettriche montate continuamente tenendo il bagnomaria su fuoco medio, finchè diventa gonfio e spumoso. Togliete tutto dal fuoco, togliete anche la piccola casseruola dal bagnomaria e continuate a montare con le fruste elettriche finché lo zabaione è completamente freddo.
Avrete uno zabaione molto denso e montato.
Aggiungetene un paio di cucchiai su ogni pesca nel bicchiere, decorate con una fogliolina di menta e servite subito.
che ne dite?
Come per tutti, le vacanze non arrivano mai, e quando arrivano durano sempre troppo poco. Non fai in tempo ad ambientarti che è già ora di ritornare a casa.
Ma é stato particolarmente bello questa volta perchè non avevamo programmato nulla, anzi. Ma il pensiero di dover affrontare un altro anno dopo quello, molto pesante, che avevamo alle spalle, ci ha fatto decidere a prenderci una piccola pausa.
Perciò totale relax sulla consueta spiaggia Sanvincenzina, che non vedevo da ormai tre stagioni.
Lì so di trovare quasi sempre il sole, ed è stato così anche stavolta. Ho dimenticato il maltempo di tutta questa strana estate novembrina e mi sono goduta il caldo e il sole fino all'ultimo minuto secondo.
Solo il mare non ho potuto frequentare molto, è stato quasi sempre molto mosso e i bagni sono stati pochi.
Ma sono stata molto bene comunque. Ottima compagnia e ottimo cibo tutte le sere...
E ora si ricomincia....intanto il meteo non è cambiato, tornando ho ritrovato di nuovo temporali e temperature niente affatto estive.
Toccherà rassegnarsi all'autunno imminente.....intanto coccoliamoci un poco così
Pesche speziate e zabaione
per 4 persone
4 pesche gialle non troppo mature
500 gr vino bianco secco, io ho usato uno Chardonnay
130 gr acqua
130 gr zucchero
1 stecca di cannella
5 o 6 bacche di cardamomo
per lo zabaione:
5 tuorli
100 gr zucchero
100 gr Marsala secco
qualche fogliolina di menta per decorare
In una capace casseruola, portate a ebollizione il vino bianco mescolato insieme all'acqua e allo zucchero, aggiungete la cannella e le bacche di cardamomo intere.
Fate sobbollire il tutto per 5 minuti finché lo zucchero è completamente sciolto.
Sbucciate le pesche lasciandole intere ed immergetele nel liquido in ebollizione.
Lasciatecele per circa 5/10 minuti, non di più, dovranno essere morbide ma ancora sode.
Togliete la pentola da fuoco e lasciate raffreddare completamente, dopodichè mettete tutto in frigorifero per una notte almeno, ben coperto.
Al momento di servire, mettete delicatamente ogni pesca in un bicchiere da Martini e aggiungete un goccio dello sciroppo.
Preparate lo zabaione.
In una piccola casseruola che possa andare a bagnomaria dentro a un'altra più grande, montate i tuorli con lo zucchero, unite il Marsala e con le fruste elettriche montate continuamente tenendo il bagnomaria su fuoco medio, finchè diventa gonfio e spumoso. Togliete tutto dal fuoco, togliete anche la piccola casseruola dal bagnomaria e continuate a montare con le fruste elettriche finché lo zabaione è completamente freddo.
Avrete uno zabaione molto denso e montato.
Aggiungetene un paio di cucchiai su ogni pesca nel bicchiere, decorate con una fogliolina di menta e servite subito.
che ne dite?
buffet
dolci al cucchiaio
dolci e dessert
ricette per le feste
sapori freschi
e sono arrivata ai sapori freschi. Decisamente freschi come questa pazza non-estate.
A differenza del meteo, questi sono piacevoli però, soprattutto per la presenza del lemongrass, o erba citronella.
Difficilmente mi vedrete fare qualche dolce al limone, non lo amo molto se non in due o tre casi, tipo le delizie al limone, quelle di Elisabetta Cuomo credo che me le ricorderò finché campo, e la Bettitorte, una torta al limone che è burrosa, morbida e profumata come poche. Storica ricetta della mia amica Betti, talmente buona da meritarsi appunto di portare il suo nome. Prima o poi la posterò e, se vorrete, potrete apprezzarla ...
Niente limone per me dicevo, ma al lemongrass non so resistere, adoro il suo profumo, il suo sapore delicato e fresco, molto meno aggressivo del limone, e allo stesso tempo diverso e particolare.
Mi piace usarla nel pesce, o con i crostacei, ma secondo me il suo meglio lo regala profumando le creme, o la ricotta...
Il problema è che deve essere usata fresca e purtroppo non è di facile reperibilità. Qui la trovo solo nei supermercati più forniti di prodotti esotici, soprattutto cinesi. A Milano ce n'è forse solo uno che vende anche prodotti ortofrutticoli cinesi e thailandesi freschi. E' Kathay, in zona Paolo Sarpi, la Chinatown milanese.
Avevo anche tentato di coltivarla in vaso, grazie a delle piantine che mi aveva regalato un amico coquinario, Marco, una vera autorità in materia di peperoncini, ne conosce e ne coltiva varietà infinite, e fine esperto sull'uso di tantissime spezie.
Ma nonostante le mie cure, non hanno retto ai primi freddi padani....
Così, quando mi prende la voglia, mi armo di pazienza e mi faccio un bel po' di strada, smoccolo più di mezz'ora per trovare parcheggio, ma alla fine torno a casa con il mio profumato carico di steli di lemongrass.
Durano molto in frigorifero, ma quando non li uso subito tutti, congelo. E vi assicuro che non perde assolutamente i suoi profumi..
Tornando ai sapori freschi, eccovi una ricetta davvero molto semplice la cui particolarità sta proprio nell'erba citronella. E' lei che fa la differenza, veramente una grande differenza.
Ed è sempre lui, Christophe Michalak....mi piace molto quest'uomo, perchè fa dolci semplici ma di classe, e li sa presentare in modo del tutto personale, diverso da tutti gli altri pasticceri di grido.
Dolci semplici, niente cinquantamila passaggi, creme di qui, cremosi di là, cuori congelati dentro, coperture e ricami vari sotto e sopra. Solo il tocco di genio della presentazione e qualche rivisitazione che trasforma anche un dessert classico e straconosciuto in qualcosa di davvero speciale. Non è da tutti. No.
Pannacotta al lemongrass e frutti rossi
per quattro persone
500 gr panna liquida fresca
150 gr lemongrass fresca (o citronella)
90 gr zucchero
6 gr gelatina in fogli
2 cucchiai di confettura di frutti di bosco
1 cucchiaio abbondante di succo di lime
la scorza grattugiata di mezzo lime
250 gr di frutti rossi misti
6 o 7 fragole
la sera prima portate a ebollizione la panna insieme all'erba citronella affettata, tritata finemente, lasciate sobbollire qualche istante, poi spegnete il fuoco e lasciate intiepidire..
Coprite e mettete a riposare in frigorifero tutta la notte.
L'indomani, filtrate bene la panna dalla citronella e pesatene 370 gr.
Niente paura, non ve ne avanezerà dai 500 gr. la bollitura un poco la ridurrà.
Ammollate la gelatina in acqua fredda e nel contempo rimettete sul fuoco la panna filtrata, portatela nuovamente a bollore e aggiungetelo zucchero e poi la gelatina ben strizzata e asciugata. Mescolate affinché tutto si sciolga e il composto sia omogeneo.
Ora prendete dei bicchieri lisci, industriatevi a fare in modo che restino un po' inclinati.
Io uso i contenitori vuoti delle uova, sono perfetti anche per questo uso!
Una volta posizionati stabilmente i bicchieri, versate la panna in modo che arrivi fin quasi a un bordo.
Con delicatezza mettete tutto in frigorifero a rassodare.
Poco prima di servire, preparate i frutti di bosco.
Lavateli delicatamente, scolateli altrettanto delicatamente.
Lavate anche le fragole, col picciolo, in acqua e un goccio di vino. Poi scolatele, asciugatele eliminate il picciolo e tagliatele in quarti.
In una ciotola mettete i due cucchiai di confettura di frutti rossi, stemperatela mescolandola con il cucchiaio di succo di lime e aggiungete anche la scorza grattugiata di mezzo lime.
Versate dentro la ciotola anche i frutti di bosco e miscelate il tutto delicatamente.
Prendete i bicchieri dal frigorifero, la pannacotta ormai si sarà solidificata.
Riempite lo spazio vuoto rimasto con la frutta, aggiungete un pizzico di scorza di lime grattugiata e servite.
Consiglio di prepararla un paio di giorni prima. Ho notato che più riposa, più si amalgama il sapore della citronella.
Un dessert davvero facilissimo, si fa in pochissimo tempo e regala al palato sfumature di sapore che sorprendono davvero.
E con questa ricetta fresca e profumata, vi saluto per qualche giorno.
Sono arrivate le vacanze anche per me.
A presto!!
A differenza del meteo, questi sono piacevoli però, soprattutto per la presenza del lemongrass, o erba citronella.
Difficilmente mi vedrete fare qualche dolce al limone, non lo amo molto se non in due o tre casi, tipo le delizie al limone, quelle di Elisabetta Cuomo credo che me le ricorderò finché campo, e la Bettitorte, una torta al limone che è burrosa, morbida e profumata come poche. Storica ricetta della mia amica Betti, talmente buona da meritarsi appunto di portare il suo nome. Prima o poi la posterò e, se vorrete, potrete apprezzarla ...
Niente limone per me dicevo, ma al lemongrass non so resistere, adoro il suo profumo, il suo sapore delicato e fresco, molto meno aggressivo del limone, e allo stesso tempo diverso e particolare.
Mi piace usarla nel pesce, o con i crostacei, ma secondo me il suo meglio lo regala profumando le creme, o la ricotta...
Il problema è che deve essere usata fresca e purtroppo non è di facile reperibilità. Qui la trovo solo nei supermercati più forniti di prodotti esotici, soprattutto cinesi. A Milano ce n'è forse solo uno che vende anche prodotti ortofrutticoli cinesi e thailandesi freschi. E' Kathay, in zona Paolo Sarpi, la Chinatown milanese.
Avevo anche tentato di coltivarla in vaso, grazie a delle piantine che mi aveva regalato un amico coquinario, Marco, una vera autorità in materia di peperoncini, ne conosce e ne coltiva varietà infinite, e fine esperto sull'uso di tantissime spezie.
Ma nonostante le mie cure, non hanno retto ai primi freddi padani....
Così, quando mi prende la voglia, mi armo di pazienza e mi faccio un bel po' di strada, smoccolo più di mezz'ora per trovare parcheggio, ma alla fine torno a casa con il mio profumato carico di steli di lemongrass.
Durano molto in frigorifero, ma quando non li uso subito tutti, congelo. E vi assicuro che non perde assolutamente i suoi profumi..
Tornando ai sapori freschi, eccovi una ricetta davvero molto semplice la cui particolarità sta proprio nell'erba citronella. E' lei che fa la differenza, veramente una grande differenza.
Ed è sempre lui, Christophe Michalak....mi piace molto quest'uomo, perchè fa dolci semplici ma di classe, e li sa presentare in modo del tutto personale, diverso da tutti gli altri pasticceri di grido.
Dolci semplici, niente cinquantamila passaggi, creme di qui, cremosi di là, cuori congelati dentro, coperture e ricami vari sotto e sopra. Solo il tocco di genio della presentazione e qualche rivisitazione che trasforma anche un dessert classico e straconosciuto in qualcosa di davvero speciale. Non è da tutti. No.
Pannacotta al lemongrass e frutti rossi
per quattro persone
500 gr panna liquida fresca
150 gr lemongrass fresca (o citronella)
90 gr zucchero
6 gr gelatina in fogli
2 cucchiai di confettura di frutti di bosco
1 cucchiaio abbondante di succo di lime
la scorza grattugiata di mezzo lime
250 gr di frutti rossi misti
6 o 7 fragole
la sera prima portate a ebollizione la panna insieme all'erba citronella affettata, tritata finemente, lasciate sobbollire qualche istante, poi spegnete il fuoco e lasciate intiepidire..
Coprite e mettete a riposare in frigorifero tutta la notte.
L'indomani, filtrate bene la panna dalla citronella e pesatene 370 gr.
Niente paura, non ve ne avanezerà dai 500 gr. la bollitura un poco la ridurrà.
Ammollate la gelatina in acqua fredda e nel contempo rimettete sul fuoco la panna filtrata, portatela nuovamente a bollore e aggiungetelo zucchero e poi la gelatina ben strizzata e asciugata. Mescolate affinché tutto si sciolga e il composto sia omogeneo.
Ora prendete dei bicchieri lisci, industriatevi a fare in modo che restino un po' inclinati.
Io uso i contenitori vuoti delle uova, sono perfetti anche per questo uso!
Una volta posizionati stabilmente i bicchieri, versate la panna in modo che arrivi fin quasi a un bordo.
Con delicatezza mettete tutto in frigorifero a rassodare.
Poco prima di servire, preparate i frutti di bosco.
Lavateli delicatamente, scolateli altrettanto delicatamente.
Lavate anche le fragole, col picciolo, in acqua e un goccio di vino. Poi scolatele, asciugatele eliminate il picciolo e tagliatele in quarti.
In una ciotola mettete i due cucchiai di confettura di frutti rossi, stemperatela mescolandola con il cucchiaio di succo di lime e aggiungete anche la scorza grattugiata di mezzo lime.
Versate dentro la ciotola anche i frutti di bosco e miscelate il tutto delicatamente.
Prendete i bicchieri dal frigorifero, la pannacotta ormai si sarà solidificata.
Riempite lo spazio vuoto rimasto con la frutta, aggiungete un pizzico di scorza di lime grattugiata e servite.
Consiglio di prepararla un paio di giorni prima. Ho notato che più riposa, più si amalgama il sapore della citronella.
Un dessert davvero facilissimo, si fa in pochissimo tempo e regala al palato sfumature di sapore che sorprendono davvero.
E con questa ricetta fresca e profumata, vi saluto per qualche giorno.
Sono arrivate le vacanze anche per me.
A presto!!
primi
sapori d'estate
anche se l'estate non c'è, facciamo finta e usiamo quello che questa stagione comunque ci regala.
Questo piatto è frutto di quel filo tenace che lega chi condivide la stessa passione per la cucina.
Una classica ricetta di terre del sud, che ha dentro tutti i suoi colori e il sapore del sole caldo e avvolgente.
Sicuramente gli ingredienti che trovo qui, nelle praterie milanesi, non hanno lo stesso sapore dei medesimi ingredienti calabresi, ma mi accontento lo stesso, in attesa un giorno di poter andare ad assaggiare sul posto.
La ricetta l'ha condivisa Tiziana qualche giorno fa, su Coquinaria, e mi ha subito attratto, per le melanzane, che adoro, per il profumo del basilico e del pomodoro fresco, unito alla dolcezza della mozzarella...
Lei ha usato i sedanini, io la gramigna. Una sorta di cucina fusion nostrana...
Barchette di melanzane
per due persone
2 melanzane abbastanza grosse, di quelle scure
1 mozzarella di bufala
pomodori S. Marzano, o altri da sugo
abbondane basilico
2 piccoli spicchi d'aglio
olio, sale, pepe
gramigna, o altra pasta corta. q.b.
parmigiano grattugiato
poco pangrattato per gratinare
olio e.v.
Tagliate a metà le melanzane per il lungo, compreso il picciolo, svuotatele delicatamente lasciando però un po' di polpa comunque.
Tagliate a pezzetti la polpa che avete tolto.
Mettete tutto, barchettte e polpa a fare l'acqua cosparse di sale, per una mezzoretta.
Mentre le melanzane sono sotto sale, preparate il sugo.
Scottate e pelate i San Marzano, o i pomodori da sugo che avete scelto, eliminate i semi interni e tritateli grossolanamente.
In una larga padella scaldate un goccio d'olio, aggiungete uno spicchio d'aglio e lasciate insaporire qualche secondo, poi aggiungete i pomodori preparati, e lasciate cuocere fino ad avere un normale sugo di pomodoro.
Profumatelo con abbondante basilico, regolate di sale.
Tagliate a pezzetti la mozzarella di bufala, mettela in un colino, così perderà un po' della sua acqua e sarà un poco più asciutta.
A questo punto sciacquate velocemente le melanzane, sia le barchette che la polpa, e asciugatele il più possibile.
In una piccola casseruola friggete prima le melanzane a pezzetti, e poi le barchette in olio profondo.I gusci di melanzane li ho fritti uno per volta, girandoli più volte, finchè sono stati morbidi.
Scolate le melanzane su carta da cucina in modo che perdano l'olio della frittura e tenete da parte.
Cuocete la pasta in abbondante acqua salata, ma lasciatela parecchio al dente.
Scolatela, conditela con il sugo preparato, aggiungete i pezzetti di melanzane fritte, la mozzarella ben scolata, un paio di cucchiai di parmigiano grattugiato e ancora abbondante basilico spezzettato con le mani, qualche sottilissima fesa d'aglio.
Riempite le barchette di melanzane con la pasta così condita, date una leggera spolverata di pane grattugiato e infornate a 180° ventilato, finchè vi sembrano abbastanza gratinate. Occhio a non prolungare troppo la cottura altrimenti si bruciano.
Servitele belle calde, e sentirete che bontà!
Grazie a Tiziana, amica di lungo corso coquinario. Una ricetta davvero ottima, che rifarò spesso pensando a lei.
Questo piatto è frutto di quel filo tenace che lega chi condivide la stessa passione per la cucina.
Una classica ricetta di terre del sud, che ha dentro tutti i suoi colori e il sapore del sole caldo e avvolgente.
Sicuramente gli ingredienti che trovo qui, nelle praterie milanesi, non hanno lo stesso sapore dei medesimi ingredienti calabresi, ma mi accontento lo stesso, in attesa un giorno di poter andare ad assaggiare sul posto.
La ricetta l'ha condivisa Tiziana qualche giorno fa, su Coquinaria, e mi ha subito attratto, per le melanzane, che adoro, per il profumo del basilico e del pomodoro fresco, unito alla dolcezza della mozzarella...
Lei ha usato i sedanini, io la gramigna. Una sorta di cucina fusion nostrana...
Barchette di melanzane
per due persone
2 melanzane abbastanza grosse, di quelle scure
1 mozzarella di bufala
pomodori S. Marzano, o altri da sugo
abbondane basilico
2 piccoli spicchi d'aglio
olio, sale, pepe
gramigna, o altra pasta corta. q.b.
parmigiano grattugiato
poco pangrattato per gratinare
olio e.v.
Tagliate a metà le melanzane per il lungo, compreso il picciolo, svuotatele delicatamente lasciando però un po' di polpa comunque.
Tagliate a pezzetti la polpa che avete tolto.
Mettete tutto, barchettte e polpa a fare l'acqua cosparse di sale, per una mezzoretta.
Mentre le melanzane sono sotto sale, preparate il sugo.
Scottate e pelate i San Marzano, o i pomodori da sugo che avete scelto, eliminate i semi interni e tritateli grossolanamente.
In una larga padella scaldate un goccio d'olio, aggiungete uno spicchio d'aglio e lasciate insaporire qualche secondo, poi aggiungete i pomodori preparati, e lasciate cuocere fino ad avere un normale sugo di pomodoro.
Profumatelo con abbondante basilico, regolate di sale.
Tagliate a pezzetti la mozzarella di bufala, mettela in un colino, così perderà un po' della sua acqua e sarà un poco più asciutta.
A questo punto sciacquate velocemente le melanzane, sia le barchette che la polpa, e asciugatele il più possibile.
In una piccola casseruola friggete prima le melanzane a pezzetti, e poi le barchette in olio profondo.I gusci di melanzane li ho fritti uno per volta, girandoli più volte, finchè sono stati morbidi.
Scolate le melanzane su carta da cucina in modo che perdano l'olio della frittura e tenete da parte.
Cuocete la pasta in abbondante acqua salata, ma lasciatela parecchio al dente.
Scolatela, conditela con il sugo preparato, aggiungete i pezzetti di melanzane fritte, la mozzarella ben scolata, un paio di cucchiai di parmigiano grattugiato e ancora abbondante basilico spezzettato con le mani, qualche sottilissima fesa d'aglio.
Riempite le barchette di melanzane con la pasta così condita, date una leggera spolverata di pane grattugiato e infornate a 180° ventilato, finchè vi sembrano abbastanza gratinate. Occhio a non prolungare troppo la cottura altrimenti si bruciano.
Servitele belle calde, e sentirete che bontà!
Grazie a Tiziana, amica di lungo corso coquinario. Una ricetta davvero ottima, che rifarò spesso pensando a lei.
pasta
pesce
piatti unici
sapori delicati
e dopo quelli decisi, passiamo a quelli delicati. Certo, di solito si fa l'inverso, prima i sapori delicati e poi si va a salire verso quelli più forti.
Chiedo scusa ma l'idea mi è venuta qualche giorno dopo, mentre stazionavo da buoni cinque minuti davanti al banco della pescheria,
Sempre pesce? Quasi, stavolta sono molluschi.
Adoro le capesante, le mangerei sempre, e cerco di preparale in tanti modi per riuscire a valorizzarle al massimo, a volte sperimento con esiti incerti, altre invece sono molto soddisfatta, come in questo caso, e allora mi piace condivdere.
Ecco cosa è uscito dalla mia fantasia prima, e dalle mie mani poi.
Lasagnette al ragù di capesante e zucchine
per due persone
6 sfoglie da lasagne all'uovo (compre)
10 capesante
3 piccole zucchine verdi
una manciata di salicornia (asparagi di mare)
un ciuffo abbondante di prezzemolo
1 piccola cipolla, metà se è grossa.
1 spicchio d'aglio
sale, pepe
poco olio
poco burro
Prendete le noci di capesante dalle conchiglie, dividetele dai coralli e lavate tutto accuratamente per eliminare eventuale sabbia.
Ai coralli tagliate abbondantemente via la parte scura e teneteli da parte.
Tritate finemente la cipolla, lavate e tritate anche il prezzemolo, sbucciate lo spicchio d'aglio.
Tagliate le noci delle capesante a pezzetti abbastanza grossi, in modo che si vedano poi nel piatto.
Pulite la salicornia, eliminando le parti più dure ed eventuali parti scure, e mettetele a bagno per qualche minuto in modo che perdano impurità, se ci sono. Ripetete l'operazione più volte cambiando l'acqua finchè non vedete che è completamente pulita.
Mondate e lavate le zucchine, tagliatele a triangolini o a pezzetti non troppo piccoli.
Portate a ebollizione un pentolino d'acqua, e sbollentatevi la salicornia per due o tre minuti, quindi scolatela e raffreddatela sotto l'acqua fredda in modo che non perda il suo colore brillante. Tenetela da parte.
In una larga padella, meglio se antiaderente, scaldate un goccio d'olio e una noce di burro, e fate soffriggere qualche istante il prezzemolo con la cipolla tritata e lo spicchio d'aglio, unite le zucchine e lasciatele cuocere una decina di minuti, quindi aggiungete la salicornia scottata e lasciate insaporire bene, infine, dopo qualche minuto, aggiungete anche le capesante a pezzetti e continuate la cottura per qualche altro minuto. Le capesante si cuoceranno in pochissimo, mentre le zucchine dovranno essere cotte ma ancora un poco croccanti, non sfatte. Regolate di sale e di pepe. Assaggiate eventualmente man mano perchè la salicornia comunque esprimerà tutta la sua salinità.
Ora, in un piccolo pentolino fondete una noce di burro, appena spumeggia, versateci i coralli delle capesante tenuti da parte e fateli cuocere circa 5 minuti. Tenete da parte anche questi.
In una larga padella dove farete bollire dell'acqua con un pizzico di sale, cuocete le sfoglie da lasagna. Una volta cotte, stendetele su un canovaccio pulitissimo.
Io procedo un paio alla volta, le asciugo subito da entrambi i lati sul canovaggio e procedo man mano a preparare il piatto.
Mettete un poco di ragù di capesante sul fondo del piatto, appoggiatevi sopra una lasagnetta cotta, di nuovo del ragù e ancora una lasagnetta, e via così, a comporre tre strati in ogni piatto.
Alla fine, tritate grossolanamente i coralli cotti nel burro, e spargeteli a colorare i piatti.
Se vi va, un altro pizzico di prezzemolo e stop.
Era la mia prima volta con la salicornia, ed è stata una piacevole sorpresa, credo che sperimenterò altre cose con questo ingrediente così particolare.
Buone buone, delicate e anche belle da vedere.
Chiedo scusa ma l'idea mi è venuta qualche giorno dopo, mentre stazionavo da buoni cinque minuti davanti al banco della pescheria,
Sempre pesce? Quasi, stavolta sono molluschi.
Adoro le capesante, le mangerei sempre, e cerco di preparale in tanti modi per riuscire a valorizzarle al massimo, a volte sperimento con esiti incerti, altre invece sono molto soddisfatta, come in questo caso, e allora mi piace condivdere.
Ecco cosa è uscito dalla mia fantasia prima, e dalle mie mani poi.
Lasagnette al ragù di capesante e zucchine
per due persone
6 sfoglie da lasagne all'uovo (compre)
10 capesante
3 piccole zucchine verdi
una manciata di salicornia (asparagi di mare)
un ciuffo abbondante di prezzemolo
1 piccola cipolla, metà se è grossa.
1 spicchio d'aglio
sale, pepe
poco olio
poco burro
Prendete le noci di capesante dalle conchiglie, dividetele dai coralli e lavate tutto accuratamente per eliminare eventuale sabbia.
Ai coralli tagliate abbondantemente via la parte scura e teneteli da parte.
Tritate finemente la cipolla, lavate e tritate anche il prezzemolo, sbucciate lo spicchio d'aglio.
Tagliate le noci delle capesante a pezzetti abbastanza grossi, in modo che si vedano poi nel piatto.
Pulite la salicornia, eliminando le parti più dure ed eventuali parti scure, e mettetele a bagno per qualche minuto in modo che perdano impurità, se ci sono. Ripetete l'operazione più volte cambiando l'acqua finchè non vedete che è completamente pulita.
Mondate e lavate le zucchine, tagliatele a triangolini o a pezzetti non troppo piccoli.
Portate a ebollizione un pentolino d'acqua, e sbollentatevi la salicornia per due o tre minuti, quindi scolatela e raffreddatela sotto l'acqua fredda in modo che non perda il suo colore brillante. Tenetela da parte.
In una larga padella, meglio se antiaderente, scaldate un goccio d'olio e una noce di burro, e fate soffriggere qualche istante il prezzemolo con la cipolla tritata e lo spicchio d'aglio, unite le zucchine e lasciatele cuocere una decina di minuti, quindi aggiungete la salicornia scottata e lasciate insaporire bene, infine, dopo qualche minuto, aggiungete anche le capesante a pezzetti e continuate la cottura per qualche altro minuto. Le capesante si cuoceranno in pochissimo, mentre le zucchine dovranno essere cotte ma ancora un poco croccanti, non sfatte. Regolate di sale e di pepe. Assaggiate eventualmente man mano perchè la salicornia comunque esprimerà tutta la sua salinità.
Ora, in un piccolo pentolino fondete una noce di burro, appena spumeggia, versateci i coralli delle capesante tenuti da parte e fateli cuocere circa 5 minuti. Tenete da parte anche questi.
In una larga padella dove farete bollire dell'acqua con un pizzico di sale, cuocete le sfoglie da lasagna. Una volta cotte, stendetele su un canovaccio pulitissimo.
Io procedo un paio alla volta, le asciugo subito da entrambi i lati sul canovaggio e procedo man mano a preparare il piatto.
Mettete un poco di ragù di capesante sul fondo del piatto, appoggiatevi sopra una lasagnetta cotta, di nuovo del ragù e ancora una lasagnetta, e via così, a comporre tre strati in ogni piatto.
Alla fine, tritate grossolanamente i coralli cotti nel burro, e spargeteli a colorare i piatti.
Se vi va, un altro pizzico di prezzemolo e stop.
Era la mia prima volta con la salicornia, ed è stata una piacevole sorpresa, credo che sperimenterò altre cose con questo ingrediente così particolare.
Buone buone, delicate e anche belle da vedere.
antipasti
pesce
piatti unici
secondi
sapori decisi
ancora una volta vi propongo un piatto di pesce. Lo so, sono quasi monotona, ma a noi piace molto e in più è digeribile e leggero, e siccome sia io che mio marito siamo decisamente vintage, è una cosa da tenere in considerazione.
Questo piatto che vi racconto oggi non è proprio leggerino, ma ogni tanto perchè no? In ogni caso, con queste cotture io riduco sempre molto la quantità di grassi, per cui mi sento di dire che era comunque un piatto unico sostamzioso ma non pesante.
Sono particolarmente soddisfatta della riuscita di questa specie di minestra di pesce, era buonissima, sarà stato il peperone, o lo zenzero, chissà. Sta di fatto che se ce ne fosse stata altrettanta l'avremmo finita tutta.
Eccola qui:
Minestra saporita
per 3/4 persone
4 o 5 totanetti
400 gr pescatrice (pesata pulita)
500 gr cozze
500 gr mazzancolle
mezzo peperone verde
una decina di pomodori pizzutelli
un ciuffo abbondante di prezzemolo
2 spicchi d'aglio
1 pezzetto di zenzero fresco
fumetto di pesce, se l'avete
poco olio e. v. d'oliva, di buona qualità
pasta corta a piacere, q.b.
io ho usato i ditaloni rigati
Per prima cosa pulire tutto il pesce.
Se la pescatrice è intera, spellatela e ricavate due filetti, eventualmente fosse troppa, congelate l'eccedenza oppure preparatela a parte in un altro modo. Se siete più comodi, compratela già a tranci.
Sgusciate le mazzancolle lasciando perà la coda con un pezzetto di carapace ed eliminate il budellino.
Pulite i totani, spellateli , dividete i ciuffi dal sacco, lavate tutto molto bene e tagliateli ad anelli e a metà i ciuffi.
Lavate accuratamente le cozze, poi mettetele sul fuoco in una capace pentola insieme a uno spicchio d'aglio, coprite e lasciatele aprire.
Da un peperone verde, di quelli carnosi, ricavatene la metà. Pulitela da semi e filamenti, lavatela e riducetela a tocchetti regolari.
Scottate i pomodori pizzutelli in acqua bollente, spellateli, divideteli a metà ed eliminate i semi. Riducete anch'essi in dadolata grossolana.
Pelate un pezzetto di zenzero fresco, grosso modo un centimetro o poco più.
Lavate, asciugate e tritate il prezzemolo insieme a un piccolo spicchio d'aglio.
Riprendete le cozze, ormai aperte ed toglietele dai gusci. Filtrate il liquido che si sarà formato attraverso un colino foderato con della garza, o della carta da cucina, e tenete tutto da parte.
A questo punto si può iniziare a cuocere.
In una larga padella scaldate un filo d'olio, fate un soffritto con il prezzemolo tritato insieme all'aglio, quindi aggiungete i peperoni e lasciateli stufare qualche minuto perchè inizino ad ammorbidirsi, aggiungete lo zenzero a fettine, poi in sequenza, prima i totani e lasciate insaporire un paio di minuti, poi la pescatrice tagliata a pezzettoni, altri due minuti di cottura, poi le mazzancolle ancora due o tre minuti. Regolate di sale e di pepe.
A questo punto unite i pomodori a pezzetti e il liquido di cottura delle cozze, filtrato in precedenza e un mestolo di fumetto di pesce se l'avete disponibile, altrimenti va bene anche dell'acqua calda.. Dovrete avere una consistenza abbastanza brodosa.
Nel frattempo, a parte, cuocete la pasta, ma non fino a perfetta cottura. Lasciatela parecchio al dente, quindi scolatela e unitela alla minestra di pesce e finite la cottura così pian piano, ci vorranno altri tre o quattro minuti, senza mescolare troppo,quando la pasta è quasi perfettamente cotta, aggiungete anche le cozze.
Alla fine dovrà essere brodosa ma senza esagerare, per cui regolatevi con il liquido, se serve aggiungetene poco alla volta fino a quando vi sembra della consistenza giusta per una minestra abbastanza fissa. Assaggiate ed eventualmente regolate ancora di sale e di pepe.
Servite ben calda, aggiungendo ad ogni piatto, se vi va, ancora un pizzico di prezzemolo tritato e un filo d'olio buono.
E' un piatto che può essere servito, in dosi giuste, come apertura di un pranzo di pesce, oppure, come piatto unico dopo qualche antipasto.
Era davvero speciale la rifarò sicuramente, magari sostituendo la pescatrice con qualche altro pesce, vedremo cosa passerà il convento.
Questo piatto che vi racconto oggi non è proprio leggerino, ma ogni tanto perchè no? In ogni caso, con queste cotture io riduco sempre molto la quantità di grassi, per cui mi sento di dire che era comunque un piatto unico sostamzioso ma non pesante.
Sono particolarmente soddisfatta della riuscita di questa specie di minestra di pesce, era buonissima, sarà stato il peperone, o lo zenzero, chissà. Sta di fatto che se ce ne fosse stata altrettanta l'avremmo finita tutta.
Eccola qui:
Minestra saporita
per 3/4 persone
4 o 5 totanetti
400 gr pescatrice (pesata pulita)
500 gr cozze
500 gr mazzancolle
mezzo peperone verde
una decina di pomodori pizzutelli
un ciuffo abbondante di prezzemolo
2 spicchi d'aglio
1 pezzetto di zenzero fresco
fumetto di pesce, se l'avete
poco olio e. v. d'oliva, di buona qualità
pasta corta a piacere, q.b.
io ho usato i ditaloni rigati
Per prima cosa pulire tutto il pesce.
Se la pescatrice è intera, spellatela e ricavate due filetti, eventualmente fosse troppa, congelate l'eccedenza oppure preparatela a parte in un altro modo. Se siete più comodi, compratela già a tranci.
Sgusciate le mazzancolle lasciando perà la coda con un pezzetto di carapace ed eliminate il budellino.
Pulite i totani, spellateli , dividete i ciuffi dal sacco, lavate tutto molto bene e tagliateli ad anelli e a metà i ciuffi.
Lavate accuratamente le cozze, poi mettetele sul fuoco in una capace pentola insieme a uno spicchio d'aglio, coprite e lasciatele aprire.
Da un peperone verde, di quelli carnosi, ricavatene la metà. Pulitela da semi e filamenti, lavatela e riducetela a tocchetti regolari.
Scottate i pomodori pizzutelli in acqua bollente, spellateli, divideteli a metà ed eliminate i semi. Riducete anch'essi in dadolata grossolana.
Pelate un pezzetto di zenzero fresco, grosso modo un centimetro o poco più.
Lavate, asciugate e tritate il prezzemolo insieme a un piccolo spicchio d'aglio.
Riprendete le cozze, ormai aperte ed toglietele dai gusci. Filtrate il liquido che si sarà formato attraverso un colino foderato con della garza, o della carta da cucina, e tenete tutto da parte.
A questo punto si può iniziare a cuocere.
In una larga padella scaldate un filo d'olio, fate un soffritto con il prezzemolo tritato insieme all'aglio, quindi aggiungete i peperoni e lasciateli stufare qualche minuto perchè inizino ad ammorbidirsi, aggiungete lo zenzero a fettine, poi in sequenza, prima i totani e lasciate insaporire un paio di minuti, poi la pescatrice tagliata a pezzettoni, altri due minuti di cottura, poi le mazzancolle ancora due o tre minuti. Regolate di sale e di pepe.
A questo punto unite i pomodori a pezzetti e il liquido di cottura delle cozze, filtrato in precedenza e un mestolo di fumetto di pesce se l'avete disponibile, altrimenti va bene anche dell'acqua calda.. Dovrete avere una consistenza abbastanza brodosa.
Nel frattempo, a parte, cuocete la pasta, ma non fino a perfetta cottura. Lasciatela parecchio al dente, quindi scolatela e unitela alla minestra di pesce e finite la cottura così pian piano, ci vorranno altri tre o quattro minuti, senza mescolare troppo,quando la pasta è quasi perfettamente cotta, aggiungete anche le cozze.
Alla fine dovrà essere brodosa ma senza esagerare, per cui regolatevi con il liquido, se serve aggiungetene poco alla volta fino a quando vi sembra della consistenza giusta per una minestra abbastanza fissa. Assaggiate ed eventualmente regolate ancora di sale e di pepe.
Servite ben calda, aggiungendo ad ogni piatto, se vi va, ancora un pizzico di prezzemolo tritato e un filo d'olio buono.
E' un piatto che può essere servito, in dosi giuste, come apertura di un pranzo di pesce, oppure, come piatto unico dopo qualche antipasto.
Era davvero speciale la rifarò sicuramente, magari sostituendo la pescatrice con qualche altro pesce, vedremo cosa passerà il convento.
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