la mia whisky apple pie per il Club del 27
Il Club del 27 questo mese è dedicato a un dolce davvero molto goloso. Stavolta l'ingrediente speciale sono le mele e cosa c'è di meglio di una crosta fragrante che fa da scrigno a questo frutto così buono e benefico?
E allora ecco che sul sito di MT Challenge la rubrica del Club del 27 pubblica una bella raccolta di apple pie, una serie di ricette davvero una più golosa dell'altra. Io ho scelto di fare la Whisky apple pie. Solo l'idea di profumare la torta col liquore ha fatto scattare la mia voglia di provarla (poteva essere diversamente?)
Naturalmente mi è venuta tutta bitorzoluta e stortignaccola, la solita conferma della mia poca manualità, e pazienza, ormai sono rassegnata. Però era buonissima, per niente stucchevole e con la crosta che ha retto perfettamente senza inumidirsi. Temevo che potesse succedere, con tutte quelle mele, e invece era perfetta.
Whisky apple pie
per uno stampo da 25/26 cm
per la crosta:
400 g di farina 00
140 g di burro
1 pizzico di sale
5 o 6 cucchiai di acqua molto fredda
per il ripieno:
6 o 7 mele Granny Smith (circa 1,400 kg)
200 g di zucchero semolato
95 g di zucchero di canna
60 g di burro
2 cucchiaini di cannella
1/2 cucchiaino di noce moscata
un pizzico di sale
2 cucchiai di farina (o 3 cucchiai di amido di mais stemperato in poca acqua fredda)
il succo di un limone
2 cucchiai scarsi di Whisky
per completare:
1 tuorlo d'uovo
poca panna o latte
q.b. di cannella in polvere
q.b. di zucchero semolato
Impastate la farina con il burro fino a quando avrete una sorta di briciolame, unite l'acqua molto fredda, un cucchio alla volta e lavorate velocemente l'impasto fino a renderlo liscio e morbido. Potete farlo fatto nella planetaria senza problemi. Una volta pronto, dividete la pasta in due pezzi, 2 tezi e l'altra di 1 terzo. Vi serviranno per il fondo e per la copertura.
Appiattite ogni pezzo e avvolgetelo nella pellicola alimentare, poi mettete in frigorifero a riposare per almeno mezz'ora.
Nel frattempo preparate il ripieno.
Miscelate i due tipi di zucchero.
Pelate le mele, eliminate il torsolo, fatele a fettine e man mano irroratele di succo di limone per non farle annerire.
In una larga padella, possibilmente antiaderente, fondete metà del burro, unite metà delle mele e metà dello zucchero miscelato, quindi fatele appassire leggermente, poi prelevatele e trasferitele in un piatto o una ciotola e ripetete la stessa operazione con il resto delle mele e dello zucchero. Cuocendole in due volte, le mele rilasceranno meno liquido. Lasciatele intiepidire e poi mescolatele con la cannella, la noce moscata, il liquore, la farina e ancora un pizzico di sale.
Col mattarello stendete la pasta, il pezzo più grande, imburrate generosamente una tortiera da apple pie, foderatela con la pasta lasciandola debordare leggermente. Bucherellate il fondo e riempite la tortiera con le mele preparate, poi stendete anche il secondo pezzo di pasta, quello più piccolo, e appoggiatela sopra le mele, unite i bordi e premeteli insieme in modo che si saldino e che il ripieno non possa uscire.
Praticate delle sottili incisioni sulla superficie, poi spennellate la pasta con un tuorlo d'uovo sbattuto miscelato con un po' di panna o latte.
Mescolate la cannella con lo zucchero e spolverate generosamente la superficie.
Cuocete in forno già caldo a 180°/190° statico per 50 minuti, un'ora al massimo, dipende dal forno. Col mio ci è voluto poco più di un'ora.
Lasciatela raffreddare sulla griglia del forno per una mezz'ora prima di sfornarla.
qui è stata molto apprezzata, per cui ve la consiglio, fatela!
E allora ecco che sul sito di MT Challenge la rubrica del Club del 27 pubblica una bella raccolta di apple pie, una serie di ricette davvero una più golosa dell'altra. Io ho scelto di fare la Whisky apple pie. Solo l'idea di profumare la torta col liquore ha fatto scattare la mia voglia di provarla (poteva essere diversamente?)
Naturalmente mi è venuta tutta bitorzoluta e stortignaccola, la solita conferma della mia poca manualità, e pazienza, ormai sono rassegnata. Però era buonissima, per niente stucchevole e con la crosta che ha retto perfettamente senza inumidirsi. Temevo che potesse succedere, con tutte quelle mele, e invece era perfetta.
Whisky apple pie
per uno stampo da 25/26 cm
per la crosta:
400 g di farina 00
140 g di burro
1 pizzico di sale
5 o 6 cucchiai di acqua molto fredda
per il ripieno:
6 o 7 mele Granny Smith (circa 1,400 kg)
200 g di zucchero semolato
95 g di zucchero di canna
60 g di burro
2 cucchiaini di cannella
1/2 cucchiaino di noce moscata
un pizzico di sale
2 cucchiai di farina (o 3 cucchiai di amido di mais stemperato in poca acqua fredda)
il succo di un limone
2 cucchiai scarsi di Whisky
per completare:
1 tuorlo d'uovo
poca panna o latte
q.b. di cannella in polvere
q.b. di zucchero semolato
Impastate la farina con il burro fino a quando avrete una sorta di briciolame, unite l'acqua molto fredda, un cucchio alla volta e lavorate velocemente l'impasto fino a renderlo liscio e morbido. Potete farlo fatto nella planetaria senza problemi. Una volta pronto, dividete la pasta in due pezzi, 2 tezi e l'altra di 1 terzo. Vi serviranno per il fondo e per la copertura.
Appiattite ogni pezzo e avvolgetelo nella pellicola alimentare, poi mettete in frigorifero a riposare per almeno mezz'ora.
Nel frattempo preparate il ripieno.
Miscelate i due tipi di zucchero.
Pelate le mele, eliminate il torsolo, fatele a fettine e man mano irroratele di succo di limone per non farle annerire.
In una larga padella, possibilmente antiaderente, fondete metà del burro, unite metà delle mele e metà dello zucchero miscelato, quindi fatele appassire leggermente, poi prelevatele e trasferitele in un piatto o una ciotola e ripetete la stessa operazione con il resto delle mele e dello zucchero. Cuocendole in due volte, le mele rilasceranno meno liquido. Lasciatele intiepidire e poi mescolatele con la cannella, la noce moscata, il liquore, la farina e ancora un pizzico di sale.
Col mattarello stendete la pasta, il pezzo più grande, imburrate generosamente una tortiera da apple pie, foderatela con la pasta lasciandola debordare leggermente. Bucherellate il fondo e riempite la tortiera con le mele preparate, poi stendete anche il secondo pezzo di pasta, quello più piccolo, e appoggiatela sopra le mele, unite i bordi e premeteli insieme in modo che si saldino e che il ripieno non possa uscire.
Praticate delle sottili incisioni sulla superficie, poi spennellate la pasta con un tuorlo d'uovo sbattuto miscelato con un po' di panna o latte.
Mescolate la cannella con lo zucchero e spolverate generosamente la superficie.
Cuocete in forno già caldo a 180°/190° statico per 50 minuti, un'ora al massimo, dipende dal forno. Col mio ci è voluto poco più di un'ora.
Lasciatela raffreddare sulla griglia del forno per una mezz'ora prima di sfornarla.
qui è stata molto apprezzata, per cui ve la consiglio, fatela!
Medaglioni di agnello, salsa di ribes e prugne alla cannella
L'agnello o la carne ovina in generale non è fra le mie preferite, ma in famiglia c'è chi la ama e allora perchè non accontentarli? Quando la preparo, li faccio contenti e per me faccio qualcos'altro. Questa è una di quelle ricettte he ho cucinato qualche tempo fa e che era in coda fra quelle da pubblicare, per cui ve
la propongo finchè ci sono ancora prugne o susine disponibili, prima che cambi
la stagione.
Medaglioni di agnello, salsa di ribes rosso e prugne alla cannella
per 4 persone
800 g di lombo di agnello
50 g di pancetta a dadini
4 prugne rosse
2 cestini di ribes rosso
1 spicchio d'aglio
1 rametto di rosmarino
1 rametto di timo
1/2 bicchiere di vino rosso
1 pizzico di cannella
una noce di burro
2 cucchiai di zucchero
sale, pepe
olio e.v. d'oliva
Legate la carne di agnello in modo da avere una specie di arrotolato ben stretto, ma non troppo grosso, potete anche farvela preparare dal macellaio, se ne avete uno di fiducia.
In una teglia scaldate l'olio, unite la pancetta e lasciatela sudare qualche minuto, poi unite l'agnello, il timo e il rosmarino e fate rosolare da tutti i lati.
Sfumate con il vino rosso, lasciate evaporare poi aggiungete lo spicchio d'aglio, un poco di acqua calda e coprite il tegame. Lasciate cuocere pian piano per poco meno di un'ora. La carne deve risultare rosata alla fine. Se avete un termometro per gli arrosti, usatelo e quando la temperatura al cuore arriva a 60/62° la carne è pronta.
Mentre la carne cuoce, sgranate il ribes ben lavato direttamente in una piccola casseruola, unite lo zucchero e mettete sul fuoco, fate cuocere finchè i chicchi iniziano a disfarsi. Togliete dal fuoco, frullatela con il minipimer e e passatela pazientemente al setaccio per ricavare una salsa liscia. Tenetela in caldo.
Lavate e asciugate le prugne, dividetele a metà ed eliminate il nocciolo, poi tagliate ancora a metà le due parti ottenute. Dovrete avere praticamente quattro spicchi per ogni prugna.
Fondete il burro in un padellino e fatelo spumeggiare, aggiungete un cucchiaio di zucchero e un generoso pizzico di cannella, quindi unite gli spicchi di prugna e fateli cuocere qualche minuto, non molto, il tempo che si insaporiscano senza diventare troppo morbidi.
Affettate la carne ricavadone dei medaglioni, serviteli con la salsa di ribes e le prugne alla cannella.
Decorate a piacere con un rametto di timo e un grappolino di ribes rosso.
Medaglioni di agnello, salsa di ribes rosso e prugne alla cannella
per 4 persone
800 g di lombo di agnello
50 g di pancetta a dadini
4 prugne rosse
2 cestini di ribes rosso
1 spicchio d'aglio
1 rametto di rosmarino
1 rametto di timo
1/2 bicchiere di vino rosso
1 pizzico di cannella
una noce di burro
2 cucchiai di zucchero
sale, pepe
olio e.v. d'oliva
Legate la carne di agnello in modo da avere una specie di arrotolato ben stretto, ma non troppo grosso, potete anche farvela preparare dal macellaio, se ne avete uno di fiducia.
In una teglia scaldate l'olio, unite la pancetta e lasciatela sudare qualche minuto, poi unite l'agnello, il timo e il rosmarino e fate rosolare da tutti i lati.
Sfumate con il vino rosso, lasciate evaporare poi aggiungete lo spicchio d'aglio, un poco di acqua calda e coprite il tegame. Lasciate cuocere pian piano per poco meno di un'ora. La carne deve risultare rosata alla fine. Se avete un termometro per gli arrosti, usatelo e quando la temperatura al cuore arriva a 60/62° la carne è pronta.
Mentre la carne cuoce, sgranate il ribes ben lavato direttamente in una piccola casseruola, unite lo zucchero e mettete sul fuoco, fate cuocere finchè i chicchi iniziano a disfarsi. Togliete dal fuoco, frullatela con il minipimer e e passatela pazientemente al setaccio per ricavare una salsa liscia. Tenetela in caldo.
Lavate e asciugate le prugne, dividetele a metà ed eliminate il nocciolo, poi tagliate ancora a metà le due parti ottenute. Dovrete avere praticamente quattro spicchi per ogni prugna.
Fondete il burro in un padellino e fatelo spumeggiare, aggiungete un cucchiaio di zucchero e un generoso pizzico di cannella, quindi unite gli spicchi di prugna e fateli cuocere qualche minuto, non molto, il tempo che si insaporiscano senza diventare troppo morbidi.
Affettate la carne ricavadone dei medaglioni, serviteli con la salsa di ribes e le prugne alla cannella.
Decorate a piacere con un rametto di timo e un grappolino di ribes rosso.
antipasti
pesce
secondi
Tartare di tonno e finocchi confit
Anche se lascio languire un po' il blog, cucino sempre molto e ho una sfilza di ricette da pubblicare. Il tempo si riduce sempre un po' di più ma cercherò di riprendere il mio giro pian piano. Intanto inizio con questa ricetta che davvero vale la pena di provare, se amate il pesce crudo.
Una preparazione abbastanza semplice, ma il risultato finale è stato molto apprezzato. E pensare che fino a qualche anno fa non andavo matta per i finocchi, ma credo che il gusto si evolva, si affina il palato, si cambia. E meno male!
Tartare di tonno, finocchi confit e sesamo nero tostato
per 2 persone
400 g di tonno fresco a fette
3 piccoli finocchi
1 cucchiaio abbondante di Pernod
1/2 bacca di anice stellato
la scorza (solo la parte gialla) di mezzo limone
1 cucchiaio colmo di sesamo nero
olio e.v. d'oliva
sale, pepe
Abbattete il tonno in congelatore per almeno 72 ore poi lasciatelo scongelare in frigorifero fino al momento dell'uso.
Scaldate il forno a 95°.
Mondate i finocchi, lavateli e riduceteli a tocchetti. Metteteli in una padella, o una casseruola abbastanza profonda insieme all'anice stellato, la scorza di limone, il Pernod, un poco di sale grosso. Unite l'olio in modo che i finocchi ne siano coperti, coprite anche la padella con dell'alluminio e mettete in forno statico per tre ore. Poi togliete dal forno e trasferite tutto in una ciotola. Conservate in frigorifero. Io li ho preparati la sera prima.
Una volta pronto il tonno tagliatelo a coltello e ricavatene una tartare, conditela con un pizzico di sale, una macinata di pepe e un goccio d'olio d'oliva.
In un tegamino fate tostare il sesamo per un paio di minuti e poi trasferitelo in una tazzina o un piattino.
Al momento di servire prelevate parte dei finocchi confit e frullateli a crema, quindi velate ogni piatto. Appoggiate un coppapasta sulla crema e inserite la tartare di tonno, premete bene per compattare tutto, poi sfilate delicatamente il coppapasta.
Scolate dall'olio il resto dei finocchi e distribuiteli sulla superficie della tartare,
cospargete con il sesamo nero tostate e decorate con qualche barba dei finocchi oppure con del finocchietto selvatico.
Vi avanzerà parte dell'olio di cottura dei finocchi, conservatelo in frigorifero e usatelo su una bistecca, sulla verdura, sulle patate bollite.
Ovviamente per me niente pesce crudo, ho tenuto da parte un paio di fettine di tonno e le ho scottate velocemente in padella per poi gustarle con la crema e i finocchi confit.
Secondo la quantità di tonno può essere un buonissimo antipasto oppure, più abbondante, un ottimo secondo.
Una preparazione abbastanza semplice, ma il risultato finale è stato molto apprezzato. E pensare che fino a qualche anno fa non andavo matta per i finocchi, ma credo che il gusto si evolva, si affina il palato, si cambia. E meno male!
Tartare di tonno, finocchi confit e sesamo nero tostato
per 2 persone
400 g di tonno fresco a fette
3 piccoli finocchi
1 cucchiaio abbondante di Pernod
1/2 bacca di anice stellato
la scorza (solo la parte gialla) di mezzo limone
1 cucchiaio colmo di sesamo nero
olio e.v. d'oliva
sale, pepe
Abbattete il tonno in congelatore per almeno 72 ore poi lasciatelo scongelare in frigorifero fino al momento dell'uso.
Scaldate il forno a 95°.
Mondate i finocchi, lavateli e riduceteli a tocchetti. Metteteli in una padella, o una casseruola abbastanza profonda insieme all'anice stellato, la scorza di limone, il Pernod, un poco di sale grosso. Unite l'olio in modo che i finocchi ne siano coperti, coprite anche la padella con dell'alluminio e mettete in forno statico per tre ore. Poi togliete dal forno e trasferite tutto in una ciotola. Conservate in frigorifero. Io li ho preparati la sera prima.
Una volta pronto il tonno tagliatelo a coltello e ricavatene una tartare, conditela con un pizzico di sale, una macinata di pepe e un goccio d'olio d'oliva.
In un tegamino fate tostare il sesamo per un paio di minuti e poi trasferitelo in una tazzina o un piattino.
Al momento di servire prelevate parte dei finocchi confit e frullateli a crema, quindi velate ogni piatto. Appoggiate un coppapasta sulla crema e inserite la tartare di tonno, premete bene per compattare tutto, poi sfilate delicatamente il coppapasta.
Scolate dall'olio il resto dei finocchi e distribuiteli sulla superficie della tartare,
cospargete con il sesamo nero tostate e decorate con qualche barba dei finocchi oppure con del finocchietto selvatico.
Vi avanzerà parte dell'olio di cottura dei finocchi, conservatelo in frigorifero e usatelo su una bistecca, sulla verdura, sulle patate bollite.
Ovviamente per me niente pesce crudo, ho tenuto da parte un paio di fettine di tonno e le ho scottate velocemente in padella per poi gustarle con la crema e i finocchi confit.
Secondo la quantità di tonno può essere un buonissimo antipasto oppure, più abbondante, un ottimo secondo.
la mia pizza integrale con fiori di zucca, mozzarella e alici per il Club del 27
Arriva l'autunno e puntuale come una cambiale arriva anche il 27
Riprendiamo a condividere le ricette più amate delle sfide MTC.
Oggi parliamo di Pizza! e io fra quelle in lizza ho scelto questa a suo tempo proposta da Maria, del blog La Caccavella.
Pizza al piatto. Integrale con fiori di zucca, mozzarella e alici
Per l'impasto:
300 g di farina O (proteine 12,5%)
150 g di farina integrale (proteine 12%)
290 ml di acqua (ho usato minerale naturale)
12 g di sale
1 g di lievito di birra fresco
Per la farcitura:
12 fiori di zucca freschi
q.b. di filetti di acciuga sott'olio
1 mozzarella
una manciata di capperi sotto sale
olio e.v. d'oliva
pepe nero macinato al momento
Mettete l'acqua, a temperatua ambiente, in una ciotola.
Aggiungete la farina integrale ben setacciata (fatelo un paio di volte) e mescolate con la frusta poi lasciatela idratareper circa 15 minuti circa.
In un paio di cucchiai di acqua sciogliete il sale, fate la stessa cosa con il lievito in due tazzine diverse.
Trascorso il tempo, unite la farina O setacciata, il lievito e mescolate con una forchetta per amalgamare, quindi il sale e iniziate ad impastare. Fatelo lungamente ed energicamente per almeno 20 minuti. Se avete la planetaria, usate quella fino a quando l'impasto diventa morbido e setoso.
Trasferitelo in una ciotola, copritela con della pellicola e lasciate lievitare per un paio d'ore.
Una volta lievitato, dividete in due l'impasto, impastate delicatamente e formate due pallozze che metterete su un canovaccio
copritele e lasciatele riposare per 4 - 6 ore, a temperatura ambiente.
Nel frattempo tagliate a pezzetti la mozzarella e lasciatela in un colino a perdere il più possibile i suoi liquidi.
Portate il forno alla temperatura più alta possibile, funzione statica, e lasciatelo andare per almeno mezz'ora . Inserite anche la teglia in modo che si scaldi bene anch'essa.
Il mio forno arriva a 300° ma l'ho lasciato comunque scaldare insieme alla teglia.
Mentre il forno si scalda, preparate gli ingredienti. Dissalate i capperi, aprite e pulite i fiori di zucca, prelevate dal vasetto i filetti di acciuga.
Prendete un panetto, allargatelo con le mani partendo dal centro verso il bordo, portatelo a misura della teglia.
Quando il forno è pronto, prelevate la teglia, trasferiteci la pasta accompagnandola
con le mani verso il bordo e disponete la mozzarella, i fiori di zucca a raggiera, le alici e i capperi. Condite con un filo d'olio e una macinata di pepe.
Mentre la prima pizza cuoce, preparate la seconda ripetendo le operazioni che ho descritto sopra.
Servitela bollente.
Io ero appena approdata a MTC, ma ricordo che ci siamo divertite tantissimo a scegliere la pizza che più ci rappresentava, e il modo di consumarla.
Se volete divertirvi, provate anche voi cliccando QUI
dolci al cucchiaio
dolci e dessert
memorie
Semifreddo al Nocino e caramello al caffè
Ho vissuto a Lanzo d'Intelvi, sulle montagne comasche, la prima parte della mia infanzia.
Sono rimasta legata a quei luoghi, alle persone che pian piano sono entrate nella mia vita di bambina in un mondo di adulti. Ora sono tutte scomparse e c'è rimasto qualche loro lontano parente che non conosco nemmeno, però ogni tanto ci ritorno, è un posto che mi rimette in pace col mondo dove ogni vicolo, ogni ripida salita, ogni sentiero del bosco, mi riporta indietro e mi fa rivivere episodi e storie della mia piccola vita lassù.
Quando era tempo, andavamo a raccogliere le noci. Ce n'erano boschi interi. Noci e castagne facevano parte dell'economia di quella valle. Mia madre non preparava il nocino a giugno, non era un liquore che andava a casa mia, ma d'autunno noci e castagne le avevamo sempre in casa, le noci poi arrivavano fino ad inverno inoltrato. Ricordo tante domeniche con mio padre intento a cuocere le castagne nel camino, e il loro profumo che si mescolava con l'odore della legna che ardeva e che riempiva la stanza. Una volta cotta la prima pentola, le metteva in una ciotola di ceramica, le spruzzava con del vino rosso e le copriva immediatamente con uno strofinaccio, l'umidità che si creava era di aiuto a sbucciarle senza fatica. E ripartiva con un'altra pentolata... lui era ghiotto di caldarroste ed era lui che me le pelava e me le metteva davanti già bell'e pronte.
Le noci erano a consumo quasi quotidiano. Sulla credenza c'era sempre una piccola coppa con noci e nocciole da sgranocchiare a piacere.
Quando andavamo a raccogliere le noci, alcune erano già a terra e se non bastavano cercavamo di scuotere le piante più piccole per farle cadere, in modo da raccoglierne il tanto che ci serviva. Arrivati a casa le liberavamo dal mallo e poi le mettevamo in soffitta, la parte più asciutta della casa, ben distese e distanziate, su un telo. Mia madre ogni tanto le rigirava e prelevava quelle pronte. Quante ne ho mangiate!
Così, visto che avevo ancora in casa delle noci sgusciate da finire, mi è venuta l'idea di fare qualcosa di dolce, prima dell'arrivo di quelle nuove. Avevo parecchie scelte, ma alla fine ho optato per qualcosa al cucchiaio, che mi gratifica sempre e che so che accontenta un po' tutta la famiglia.
Semifreddo al Nocino e caramello al caffè
per 6 persone
5 tuorli
120 g di zucchero semolato
60 g di gherigli di noce
100 ml di liquore Nocino
500 g di panna liquida fresca
1 cucchiaio raso di amido di mais
1 pizzico di sale
per il caramello al caffè:
150 g di zucchero
1 cucchiaio di acqua
2 tazzine di caffè ristretto
per la decorazione di caramello:
150 g di zucchero
1 cucchiaio di acqua
1 cucchiaino di succo di limone
per completare:
gherigli di noce rivestiti di caramello
Tostate i gherigli di noci in una piccola padella, possibilmente antiaderente. Lasciateli raffreddare e poi tritateli grossolanamente, tenendone da parte qualcuna da caramellare per la decorazione del piatto.
Mettete i tuorli in un pentolino che possa andare a bagnomaria, aggiungete lo zucchero e il pizzico di sale e mettete il pentolino nel bagnomaria in leggera ebollizione, inziando a montare con le fruste elettriche.
Unite il liquore, poco per volta, e continuate a montare questa specie di zabaione finchè inizia ad addensarsi, quindi completate con l'amido di mais e togliete dal fuoco.
Continuate a montare con le fruste elettriche fino a quando la crema si sarà completamente raffreddata.
Montate la panna a neve ferma e aggiungetela alla crema di Nocino ormai fredda. Continuate con pazienza finché anche il più piccolo fiocco di panna è stato amalgamato, completate unendo il trito di noci. Mescolate bene poi distribuite il composto negli stampini prescelti, o in un piccolo stampo da plumcake foderato di pellicola alimentare, se volete un semifreddo intero da servire a fette.
Mettete in congelatore.
Intanto fate caramellare lo zucchero in un piccolo pentolino, e quando è di un bel colore ambrato, aggiungete il caffè bollente facendo molta attenzione.
Mescolate in modo che il liquido sia denso e omogeneo e trasferite il caramello al caffè in una ciotola, lasciate raffreddare poi coprite e conservate in frigorifero.
Qualche ora prima di servire preparate i fili di caramello per la decorazione. Preparate una ciotola e mettete un cucchiaio di legno a cavallo della superficie.
Posate tutto su un foglio di carta forno, in modo da riparare il piano della cucina o del tavolo.
Caramellate lo zucchero insieme all'acqua e al limone, sarà pronto quando avrà un bel colore dorato, toglietelo dal fuoco, tuffateci i gherigli di noci tenuti da parte e fate in modo che siano ben ricoperti di caramello, prelevateli e metteteli a indurire su un piano rivestito di carta forno, poi con la forchetta attingete nel liquido rimasto e fatela oscillare di qua e di là sul cucchiaio di legno, facendo colare il caramello che si distribuirà in fili sottili. Basterà raccoglierli da dentro la ciotola e avvolgerli delicatamente a nido mentre il caramello è ancora caldo e manovrabile.
Prima di portarlo in tavola lasciate il semifreddo un minuto fuori dal freezer, poi sformate sul piattino di servizio, aggiungete un poco di caramello al caffè e completate con il nido di fili di caramello e un gheriglio di noce caramellata.
Le noci sono delle vere e proprie alleate, ne bastano tre o quattro al giorno per la salute del cuore e del cervello e ci aiutano ad invecchiare meglio.
Sapevatelo!!
Sono rimasta legata a quei luoghi, alle persone che pian piano sono entrate nella mia vita di bambina in un mondo di adulti. Ora sono tutte scomparse e c'è rimasto qualche loro lontano parente che non conosco nemmeno, però ogni tanto ci ritorno, è un posto che mi rimette in pace col mondo dove ogni vicolo, ogni ripida salita, ogni sentiero del bosco, mi riporta indietro e mi fa rivivere episodi e storie della mia piccola vita lassù.
Quando era tempo, andavamo a raccogliere le noci. Ce n'erano boschi interi. Noci e castagne facevano parte dell'economia di quella valle. Mia madre non preparava il nocino a giugno, non era un liquore che andava a casa mia, ma d'autunno noci e castagne le avevamo sempre in casa, le noci poi arrivavano fino ad inverno inoltrato. Ricordo tante domeniche con mio padre intento a cuocere le castagne nel camino, e il loro profumo che si mescolava con l'odore della legna che ardeva e che riempiva la stanza. Una volta cotta la prima pentola, le metteva in una ciotola di ceramica, le spruzzava con del vino rosso e le copriva immediatamente con uno strofinaccio, l'umidità che si creava era di aiuto a sbucciarle senza fatica. E ripartiva con un'altra pentolata... lui era ghiotto di caldarroste ed era lui che me le pelava e me le metteva davanti già bell'e pronte.
Le noci erano a consumo quasi quotidiano. Sulla credenza c'era sempre una piccola coppa con noci e nocciole da sgranocchiare a piacere.
Quando andavamo a raccogliere le noci, alcune erano già a terra e se non bastavano cercavamo di scuotere le piante più piccole per farle cadere, in modo da raccoglierne il tanto che ci serviva. Arrivati a casa le liberavamo dal mallo e poi le mettevamo in soffitta, la parte più asciutta della casa, ben distese e distanziate, su un telo. Mia madre ogni tanto le rigirava e prelevava quelle pronte. Quante ne ho mangiate!
Così, visto che avevo ancora in casa delle noci sgusciate da finire, mi è venuta l'idea di fare qualcosa di dolce, prima dell'arrivo di quelle nuove. Avevo parecchie scelte, ma alla fine ho optato per qualcosa al cucchiaio, che mi gratifica sempre e che so che accontenta un po' tutta la famiglia.
Semifreddo al Nocino e caramello al caffè
per 6 persone
5 tuorli
120 g di zucchero semolato
60 g di gherigli di noce
100 ml di liquore Nocino
500 g di panna liquida fresca
1 cucchiaio raso di amido di mais
1 pizzico di sale
per il caramello al caffè:
150 g di zucchero
1 cucchiaio di acqua
2 tazzine di caffè ristretto
e noci sono delle vere e proprie alleate della nostra salute. Vediamo in quali modi e situazioni possono essere usate.
Continua su: https://www.donnaglamour.it/le-proprieta-delle-noci/benessere/?gclid=CjwKCAjw2qHsBRAGEiwAMbPoDJXE5M0tRpwh6l2MAc9FnpWMuaPnkebCsjyTJPSVYHd0MZw5sPMatRoCHSkQAvD_BwE&refresh_cp
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per la decorazione di caramello:
150 g di zucchero
1 cucchiaio di acqua
1 cucchiaino di succo di limone
per completare:
gherigli di noce rivestiti di caramello
Tostate i gherigli di noci in una piccola padella, possibilmente antiaderente. Lasciateli raffreddare e poi tritateli grossolanamente, tenendone da parte qualcuna da caramellare per la decorazione del piatto.
Mettete i tuorli in un pentolino che possa andare a bagnomaria, aggiungete lo zucchero e il pizzico di sale e mettete il pentolino nel bagnomaria in leggera ebollizione, inziando a montare con le fruste elettriche.
Unite il liquore, poco per volta, e continuate a montare questa specie di zabaione finchè inizia ad addensarsi, quindi completate con l'amido di mais e togliete dal fuoco.
Continuate a montare con le fruste elettriche fino a quando la crema si sarà completamente raffreddata.
Montate la panna a neve ferma e aggiungetela alla crema di Nocino ormai fredda. Continuate con pazienza finché anche il più piccolo fiocco di panna è stato amalgamato, completate unendo il trito di noci. Mescolate bene poi distribuite il composto negli stampini prescelti, o in un piccolo stampo da plumcake foderato di pellicola alimentare, se volete un semifreddo intero da servire a fette.
Mettete in congelatore.
Intanto fate caramellare lo zucchero in un piccolo pentolino, e quando è di un bel colore ambrato, aggiungete il caffè bollente facendo molta attenzione.
Mescolate in modo che il liquido sia denso e omogeneo e trasferite il caramello al caffè in una ciotola, lasciate raffreddare poi coprite e conservate in frigorifero.
Qualche ora prima di servire preparate i fili di caramello per la decorazione. Preparate una ciotola e mettete un cucchiaio di legno a cavallo della superficie.
Posate tutto su un foglio di carta forno, in modo da riparare il piano della cucina o del tavolo.
Caramellate lo zucchero insieme all'acqua e al limone, sarà pronto quando avrà un bel colore dorato, toglietelo dal fuoco, tuffateci i gherigli di noci tenuti da parte e fate in modo che siano ben ricoperti di caramello, prelevateli e metteteli a indurire su un piano rivestito di carta forno, poi con la forchetta attingete nel liquido rimasto e fatela oscillare di qua e di là sul cucchiaio di legno, facendo colare il caramello che si distribuirà in fili sottili. Basterà raccoglierli da dentro la ciotola e avvolgerli delicatamente a nido mentre il caramello è ancora caldo e manovrabile.
Prima di portarlo in tavola lasciate il semifreddo un minuto fuori dal freezer, poi sformate sul piattino di servizio, aggiungete un poco di caramello al caffè e completate con il nido di fili di caramello e un gheriglio di noce caramellata.
Le noci sono delle vere e proprie alleate, ne bastano tre o quattro al giorno per la salute del cuore e del cervello e ci aiutano ad invecchiare meglio.
Sapevatelo!!
Le noci sono delle vere
e proprie alleate della nostra salute. Vediamo in quali modi e
situazioni possono essere usate.
–Per la salute del cuore: La presenza di amminoacidi e di argina le
rendono perfette per rafforzare il cuore. Sia come prevenzione sia nelle
persone che hanno problemi di tipo cardiovascolare.
–Per la salute del cervello: La vitamina E, l’acido folico, la
melatonina, gli acidi grassi Omega 3 e gli antiossidanti questi sono
alcuni dei neuroprotettori contenuti nelle noci.
Oltre ad essere un ottimo mo
Continua su: https://www.donnaglamour.it/le-proprieta-delle-noci/benessere/?gclid=CjwKCAjw2qHsBRAGEiwAMbPoDJXE5M0tRpwh6l2MAc9FnpWMuaPnkebCsjyTJPSVYHd0MZw5sPMatRoCHSkQAvD_BwE&refresh_cp
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e proprie alleate della nostra salute. Vediamo in quali modi e
situazioni possono essere usate.
–Per la salute del cuore: La presenza di amminoacidi e di argina le
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persone che hanno problemi di tipo cardiovascolare.
–Per la salute del cervello: La vitamina E, l’acido folico, la
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antipasti
memorie
pesce
piatti freddi
piatti unici
secondi
insalata di calamari, avocado e passion fruit, ricordando vecchie estati
Fine agosto, ultimi scampoli di una estate strana, pigra e sonnolenta oltre che molto calda. Quando arriva questo momento mi prende la sensazione che qualcosa sia ancora in sospeso e la sottile, malinconica consapevolezza che l'autunno sta quasi per bussare, e questa cosa mi cambia inevitabilmente l'umore.
Meglio non pensarci e godersi quel che resta del sole e della luce.
La mia cucina di questo periodo è fatta di cose leggere e fresche, anche se sto tenendo faticosamente a bada la voglia di un buon risotto. Ma l'estate dura troppo poco per non approfittare dei suoi colori e dei suoi sapori finchè si può.
Ieri, davanti al banco del pesce, ho avuto la conferma delle mie sensazioni. Non era quel trionfo che c'è sempre di ogni tipo e specie di pesce, crostacei e molluschi. Ci ho messo un po' a scegliere, niente di quello che avevo davanti mi accendeva la lampadina. Ho ripiegato svogliatamente su delle orate perchè le ho viste freschissime, e sui calamari. Le orate sono andate al cartoccio, semplici semplici, rosmarino, fetta di limone e un goccio di vino bianco, mentre per i calamari ero indecisa se friggerli o che.
Pulivo calamari e intanto pensavo a quanti ne avevamo mangiati, rigorosamente fritti, nei primi anni di matrimonio, quando andavamo in vacanza a Bibione, dai fratelli Paron.
Un piccolo albergo che mi aveva consigliato un mio collega, ispettore del giornale per il Veneto e Friuli. Erano le vacanze solo per noi dopo la settimana di rito passata in Friuli dai miei, al paese.
Ci siamo andati per due o tre anni a fila, dal 1971 al 1973 sempre verso la fine di agosto. Avevamo fatto compagnia. Era facile, c'erano sempre molti giovani, data la convenienza dei prezzi. Il primo anno che ci siamo andati abbiamo conosciuto un gruppo di ragazzi di Corsico coi quali poi siamo rimasti in contatto per molti anni.
Durante l'inverno ci vedevamo anche a Milano, si usciva insieme a mangiare la pizza, o a bere qualcosa, o ci si ritrovava a casa mia, ma l'appuntamento vero, quello più divertente era dai fratelli Paron.
Noi eravamo gli unici sposati del gruppo, gli altri perlopiù erano single e un paio di loro aveva la fidanzata, che però rimaneva a casa. Di giorno in spiaggia, giochi al sole e in mare, e la sera a ballare alla Playa, una piccola discoteca a pianta rotonda al limite della spiaggia. Ancora non c'era una vera e propria passeggiata lungomare e i locali dove passare la serata erano molto pochi, qualche ristorante, qualche birreria e i negozi aperti fino a tardi la notte.
Non vi sto a raccontare quello che succedeva, ma erano risate e divertimento quotidiano. Uno di loro, Maurizio, era soprannominato Dracula per via dei suoi canini molto evidenti, ed era il bersaglio di scherzi e prese in giro quotidiane.
A un certo punto, Dario, uno del gruppo, propone una scommessa. Andare tutti insieme a mangiare in un certo ristorante molto chic un sabato sera, giornata clou di presenze, e avrebbe pagato lui la cena a patto che Dracula si vestisse da donna e si fingesse la sua fidanzata. Ma dovevamo andarci a piedi, attraversando tutta Bibione. Ovviamente lui non aveva nessuna intenzione di travestirsi, ma tale e tanta fu l'opera di convincimento, e secondo me tanto potè anche l'ottima fama del ristorante, che alla fine si decise.
Non so come ma tutto l'albergo venne a conoscenza della scommessa e una sera, nella sala ristorante, comparvero vestiti della sua misura, scarpe n. 41 con il tacco, scialli di seta, accessori di ogni tipo e una bellissima parrucca di capelli ricci rossi. Decisamente le ospiti dei Paron avevano uno spiccato senso dell'umorismo, ma soprattutto erano della taglia giusta!
Il divertimento vero fu fargli fare le prove dei vestiti, truccarlo, vederlo camminare malfermo sui tacchi mentre prendeva confidenza.
Arriva finalmente il momento della cena. Lui a quel punto si era rassegnato alla cosa ed entrato perfettamente nella parte. Scelse un abito lungo di un bel verde brillante, uno scialle di seta bianca tutto ricamato e con lunghe frange poi, con la sua chioma fiammeggiante e truccato come una drag queen, aprì il corteo davanti a noi abbracciato a Dario. Ogni tanto incespicava, lanciava gridolini, e fingeva di volerlo baciare.
Noi e il resto del gruppo seguivamo alla spicciolata, soffocando le risate ed osservando le espressioni delle persone che si giravano incuriosite, alcuni con smorfie di disapprovazione, o fermi a guardare incapaci di capire, altri con una espressione divertita mentre facevano commenti sottovoce.
Per farla breve, la serata proseguì al ristorante, col vino bianco che scorreva a fiumi e con enormi vassoi di frittura mista che giravano in continuazione...riuscimmo in qualche modo ad evitare che cantasse canzonacce, credo che altrimenti ci avrebbero sbattuto fuori senza guardare troppo per il sottile.
Mi vien da ridere al solo ricordo di lui, leggermente alticcio, col trucco sfatto e la parrucca ormai sbilenca sulla testa, seduto davanti a un piatto colmo di calamari fritti...
Intanto ho deciso come cucinare i miei:
Insalata di calamari, avocado e passion fruit
per 2 persone di buon appetito
500 g di calamari
1 avocado maturo
2 lime
1 cetriolo
5 o 6 pomodorini piccadilly
il cuore di un sedano verde
1 cipollotto rosso di Tropea (2 se sono piccoli)
5 o 6 frutti della passione
sale, pepe
olio e.v.
poco peperoncino
qualche foglia di prezzemolo per colorare
per il court bouillon:
1 carota
1 piccolo porro
1 costa di sedano
1 foglia di alloro
qualche rametto di prezzemolo
1 piccola cipolla bionda
qualche grano di pepe
mezzo bicchiere di vino bianco
sale.
Portate a ebollizione l'acqua con le verdure per il court bouillon lavate e mondate. Lasciatele cuocere a fuoco basso una mezz'oretta poi filtrate.
Rimettete sul fuoco.
Nel frattempo pulite i calamari eliminando le interiora, le alette e la pelle.
Lavateli bene sotto l'acqua corrente e poi tagliateli a rondelle non troppo alte.
Lasciate da parte i tentacoli, congelateli per un'altra ricetta.
Tuffate le rondelle di calamari nel court bouillon, aggiungete il vino bianco, regolate di sale, riportate a bollore poi abbassate il fuoco e controllate spesso
la cottura. Non devono essere gommosi.
Mentre i calamari cuociono, pulite tutte le verdure, lavatele asciugatele.
Eliminate i semi interni dei pomodorini e tagliateli a pezzetti, tagliate il cetriolo prima a bastoncini, lasciando la scorza ed eliminando i semi interni, e poi ogni bastoncino a pezzetti. Tagliate a pezzetti anche il cuore di sedano lasciando le foglie, affettate finemente il cipollotto.
Raccogliete tutto in una ciotola.
A parte tagliate a metà i passion fruit e raccogliete la polpa in un contenitore, quindi frullate tutto col minipimer e filtrate il succo. Tenete da parte.
Spremete i due lime, filtrate e unite il succo al passion fruit. Aggiungete il sale, il pepe, il peperoncino a piacere e un goccio d'olio, quindi emulsionate bene il tutto.
Trasferite i calamari insieme alle verdure, aggiungete l'avocado a pezzetti e l'emulsione di lime e passion fruit.
Mescolate delicatamente e guarnite con qualche fettina di lime e qualche fogliolina di prezzemolo.
Con il gruppo di Corsico poi ci siamo persi di vista, è nata Serena, e dopo è arrivata anche Chiara e per qualche anno siamo stati impegnati a fare i genitori, le uscite in compagnia si sono inevitabilmente diradate fino a cessare del tutto..alcuni di loro si sono sposati, Maurizio so che aveva passato il concorso per vigile urbano del suo comune, alcuni come Giorgino e Dario ho continuato a sentirli telefonicamente, ma poi la vita ha portato tutti da altre parti.
Sono ritornata un paio di volte a Bibione, l'ultima due o tre anni fa, una domenica fuori stagione. Naturalmente è tutto cambiato, talmente tanto che ho faticato a riconoscere i "nostri" luoghi. La discoteca c'è sempre ma non si chiama più La Playa, l'alberghetto dei Paron è diventato una gelateria-pasticceria, e i condominii sono aumentati a dismisura, i negozi hanno quasi tutti insegne scritte in tedesco, il piazzale del Sole è un enorme parcheggio a pagamento ed è rimasto molto poco dell'atmosfera di quei giorni...
Purtroppo tutto cambia e si trasforma, a volte in meglio e a volte in peggio, ma io conservo il ricordo di giorni spensierati e allegri, di un futuro che ci prometteva tantissimo ma che ormai è dietro le spalle.
Meglio non pensarci e godersi quel che resta del sole e della luce.
La mia cucina di questo periodo è fatta di cose leggere e fresche, anche se sto tenendo faticosamente a bada la voglia di un buon risotto. Ma l'estate dura troppo poco per non approfittare dei suoi colori e dei suoi sapori finchè si può.
Ieri, davanti al banco del pesce, ho avuto la conferma delle mie sensazioni. Non era quel trionfo che c'è sempre di ogni tipo e specie di pesce, crostacei e molluschi. Ci ho messo un po' a scegliere, niente di quello che avevo davanti mi accendeva la lampadina. Ho ripiegato svogliatamente su delle orate perchè le ho viste freschissime, e sui calamari. Le orate sono andate al cartoccio, semplici semplici, rosmarino, fetta di limone e un goccio di vino bianco, mentre per i calamari ero indecisa se friggerli o che.
Pulivo calamari e intanto pensavo a quanti ne avevamo mangiati, rigorosamente fritti, nei primi anni di matrimonio, quando andavamo in vacanza a Bibione, dai fratelli Paron.
Un piccolo albergo che mi aveva consigliato un mio collega, ispettore del giornale per il Veneto e Friuli. Erano le vacanze solo per noi dopo la settimana di rito passata in Friuli dai miei, al paese.
Ci siamo andati per due o tre anni a fila, dal 1971 al 1973 sempre verso la fine di agosto. Avevamo fatto compagnia. Era facile, c'erano sempre molti giovani, data la convenienza dei prezzi. Il primo anno che ci siamo andati abbiamo conosciuto un gruppo di ragazzi di Corsico coi quali poi siamo rimasti in contatto per molti anni.
Durante l'inverno ci vedevamo anche a Milano, si usciva insieme a mangiare la pizza, o a bere qualcosa, o ci si ritrovava a casa mia, ma l'appuntamento vero, quello più divertente era dai fratelli Paron.
Noi eravamo gli unici sposati del gruppo, gli altri perlopiù erano single e un paio di loro aveva la fidanzata, che però rimaneva a casa. Di giorno in spiaggia, giochi al sole e in mare, e la sera a ballare alla Playa, una piccola discoteca a pianta rotonda al limite della spiaggia. Ancora non c'era una vera e propria passeggiata lungomare e i locali dove passare la serata erano molto pochi, qualche ristorante, qualche birreria e i negozi aperti fino a tardi la notte.
Non vi sto a raccontare quello che succedeva, ma erano risate e divertimento quotidiano. Uno di loro, Maurizio, era soprannominato Dracula per via dei suoi canini molto evidenti, ed era il bersaglio di scherzi e prese in giro quotidiane.
A un certo punto, Dario, uno del gruppo, propone una scommessa. Andare tutti insieme a mangiare in un certo ristorante molto chic un sabato sera, giornata clou di presenze, e avrebbe pagato lui la cena a patto che Dracula si vestisse da donna e si fingesse la sua fidanzata. Ma dovevamo andarci a piedi, attraversando tutta Bibione. Ovviamente lui non aveva nessuna intenzione di travestirsi, ma tale e tanta fu l'opera di convincimento, e secondo me tanto potè anche l'ottima fama del ristorante, che alla fine si decise.
Non so come ma tutto l'albergo venne a conoscenza della scommessa e una sera, nella sala ristorante, comparvero vestiti della sua misura, scarpe n. 41 con il tacco, scialli di seta, accessori di ogni tipo e una bellissima parrucca di capelli ricci rossi. Decisamente le ospiti dei Paron avevano uno spiccato senso dell'umorismo, ma soprattutto erano della taglia giusta!
Il divertimento vero fu fargli fare le prove dei vestiti, truccarlo, vederlo camminare malfermo sui tacchi mentre prendeva confidenza.
Arriva finalmente il momento della cena. Lui a quel punto si era rassegnato alla cosa ed entrato perfettamente nella parte. Scelse un abito lungo di un bel verde brillante, uno scialle di seta bianca tutto ricamato e con lunghe frange poi, con la sua chioma fiammeggiante e truccato come una drag queen, aprì il corteo davanti a noi abbracciato a Dario. Ogni tanto incespicava, lanciava gridolini, e fingeva di volerlo baciare.
Noi e il resto del gruppo seguivamo alla spicciolata, soffocando le risate ed osservando le espressioni delle persone che si giravano incuriosite, alcuni con smorfie di disapprovazione, o fermi a guardare incapaci di capire, altri con una espressione divertita mentre facevano commenti sottovoce.
Per farla breve, la serata proseguì al ristorante, col vino bianco che scorreva a fiumi e con enormi vassoi di frittura mista che giravano in continuazione...riuscimmo in qualche modo ad evitare che cantasse canzonacce, credo che altrimenti ci avrebbero sbattuto fuori senza guardare troppo per il sottile.
Mi vien da ridere al solo ricordo di lui, leggermente alticcio, col trucco sfatto e la parrucca ormai sbilenca sulla testa, seduto davanti a un piatto colmo di calamari fritti...
Intanto ho deciso come cucinare i miei:
Insalata di calamari, avocado e passion fruit
per 2 persone di buon appetito
500 g di calamari
1 avocado maturo
2 lime
1 cetriolo
5 o 6 pomodorini piccadilly
il cuore di un sedano verde
1 cipollotto rosso di Tropea (2 se sono piccoli)
5 o 6 frutti della passione
sale, pepe
olio e.v.
poco peperoncino
qualche foglia di prezzemolo per colorare
per il court bouillon:
1 carota
1 piccolo porro
1 costa di sedano
1 foglia di alloro
qualche rametto di prezzemolo
1 piccola cipolla bionda
qualche grano di pepe
mezzo bicchiere di vino bianco
sale.
Portate a ebollizione l'acqua con le verdure per il court bouillon lavate e mondate. Lasciatele cuocere a fuoco basso una mezz'oretta poi filtrate.
Rimettete sul fuoco.
Nel frattempo pulite i calamari eliminando le interiora, le alette e la pelle.
Lavateli bene sotto l'acqua corrente e poi tagliateli a rondelle non troppo alte.
Lasciate da parte i tentacoli, congelateli per un'altra ricetta.
Tuffate le rondelle di calamari nel court bouillon, aggiungete il vino bianco, regolate di sale, riportate a bollore poi abbassate il fuoco e controllate spesso
la cottura. Non devono essere gommosi.
Mentre i calamari cuociono, pulite tutte le verdure, lavatele asciugatele.
Eliminate i semi interni dei pomodorini e tagliateli a pezzetti, tagliate il cetriolo prima a bastoncini, lasciando la scorza ed eliminando i semi interni, e poi ogni bastoncino a pezzetti. Tagliate a pezzetti anche il cuore di sedano lasciando le foglie, affettate finemente il cipollotto.
Raccogliete tutto in una ciotola.
A parte tagliate a metà i passion fruit e raccogliete la polpa in un contenitore, quindi frullate tutto col minipimer e filtrate il succo. Tenete da parte.
Spremete i due lime, filtrate e unite il succo al passion fruit. Aggiungete il sale, il pepe, il peperoncino a piacere e un goccio d'olio, quindi emulsionate bene il tutto.
Trasferite i calamari insieme alle verdure, aggiungete l'avocado a pezzetti e l'emulsione di lime e passion fruit.
Mescolate delicatamente e guarnite con qualche fettina di lime e qualche fogliolina di prezzemolo.
Con il gruppo di Corsico poi ci siamo persi di vista, è nata Serena, e dopo è arrivata anche Chiara e per qualche anno siamo stati impegnati a fare i genitori, le uscite in compagnia si sono inevitabilmente diradate fino a cessare del tutto..alcuni di loro si sono sposati, Maurizio so che aveva passato il concorso per vigile urbano del suo comune, alcuni come Giorgino e Dario ho continuato a sentirli telefonicamente, ma poi la vita ha portato tutti da altre parti.
Sono ritornata un paio di volte a Bibione, l'ultima due o tre anni fa, una domenica fuori stagione. Naturalmente è tutto cambiato, talmente tanto che ho faticato a riconoscere i "nostri" luoghi. La discoteca c'è sempre ma non si chiama più La Playa, l'alberghetto dei Paron è diventato una gelateria-pasticceria, e i condominii sono aumentati a dismisura, i negozi hanno quasi tutti insegne scritte in tedesco, il piazzale del Sole è un enorme parcheggio a pagamento ed è rimasto molto poco dell'atmosfera di quei giorni...
Purtroppo tutto cambia e si trasforma, a volte in meglio e a volte in peggio, ma io conservo il ricordo di giorni spensierati e allegri, di un futuro che ci prometteva tantissimo ma che ormai è dietro le spalle.
Polpettone di tonno e patate, e l'estate va
Siamo a luglio ormai, ed è parecchio tempo che non pubblico nulla. Però cucino eh? E parecchio.
E' un periodaccio di incasinamenti e impegni, ma questa ricetta la voglio condividere perchè è perfetta per l'estate. Veloce e versatile, buona per le cene in terrazza o per i pic nic, o da portare al mare. Un gustoso polpettone, ottima alternativa allo sformato di melanzane e tonno che è ormai il must di casa mia ogni estate.
Polpettone di tonno e patate
per 6/8 persone
300/350 g di tonno sott'olio (pesato sgocciolato)
3 grosse patate
2 uova grandi
1 cucchiaino abbondante di capperi sotto sale
2 filetti di acciughe sott'olio
50 g di parmigiano grattugiato
q.b. di pane grattugiato
1 ciuffo di prezzemolo
2 rametti di basilico
1 spicchietto d'aglio
1 pizzico di coriandolo in polvere
sale, pepe
Cuocete le patate con la buccia. Mentre le patate cuociono lasciate sgocciolare il tonno dalla scatoletta o dal vasetto. Tritate il prezzemolo e il basilico con lo spicchio d'aglio e tritate anche le acciughe insieme ai capperi dissalati. Una volta cotte le patate, pelatele, mettetele in una ciotola e schiacciatele il più possibile con la forchetta. Lasciatele intiepidire poi aggiungete il tonno sbriciolato e di nuovo mescolate con la forchetta schiacciando eventuali pezzi grossi e grumi, dovrete avere un impasto non troppo fine, ma nemmeno troppo grossolano.
Unite le uova, le erbe e le acciughe tritati, il parmigiano, il coriandolo, un paio di cucchiai di pane grattugiato, un pizzico di sale e una macinata di pepe.
Di nuovo impastate bene il tutto con le mani finchè è omogeneo e non troppo morbido, nel caso aggiungete dell'altro pane grattugiato, o ancora un poco di parmigiano, fino ad arrivare ad una consistenza non appiccicosa, maneggiabile senza problemi.
Su un foglio di alluminio mettete un poco di pane grattugiato, quindi prendete l'impasto e dategli la forma di un polpettone facendolo rotolare sul pangrattato. Poi trasferitelo su un foglio di carta forno e arrotolatelo a caramella, ripiegando i bordi al di sotto.
Mettete il polpettone in una teglia e mettetela in forno già caldo a 180° per circa 35 minuti. Dopodichè prendete la teglia, aprite la carta e lasciatelo in forno per altri 10 minuti.
Una volta cotto lasciatelo intiepidire.
Si può servire sia tiepido che freddo, accompagnato da una fresca insalatina o dalla maionese.
Qui è andato a ruba, e so già che mi toccherà rifarlo e rifarlo...
P.S. - Se non avete il coriandolo in polvere, basterà pestare le piccole bacche nel mortaio.
E' un periodaccio di incasinamenti e impegni, ma questa ricetta la voglio condividere perchè è perfetta per l'estate. Veloce e versatile, buona per le cene in terrazza o per i pic nic, o da portare al mare. Un gustoso polpettone, ottima alternativa allo sformato di melanzane e tonno che è ormai il must di casa mia ogni estate.
Polpettone di tonno e patate
per 6/8 persone
300/350 g di tonno sott'olio (pesato sgocciolato)
3 grosse patate
2 uova grandi
1 cucchiaino abbondante di capperi sotto sale
2 filetti di acciughe sott'olio
50 g di parmigiano grattugiato
q.b. di pane grattugiato
1 ciuffo di prezzemolo
2 rametti di basilico
1 spicchietto d'aglio
1 pizzico di coriandolo in polvere
sale, pepe
Cuocete le patate con la buccia. Mentre le patate cuociono lasciate sgocciolare il tonno dalla scatoletta o dal vasetto. Tritate il prezzemolo e il basilico con lo spicchio d'aglio e tritate anche le acciughe insieme ai capperi dissalati. Una volta cotte le patate, pelatele, mettetele in una ciotola e schiacciatele il più possibile con la forchetta. Lasciatele intiepidire poi aggiungete il tonno sbriciolato e di nuovo mescolate con la forchetta schiacciando eventuali pezzi grossi e grumi, dovrete avere un impasto non troppo fine, ma nemmeno troppo grossolano.
Unite le uova, le erbe e le acciughe tritati, il parmigiano, il coriandolo, un paio di cucchiai di pane grattugiato, un pizzico di sale e una macinata di pepe.
Di nuovo impastate bene il tutto con le mani finchè è omogeneo e non troppo morbido, nel caso aggiungete dell'altro pane grattugiato, o ancora un poco di parmigiano, fino ad arrivare ad una consistenza non appiccicosa, maneggiabile senza problemi.
Su un foglio di alluminio mettete un poco di pane grattugiato, quindi prendete l'impasto e dategli la forma di un polpettone facendolo rotolare sul pangrattato. Poi trasferitelo su un foglio di carta forno e arrotolatelo a caramella, ripiegando i bordi al di sotto.
Mettete il polpettone in una teglia e mettetela in forno già caldo a 180° per circa 35 minuti. Dopodichè prendete la teglia, aprite la carta e lasciatelo in forno per altri 10 minuti.
Una volta cotto lasciatelo intiepidire.
Si può servire sia tiepido che freddo, accompagnato da una fresca insalatina o dalla maionese.
Qui è andato a ruba, e so già che mi toccherà rifarlo e rifarlo...
P.S. - Se non avete il coriandolo in polvere, basterà pestare le piccole bacche nel mortaio.
Pesce in lattuga e agrumi per il Club del 27
Dopo qualche appuntamento saltato, finalmente eccomi con la ricetta dedicata al Club del 27.
Si avvicina l'estate e anche se piove da quel dì, la speranza del bel tempo la coltivo lo stesso, prima o poi arriverà. E allora non facciamoci trovare impreparati, cerchiamo di metterci in forma con ricette saporite e leggere.
Tipo questa:
Merluzzo, lattuga romana e agrumi
per 2 persone
1 bel cespo di lattuga romana
3 o 4 filetti di pesce bianco (in questo caso Merluzzo)
1 scalogno
la scorza di un'arancia non trattata + 2 cucchiai di succo
la scorza di un limone non trattato + 1 cucchiaio di succo
la scorza di un lime + 1 cucchiaio di succo
40 gr di burro
sale, pepe
Dal cespo di lattuga romana pelevate le foglie esterne più grandi e sane, sbollentatele un minuto in acqua bollente salata e tuffatele immediatamente in acqua molto fredda, poi stendetele su un canovaccio pulito. Schiacciate la costa centrale col palmo delle mani per appiattirla un poco. Copritele con un altro canovaccio pulito e premete delicatamente in modo da asciugarle il più possibile.
Poi mettetene due su un tagliere, leggermente sovrapposte e avvolgete ogni filetto con le foglie formando una sorta di pacchetto che si chiuda sotto il pesce.
Fondete metà del burro in una padella antiaderente e quando inizia a spumeggiare unite i filetti tenendo sempre la chiusura verso il basso, coprite la padella, abbassate il fuoco e calcolate circa 10 minuti di cottura, poi spegnete e lasciate riposare coperto.
Nel frattempo, con un rigalimoni, prelevate la scorza dal limone, dall'arancia e dal lime, quindi ricavate due cucchiai di succo dall'arancia, un cucchiaio dal limone e uno dal lime raccogliendo i succhi tutti insieme.
Tritate finissimamente lo scalogno.
In un'altra padella fondete il resto del burro, unite lo scalogno tritato e lasciatelo appassire, poi unite le zeste degli agrumi, i loro succhi e lasciate insaporire. Prelevate delicatamente i filetti di pesce tenuti da parte, posateli nel condimento a base di agrumi e terminate la cottura per altri 5 minuti a tegame coperto.
Servite il pesce caldissimo con il suo fondo di agrumi.
Si avvicina l'estate e anche se piove da quel dì, la speranza del bel tempo la coltivo lo stesso, prima o poi arriverà. E allora non facciamoci trovare impreparati, cerchiamo di metterci in forma con ricette saporite e leggere.
Tipo questa:
Merluzzo, lattuga romana e agrumi
per 2 persone
1 bel cespo di lattuga romana
3 o 4 filetti di pesce bianco (in questo caso Merluzzo)
1 scalogno
la scorza di un'arancia non trattata + 2 cucchiai di succo
la scorza di un limone non trattato + 1 cucchiaio di succo
la scorza di un lime + 1 cucchiaio di succo
40 gr di burro
sale, pepe
Dal cespo di lattuga romana pelevate le foglie esterne più grandi e sane, sbollentatele un minuto in acqua bollente salata e tuffatele immediatamente in acqua molto fredda, poi stendetele su un canovaccio pulito. Schiacciate la costa centrale col palmo delle mani per appiattirla un poco. Copritele con un altro canovaccio pulito e premete delicatamente in modo da asciugarle il più possibile.
Poi mettetene due su un tagliere, leggermente sovrapposte e avvolgete ogni filetto con le foglie formando una sorta di pacchetto che si chiuda sotto il pesce.
Fondete metà del burro in una padella antiaderente e quando inizia a spumeggiare unite i filetti tenendo sempre la chiusura verso il basso, coprite la padella, abbassate il fuoco e calcolate circa 10 minuti di cottura, poi spegnete e lasciate riposare coperto.
Nel frattempo, con un rigalimoni, prelevate la scorza dal limone, dall'arancia e dal lime, quindi ricavate due cucchiai di succo dall'arancia, un cucchiaio dal limone e uno dal lime raccogliendo i succhi tutti insieme.
Tritate finissimamente lo scalogno.
In un'altra padella fondete il resto del burro, unite lo scalogno tritato e lasciatelo appassire, poi unite le zeste degli agrumi, i loro succhi e lasciate insaporire. Prelevate delicatamente i filetti di pesce tenuti da parte, posateli nel condimento a base di agrumi e terminate la cottura per altri 5 minuti a tegame coperto.
Servite il pesce caldissimo con il suo fondo di agrumi.
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