antipasti
pesce
piatti freddi
pranzi e cene
verdure
domenica d'agosto
che caldo fa.....cantava così Bobby Solo mi pare. Fa caldo davvero, in casa si boccheggia e non trovo angoli freschi da nessuna parte. Il caldo torrido però non mi ferma, si dovrà pur mangiare, quindi mi tocca.... e se devo scegliere per stare leggera, visto il caldo, scelgo pesce.
Piace sempre molto e soddisfa senza appesantire ....
cucina leggera dunque? Direi che si può fare, basta usare pochissimi condimenti e ti esce lo stesso un pranzetto degno di un ristorante...
ricette per due persone
Carpaccio di branzino
1 bel branzino, possibilmente pescato e non d'allevo
2 limoni non trattati, ho trovato quelli della costiera amalfitana, decisamente più dolci.
1 lime
1 ciuffo di prezzemolo tritato
1 poco di zenzero fresco grattugiato
pepe di mulinello, sale
qualche bacca di pepe rosa
olio e.v. oliva
sfilettare il branzino, oppure farselo sfilettare dal pescivendolo ricavandone due filetti spessi.
Ridurre anche questi in fette sottili aiutandosi con un buon coltello da sfiletto.
Pelare a vivo un limone della costiera e tagliarlo a rondelle.
Mettere le rondelle a corona sul bordo di un piatto piano e adagiare le fette sottili di branzino sul piatto stesso.
A parte, in una ciotola mescolare il succo del limone rimasto con quello di lime, aggiungere il prezzemolo tritato, lo zenzero grattugiato fresco, sale, pepe e e le bacche rosa e un goccio d'olio buono. Sbattere con una forchetta questa vinaigrette per emulsionarla bene e cospargervi il branzino.
Io lo faccio almeno mezzora prima di assaggiare, così la vinaigrette ha il tempo di insaporire bene il pesce e di cuocerlo un pochino.
si mangia così, semplice semplice.
Capesante al Brandy, crema di zucchine trombetta e menta
6/8capesante
2 lunghe zucchine trombetta
1 cipollotto fresco
qualche fogliolina di menta fresca
sale, pepe
poco burro
Cognac per sfumare, di buona qualità
pulire le capesante eliminando il becco rosso e conservando solo le noci. Lavarle bene sotto l'acqua corrente in modo da eliminare ogni traccia di sabbia. Tenere da parte.
In una larga padella sciogliere una noce di burro, affettare le zucchine trombetta e il cipollotto fresco, eliminandone la parte verde.
Mettere sia cipollotto che zucchine a stufare nel burro spumeggiante e portare a cottura lentamente aggiungendo poca acqua calda se si asciugassero troppo, alla fine aggiungere qualche fogliolina di menta e spegnere il fuoco.
In un'altra padella antiaderente, scaldare una noce di burro, e rosolare le noci di capasanta, finchè sono ben dorate da tutti i lati, a questo punto sfumare col Cognac, coprire il tegame e lasciar asciugare il liquido di cottura a fuoco basso. In tutto ci vorranno pochi minuti.
Frullare le zucchine cotte insieme a qualche foglia di menta ottenendo una crema densa, fare con questa un letto su un piatto e adagiarvi le capesante cotte col Cognac, napparle con l'eventuale sughetto rimasto e guarnire con piccole foglie di menta.
Filetto di sgombro doppia panatura, purée di melanzane e olive taggiasche
3 sgombretti di media pezzatura
1 melanzana viola, grossa e tonda
1 cucchiaio di olive taggiasche sott'olio, denocciolate
1 spicchio d'aglio
2 foglie di basilico
olio, sale
per la panatura
1 uovo
poca farina
poco latte
mezzo spicchio d'aglio
poco rosmarino
pangrattato
olio per friggere
Pulire e sfilettare gli sgombri, eliminare eventuali lische e tenere da parte.
Sbucciare la melanzana e ridurne la polpa a tocchetti.
In una larga padella antiaderente scaldare un goccio d'olio, farvi rosolare uno spicchio d'aglio-
versare i tocchetti di melanzana nella pentola con olio e aglio, mescolare bene perchè si insaporiscano, aggiungere il basilico e abbassare il fuoco. Portare a cottura pian piano finchè sono morbide e sfatte.
Preparare la panatura per lo sgombro.
In una larga ciotola sbattere l'uovo intero, aggiungere un goccio di latte, un cucchiaio abbondante di farina e un trito sottile di rosmarino e aglio. Deve essere alla fine una pastella molto liquida.
Mettervi a bagno i filetti di sgombro e lasciarli riposare mezzoretta.
Mettere una cucchiaiata abbondante di olive a sgocciolare dall'olio, dopodichè passarle in carta da cucina in modo che perdano eventuale olio rimasto.
A questo punto mettere le melanzane ormai cotte nel frullatore insieme alle olive ormai asciutte e frullare in modo da ottenere una purea densa ma grossolana.
Tenere da parte.
Tornare allo sgombro, passarlo dalla pastella liquida a base di latte e farina, in una ciotola con del pangrattato, impanare bene premendo leggermente con le mani.
Friggere i filetti in olio caldissimo finchè sono ben dorati da tutte le parti, facendo attenzione che non brucino.
Servire ben caldi con il puré di melanzane e olive, guarnendo con qualche taggiasca e un rametto di rosmarino.
E il dessert?? Dovremmo rinunciarci, ma come si fa?
Si fa così, si prepara una bella crostata alle pesche e la si dà alla propria figlia che la porti in ufficio per dividerla con i colleghi, così non si corre il rischio di cedere alla tentazione di mangiarla tutta...
ebbene sì, adoro la frolla, non saprei contenermi.
Crostata di pesche e crema frangipane al rosmarino
(libera variazione della crostata di mele e rosmarino di Knam)
per la frolla, uso la ricetta Etoile che vi riporto pari pari:
500 gr farina
300 gr burro
200 gr zucchero
4 tuorli
un cucchiaino di estratto di vaniglia oppue scorza di limone grattugiata
per la crema frangipane
Davvero un buon pranzetto...
Piace sempre molto e soddisfa senza appesantire ....
cucina leggera dunque? Direi che si può fare, basta usare pochissimi condimenti e ti esce lo stesso un pranzetto degno di un ristorante...
ricette per due persone
Carpaccio di branzino
1 bel branzino, possibilmente pescato e non d'allevo
2 limoni non trattati, ho trovato quelli della costiera amalfitana, decisamente più dolci.
1 lime
1 ciuffo di prezzemolo tritato
1 poco di zenzero fresco grattugiato
pepe di mulinello, sale
qualche bacca di pepe rosa
olio e.v. oliva
sfilettare il branzino, oppure farselo sfilettare dal pescivendolo ricavandone due filetti spessi.
Ridurre anche questi in fette sottili aiutandosi con un buon coltello da sfiletto.
Pelare a vivo un limone della costiera e tagliarlo a rondelle.
Mettere le rondelle a corona sul bordo di un piatto piano e adagiare le fette sottili di branzino sul piatto stesso.
A parte, in una ciotola mescolare il succo del limone rimasto con quello di lime, aggiungere il prezzemolo tritato, lo zenzero grattugiato fresco, sale, pepe e e le bacche rosa e un goccio d'olio buono. Sbattere con una forchetta questa vinaigrette per emulsionarla bene e cospargervi il branzino.
Io lo faccio almeno mezzora prima di assaggiare, così la vinaigrette ha il tempo di insaporire bene il pesce e di cuocerlo un pochino.
si mangia così, semplice semplice.
Capesante al Brandy, crema di zucchine trombetta e menta
6/8capesante
2 lunghe zucchine trombetta
1 cipollotto fresco
qualche fogliolina di menta fresca
sale, pepe
poco burro
Cognac per sfumare, di buona qualità
pulire le capesante eliminando il becco rosso e conservando solo le noci. Lavarle bene sotto l'acqua corrente in modo da eliminare ogni traccia di sabbia. Tenere da parte.
In una larga padella sciogliere una noce di burro, affettare le zucchine trombetta e il cipollotto fresco, eliminandone la parte verde.
Mettere sia cipollotto che zucchine a stufare nel burro spumeggiante e portare a cottura lentamente aggiungendo poca acqua calda se si asciugassero troppo, alla fine aggiungere qualche fogliolina di menta e spegnere il fuoco.
In un'altra padella antiaderente, scaldare una noce di burro, e rosolare le noci di capasanta, finchè sono ben dorate da tutti i lati, a questo punto sfumare col Cognac, coprire il tegame e lasciar asciugare il liquido di cottura a fuoco basso. In tutto ci vorranno pochi minuti.
Frullare le zucchine cotte insieme a qualche foglia di menta ottenendo una crema densa, fare con questa un letto su un piatto e adagiarvi le capesante cotte col Cognac, napparle con l'eventuale sughetto rimasto e guarnire con piccole foglie di menta.
Filetto di sgombro doppia panatura, purée di melanzane e olive taggiasche
3 sgombretti di media pezzatura
1 melanzana viola, grossa e tonda
1 cucchiaio di olive taggiasche sott'olio, denocciolate
1 spicchio d'aglio
2 foglie di basilico
olio, sale
per la panatura
1 uovo
poca farina
poco latte
mezzo spicchio d'aglio
poco rosmarino
pangrattato
olio per friggere
Pulire e sfilettare gli sgombri, eliminare eventuali lische e tenere da parte.
Sbucciare la melanzana e ridurne la polpa a tocchetti.
In una larga padella antiaderente scaldare un goccio d'olio, farvi rosolare uno spicchio d'aglio-
versare i tocchetti di melanzana nella pentola con olio e aglio, mescolare bene perchè si insaporiscano, aggiungere il basilico e abbassare il fuoco. Portare a cottura pian piano finchè sono morbide e sfatte.
Preparare la panatura per lo sgombro.
In una larga ciotola sbattere l'uovo intero, aggiungere un goccio di latte, un cucchiaio abbondante di farina e un trito sottile di rosmarino e aglio. Deve essere alla fine una pastella molto liquida.
Mettervi a bagno i filetti di sgombro e lasciarli riposare mezzoretta.
Mettere una cucchiaiata abbondante di olive a sgocciolare dall'olio, dopodichè passarle in carta da cucina in modo che perdano eventuale olio rimasto.
A questo punto mettere le melanzane ormai cotte nel frullatore insieme alle olive ormai asciutte e frullare in modo da ottenere una purea densa ma grossolana.
Tenere da parte.
Tornare allo sgombro, passarlo dalla pastella liquida a base di latte e farina, in una ciotola con del pangrattato, impanare bene premendo leggermente con le mani.
Friggere i filetti in olio caldissimo finchè sono ben dorati da tutte le parti, facendo attenzione che non brucino.
Servire ben caldi con il puré di melanzane e olive, guarnendo con qualche taggiasca e un rametto di rosmarino.
E il dessert?? Dovremmo rinunciarci, ma come si fa?
Si fa così, si prepara una bella crostata alle pesche e la si dà alla propria figlia che la porti in ufficio per dividerla con i colleghi, così non si corre il rischio di cedere alla tentazione di mangiarla tutta...
ebbene sì, adoro la frolla, non saprei contenermi.
Crostata di pesche e crema frangipane al rosmarino
(libera variazione della crostata di mele e rosmarino di Knam)
per la frolla, uso la ricetta Etoile che vi riporto pari pari:
500 gr farina
300 gr burro
200 gr zucchero
4 tuorli
un cucchiaino di estratto di vaniglia oppue scorza di limone grattugiata
per la crema frangipane
100 gr farina di mandorle
100 gr burro morbido
100 gr zucchero
30 gr farina 00
1 uovo
1 cucchiaio abbondante Amaretto (facoltativo)
per il ripieno:
5 pesche noci
2 rametti di rosmarino.
per lucidare:
poca gelatina o marmellata di albicocche
2 cucchiai scarsi di liquore all'Amaretto
per prima cosa preparare la frolla:
Disporre
sul piano la farina a fontana, con un largo cratere e mettere al
centro lo zucchero
e
il burro freddissimo tagliato a pezzetti.
Con
le mani strizzare burro e zucchero finchè non sono amalgamati
Aggiungere
i tuorli
Lavorare
burro zucchero e tuorli finchè non sono amalgamati anch’essi.
A
questo punto rovesciare la farina sul composto
e
lavorarla velocementecon le mani (fredde)per incorporarla al composto
fino
a formare una palla che andrà avvolta nella pellicola trasparente e
lasciata riposare circa mezz’ora nel frigorifero
Dopo
il riposo togliere il panetto dal frigo e metterlo sul piano ben
infarinato. Dare dei piccoli colpi con il mattarello per iniziare ad
appiattirlo Quindi stendere con il mattarello fino ad uno spessore di
5 mm.
Io seguo le indicazioni, ma mettendo tutto, nell'ordine indicato, nell'impastatore.
Così si fa molto più presto e la frolla non si scalda. Vado a velocità 3, e non appena il tutto forma una palla, fermo la macchina, raccolgo il tutto, lo appiattisco fra due fogli di pellicola, sigillo bene e metto in frigo a riposare.
Intanto che la pasta riposa, preparare la crema frangipane:
Battere l’uovo con la forchetta.
Montare il burro con lo zucchero, aggiungere l’uovo sbattuto
versandolo a filo e continuando a montare con una frusta (meglio elettrica).
Amalgamare la farina di mandorle, la
farina 00 e il liquore. Mescolare ben bene fino ad avere un composto
omogeneo.
A questo punto imburrare generosamente uno stampo da crostata, infarinarlo altrettanto generosamente sbattendolo alla fine per eliminare farina in eccesso.
Stendere la pasta frolla nello stampo scelto. In questo caso io ho preferito uno stampo in pyrex rettangolare, così da non doverla sformare.
Bucherellarne il fondo. Versare la
crema frangipane, cospargere di rosmarino tritato finemente e
coprire il tutto con le pesche ben lavate, asciugate e affettate con la buccia, disposte in file pareallele o in cerchi concentrici, secondo lo stampo scelto. Bagnare bene dei piccoli ciuffetti di rosmarino e metterli qua e là fra le pesche. Bagnati non faranno in tempo a bruciarsi o seccare troppo con la cottura.
Cuocere in forno già caldo a 180° per
circa 30/35 minuti, Togliere dal forno e lasciar raffreddare.
In un pentolino mettere poca gelatina, oppure marmellata, di albicocche e il liquore aall'Amaretto, mescolare bene affinchè il tutto si sciolga e diventi liscio, senza grumi, e con un pennello da cucina spennellare la superficie della crostata in modo che le pesche risultino ben lucide.
E dopo aver fatto la crostata da asporto, con la frolla e la crema avanzate, si fanno due piccole tartellette, così, solo per noi, giusto per levarci la voglia del dolce. Stesso procedimento che per la crostata grande. Ovviamente cambia solo la cottura, ci vorrà un po' meno tempo rispetto all'altra. Sono pronte quando la frolla comincia ad essere dorata.
Davvero un buon pranzetto...
antipasti
insalate
pesce
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piatti unici
pranzi e cene
ricette light
il pesce con la frutta? Si può.
E' un altro di quegli accostamenti che non verrebbero in mente, se non fosse che ho una amica molto speciale, grandissima cuoca, una vera gourmet da cui ho sempre imparato molto e continuerò a farlo. Un bel giorno pubblica sul suo blog Tentazioni di gusto una ricetta golosissima, una insalata vitaminica a base di salmone affumicato e frutta fresca che solo a guardarla mette allegria oltre che voglia di assaggiare.
La foto di quel piatto mi resta in testa da quel giorno, e la metto lì in un cassetto ad aspettare il momento giusto.
Metti poi che qualche sera dopo vai a cena da Paolo e Gabriele ad Amaltea e scegli un'ombrina, che guarda caso ti arriva guarnita di germogli di asparagi di mare e ananas.....
e allora è inevitabile, capisci subito che anche per te è arrivato momento per sperimentare....
Quindi, qualche sera dopo, cena per due.
l'antipasto:
Pinzimonio di gamberoni e pesche
10 gamberi
2 pesche gialle, ancora un po' croccanti
rosmarino tritato, sale, pepe
olio e.v.
qualche ciuffo di valeriana per guarnire
sgusciare i gamberoni a crudo, lasciando solo il pezzetto del carapace verso la coda.
Sbucciare le pesche e tagliarle a spicchi più o meno della stessa misura
preparare il condimento mettendo un trito di rosmarino, sale, pepe e l'olio in una ciotola, sbattere bene per emulsionare il tutto.
Arroventare un paio di padelle, o delle griglie, in una grigliare i gamberi per qualche minuto, nell'altra le pesche, ma solo leggermente, appena cominciano a prendere colore, sono pronte..
Servire accompagnando con l'olio al rosmarino.
il piatto forte:
Pescatrice, ananas caramellato e zenzero
1 piccola pescatrice intera
3 o 4 fette spesse di ananas fresco
1 pezzetto di zenzero fresco (circa 2 cm)
1 cucchiaino di zucchero
poco succo di limone
sale, pepe bianco, un goccio d'olio buono
per il court bouillon:
1 carota
1 costa di sedano
1 piccola cipolla
1 pezzetto di zenzero fresco
1 foglia di alloro
1 ciuffo di prezzemolo
qualche bacca di pepe nero
mezzo bicchiere di vino bianco
o poco succo di limone
per guarnire:
bacche di pepe rosa
misticanza
erba cipollina
Per prima cosa preparare il court bouillon con tutte le verdure, le bacche di pepe, il vino bianco e le erbe.
Sfilettare la pescatrice e ridurre i due filetti ottenuti in pezzettoni. Metterli nel cestello per la cottura a vapore.
Usare quindi il brodo per cuocere a vapore la pescatrice.
Nel frattempo tagliare l'ananas fresco a pezzetti il più regolari possibile, eliminando la parte dura centrale.
In un padellino antiaderente, mettere direttamente l'anans, il cucchiaino di zucchero e un poco di succo di limone, e cuocere a fuoco vivo mescolando continuamente con una spatola o un cucchiaio di legno, ma con delicatezza, finchè la frutta comincia a caramellarsi.
La potete lasciar caramellare fino a diventare bella scura, sempre facendo attenzione che non bruci e che non si spappoli in cottura. Tenendo conto che va tolta dal padellino appena vi sembra pronta, altrimenti continua a caramellare anche fuori dal fuoco.
Trasferire l'anans caramellato in una ciotola, unirvi i pezzettoni di pescatrice che saranno pronti, con una piccola grattugia grattugiarvi sopra lo zenzero fresco, regolare di sale e di pepe, condire con un leggero giro d'olio buono e mescolare con molta delicatezza per non rovinare pesce e frutta.
Montare il piatto mettendo un po' di misticanza sul fondo, appoggiarvi sopra la pescatrice condita e guarnire con bacche di pepe rosa ed erba cipollina tagliuzzata con una fobice.
Inutile dire che se ce ne fosse stata il doppio non ne sarebbe avanzato neppure un bocconcino...
Mi è piaciuto molto l'accostamento, che non aveva affatto le caratteristiche dell'agrodolce, che in ogni caso a me piace comunque, credo che sia stato perchè avevo scelto un ananas non troppo maturo e infatti era leggermente asprigno nonostante fosse caramellato, e si bilanciava molto bene con la pescatrice e lo zenzero.
Questa è una ricetta che può essere light, basta limitare o addirittura omettere l'olio, vi assicuro che non perde affatto in sapore...
Quando me lo rifai? Questo lo ha detto mio marito, dopo un paio d'ore che la cena era finita...
Ho sorriso sotto i baffi....
La foto di quel piatto mi resta in testa da quel giorno, e la metto lì in un cassetto ad aspettare il momento giusto.
Metti poi che qualche sera dopo vai a cena da Paolo e Gabriele ad Amaltea e scegli un'ombrina, che guarda caso ti arriva guarnita di germogli di asparagi di mare e ananas.....
e allora è inevitabile, capisci subito che anche per te è arrivato momento per sperimentare....
Quindi, qualche sera dopo, cena per due.
l'antipasto:
Pinzimonio di gamberoni e pesche
10 gamberi
2 pesche gialle, ancora un po' croccanti
rosmarino tritato, sale, pepe
olio e.v.
qualche ciuffo di valeriana per guarnire
sgusciare i gamberoni a crudo, lasciando solo il pezzetto del carapace verso la coda.
Sbucciare le pesche e tagliarle a spicchi più o meno della stessa misura
preparare il condimento mettendo un trito di rosmarino, sale, pepe e l'olio in una ciotola, sbattere bene per emulsionare il tutto.
Arroventare un paio di padelle, o delle griglie, in una grigliare i gamberi per qualche minuto, nell'altra le pesche, ma solo leggermente, appena cominciano a prendere colore, sono pronte..
Servire accompagnando con l'olio al rosmarino.
il piatto forte:
Pescatrice, ananas caramellato e zenzero
1 piccola pescatrice intera
3 o 4 fette spesse di ananas fresco
1 pezzetto di zenzero fresco (circa 2 cm)
1 cucchiaino di zucchero
poco succo di limone
sale, pepe bianco, un goccio d'olio buono
per il court bouillon:
1 carota
1 costa di sedano
1 piccola cipolla
1 pezzetto di zenzero fresco
1 foglia di alloro
1 ciuffo di prezzemolo
qualche bacca di pepe nero
mezzo bicchiere di vino bianco
o poco succo di limone
per guarnire:
bacche di pepe rosa
misticanza
erba cipollina
Per prima cosa preparare il court bouillon con tutte le verdure, le bacche di pepe, il vino bianco e le erbe.
Sfilettare la pescatrice e ridurre i due filetti ottenuti in pezzettoni. Metterli nel cestello per la cottura a vapore.
Usare quindi il brodo per cuocere a vapore la pescatrice.
Nel frattempo tagliare l'ananas fresco a pezzetti il più regolari possibile, eliminando la parte dura centrale.
In un padellino antiaderente, mettere direttamente l'anans, il cucchiaino di zucchero e un poco di succo di limone, e cuocere a fuoco vivo mescolando continuamente con una spatola o un cucchiaio di legno, ma con delicatezza, finchè la frutta comincia a caramellarsi.
La potete lasciar caramellare fino a diventare bella scura, sempre facendo attenzione che non bruci e che non si spappoli in cottura. Tenendo conto che va tolta dal padellino appena vi sembra pronta, altrimenti continua a caramellare anche fuori dal fuoco.
Trasferire l'anans caramellato in una ciotola, unirvi i pezzettoni di pescatrice che saranno pronti, con una piccola grattugia grattugiarvi sopra lo zenzero fresco, regolare di sale e di pepe, condire con un leggero giro d'olio buono e mescolare con molta delicatezza per non rovinare pesce e frutta.
Montare il piatto mettendo un po' di misticanza sul fondo, appoggiarvi sopra la pescatrice condita e guarnire con bacche di pepe rosa ed erba cipollina tagliuzzata con una fobice.
Inutile dire che se ce ne fosse stata il doppio non ne sarebbe avanzato neppure un bocconcino...
Mi è piaciuto molto l'accostamento, che non aveva affatto le caratteristiche dell'agrodolce, che in ogni caso a me piace comunque, credo che sia stato perchè avevo scelto un ananas non troppo maturo e infatti era leggermente asprigno nonostante fosse caramellato, e si bilanciava molto bene con la pescatrice e lo zenzero.
Questa è una ricetta che può essere light, basta limitare o addirittura omettere l'olio, vi assicuro che non perde affatto in sapore...
Quando me lo rifai? Questo lo ha detto mio marito, dopo un paio d'ore che la cena era finita...
Ho sorriso sotto i baffi....
antipasti
pesce
secondi
strani accostamenti
ma strani davvero, di quelli che a leggerli ti lasciano scettica, che credi sia impossibile che poi ti possano piacere. Eppure....
Eppure capita di assaggiare, di ricredersi e di aver voglia di riprodurre quanto ti ha così colpito...
Qualche tempo fa siamo andati a cena in uno dei miei ristoranti preferiti La Cuccagna
e lì ho avuto un incontro ravvicinato con un polpo, e fin qui tutto normale, la sorpresa però è stato il condimento usato.
Lo scetticismo si è sciolto al primo boccone......e così ho deciso che avrei provato a rifarlo, appena avessi trovato un bel polpo pescato. E l'ho trovato giusto venerdì, sui banchi della pescheria all'ingrosso dove vado ogni tanto. Ho trovato anche le zucchine trombetta, perfette per questa preparazione....
Polpo, zucchine e latte di mandorla
1 bel polpo, di circa 1,5 kg
2 lunghe zucchine trombetta
1 cipolla
1 carota
1 costola di sedano
1 foglia di alloro
1 spicchio d'aglio
un goccio di vino bianco
per la vinaigrette:
1 cucchiaio miele, ho usato quello al rododendro, leggermente amarognolo
2 cucchiai abbondanti di senape
1 o 2 cucchiai di latte di mandorla.
il succo di mezzo limone
prezzemolo tritato
olio, sale, pepe
Pulire le zucchine, ridurle in due o tre pezzi e scottarle per circa 5 minuti in acqua bollente acidulata con un goccio di aceto, devono rimanere abbastanza croccanti. Scolarle e tenerle da parte.
preparare un court bouillon con carota, sedano, cipolla, aglio e alloro e profumare con un goccio di vino bianco. Una volta pronto, filtrare e in quel brodo cuocere il polpo finchè sarà morbido.
Quando è cotto, toglierlo dal brodo di cottura e liberarlo da ventose e pelle.
Io lo faccio quasi sempre perchè non mi piace ritrovarmi le ventose per cui lo preferisco "nudo", e secondo la preparazione che voglio fare, ma è solo una questione di gusti.
Lo pulisco quando è caldo, perchè si fa in fretta, se si raffredda è molto più difficile.
Tagliare il polpo a pezzettoni, tagliare per il lungo le zucchine e poi a tocchetti anch'esse.
Riunire tutto in una ciotola, una insalatiera.
A parte preparare la vinaigrette.
In una scodella riunire il miele, la senape, il succo di limone, il sale, il pepe e un goccio d'olio, quindi passare ad emulsionare il tutto aggiungendo il latte di mandorla poco alla volta. Meglio andare pian piano con il latte di mandorla e assaggiare man mano. Deve risultare un insieme armonico dove i sapori si fondono senza coprirsi o sovrastare...
per il mio gusto è bastato un cucchiaio abbondante, ma ognuno si regoli a proprio piacimento.
Mescolare sbattendo leggermente la vinaigrette in modo che diventi un insieme omogeneo e versare il tutto nella ciotola del polpo, mescolare molto bene per distribuire bene il condimento, aggiungere del prezzemolo tritato, un'altra bella mescolata ed è pronto per riposare in frigorifero un'oretta.
Le zucchine trombetta sono queste:
Eppure capita di assaggiare, di ricredersi e di aver voglia di riprodurre quanto ti ha così colpito...
Qualche tempo fa siamo andati a cena in uno dei miei ristoranti preferiti La Cuccagna
e lì ho avuto un incontro ravvicinato con un polpo, e fin qui tutto normale, la sorpresa però è stato il condimento usato.
Lo scetticismo si è sciolto al primo boccone......e così ho deciso che avrei provato a rifarlo, appena avessi trovato un bel polpo pescato. E l'ho trovato giusto venerdì, sui banchi della pescheria all'ingrosso dove vado ogni tanto. Ho trovato anche le zucchine trombetta, perfette per questa preparazione....
Polpo, zucchine e latte di mandorla
1 bel polpo, di circa 1,5 kg
2 lunghe zucchine trombetta
1 cipolla
1 carota
1 costola di sedano
1 foglia di alloro
1 spicchio d'aglio
un goccio di vino bianco
per la vinaigrette:
1 cucchiaio miele, ho usato quello al rododendro, leggermente amarognolo
2 cucchiai abbondanti di senape
1 o 2 cucchiai di latte di mandorla.
il succo di mezzo limone
prezzemolo tritato
olio, sale, pepe
Pulire le zucchine, ridurle in due o tre pezzi e scottarle per circa 5 minuti in acqua bollente acidulata con un goccio di aceto, devono rimanere abbastanza croccanti. Scolarle e tenerle da parte.
preparare un court bouillon con carota, sedano, cipolla, aglio e alloro e profumare con un goccio di vino bianco. Una volta pronto, filtrare e in quel brodo cuocere il polpo finchè sarà morbido.
Quando è cotto, toglierlo dal brodo di cottura e liberarlo da ventose e pelle.
Io lo faccio quasi sempre perchè non mi piace ritrovarmi le ventose per cui lo preferisco "nudo", e secondo la preparazione che voglio fare, ma è solo una questione di gusti.
Lo pulisco quando è caldo, perchè si fa in fretta, se si raffredda è molto più difficile.
Tagliare il polpo a pezzettoni, tagliare per il lungo le zucchine e poi a tocchetti anch'esse.
Riunire tutto in una ciotola, una insalatiera.
A parte preparare la vinaigrette.
In una scodella riunire il miele, la senape, il succo di limone, il sale, il pepe e un goccio d'olio, quindi passare ad emulsionare il tutto aggiungendo il latte di mandorla poco alla volta. Meglio andare pian piano con il latte di mandorla e assaggiare man mano. Deve risultare un insieme armonico dove i sapori si fondono senza coprirsi o sovrastare...
per il mio gusto è bastato un cucchiaio abbondante, ma ognuno si regoli a proprio piacimento.
Mescolare sbattendo leggermente la vinaigrette in modo che diventi un insieme omogeneo e versare il tutto nella ciotola del polpo, mescolare molto bene per distribuire bene il condimento, aggiungere del prezzemolo tritato, un'altra bella mescolata ed è pronto per riposare in frigorifero un'oretta.
Le zucchine trombetta sono queste:
a me piacciono molto, le trovo più piene, meno spugnose e dal sapore molto delicato, e qui erano perfette
Non lasciatevi ingannare dal fatto che il latte di mandorla è dolciastro, alla fine rimane sono un leggero
sentore molto piacevole.
classici di casa mia
dolci e dessert
torte
con le ultime ciliegie
le ho viste belle cicciotte e sode al mercato venerdì scorso, quasi più belle che a inizio stagione.
Assaggiate, grazie alla compiacenza del fruttivendolo, e subito comprate, buone e dolci, sode come piacciono a me...
Avevo in mente di metterne qualcuna sotto spirito ma poi, pian piano, ce le siamo mangiate così, nature...
qualcuna però l'ho salvata per fare questo dolce che mi piace moltissimo e che da un po' non facevo.
Un dolce che rende bene se le ciliegie sono dolci e saporite...
Un dolce di uno chef che conosco bene, e che apprezzo particolarmente per come sa trattare la materia prima, per la passione che traspare quando lo vedi muoversi fra i fornelli, per la sua grande competenza e fantasia. Sto parlando di Claudio Sadler...
Il dolce è questo, e mi scuso in anticipo se le foto non sono di quelle "da copertina".
Garantisco però sulla sua bontà. E' un plumcacke particolare, e lo trovo speciale, un po' più raffinato...
Servire affettato con della panna montata spolverata di cannella e con un goccio di sciroppo di cottura.
E' davvero ottimo e anche d'effetto.
Se non volete usare l'Amarone, credo che un buon vino corposo possa andare bene, ma l'Amarone fa la differenza....
Assaggiate, grazie alla compiacenza del fruttivendolo, e subito comprate, buone e dolci, sode come piacciono a me...
Avevo in mente di metterne qualcuna sotto spirito ma poi, pian piano, ce le siamo mangiate così, nature...
qualcuna però l'ho salvata per fare questo dolce che mi piace moltissimo e che da un po' non facevo.
Un dolce che rende bene se le ciliegie sono dolci e saporite...
Un dolce di uno chef che conosco bene, e che apprezzo particolarmente per come sa trattare la materia prima, per la passione che traspare quando lo vedi muoversi fra i fornelli, per la sua grande competenza e fantasia. Sto parlando di Claudio Sadler...
Il dolce è questo, e mi scuso in anticipo se le foto non sono di quelle "da copertina".
Garantisco però sulla sua bontà. E' un plumcacke particolare, e lo trovo speciale, un po' più raffinato...
Plumcake ai duroni di Vignola in sciroppo di Amarone
125
gr farina
125 gr zucchero
125 gr burro morbido
7/8 gr lievito
3 uova
40 gr cioccolato fondente
la scorza grattugiata di 1 limone e di 1 arancia
mandorle a lamelle
per le ciliegie:
800 gr ciliegie duroni,
125 gr zucchero
125 gr burro morbido
7/8 gr lievito
3 uova
40 gr cioccolato fondente
la scorza grattugiata di 1 limone e di 1 arancia
mandorle a lamelle
per le ciliegie:
800 gr ciliegie duroni,
non troppo mature, devono essere ben sode
350 gr zucchero
0,75 l. Amarone
50 gr Kirsch
1 stecca di cannella
Denocciolare le ciliegie raccogliendole in una casseruola, coprirle con lo zucchero, aggiungere la stecca di cannella, e bagnare con il vino e il liquore e far cuocere a fuoco vivo per circa 15 minuti.
Dopodichè scolarle bene dal liquido e lasciar ridurre quest'ultimo finchè raggiunge la densità di uno sciroppo.
350 gr zucchero
0,75 l. Amarone
50 gr Kirsch
1 stecca di cannella
Denocciolare le ciliegie raccogliendole in una casseruola, coprirle con lo zucchero, aggiungere la stecca di cannella, e bagnare con il vino e il liquore e far cuocere a fuoco vivo per circa 15 minuti.
Dopodichè scolarle bene dal liquido e lasciar ridurre quest'ultimo finchè raggiunge la densità di uno sciroppo.
Una volta scolate le ciliegie,
metterle ben stese in una tortiera bassa foderata di carta da cucina, in
modo da assorbire il più possibile lo sciroppo di cottura e anche
perchè si raffreddino più velocemente.
A questo punto preparare l'impasto per il plumcake.
Nell'impastatrice mettere il burro morbido e lo zucchero e lavorare a crema, aggiungere poi le uova una alla volta e infine la farina miscelata con il lievito. Aggiungere alla fine la scorza degli agrumi il cioccolato tritato e 1 cucchiaio di Kirsch per profumare l'impasto.
Quando l'impasto è pronto, spolverare di farina le ciliegie ormai fredde e smuoverle in modo che si infarinino bene, quindi aggiungerle all'impasto.
Imburrare uno stampo da plumcake, foderarlo di carta forno bagnata e strizzata, e imburrare e infarinare anch'essa.
Sul fondo fare uno strato di mandorle a lamelle
(io non ne avevo e mi sono tagliata a filetti le mandorle intere che avevo in casa) versare il composto con le ciliegie, sbattere leggermente per assestare bene il tutto, cospargere con delle altre mandorle e infornare a 170° statico per circa 50 minuti.
Con il mio forno è stato il tempo giusto, ma ognuno si regoli col proprio, alla mala parata fare la prova stecchino che funziona sempre.
Nell'impastatrice mettere il burro morbido e lo zucchero e lavorare a crema, aggiungere poi le uova una alla volta e infine la farina miscelata con il lievito. Aggiungere alla fine la scorza degli agrumi il cioccolato tritato e 1 cucchiaio di Kirsch per profumare l'impasto.
Quando l'impasto è pronto, spolverare di farina le ciliegie ormai fredde e smuoverle in modo che si infarinino bene, quindi aggiungerle all'impasto.
Imburrare uno stampo da plumcake, foderarlo di carta forno bagnata e strizzata, e imburrare e infarinare anch'essa.
Sul fondo fare uno strato di mandorle a lamelle
(io non ne avevo e mi sono tagliata a filetti le mandorle intere che avevo in casa) versare il composto con le ciliegie, sbattere leggermente per assestare bene il tutto, cospargere con delle altre mandorle e infornare a 170° statico per circa 50 minuti.
Con il mio forno è stato il tempo giusto, ma ognuno si regoli col proprio, alla mala parata fare la prova stecchino che funziona sempre.
Toglierlo dal forno e inclinare lo stampo su un fianco, in modo che raffreddandosi non si schiacci troppo.
Io naturalmente mi son dimenticata di farlo. Sono multitasking di solito, ma a volte perdo colpi, sempre quando non dovrei....
Servire affettato con della panna montata spolverata di cannella e con un goccio di sciroppo di cottura.
E' davvero ottimo e anche d'effetto.
Se non volete usare l'Amarone, credo che un buon vino corposo possa andare bene, ma l'Amarone fa la differenza....
antipasti
classici di casa mia
piatti freddi
piatti unici
Le mie ricette classiche - 3
quella che vi propongo ora è una delle mie preparazioni "storiche".
E' una ricetta che avevo trovato su un Sale&Pepe dei primi momenti, quando aveva da poco iniziato le pubblicazioni e l'avevo preparata per portarla ad uno dei primi raduni culinari di Coquinaria.
E' prettamente estiva, e ogni volta che la faccio incontra sempre molto favore. Trovo che sia molto versatile, facile da fare, e anche un po' diversa, oltre che gustosa. Nel tempo l'ho leggermente "aggiustata" con le dosi, secondo il mio gusto..
Questa è la versione definitiva...
Polpettone di prosciutto in crosta
Si serve freddo tagliato a fette spesse.
spero che vi piaccia!
E' una ricetta che avevo trovato su un Sale&Pepe dei primi momenti, quando aveva da poco iniziato le pubblicazioni e l'avevo preparata per portarla ad uno dei primi raduni culinari di Coquinaria.
E' prettamente estiva, e ogni volta che la faccio incontra sempre molto favore. Trovo che sia molto versatile, facile da fare, e anche un po' diversa, oltre che gustosa. Nel tempo l'ho leggermente "aggiustata" con le dosi, secondo il mio gusto..
Questa è la versione definitiva...
Polpettone di prosciutto in crosta
400
gr prosciutto cotto in un pezzo solo
450 gr farina 0
200 gr burro
450 gr farina 0
200 gr burro
150
gr panna
50 gr parmigiano reggiano grattugiato
50 gr parmigiano reggiano grattugiato
6 uova
un ciuffo abbondante di prezzemolo
una grattatina di noce moscata
sale e pepe
Rassodare due uova.
Eliminare il grasso del prosciutto e tagliarlo a pezzettoni, passarlo al mixer con un uovo, la panna, la noce moscata, il parmigiano, sale e pepe in modo da avere un composto cremoso, non troppo fine.
un ciuffo abbondante di prezzemolo
una grattatina di noce moscata
sale e pepe
Rassodare due uova.
Eliminare il grasso del prosciutto e tagliarlo a pezzettoni, passarlo al mixer con un uovo, la panna, la noce moscata, il parmigiano, sale e pepe in modo da avere un composto cremoso, non troppo fine.
Tritare il prezzemolo dopo averlo ben lavato, naturalmente.
Nell'impastatore, o nel mixer, mettere la farina, il burro morbido, tre uova, il prezzemolo e un pizzico di sale.
Nell'impastatore, o nel mixer, mettere la farina, il burro morbido, tre uova, il prezzemolo e un pizzico di sale.
Dividere l'impasto in 2/3 e 1/3, avvolgerli separatamente in un poco di pellicola, appiattendoli un po'. Sarà più facile stenderli dopo.
Lasciar riposare il tutto in frigorifero per circa un'ora..
Imburrare generosamente uno stampo classico da plumcake, meglio se antiaderente.
Trascorso il tempo del riposo, stendere i due terzi della pasta e rivestire lo stampo refilando i bordi dalla parte eccedente, che servirà per qualche decorazione.
Trascorso il tempo del riposo, stendere i due terzi della pasta e rivestire lo stampo refilando i bordi dalla parte eccedente, che servirà per qualche decorazione.
Sgusciare
le uova e tagliarle a metà.
Bucherellare la pasta, mettere un po' di impasto di prosciutto, livellare bene pressando leggermente. Allineare le uova per il lungo, in modo da avere due tuorli in su e due in giù.
Ricoprire con altro impasto di prosciutto cotto, pressare leggermente di nuovo in modo da non lasciare spazi. Stendere l'altro po' di pasta rimasta e coprire il ripieno, eliminando l'eccedenza e avendo cura di sigillare bene i bordi.
Bucherellare la pasta, mettere un po' di impasto di prosciutto, livellare bene pressando leggermente. Allineare le uova per il lungo, in modo da avere due tuorli in su e due in giù.
Ricoprire con altro impasto di prosciutto cotto, pressare leggermente di nuovo in modo da non lasciare spazi. Stendere l'altro po' di pasta rimasta e coprire il ripieno, eliminando l'eccedenza e avendo cura di sigillare bene i bordi.
Con i ritagli di pasta fare qualche decorazione. Stavolta ho fatto delle strisce che ho applicato alla pasta di superficie, altrimenti si possono ricavare delle forme con dei tagliabiscotti, che so, stelline, rombi, fiorellini, o tutto quello che la fantasia suggerisce..
Fare un piccolo taglio nel centro della superficie, per fare uscire il
vapore.
Cuocere in forno(parte bassa) a 200° per circa 40/50 minuti
o finchè sarà ben dorato, dipende dal forno. Io parto inizialmente con la funzione statica, poi, a metà cottura metto il ventilato che aiuta meglio la doratura.
Si serve freddo tagliato a fette spesse.
spero che vi piaccia!
antipasti
carne
memorie
secondi
quando mi parte, mi parte...
In quegli anni a metà del 1960 mio
padre lavorava alla costruzione della linea rossa della Metro
milanese, la prima linea che fu costruita.
Il suo cantiere era poco lontano dalla
casa di ringhiera di Via Correggio. Costruivano la fermata di
Piazza Amendola.
Ancora oggi, ogni volta che ci passo e
vedo le cupole di plexiglas plissettate, oramai annerite dallo smog
e dalle intemperie, mi viene un groppo in gola e penso a lui, a
tutte le volte che la sera con mia madre sono andata là sotto, in
quel buco che sembrava l'imbocco dell'inferno tanto era
brulicante di macchinari e di uomini...
andavamo dopo le 22, una volta chiusa
la portineria, a portargli la “schiscetta” con qualcosa di
caldo, perchè lavorava fin quasi a mezzanotte....
La stazione Amendola è stata una delle
stazioni più all'avanguardia per quel tempo, con le sue cupole
azzurre, così avveniristiche per quell'epoca...
Costruendo la metropolitana mio padre
conobbe tante persone, muratori, idraulici, elettricisti,
carpentieri come lui.
Con una di queste persone strinse una
amicizia molto più stretta, che durò molto a lungo, e coinvolse
entrambe famiglie, cosicchè, una volta lasciata la portineria per
trasferirci a vivere in un appartamento finalmente decente, ci si
scambiava inviti a pranzo nei giorni di festa, ma la maggior parte
delle volte si andava noi a trovarli la domenica pomeriggio, oppure
la sera...soprattutto d'estate.
Questo amico e compagno di lavoro di
mio padre si chiamava Rocco Casalanguida, era abruzzese, alto e
dinoccolato con un gran ciuffo alla Little Tony, sempre impomatato
di brillantina, come andava di moda in quegli anni. Talmente
brillantinato che nonostante il lavoro così pesante, non gli si
spostava mai nemmeno un capello...
Aveva tre figlie femmine, Maria,
Giuseppina e Assuntina con le quali andavo d'accordissimo.
Eravamo tutte molto vicine d'età, e
ci divertivamo moltissimo insieme. Quando ci riunivamo ci si
scatenava sempre...
Mi piaceva molto andare a casa
loro....almeno lì non ci si doveva confinare dentro ad un cortile.
La moglie di Rocco era una donnina
minuta, di bassa statura, che ricordo mi colpì molto per il timbro
di voce, basso e profondo. Strano in una donna...
aveva i capelli corti, pepe e sale, e
mi sembrava già vecchia a neanche 40 anni... badava
alle figlie e alla casa. A volte lavava e stirava la biancheria a un
signore anziano che viveva solo poco lontano, e andava a ore due
volte la settimana da una famiglia...
Abitavano in fondo alla Via Novara,
dove la città si diluisce in una grande periferia e in un tempo
in cui fuori porta non era ancora tutto costruito, dove c'erano
molti campi e molti prati, dove il boom economico stava per arrivare
ma dove ancora si viveva come in un piccolo paese, con le persone
che si conoscevano tutte fra loro.....
la loro casa era molto modesta, al
primo piano di una specie di cascina di campagna in mattoni rossi, ,
abbastanza malmessa...
Poco lontano scorreva l'Olona, e
intorno c'erano molti canali ad essa collegati.
Il nostro divertimento era andare a
camminare dentro quei piccoli corsi d'acqua, a caccia di girini,
rane e piccoli rospi, ogni tanto incontravamo qualche topolino di
campagna, dal musetto simpatico e curioso.... Non c'erano grossi
pericoli, ma bisognava comunque stare attenti a non scivolare.
Durante le scorribande lungo i canali
arrivavamo a volte fino all'Olona vera e propria, e allora toccava
stare molto attente. Lungo la strada ci si incontrava spesso con
gruppi di ragazzini e ragazzine che le mie amiche conoscevano bene
e con cui ci si fermava a chiacchierare per qualche istante,
immancabilmente lo smargiasso del gruppo si esibiva nel suo
repertorio di lazzi e frizzi e allora erano risate a non
finire....
a volte mi presentavano, a volte no, ma
a me non importava. In fondo ero lì di passaggio e non so se li
avrei incontrati di nuovo la volta dopo....
Eravamo libere, si stava per strada
senza nessun pericolo, ed era una sensazione bellissima, soprattutto
per me che di solito ero chiusa in quel cortile di sassi, in
assoluta solitudine...
Eravamo libere sì, ma avevamo
l'orario di rientro che era tassativo. Se eravamo da loro per il
pranzo dovevamo essere a casa entro mezzogiorno. Così stavamo
attente ai rintocchi delle campane dell'unica chiesa esistente....
Non la potevamo vedere se non arrampicandoci sugli alberi, ma
potevamo sentire le campane scandire le ore.......
a volte facevamo a turno. Si faceva la
conta con la solita filastrocca “ambarabà ciccì coccò”
...toccava tenere l'orecchio teso a chi la conta faceva finire con
l'ultima sillaba della filstrocca....
Allo scoccare del mezzogiorno dovevamo
tornare di corsa a casa. I nostri genitori e il pranzo ci
aspettavano..
Ci ripulivamo ben bene e ci mettevamo a
tavola...
Ricordo certi piatti di pasta al ragù
talmente pieni che quasi non riuscivano a contenerla...
E poi arrivavano sempre, ogni volta,
in un grande tegame che si piazzava in mezzo alla tavola, le
braciolette al sugo di pomodoro e prezzemolo. Una sorta di involtino
con il formaggio pecorino all'interno, che non ho mai capito se
fossero di carne di manzo o maiale. Allora la carne era praticamente
un lusso che non ci si poteva permettere spesso. Propendo quindi per
la carne di maiale, molto meno costosa. Se non addirittura di
cavallo, ma credo che se fosse stata equina me ne sarei accorta, la
odiavo! Mia madre me la propinava perchè ero un po' anemica,
obbligandomi a mangiarla tutta ogni volta. Un vero incubo per me, che
la trovavo, come oggi la trovo, disgustosa. E poi non si mangiano i
cavalli!!!
la carne, per quelle famiglie di operai
era qualcosa che ci si poteva permettere quasi solamente per le
grandi occasioni, o qualche volta la domenica, magari quando si era
appena riscosso il salario, davvero magro in verità.
Ricordo la stanza, con l'arredamento
scarno e consumato, la stufa a legna in un angolo, l'ottomana quasi
sfondata rivestita di vellutino bluette liso a tal punto che si
potevano intravvedere le molle sottostanti, le sedie scompagnate,
alcune impagliate, altre tutte di legno, come nelle osterie....
il pavimento di mattoni in cotto che
aveva dei solchi più chiari dove era consumato dal calpestio,
colorato con la cera rossa...
il lavandino di pietra grigia e il
fornello in un angolo della parete di fronte, che poi venivano
coperti da una tenda con grandi fiori blu. La tovaglia a quadri
bianchi e blu, i piatti sbeccati, uno diverso dall'altro, e i
bicchieri di vetro da osteria....il filone di pane che troneggiava in
mezzo alla tavola...
Non avevamo nulla, eravamo poveri in
canna, ma la sensazione di calore che provavo quando eravamo tutti
seduti a quella tavola me la ricordo ancora distintamente. Rivedo i
miei genitori nel pieno della loro giovinezza, risento le loro voci,
le risate, e ricordo che vederli sereni e felici mi
tranquillizzava...
Rocco e la sua famiglia poi si
trasferirono in Viale Ungheria, in una vera casa, un appartamento di
cooperativa.
Mio padre cambiò lavoro, così non
vide Rocco mentre in un pomeriggio invernale cadeva da una
impalcatura di una casa in costruzione. Morì dopo un mese di
calvario, in ospedale. Le sue donne lasciarono la casa di
cooperativa per prendere una portineria in Piazzale Cuoco, in modo
da non pagare affitti... il tempo passò e pian piano ci perdemmo di
vista, ricordo che un giorno che passavamo di lì ci fermammo per
salutarle ma non le trovammo più, ci dissero che erano partite ma
non per dove, non lo sapevano.
Non ne abbiamo più saputo
nulla....chissà se sono tornate in Abruzzo, se hanno cambiato città,
paese, o solamente strada....
Ripensando a quelle domeniche intorno a
quella tavola, a quella grande pentola con le braciolette che
annegavano nel sugo rosso, mi è venuta voglia di carne alla
tartara, che non c'entra nulla con le braciole, ma mi è partita
così, e qundo mi parte, mi parte...
Battuta di Fassona piemontese, uova di quaglia, salsa di senape e miele
per due persone
400 gr filetto di Fassona piemontese (o altra parte, purchè sia morbidissima)
2 uova di quaglia
sale, pepe
sale nero delle Hawai.
olio e.v. oliva
poco burro
per la salsa:
3 cucchiai senape
1 cucchiaio colmo di miele
In una scodella, o in una ciotola, miscelare la senape con il miele in modo da avere una salsa abbastanza fluida e omogenea.
Parare il filetto, eliminando tutte le parti grasse o eventuali nervature.
Tagliare la carne a pezzettoni e col coltello tagliuzzarla fino a ridurla in dadolata sottile, quindi batterla, sempre con lo stesso coltello in modo da farla diventare tipo carne trita, attenzione però a non farne poltiglia..
Condirla con un pizzico di sale, uno di pepe, un cucchiaio di salsa e un goccio d'olio e.v. di ottima qualità.
Tenere da parte.
Con un pennello, spennellare il piatto di servizio con un poco di salsa, appoggiare un coppapasta nel centro del piatto, mettere la battuta dentro al coppapasta premendo delicatamente per riempirlo, livellare bene e sfilare il coppapasta.
Per ultima cosa friggere l'uovo di quaglia all'occhio di bue.
In un padellino antiaderente messo su fuoco dolce, appoggiare un coppapasta di diametro inferiore a quello usato per la carne, aggiungere, dentro al coppapasta un pezzetto di burro, e non appena spumeggia rompere l'uovo di quaglia in modo che resti all'interno. Cuocerlo all'occhio di bue e una volta pronto, prelevarlo con una spatola e posarlo sulla carne,
Decorare con un pizzico di sale nero delle Hawai.
E il piatto è pronto.
antipasti
pesce
ricette light
secondi
verdure
a volte, la curiosità..
confesso, quando vedo sui banchi del super o del fruttivendolo, qualche cibo o qualche verdura inconsueta, non resisto alla tentazione di comprare...mi viene subito la voglia di assaggiare. Purtroppo non sempre con esito positivo..
Invece l'altro giorno ho visto dei piccoli, coloratissimi peperoni che si esibivano con tutte le sfumature di giallo, arancione e rosso. L'impulso irrefrenabile è arrivato, e me li sono portati a casa, cercando di capire come li avrei cucinati, poi ho visto, sul banco del pesce fresco, una bella coda di rospo e si è accesa la solita lampadina..
Millefoglie di peperoni e coda di rospo
per due persone
1 coda di rospo, che alla fine, pulita, pesava circa 400 gr
2 vaschette di peperoni multicolor
in alternativa:
3 peperoni rossi
2 peperoni gialli
1 cipollotto fresco
1 spicchio d'aglio
basilico abbondante
sale, pepe, olio e.v.
Scaldare il forno a 180° ventilato.
Pulire la coda di rospo da pelle eventuale, sfilettarla eliminando la grossa spina centrale e ricavando due filetti per il lungo. Lavarli ed asciugarli bene.
Pulire i peperoni eliminando semi e filamenti interni. I rossi tagliarli in modo da lasciarli a falde, i gialli a pezzetti.
In una larga padella scaldare un goccio d'olio, aggiungere lo spicchio d'aglio e il cipollotto tritato.
Aggiungere sia i peperoni gialli a pezzetti che quelli rossi a falde, regolare di sale e di pepe e unire abbondante basilico fresco.
Lasciar stufare a fuoco basso il tutto. A metà cottura, con l'aiuto di una pinza da cucina, togliere dalla padella le falde del peperone rosso che poi finiranno la cottura in forno, e terminare di cuocere il resto, aggiungendo un goccio d'acqua se il caso.
Nel frattempo, dai filetti di coda di rospo, con l'aiuto di un coltello da sfiletto abbastanza affilato, ricavare delle fettine, tagliando per il lungo.
Una volta cotti i peperoni gialli, eliminare il basilico e l'aglio e frullarli a crema con il minipimer.
Nelle pirofiline, o in altro contenitore a piacere che vada in forno, mettere due o tre cucchiai di crema di peperoni e iniziare a fare gli strati partendo dalla pescatrice, poi qualche falda di peperone rosso, e continuare così fino a finire gli ingredienti, avendo cura di completare gli strati con una fetta di pescatrice.
Dare un leggero giro di olio buono e infornare fino a cottura, ci vorranno poco più di 20 minuti.
Togliere dal forno, guarnire con una fogliolina di basilico e servire.
Pensavo che questi peperoni così mignon fossero piccanti, e invece erano piacevolmente dolci e saporiti.
Nella ricetta ho indicato i peperoni normali, non sapendo se sia possibile trovare dappertutto questi piccoli peperoni coloratissimi.
Questa ricetta è anche molto leggera, e se la si vuole propriamente dietetica, basta ridurre o addirittura eliminare l'olio e cuocere cipolla, aglio e peperoni a freddo, con un goccio d'acqua...
mi sa che la metterò anche fra ricette light....
Invece l'altro giorno ho visto dei piccoli, coloratissimi peperoni che si esibivano con tutte le sfumature di giallo, arancione e rosso. L'impulso irrefrenabile è arrivato, e me li sono portati a casa, cercando di capire come li avrei cucinati, poi ho visto, sul banco del pesce fresco, una bella coda di rospo e si è accesa la solita lampadina..
Millefoglie di peperoni e coda di rospo
per due persone
1 coda di rospo, che alla fine, pulita, pesava circa 400 gr
2 vaschette di peperoni multicolor
in alternativa:
3 peperoni rossi
2 peperoni gialli
1 cipollotto fresco
1 spicchio d'aglio
basilico abbondante
sale, pepe, olio e.v.
Scaldare il forno a 180° ventilato.
Pulire la coda di rospo da pelle eventuale, sfilettarla eliminando la grossa spina centrale e ricavando due filetti per il lungo. Lavarli ed asciugarli bene.
Pulire i peperoni eliminando semi e filamenti interni. I rossi tagliarli in modo da lasciarli a falde, i gialli a pezzetti.
In una larga padella scaldare un goccio d'olio, aggiungere lo spicchio d'aglio e il cipollotto tritato.
Aggiungere sia i peperoni gialli a pezzetti che quelli rossi a falde, regolare di sale e di pepe e unire abbondante basilico fresco.
Lasciar stufare a fuoco basso il tutto. A metà cottura, con l'aiuto di una pinza da cucina, togliere dalla padella le falde del peperone rosso che poi finiranno la cottura in forno, e terminare di cuocere il resto, aggiungendo un goccio d'acqua se il caso.
Nel frattempo, dai filetti di coda di rospo, con l'aiuto di un coltello da sfiletto abbastanza affilato, ricavare delle fettine, tagliando per il lungo.
Una volta cotti i peperoni gialli, eliminare il basilico e l'aglio e frullarli a crema con il minipimer.
Nelle pirofiline, o in altro contenitore a piacere che vada in forno, mettere due o tre cucchiai di crema di peperoni e iniziare a fare gli strati partendo dalla pescatrice, poi qualche falda di peperone rosso, e continuare così fino a finire gli ingredienti, avendo cura di completare gli strati con una fetta di pescatrice.
Dare un leggero giro di olio buono e infornare fino a cottura, ci vorranno poco più di 20 minuti.
Togliere dal forno, guarnire con una fogliolina di basilico e servire.
Pensavo che questi peperoni così mignon fossero piccanti, e invece erano piacevolmente dolci e saporiti.
Nella ricetta ho indicato i peperoni normali, non sapendo se sia possibile trovare dappertutto questi piccoli peperoni coloratissimi.
Questa ricetta è anche molto leggera, e se la si vuole propriamente dietetica, basta ridurre o addirittura eliminare l'olio e cuocere cipolla, aglio e peperoni a freddo, con un goccio d'acqua...
mi sa che la metterò anche fra ricette light....
classici di casa mia
dolci al cucchiaio
dolci e dessert
anche questo è un dolce che faccio da tempo immemore. Ricetta di E. Knam trovata in un bellissimo libro che si intitola Terrine d'autore, della Bibliotheca Culinaria. Adoro le terrine, di ogni tipo, e quel libro ne illustra di bellissime e particolari.
Ne ho fatte quasi la metà sempre con molta soddisfazione dal punto di vista del sapore e dell'affidabilità e oggi, sfogliandolo, ne ho viste altre che avevo lasciato da parte perchè le ritenevo difficili....chissà perchè, adesso mi sembrano tranquillamente alla mia portata, per cui credo che prossimamente le rivedrò con calma...
Questa ricetta è di una semplicità e di una facilità quasi disarmanti, tanto che quando assaggi non puoi fare altro che ringraziare mentalmente Knam per averci pensato....
Terrina di cantucci
le mie ricette classiche - 2
anche questo è un dolce che faccio da tempo immemore. Ricetta di E. Knam trovata in un bellissimo libro che si intitola Terrine d'autore, della Bibliotheca Culinaria. Adoro le terrine, di ogni tipo, e quel libro ne illustra di bellissime e particolari.
Ne ho fatte quasi la metà sempre con molta soddisfazione dal punto di vista del sapore e dell'affidabilità e oggi, sfogliandolo, ne ho viste altre che avevo lasciato da parte perchè le ritenevo difficili....chissà perchè, adesso mi sembrano tranquillamente alla mia portata, per cui credo che prossimamente le rivedrò con calma...
Questa ricetta è di una semplicità e di una facilità quasi disarmanti, tanto che quando assaggi non puoi fare altro che ringraziare mentalmente Knam per averci pensato....
Terrina di cantucci
500
gr panna liquida fresca
80 gr zucchero
5 uova
1/2 bacca di vaniglia ( o un cucchiaino di estratto)
cantucci q.b. a riempire uno stampo da terrina
un pizzico di sale
Vin santo
Avevo la fortuna di avere un bel pacco di questi biscotti fatti dalla pasticceria Mattei di Prato, dono del mio amico Gabriele Giovannelli, detto il Tosco, e li ho usati perchè con la loro ottima qualità avrebbero dato a questo dolce ancora qualcosa di più...
80 gr zucchero
5 uova
1/2 bacca di vaniglia ( o un cucchiaino di estratto)
cantucci q.b. a riempire uno stampo da terrina
un pizzico di sale
Vin santo
Avevo la fortuna di avere un bel pacco di questi biscotti fatti dalla pasticceria Mattei di Prato, dono del mio amico Gabriele Giovannelli, detto il Tosco, e li ho usati perchè con la loro ottima qualità avrebbero dato a questo dolce ancora qualcosa di più...
eccovi la ricetta:
Montare le uova con lo zucchero,
e il pizzico di sale finchè sono gonfie e spumose. Portare quasi a ebollizione la panna con la
mezza bacca di vaniglia, quindi toglierla e versare la panna a filo
sulle uova montate quindi passare la crema al setaccio. Nel caso usaste l'estratto di vaniglia, aggiungetelo fuori dal fuoco, una volta filtrata la crema.
Riempire uno stampo a terrina con i cantucci, o per meglio dire, Biscottini di Prato, altrimenti il mio amico Gabriele si arrabbia, mettendoli tutti in un verso possibilmente, e aggiungere la crema delicatamente in modo che non si spostino, bandando che siano tutti coperti.
Riempire uno stampo a terrina con i cantucci, o per meglio dire, Biscottini di Prato, altrimenti il mio amico Gabriele si arrabbia, mettendoli tutti in un verso possibilmente, e aggiungere la crema delicatamente in modo che non si spostino, bandando che siano tutti coperti.
Mettere lo stampo in forno già caldo a 180°
e cuocere a bagnomaria per circa 30/40 minuti anche un pochino di più, dipende dal forno.
Servire il dolce
caldo e spruzzato leggermente di Vin Santo.
Ottima accompagnata da un bicchierino di buon Vin Santo.
Perdonate se non vi mostro l'interno, ma non l'ho preparata per noi, bensì per una amica che me ne aveva fatto richiesta...
sono sicura che vi piacerà..
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