Risotto all'uva, Passito e provolone per il Clan del risotto del venerdì
Finito il gran caldo, riprendiamo le buone abitudini. Il risotto del venerdì per il Clan del risotto ha un tema perfettamente settembrino. La vendemmia. E quale più grande protagonista se non l'uva? Sarebbe stato bello avere dell'uva da vino, ma a Milano la vedo dura procurarsela, così ho scelto di festeggiare la vendemmia usando le tre qualità più conosciute e consumate.
Un risotto semplice, un po' banale forse, che ho arricchito con del provolone e profumato con il Passito di Pantelleria. Il risultato è stato molto apprezzato.
Risotto all'uva, Passito e provolone
per 2 persone
300 g di riso S. Andrea
500 g di acini d'uva bianca senza semi
20 acini di uva rosé senza semi
20 acini di uva nera senza semi
20 acini di uva bianca senza semi
1 piccola cipolla
1/2 bicchiere scarso di Passito di Pantelleria
80 g di Provolone piccante
2 cucchiai abbondanti di Parmigiano
q.b. di olio e.v. d'oliva
60 g di burro
Sgranate l'uva bianca, lavatela e frullatela bene. Filtrate il succo ottenuto attraverso un colino a maglia fine, tenetene da parte tre o quattro cucchiai e mettete il resto in un pentolino su fuoco dolce e lasciatelo ridurre quasi della metà.
Preparate anche gli acini di tutte le altre uve, lavati e sgocciolati.
Trasferiteli in un tegamino antiaderente, unite il succo dell'uva tenuto da parte e mettete anch'essi su fuoco dolce, lasciate cuocere finchè il fondo inizia a caramellarsi e a restringersi. I chicchi non dovranno essere sfatti ma appena appassiti. Tenete da parte.
Iniziate a tirare il risotto. Tritate finemente la cipolla, mettetela in un tegame con un poco d'olio e metà del burro, lasciatela insaporire e unite il riso, mescolate finchè il riso assorbe il condimento e diventerà traslucido, quindi sfumate con Passito e iniziate a tirare il risotto unendo poca acqua bollente per volta. A metà cottura invece continuate a cuocere aggiungendo il succo d'uva ristretto poco alla volta, unite anche il provolone ridotto a pezzetti e continuate mescolando fino a cottura quasi ultimata. Togliete dal fuoco, unite il restante burro e il parmigiano e mantecate il riso mescolando velocemente e al tempo stesso scuotendo il tegame.
Lasciatelo riposare qualche attimo e poi mettete nei piatti, completate con i chicchi d'uva stufati e un po' del loro fondo.
Guarnite con foglie di salvia o quello che preferite.
Promosso, il provolone ha fatto da contraltare alla dolcezza dell'uva e alla aromaticità del Passito. Ne è uscito un bel connubio, armonico e piacevole al gusto. Da rifare.
linguine con friggitelli e percoche al profumo di Pastis . E si sperimenta
0ltre a tutti i miei libri e le mie riviste di cucina, leggo una marea di ricette, guardo una marea di foto di cibo, sfoglio riviste e libri ovunque ne trovo, seguo chefs, bloggers, appassionati di cucina come me, e credo che non mi basterebbero nemmeno tre o quattro vite per cucinare tutte le ricette che ho salvato nel corso di questi anni. Nella mia testa ci deve essere un miscuglio pazzesco di cui probabilmente manco mi rendo conto.
So solo che a volte, mentre sto osservando quanto c'è nel frigorifero pensando alla cena, la mente percorre sentieri autonomi e mi suggerisce accostamenti anche un po' azzardati, spingendo la mia curiosità a sperimentare. Confesso che non tutte le sperimentazioni escono col buco, ma questa la voglio proprio condividere perchè è davvero riuscita bene.
Linguine con friggitelli e percoche al profumo di Pastis
per 2 persone di buon appetito
200 g di linguine
2 piccole percoche
300/400 g di friggitelli
2 cucchiai di Pastis
2 spicchi d'aglio
1 ciuffo di basilico
q.b. di olio e.v. d'oliva
sale, pepe
Mondate i friggitelli eliminando il picciolo e i semini interni, lavateli e lasciateli sgocciolare, poi tagliateli a rondelle non troppo sottili.
In una padella antiaderente mettete un filo d'olio, uno spicchio d'aglio e fatelo imbiondire, quindi unite i friggitelli, lasciare insaporire, salate, pepate e unite un paio di foglie di basilico, abbassate il fuoco e fate appassire il tutto lasciando i friggitelli leggeremente indietro di cottura e il fondo abbastanza lento. Tenete da parte.
Pelate le percoche e tagliatele a pezzetti, fatele insaporire in un filo d'lio insieme a uno spicchio d'aglio e a un paio di foglie di basilico, poi sfumatele con i due cucchiai scarsi di Pastis, lasciare assorbire e spegnete. Devono rimanere ancora un po' croccanti.
Quando bolle l'acqua buttate la pasta, ma non fatela cuocere del tutto nella pentola, quando è poco oltre metà cottura prelevatela e mettetela nella padella dei friggitelli, aggiungete un mestolino d'acqua di cottura e mantecatela mescolandola continuamente finchè è cotta. Prima però prelevate un po' di peperoni da usare per la guarnizione. Casomai, se si asciugasse troppo senza cuocere del tutto, aggiungete ancora dell'acqua di cottura, poca alla volta.
Quando la pasta è pronta aggiungete le percoche saltate, tranne un cucchiaio abbondante da usare per completare il piatto. Un'altra mescolata veloce per far insaporire bene e servite completando con altre foglioline di basilico, con i friggitelli e le percoche tenute da parte.
Molto apprezzata da queste parti.
Di sardine imbottite e di attimi di felicità
C'è stato un momento, parecchi anni fa, le mie figlie ancora piccole, che prendemmo in affitto una casa a Caslino d'Erba. Un paese a mezza costa sulle Prealpi comasche, sulla strada che da Erba va verso Lecco, nel cosiddetto triangolo lariano. Si poteva raggiungere in poco più di un'ora di viaggio e l'avevamo pensata come un posto in cui passare i fine settimana, i capodanni, e quelle vacanze obbligate dal lavoro ad essere in un luogo vicino. Un posto da cui potevi partire per fare tantissime passeggiate ed escursioni, Capanna Mara, il Bolettone, il Buco del Piombo, l'Alpe del Viceré, il Palanzone, il lago del Segrino e quello di Pusiano...
La casa era in origine una vecchia filanda, aveva tre grandi stanze con soffitti altissimi, il bagno era sul pianerottolo, ma non ci facevamo tanti problemi. Ci abbiamo passato momenti molto belli, felici e spensierati, da soli e in compagnia degli amici. L'abbiamo tenuta davvero molti anni, tanto che le mie figlie, da ragazzine, hanno fatto in tempo a farci feste coi loro amici prima che decidessimo di lasciarla.
Caslino era, ed è, proprio un bel paesino, arroccato a metà della montagna. Mi piaceva la sua atmostera sorniona e frizzante allo stesso tempo, con la gente che andava e veniva e quando ti incontrava ti salutava calorosamente come se ti conoscesse da una vita. L'antico lavatoio in pietra come luogo di incontro e socializzazione oltre che occasione di cappottini fra una sbattuta di lenzuolo e un risciacquo di tovaglie, una "radio scarpa" a tutti gli effetti. Ci siamo sempre trovati bene e non abbiamo faticato a fare amicizie, alcune durano tuttora. Fra queste, c'era la famiglia Carpani. Con loro abbiamo condiviso passeggiate, cene, pranzi, scampagnate. La mamma di Claudio, il capofamiglia, si chiamava Bambina, e il suo nome era perfetto su di lei, una donnina minuta dai capelli grigi raccolti a crocchia sulla nuca, ma non bisognava lasciarsi ingannare dalla sua aria dolce e dal suo fare amorevole, era una di quelle donne che aveva affrontato e superato mille tempeste e mille dolori. Una classica "regiura" colei che reggeva con forza il peso di tutta la famiglia. Viveva da sola in una casetta minuscola in centro paese, mentre suo figlio stava in una villetta un po' isolata, un po' più su verso la montagna. Non so quante volte ci ha preparato la polenta uncia, un piatto per cui ci voleva lo stomaco di Pantagruele e Obelix messi insieme. Ma come rifiutare? Lei aveva piacere ad averci per casa, e poi a me piaceva moltissimo.
Ricordo un sabato sera, arrivò l'invito a pranzo per la domenica, insieme ai suoi e ad una famiglia di amici comuni. E iniziai mentalmente a prepararmi per la polenta uncia (unta). Con mia somma sopresa in tavola trovammo già pronti un tagliere di polenta gialla e una montagna di sardine ripiene, dorate e croccanti. Una montagna davvero, perchè in tutto eravamo in 13 lei compresa. Le finimmo in un baleno, erano irresistibili. Quella domenica non me la dimentico, finimmo col cantare canzonacce, qualcuno un po' bevuto, qualcun altro addormentato sul divano, i bimbi a giocare nell'orto dietro casa, ma tutti sazi e soddisfatti, forse inconsapevoli di aver vissuto un attimo di felicità. Chissà perchè non le ho mai chiesto le sue ricette, probabilmente a quel tempo, pur amando cucinare, producevo cose molto basiche e non sentivo la necessità di chiedere ricette.
Ora naturalmente è tutta un'altra storia. Era una vita che non le preparavo, e le dedico a lei, alla sciura Bambina, una donna d'altri tempi che ha lasciato il segno nella vita di chi l'ha conosciuta.
Sardine imbottite
per 2 persone
16/20 sardine
(andranno accoppiate per cui calcolate quante ne volete a testa)
q.b. di pane grattugiato (per il ripieno e per impanare)
2 cucchiai colmi di parmigiano grattugiato
1 ciuffo di prezzemolo
1 piccolo spicchio d'aglio
3 uova
sale, pepe
q.b. di olio di arachidi ( o di oliva) per friggere
Eviscerate le sardine eliminando la testa e la lisca centrale facendo attenzione a non rompere la carne, apritele a libro, lavatele e lasciatele in acqua fredda per qualche minuto.
Nel frattempo in una ciotola sbattete molto bene un uovo, aggiungete il formaggio grattugiato, il prezzemolo lavato e tritato finemente insieme allo spicchio d'aglio, una macinata di pepe nero, pane grattugiato quanto ne basta per avere un impasto morbido ma consistente da poterlo maneggiare.
Scolate le sardine, asciugatele tamponandole con della carta da cucina. Prendete una sardina tenendola col dorso verso il basso appoggiato sul palmo della mano, o su un tagliere, mettete un po' di ripieno, coprite con un'altra sardina appoggiandola sul ripieno col dorso verso l'alto e premete per farla aderire bene.
Continuate fino ad accoppiare tutte le sardine. Tenete presente che sono abbastanza sostanziose, per cui se ne comprate 16 ve ne verranno 8, quindi 4 a testa, se ne avete 20 ve ne verranno 10, 5 a testa. Io ne avevo comprato poco più di mezzo chilo ed erano 14. Per noi due, 7 sono bastate. Dipende sempre dall'appetito o se ne volete fare un secondo o uno stuzzichino come antipasto/aperitivo.
Una volta pronte, sbattete bene le restanti uova, bagnateci molto bene le coppie di sardine e passatele nel pane grattugiato, premendo bene per far aderire la panatura.
Friggetele in olio di arachide o in olio d'oliva, come preferite, fino a quando sono ben dorate da entrambi i lati.
Servitele caldissime e fragranti.
La sciura Bambina non c'è più, ma vive nel ricordo di chi le ha voluto bene, come me.
tiepido di pescatrice e verdure
Finalmente riesco a condividere questa ricetta, preparata ormai dieci giorni fa. Il tempo non basta mai, nemmeno per fiatare un attimo seduta al PC. Comunque, sto cercando di svuotare il freezer pian piano e mi ricordavo di avere una piccola pescatrice intera che aspettava da un mesetto. Come ho già detto più volte, non amo congelare. Se lo faccio è come ultima ratio quando mi rendo conto che non riesco a cucinare in tempo i cibi, e allora infilo in freezer in attesa di tempi migliori. Ma anche il freezer va pulito ogni tanto. Quello che ho riesumato in questo periodo è un'altra storia...
Mi fermo alla pescatrice. Dato che è uno dei "pesci che non sanno di pesce" che ama mio marito, l'avrò cucinata in non so quanti modi e col caldo di questi giorni non mi andava nessum intingolo, perciò ho pensato che forse potevo provare a farla in una sorta di insalata, come fosse una catalana un po' più ricca. E ci è piaciuta molto, quindi sarà un altro dei piatti estivi che farò spesso.
Tiepido di pescatrice e verdure
per 4 persone
1 pescatrice intera
2 zucchine
1 peperone rosso
150 g di fagiolini
7 o 8 pomodorini gialli
qualche foglia di basilico
1 grossa cipolla rossa Tropea
per il court bouillon:
1 carota
1 costa di sedano
1 cipolla bionda
1 foglia di alloro
2 rametti di prezzemolo
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaino di pepe nero in grani
2 bastoncini di lemongrass
1/2 bicchiere di vino bianco
sale
per la vinaigrette:
mezzo bicchiere di olio buono
1 cucchiaio di senape
1 cucchiaio di miele
2 cm di zenzero grattugiato
4 o 5 cucchiai di aceto bianco
per la cipolla agrodolce:
mezzo bicchiere di vino rosso
mezzo bicchiere di aceto rosso
1 foglia di alloro
1 cucchiaino di pepe nero in grani
1 cucchiaio colmo di zucchero
1 cucchiaio raso di sale
Preparate il court bouillon per la cottura della pescatrice. Mondate e lavate le verdure, tagliatele a pezzettoni e mettetele in una pentola d'acqua bollente insieme a tutti gli altri ingredienti, unite anche il vino bianco. Lasciate sobbollire una ventina di minuti, mezz'ora al massimo.
Nel frattempo sfilettate la pescatrice ricavandone i due filetti. Tagliate ogni filetto a pezzettoni regolari pulendoli da eventuale pelle in eccesso, metteteli nel brodo e continuate la cottura per altri 10/12 minuti circa.
Pulite una grossa cipolla rossa di Tropea, tagliatela a piccoli quarti.
Mettete a bollire il vino rosso con l'aceto, l'alloro, il pepe , lo zucchero e il sale.
Quando inizia a bollire, tuffateci i quarti di cipolla rossa e lasciate cuocere per circa 10/12 minuti, deve ammorbidirsi ma rimanere croccante. Spegnete e lasciatela nel suo liquido.
Mondate peperone, zucchine, fagiolini lavateli e tagliateli a grossi pezzi, cuocete tutto separatamente in acqua bollente salata il tempo che si ammorbidiscano ma restino croccanti. Se volete potete aggiungere un poco di vino bianco nell'acqua di cottura, per profumare le verdure. Tenete tutto in caldo.
Tagliate a metà i pomodorini gialli, eliminate i semi interni e dividete ogni metà in due, se sono grossi, altrimenti lasciateli in due metà.
In una ciotola mettete l'olio, la senape, il miele, lo zenzero grattugiato, l'aceto e emulsionate bene il tutto.
Raccogliete in una larga ciotola, una insalatiera, la pescatrice, le verdure, le cipolle tutte opportunamente scolate dal loro liquido di cottura, i pomodorini gialli e condite con la vinaigrette preparata, completate con qualche foglia di basilico e servite tiepido.
Ne è venuta una bella quantità che abbiamo finito in due volte. Il giorno dopo era ancora più buona, leggermente intiepidita in micro onde.
Un piatto delicato ma gustoso, le verdure croccanti e saporite. Buono davvero.
Può essere un antipasto, se fate tutto a pezzetti più piccoli e servite porzioni ridotte, oppure un secondo come ho fatto io.
Ve la consiglio caldamente questa ricetta. Magari ci si mette un poco di tempo in più perchè è laboriosa, ma ne vale decisamente la pena.
Arrosto freddo di arista cotta a bassa temperatura e salsa profumata alla menta
Ero alla ricerca di ricette per cucinare secondi di carne freddi che non fossero il solito roastbeef all'inglese o il pollo marinato, così mi sono messa a sfogliare vecchie riviste di cucina per vedere se trovavo qualcosa che mi ispirasse. Ci ho messo un po' ma poi mi è capitato fra le mani un Sale&Pepe del 2015 e ho trovato una bella idea per un arrosto di lonza. Perchè no, mi son detta, visto che ieri avevo tutti riuniti a pranzo.
Ho iniziato modificando la cottura prevista, infatti ho cotto il mio pezzo d'arista sottovuoto, a bassa temperatura. E quella si è rivelata una scelta azzeccatissima, alla fine la carne era un burro, cosa che con l'arista e le cotture classiche difficilmente si riesce ad ottenere, non con quella morbidezza. Poi ho modificato anche qualcosa per la salsa di accompagnamento, perchè potesse piacere a tutti.
Ve la racconto:
Arrosto freddo di arista di maiale cotto a bassa temperatura e salsa profumata alla menta
per 6/8 persone
1 pezzo intero di arista di maiale di circa 1,400 kg
1 bicchiere di vino bianco
2 spicchi d'aglio
3 rametti di menta fresca
1 cucchiaio di grani di pepe nero
poco sale
3 cucchiai d'olio e.v. d'oliva
una noce di burro
per la salsa:
8 cipollotti bianchi freschi
3 cucchiai d'olio e.v. d'oliva
1 mazzetto non troppo grande di prezzemolo
3 rametti di menta fresca
2 cucchiai di aceto bianco
un pizzico di sale
Nella busta del sottovuoto mettete l'arista intera, magari datele una legata per mantenerla in forma, aggiungete l'aglio sbucciato, le foglie della menta, il pepe in grani, il vino bianco, un cucchiaio d'olio. Sigillate il sacchetto e immergete la busta nella pentola col circolatore che avrete impostato a 60° con un tempo di cottura di 2 ore e 45 minuti.
Se non avete il circolatore per la cottura a bassa temperatura, potete ovviare mettendo una capiente pentola piena d'acqua in forno portandola alla temperatura di 65° e di immergervi la busta col maiale sottovuoto. La temperatura non sarà precisa al massimo, ma il calore dell'acqua compenserà le oscillazioni. Vi servirà ovviamente un termometro per tenere sotto controllo la temperatura dell'acqua.
Un volta cotta la carne, togliete la busta dal bagno e lasciatela raffreddare in frigo così com'è per tutta una notte. La carne avrà modo di assorbire tutti i profumi della marinata.
Preparate la salsa. Mondate e lavate i cipollotti conservando possibilmente il grosso della loro parte verde. Affettateli a rondelle e fateli stufare in un cucchiaio d'olio, a fuoco dolce finchè sono morbidi, salateli leggermente.
Mondate e lavate sia il prezzemolo che la menta, scolateli e tritateli bene.
Trasferite cipollotti e trito verde in una ciotola e frullate tutto con il minipimer aggiungendo l'aceto e il resto dell'olio a filo come fosse una maionese. Regolate di sale e tenete da parte.
Ora riprendete l'arrosto di maiale, aprite la busta ed eliminate tutti gli ingredienti della marinata conservando però un poco del liquido che si sarà formato.
In un tegame scaldate 2 cucchiai d'olio insieme alla noce di burro e rosolate da tutti i lati l'arista in modo che sia ben dorata, sfumate con il liquido che avete tenuto da parte, lasciate evaporare e spegnete il fuoco.
Quando l'arrosto sarà freddo, affettatelo sottilmente.
Servitelo accompagnato dalla salsa profumata alla menta.
E' piaciuta molto, anche al brontolo che non ama la carne di maiale. Una morbidezza e succulenza che mi ha stupito, questo tipo di cottura esalta questa carne, solitamente asciutta e stopposa.
Un altro piatto che si aggiunge a quelli estivi di casa mia.
Se la preferite un po' più cotta è sufficiente aumentare la temperatura del circolatore a 65° e prolungare leggermente il temnpo di cottura.
Carpione di lonza e verdure
Stasera fa un freschetto che quasi mi costringe ad infilare un golfino, oggi è stato un pomeriggio di pioggia, vento e grandine e il cielo tuttora non promette niente di buono.
Ho finito di sistemare mia mamma per la notte, manca solo l'ultima pastiglia e nel frattempo aggiorno il mio blog, un po' trascurato ultimamente. Accudire mia madre è un compito faticoso e molto impegnativo, praticamente assorbe quasi tutto il mio tempo e le mie energie, tanto che arrivo a sera stanchissima e solitamente, appena tocco il divano, mi addormento. Io che ero sempre insonne. La mia giornata ora è molto lunga, e a volte si protrae fino a notte fonda.
Però stasera mi sono obbligata a sedermi e scrivere, altrimenti passa troppo tempo e va a finire che non mi ricordo più di come ho preparato questo piatto, giorni fa. Ovviamente vale sempre il "minimo sforzo -massima resa" soprattutto adesso con l'impegno di mia mamma.
Avevo in freezer delle fettine di lonza, le avevo comprate per farle all'aceto balsamico alla moda della Federica Pozzi, ma poi l'uomo di casa ha bofonchiato qualcosa del tipo - proprio il maiale devi fare?- così ho procrastinato la loro fine e le ho congelate. Solo che il freezer va vuotato ogni tanto e allora ho deciso di non curarmi dei brontolamenti e di cucinarle, cercando di mascherare un po' il sapore della carne di maiale, non molto amata da mio marito. Ho pensato che il carpione fosse una buona idea, con questo caldo.
per 2 persone
6/8 fettine di lonza di maiale
1 zucchina gialla
1 zucchine verde
1 peperone rosso
q.b. di farina bianca
q.b. di olio e.v. d'oliva
sale
per il carpione:
1 grossa cipolla bionda
2 rametti di salvia
1 foglia di alloro
2 spicchi d'aglio
2 bicchieri di vino bianco di buona qualità
1/2 bicchiere abbondante di aceto bianco
1 cucchiaino di pepe nero in grani
poco olio e.v. d'oliva
sale
Mondate, lavate e asciugae le zucchine, se non trovate quelle gialle non ha importanza, usatene due verdi, e il peperone. Riducete le verdure a tocchetti regolari, non troppo piccoli.
In una padella scaldate dell'olio e friggete per qualche minuto le zucchine per prime, poi il peperone. Raccoglietele e posatele man mano su un piatto coperto con della carta da cucina in modo che rilascino l'olio in eccesso.
Tagliate a listarelle la lonza, passatele poi nella farina e friggete anch'esse, fino a farle dorare, in olio e.v. d'oliva. Scolatele su un piatto anch'esso coperto con carta da cucina. Dopo trasferite la carne e le verdure in una capiente ciotola o in una piccola pirofila.
Preparate il carpione. Affettate la cipolla ad anelli, lavate e asciugate la salvia.
Tritate l'aglio.
In una larga padella scaldate un filo d'olio, aggiungete le cipolle e lasciatele cuocere, sempre mescolando, fin quando iniziano a dorarsi. A questo punto unite la salvia, l'alloro, l'aglio e il pepe nero, poi aggiungete il vino, l'aceto e regolate di sale. Portate a bollore e lasciate sobbollire un paio di minuti, poi versate tutto subito nella ciotola della lonza con le verdure. Date una mescolata in modo che tutto sia ben ricoperta dal liquido, lasciate raffreddare poi coprite e mettete in frigorifero fino a poco prima di consumare. Magari preparate tutto almeno un giorno prima, perchè è uno di quei piatti che più riposa, più i sapori si amalgamano e più diventa buono.
Ho idea che diventerà uno dei piatti estivi di famiglia visto quanto è piaciuto, soprattutto al brontolo di casa.
Chissà come verrebbe col pollo...
Risotto con le quaglie
Negli anni '60 e fino ai primi anni '70, era di moda andare a mangiare il risotto con le rane a Monlué, un piccolo borgo agricolo di origini antichissime, pare che fosse stato fondato intorno al 1270, come una grande cascina a corte chiusa con degli edifici monastici e i rustici agricoli, circondati da prati irrigui ed arativi.
Il borgo, inizialmente abitato da un migliaio di persone, stretto fra Lambrate e Morsenchio, si è andato spopolando via via, ma resisteva appunto qualche piccola trattoria, meta dei milanesi che andavano a gustare questo famoso risotto.
In quegli anni, parlo del 1966, ho incontrato quello che sarebbe poi diventato mio marito. Nei primi tempi del fidanzamento si usciva spesso in compagnia degli amici frequentando più che altro i locali della nostra zona, Dergano -Affori-Bovisa-Niguarda, quindi per me Monlué era solo un nome su una cartina, dato che era praticamente fuori dal nostro raggio d'azione, in più non avevamo grossi mezzi per spostarci, se non quelli pubblici. Era molto, molto diverso rispetto ad oggi, l'automobile l'avevano in pochi, chi magari già lavorava e poteva mantenersela, chi aveva il motorino o la bici, ma per la maggior parte delle volte si scroccava un passaggio o si prendeva il tram. Non si andava spesso al ristorante, un po' per mancanza di soldi, un po' perchè non c'era ancora, per i ragazzi giovani, la giusta mentalità. Si preferiva la pizzeria, molto più semplice, molto più immediata.
Un sabato sera, appuntamento classico, mio marito mi viene a prendere con una vecchia Fiat 600, prestatagli da un amico. Stupita, salgo tempestandolo di domande, anche perchè non era una data particolare, nessun anniversario o compleanno. Dove andiamo? Dove mi porti? Dove hai preso questa macchina? Lui, eludendo tutte le domande, guidava ridacchiando sotto i baffi.
La strada mi è sembrata lunghissima ma finalmente arriviamo davanti a una vecchia trattoria di mattoni rossi, dopo aver percorso piccole stradine bianche affiancate da fontanili e filari di pioppi.
Ecco, mi dice, andiamo a mangiare il risotto con le rane.
Dentro, tanti piccoli tavoli apparecchiati con tovaglie a quadretti rossi, sedie impagliate, madie per il pane e credenze uguali a quella di mia nonna.
Ci sediamo, ordiniamo questo famoso risotto. Ma il risotto con le rane quella sera non era in carta. Così dovemmo ripiegare sul risotto con le quaglie, altro loro cavallo di battaglia, un classicissimo piatto lombardo. Peccato che a me le quaglie non piacciano particolarmente.
Vabbè, faccio buon viso e inizio a mangiare l'antipasto, un bel tagliere di salame, pancetta e formaggi, il tutto accompagnato da una giardiniera di verdure sott'aceto fatta in casa e annaffiato da una bottiglia di barbera dell'Oltrepo, quello che "buscia". All'arrivo del risotto, mio marito tira fuori dalla tasca una scatolina e me la mette davanti. Apro e dentro c'è un anello, una semplicissima fedina d'argento intrecciata ma per me, in quel momento, è stato come fosse un anello di brillanti. Eravamo insieme solo da un anno, e ricevere quell'anello, il significato che aveva al punto in cui eravamo, le parole che ha usato per darmelo, sono state una delle emozioni più forti della mia vita.
Ecco dunque la ricetta che fu galeotta, un po' rivisitata.
Risotto con le quaglie al Passito e polvere di pane tostato al pepe
per due persone
per le quaglie:
2 quaglie
salvia abbondante
1 piccolo scalogno
poca pancetta liscia, tesa
1 bicchiere di Passito di Pantelleria
una grossa noce di burro
poco sale, pepe
per il risotto:
300 g di riso Carnaroli riserva San Massimo
una noce di burro
un goccio d'olio
1 piccola cipolla
un cucchiaio abbondante di parmigiano
poco brodo di carne, oppure vegetale
mollica di pane raffermo, frullato
pepe bianco
poco olio
Pulite, fiammeggiate, lavate e asciugate le quaglie. Con un coltello affilato tagliatele a metà e poi dividetele in pezzi ricavando le cosce con il sovracoscia e il petto. Conservate anche il resto della carcassa. tagliate a pezzetti molto piccoli anche la pancetta liscia.
In una larga casseruola fate fondere una noce di burro insieme all'olio, aggiungete lo scalogno affettato insieme alla salvia, lasciatelo appassire un momento quindi unite nella casseruola la pancetta e le quaglie a pezzi, carcasse comprese e lasciatele rosolare da tutte le parti. Sfumatele con il vino Passito, regolate di sale e pepe, abbassate il fuoco e portate a cottura coperte.
Ci vorrà più o meno mezz'ora.
Una volta pronte, toglietele dalla casseruola e deglassate il fondo con un altro goccio di vino Passito, quindi filtrate e tenete in caldo.
Nel mixer mettete la mollica di pane raffermo e azionatelo fino ad avere un briciolame sottile.
In una larga padella scaldate un filo d'olio, aggiungete il pane tritato e una generosa macinata di pepe bianco, quindi tostatelo mescolando continuamente affinché non bruci. Deve solo colorire e prendere sapore.
Preparate il risotto al solito modo, facendo appassire la cipolla in olio e burro, tostando il riso, senza sfumarlo col vino stavolta, ma col brodo.
Portate a cottura aggiungendo brodo poco alla volta.
Quando il riso è quasi pronto, aggiungete un pezzetto di burro e iniziate a mantecarlo con un cucchiaio di parmigiano, sbattendolo velocemente e agitando il tegame allo stesso tempo.
A questo punto riprendete il fondo di cottura delle quaglie, rimettetelo sul fuoco in modo che sia ben caldo e poi, togliendolo dalla fiamma, aggiungere una piccola noce di burro freddissimo, fate roteare il pentolino per farlo sciogliere in modo che ispessisca la salsa.
Impiattate il riso, appoggiatevi sopra il petto e le cosce della quaglia, spolverate di pane tostato al pepe e nappate con il fondo al Passito.
Servitelo subito.
Spero che sia un risotto abbastanza emozionante per gli amici del Clan.
Per inciso, Monlué è decaduta definitivamente dopo la realizzazione della tangenziale Est, nel 1971, che ha isolato completamente l'antico borgo agricolo dalla città, stretto appunto fra la tangenziale, Lambrate e l'aereoporto di Linate,
Ora, quando capita di percorrere la tangenziale in quel punto, dal finestrino dell'auto vedo ancora la chiesa che sporge dal guard-rail e mi viene un po' di malinconia...
Risotto alle fragole e gamberi
E' venerdì e non poteva mancare il risotto per il Clan del risotto del venerdì. Arrivo trafelata ma il tema di questa settimana mi interessava per cui ho fatto i salti mortali per arrivare a pubblicare in tempo. Non avevo mai cucinato un risotto alle fragole, neanche quando andava molto di moda, negli anni '70, ma questa settimana il tema scelto era proprio questo e ci volevo provare. Io però ho aggiunto un altro ingrediente, i gamberi, giusto per non vedere le fragole sole solette nel riso.
Confesso che all'assaggio mi è piaciuto molto, un bell'insieme la leggera acidità delle fragole mitigata dalla dolcezza del gambero. Da rifare presto.
Risotto alle fragole e gamberi
per 2 persone di buon appetito
300 g di riso Carnaroli
6 gamberi Carabineros
200 g di fragole
80 g di burro
1/2 bicchiere di Prosecco
poco olio
sale
per il fumetto:
1 carota
1 costa di sedano
1 spicchio d'aglio
1 scalogno
1 porro
1 cucchiaino di pepe di Sichuan
1 foglia di alloro
1 rametto di rosmarino
1 ciuffo di prezzemolo
1 cucchiaino di Zaatar
1/2 bicchiere di vino bianco
poco olio
sale
Sgusciate i gamberi, eliminate il budelletto e conservate carapaci e teste. Fateli saltare in padella con 40 g di burro spumeggiante il tempo che siano leggermente dorati. Poi tagliateli a pezzi.
Lavate e asciugate le fragole, tagliatele in quarti conservandone due o tre intere e qualcuna a pezzetti per la decorazione finale.
In una casseruola scaldate un goccio d'olio, unite tutte le verdure del fumetto mondate, lavate e ridotte a tocchetti, aggiungete le teste e i carapaci dei gamberi, l'alloro, il rosmarino, il pepe e lo Zaatar.
Lasciate rosolare bene tutto mescolando. Sfumate con il vino, poi aggiungete acqua calda fino a coprire bene il tutto. Lasciate sobbollire lentamente per una mezz'ora abbondante. Spegnete, filtrate il liquido e rimettetelo su fuoco dolce.
Tritate finemente la cipolla, lasciatela appassire in un goccio d'olio e parte del burro, poi unite il riso e fatelo "cantare" nel condimento, poi sfumatelo con metà del Prosecco. Iniziate a tirare il riso al solito modo, aggiungendo il fumetto bollente poco alla volta, lasciandolo molto morbido alla fine. Quando mancheranno 5 minuti alla cottura, unite le fragole a pezzi, il resto del Prosecco e completate la cottura. Spegnete il fuoco e mantecate con il resto del burro.
Servitelo con la dadolata di gamberi, le fragole a pezzi e le fragole intere.
e buon appetito!










