carne
classici di casa mia
secondi
cercasi estate
qui ancora non si vede altro che un tentativo di estate.
Come se ne scorge un accenno, ti tornano il buonumore e la speranza di vedere il cielo azzurro, ma dura poco perchè ci pensa quasi subito la pioggia a frustrare le attese.
Niente solleone, niente caldo. Solo piogge quotidiane, a volte leggere e a volte torrenziali, quasi monsoniche. E quando non piove, il cielo è grigio come sul finire dell'autunno. Guardare ogni giorno le previsioni meteo è sconfortante, meglio non farlo, ne va della mia salute mentale.
Non ce la posso fare. L'estate con la sua luce, il suo sole, mi ricaricano. Ne faccio scorta per affrontare meglio i mesi invernali che qui sembrano non finire mai..
E niente. Bisogna avere pazienza e continuare a sperare che cambi. Ma chi vive sperando....
L'unica, magra consolazione è che le temperature aiutano chi come me è ancora in città, ma io baratterei molto volentieri il fresco per un bel po' di sole e di tempo stabile..
Il meteo quindi non aiuta la mia vena creativa in cucina, per cui mi rifugio nelle cose consuete, sicure.
So che saranno gradite e non mi costeranno troppa fatica. Massima resa col minimo sforzo, e con le temperature non propriamente estive, va bene anche questo
Involtini in salsa di cipolle
per due/tre persone
4/6 fette di fesa di vitello, non troppo grosse
150 gr pancetta
2 salamelle mantovane o in alternativa
200 gr di salsiccia
1 ciuffo abbondante di prezzemolo
1 spicchio d'aglio non troppo grosso
4 cipolle bionde
2 belle foglie di alloro
parmigiano reggiano grattugiato
1 bicchiere di vino bianco
olio, sale, pepe nero macinato al momento
pepe nero in grani
scegliete delle scaloppe di vitello che siano a fetta intera, paratele eliminando eventuali nervi o pelle esterna.
Mettetele tutte belle allineate su un tagliere. Stendete sulla carne le fette di pancetta e premete leggermente in modo che aderisca bene. Spellate le salamelle, o la salsiccia, e distribuite anche questa sulle fette di carne e appiattitele come avete fatto per la pancetta.
Tritate il prezzemolo insieme allo spicchio d'aglio, e spargetene un po' su ogni fetta di carne che avete farcito.
Completate il ripieno con un poco di parmigiano grattugiato.
Arrotolate le fette di carne e legatele con dello spago da cucina o con i laccetti di silicone, oppure chiudetene le estremità con degli stuzzicadenti.
Sbucciate le cipolle e affettatele finemente.
In una larga padella antiaderente scaldate un goccio d'olio, fateci rosolare gli involtini da tutte le parti, salate e pepate abbondantemente, aggiungete la cipolla, lasciate insaporire bene, poi unite le foglie di alloro e sfumate con il vino bianco.
Lasciate evaporare il vino quindi coprite la padella con un coperchio, abbassate il fuoco elasciate cuocere finchè gli involtini sono morbidi e le cipolle tenderanno a disfarsi. Ci vorranno circa 30/40 minuti.
Togliete gli involtini dalla pentola, eliminate l'alloro e passate le cipolle al minipimer.
Eliminate lo spago, o i laccetti o gli stuzzicadenti e servite gli involtini ben caldi, insieme alla crema di cipolle e decorate con qualche grano di pepe nero sparso qua e là.
Ci sarebbe stata bene anche una polentina.
E' un piatto niente di che, ma ha il suo bel perchè...
Come se ne scorge un accenno, ti tornano il buonumore e la speranza di vedere il cielo azzurro, ma dura poco perchè ci pensa quasi subito la pioggia a frustrare le attese.
Niente solleone, niente caldo. Solo piogge quotidiane, a volte leggere e a volte torrenziali, quasi monsoniche. E quando non piove, il cielo è grigio come sul finire dell'autunno. Guardare ogni giorno le previsioni meteo è sconfortante, meglio non farlo, ne va della mia salute mentale.
Non ce la posso fare. L'estate con la sua luce, il suo sole, mi ricaricano. Ne faccio scorta per affrontare meglio i mesi invernali che qui sembrano non finire mai..
E niente. Bisogna avere pazienza e continuare a sperare che cambi. Ma chi vive sperando....
L'unica, magra consolazione è che le temperature aiutano chi come me è ancora in città, ma io baratterei molto volentieri il fresco per un bel po' di sole e di tempo stabile..
Il meteo quindi non aiuta la mia vena creativa in cucina, per cui mi rifugio nelle cose consuete, sicure.
So che saranno gradite e non mi costeranno troppa fatica. Massima resa col minimo sforzo, e con le temperature non propriamente estive, va bene anche questo
Involtini in salsa di cipolle
per due/tre persone
4/6 fette di fesa di vitello, non troppo grosse
150 gr pancetta
2 salamelle mantovane o in alternativa
200 gr di salsiccia
1 ciuffo abbondante di prezzemolo
1 spicchio d'aglio non troppo grosso
4 cipolle bionde
2 belle foglie di alloro
parmigiano reggiano grattugiato
1 bicchiere di vino bianco
olio, sale, pepe nero macinato al momento
pepe nero in grani
scegliete delle scaloppe di vitello che siano a fetta intera, paratele eliminando eventuali nervi o pelle esterna.
Mettetele tutte belle allineate su un tagliere. Stendete sulla carne le fette di pancetta e premete leggermente in modo che aderisca bene. Spellate le salamelle, o la salsiccia, e distribuite anche questa sulle fette di carne e appiattitele come avete fatto per la pancetta.
Tritate il prezzemolo insieme allo spicchio d'aglio, e spargetene un po' su ogni fetta di carne che avete farcito.
Completate il ripieno con un poco di parmigiano grattugiato.
Arrotolate le fette di carne e legatele con dello spago da cucina o con i laccetti di silicone, oppure chiudetene le estremità con degli stuzzicadenti.
Sbucciate le cipolle e affettatele finemente.
In una larga padella antiaderente scaldate un goccio d'olio, fateci rosolare gli involtini da tutte le parti, salate e pepate abbondantemente, aggiungete la cipolla, lasciate insaporire bene, poi unite le foglie di alloro e sfumate con il vino bianco.
Lasciate evaporare il vino quindi coprite la padella con un coperchio, abbassate il fuoco elasciate cuocere finchè gli involtini sono morbidi e le cipolle tenderanno a disfarsi. Ci vorranno circa 30/40 minuti.
Togliete gli involtini dalla pentola, eliminate l'alloro e passate le cipolle al minipimer.
Eliminate lo spago, o i laccetti o gli stuzzicadenti e servite gli involtini ben caldi, insieme alla crema di cipolle e decorate con qualche grano di pepe nero sparso qua e là.
Ci sarebbe stata bene anche una polentina.
E' un piatto niente di che, ma ha il suo bel perchè...
dolci al cucchiaio
dolci e dessert
Façon Michalak
ho recentemente comprato un paio di libri di Christophe Michalak, giovane pasticcere francese. Uno è il classico volume corredato di belle fotografie, l'altro è un minuscolo libercolo ricco semplicemente di ricette scritte. "Les desserts qui me font craquer" il suo titolo.
Leggo le note che aprono uno dei libri, e mi rendo conto che potrebbe essere mio figlio, infatti è nato lo stesso anno di mia figlia Serena....vabbè, non divaghiamo...
Sfogliando le ricette del libercolo la mia attenzione è stata fatalmente attratta da uno dei dolci più classici della cucina francese che io amo particolarmente. La crème caramel.
E che cosa ci sarà mai di particolare in questo dolce, penserete...
C'è il modo di preparala.
Lui scrive che questa ricetta la deve al suo amico di sempre Jean-François Piège, a suo dire genio della cucina francese, che ha saputo interpretare con successo questo incredibile dessert.
A me non importa più di tanto di chi sia, se sua o di Piège, mi ha talmente incuriosito che ho voluto subito sperimentare....
Crème caramel e noccioline salate
per 4 persone
per la crème caramel:
330 gr panna liquida fresca
3 gr Fruttapec 2:1
40 gr zucchero semolato
65 gr tuorli (a me ce ne son voluti 4)
1 bacca di vaniglia
1 cucchiaio abbondante di Ricard, o Pastis
per il caramello salato:
140 gr zucchero semolato
55 gr panna liquida fresca
35 gr acqua
40 gr burro
2 gr sale
per decorare:
arachidi tostate e salate q.b.
In una casseruola portate a ebollizione la panna insieme alla bacca di vaniglia incisa per il lungo, poi lasciate riposare il tutto per una ventina di minuti, coperto.
Nel frattempo mescolate lo zucchero alla pectina, e dividete le uova raccogliendole in una ciotola.
Filtrate la panna dalla vaniglia e rimettetela sul fuoco, aggiungete lo zucchero addizionato della pectina mescolando energicamente, sul fuoco, con le fruste elettriche.
Spostate dal fuoco la casseruola e aggiungete, sempre frullando, i tuorli preparati.
Lui dice di frullarli fuori dal fuoco, io ho preferito rimettere a fuoco dolce frullando per un altro paio di minuti. A questo punto profumate con il Ricard, o il Pastis e date un'altra mescolata.
Vedrete che il composto sarà denso ma ancora fluido, colatelo nei bicchierini facendolo scendere attraverso un colino.
Mettete i bicchierini a raffreddare in frigorifero per almeno un'ora e preparate il caramello.
Mescolate panna e acqua, e scaldatele ben bene al microonde.
Mettete lo zucchero in un pentolino su fuoco dolce e lasciatecelo finchè si liquefà e diventa un caramello bruno, poi poco a poco, sempre mescolando con una frusta, e facendo parecchia attenzione, aggiungete il miscuglio caldo di acqua e panna, mescolate e aggiungete il sale e il burro a pezzetti.
Trasferitelo in una ciotola, copritelo con della pellicola messa direttamente a contatto e lasciatelo raffreddare completamente.
Una volta freddo, con un cucchiaio versatelo in un leggero strato sulla superficie della crème caramel che ormai si sarà solidificata, coprite ogni biccherino con della pellicola e fate riposare in frigorifero fino al momento di portare il tavola il dessert.
All'ultimo minuto, cospargete di arachidi tostate e salate leggermente tritate o pestate nel mortaio.
Le dosi sono perfette, sono venuti 4 bicchierini. Questa cosa mi è piaciuta parecchio.
Le quantità previste in ricetta sono calibrate perfettamente e non bisogna fare calcoli su calcoli per riuscire a ricavare un dolce per una famiglia normale, e non per un reggimento o per un laboratorio di pasticceria.
Il Ricard non si sente per nulla, cosa che temevo dato che non amo il sapore di anice, anzi, esalta il sapore delle arachidi e aumenta il sentore di vaniglia.
La consistenza era perfetta, la texture forse un poco meno liscia rispetto alla crème caramel classica, ma è una cosa appena percettibile, per me almeno. Un altro vantaggio è la velocità di preparazione, che consente di risparmiare tempo ed energia, e non é cosa da poco.
Insomma, sono proprio contenta del risultato.
Provate!!
Leggo le note che aprono uno dei libri, e mi rendo conto che potrebbe essere mio figlio, infatti è nato lo stesso anno di mia figlia Serena....vabbè, non divaghiamo...
Sfogliando le ricette del libercolo la mia attenzione è stata fatalmente attratta da uno dei dolci più classici della cucina francese che io amo particolarmente. La crème caramel.
E che cosa ci sarà mai di particolare in questo dolce, penserete...
C'è il modo di preparala.
Lui scrive che questa ricetta la deve al suo amico di sempre Jean-François Piège, a suo dire genio della cucina francese, che ha saputo interpretare con successo questo incredibile dessert.
A me non importa più di tanto di chi sia, se sua o di Piège, mi ha talmente incuriosito che ho voluto subito sperimentare....
Crème caramel e noccioline salate
per 4 persone
per la crème caramel:
330 gr panna liquida fresca
3 gr Fruttapec 2:1
40 gr zucchero semolato
65 gr tuorli (a me ce ne son voluti 4)
1 bacca di vaniglia
1 cucchiaio abbondante di Ricard, o Pastis
per il caramello salato:
140 gr zucchero semolato
55 gr panna liquida fresca
35 gr acqua
40 gr burro
2 gr sale
per decorare:
arachidi tostate e salate q.b.
In una casseruola portate a ebollizione la panna insieme alla bacca di vaniglia incisa per il lungo, poi lasciate riposare il tutto per una ventina di minuti, coperto.
Nel frattempo mescolate lo zucchero alla pectina, e dividete le uova raccogliendole in una ciotola.
Filtrate la panna dalla vaniglia e rimettetela sul fuoco, aggiungete lo zucchero addizionato della pectina mescolando energicamente, sul fuoco, con le fruste elettriche.
Spostate dal fuoco la casseruola e aggiungete, sempre frullando, i tuorli preparati.
Lui dice di frullarli fuori dal fuoco, io ho preferito rimettere a fuoco dolce frullando per un altro paio di minuti. A questo punto profumate con il Ricard, o il Pastis e date un'altra mescolata.
Vedrete che il composto sarà denso ma ancora fluido, colatelo nei bicchierini facendolo scendere attraverso un colino.
Mettete i bicchierini a raffreddare in frigorifero per almeno un'ora e preparate il caramello.
Mescolate panna e acqua, e scaldatele ben bene al microonde.
Mettete lo zucchero in un pentolino su fuoco dolce e lasciatecelo finchè si liquefà e diventa un caramello bruno, poi poco a poco, sempre mescolando con una frusta, e facendo parecchia attenzione, aggiungete il miscuglio caldo di acqua e panna, mescolate e aggiungete il sale e il burro a pezzetti.
Trasferitelo in una ciotola, copritelo con della pellicola messa direttamente a contatto e lasciatelo raffreddare completamente.
Una volta freddo, con un cucchiaio versatelo in un leggero strato sulla superficie della crème caramel che ormai si sarà solidificata, coprite ogni biccherino con della pellicola e fate riposare in frigorifero fino al momento di portare il tavola il dessert.
All'ultimo minuto, cospargete di arachidi tostate e salate leggermente tritate o pestate nel mortaio.
Le dosi sono perfette, sono venuti 4 bicchierini. Questa cosa mi è piaciuta parecchio.
Le quantità previste in ricetta sono calibrate perfettamente e non bisogna fare calcoli su calcoli per riuscire a ricavare un dolce per una famiglia normale, e non per un reggimento o per un laboratorio di pasticceria.
Il Ricard non si sente per nulla, cosa che temevo dato che non amo il sapore di anice, anzi, esalta il sapore delle arachidi e aumenta il sentore di vaniglia.
La consistenza era perfetta, la texture forse un poco meno liscia rispetto alla crème caramel classica, ma è una cosa appena percettibile, per me almeno. Un altro vantaggio è la velocità di preparazione, che consente di risparmiare tempo ed energia, e non é cosa da poco.
Insomma, sono proprio contenta del risultato.
Provate!!
antipasti
pesce
secondi
c'è polpetta e polpetta
come non amare le polpette?
Qui piacciono a tutti, grandi e piccini. Tutto quello che è polpetta o polpettone, al sugo, arrosto, o in frittura, è sempre molto apprezzato e a volte anche richiesto espressamente.
Così la domenica, quando tutta la famiglia si riunisce per il pranzo, polpettoni di vario tipo vanno a fare da spalla al secondo principale, sia esso di carne o di pollame vario.
Mio marito poi le adora al sugo, e quando le faccio in questo modo devo sempre farne quantità industriali, altrimenti non c'è soddisfazione...
Me come dicevo, c'è polpetta e polpetta...
Quelle che vi propongo sono fatte con il pesce. Volevo vedere se incontravano altrettano favore rispetto a quelle classiche...
Ho scelto le sarde, memore di una ricetta siciliana, che mi era rimasta impressa.
Polpette di sardine
per 4 persone
800 gr sardine fresche
la mollica di tre panini raffermi
2 uova intere
40 gr uvetta
30 gr pinoli
1 spicchio d'aglio
1 ciuffo abbondante di finocchietto selvatico fresco
(in alternativa pochi semi di finocchio pestati bene nel mortaio)
un bicchierino di vino bianco
2 cucchiai abbondanti di caciocavallo grattugiato
(in alternativa parmigiano reggiano)
sale, pepe nero
olio per friggere
pulite e diliscate le sarde, eliminate la testa, la pinna dorsale e la coda.
Sciacquatele e mettetele in un colapasta, cospargetele con un pizzico di sale e lasciatele riposare mentre preparate il resto degli ingredienti.
Prendete la mollica dei panini, che dovranno essere raffermi ma non secchi, e passatela al mixer fino ad avere un briciolame molto sottile.
Scaldate un goccio d'acqua, aggiungetevi il vino bianco e l'uvetta e lasciate ammorbidire.
Tritate finemente l'aglio.
Sciacquate nuovamente le sarde e asciugatele. Trasferitele poche alla volta su un tagliere e tagliatele tutte grossolanamente a coltello riducendole a pezzi molto piccoli.
Mettete il trito di sarde in una ciotola, aggiungete i pinoli, l'uvetta ben strizzata, l'aglio tritato, la mollica dei panini passata al mixer, il caciocavallo (o il parmigiano) grattugiato, un pizzico di sale, non troppo, e una macinata di pepe nero e il finocchetto tagliuzzato.
Se non trovate il finocchietto, pestate molto bene nel mortaio mezzo cucchiaino di semi di finocchio e aggiungete quello.
Mescolate bene bene, anche con le mani fino ad avere un composto omogeneo.
Con le mani inumidite fate delle piccole polpette grandi come una noce e friggetele poche alla volta in una piccola pentola in olio profondo finché sono belle dorate.
Servitele subito ben calde, accompagnate da una insalata di cicorino, perfetta secondo me per il gusto leggermente amarognolo che contrasta piacevolmente con il sapore deciso delle sarde.
Andate a ruba, belle calde e fragranti, saporitissime!
Qui piacciono a tutti, grandi e piccini. Tutto quello che è polpetta o polpettone, al sugo, arrosto, o in frittura, è sempre molto apprezzato e a volte anche richiesto espressamente.
Così la domenica, quando tutta la famiglia si riunisce per il pranzo, polpettoni di vario tipo vanno a fare da spalla al secondo principale, sia esso di carne o di pollame vario.
Mio marito poi le adora al sugo, e quando le faccio in questo modo devo sempre farne quantità industriali, altrimenti non c'è soddisfazione...
Me come dicevo, c'è polpetta e polpetta...
Quelle che vi propongo sono fatte con il pesce. Volevo vedere se incontravano altrettano favore rispetto a quelle classiche...
Ho scelto le sarde, memore di una ricetta siciliana, che mi era rimasta impressa.
Polpette di sardine
per 4 persone
800 gr sardine fresche
la mollica di tre panini raffermi
2 uova intere
40 gr uvetta
30 gr pinoli
1 spicchio d'aglio
1 ciuffo abbondante di finocchietto selvatico fresco
(in alternativa pochi semi di finocchio pestati bene nel mortaio)
un bicchierino di vino bianco
2 cucchiai abbondanti di caciocavallo grattugiato
(in alternativa parmigiano reggiano)
sale, pepe nero
olio per friggere
pulite e diliscate le sarde, eliminate la testa, la pinna dorsale e la coda.
Sciacquatele e mettetele in un colapasta, cospargetele con un pizzico di sale e lasciatele riposare mentre preparate il resto degli ingredienti.
Prendete la mollica dei panini, che dovranno essere raffermi ma non secchi, e passatela al mixer fino ad avere un briciolame molto sottile.
Scaldate un goccio d'acqua, aggiungetevi il vino bianco e l'uvetta e lasciate ammorbidire.
Tritate finemente l'aglio.
Sciacquate nuovamente le sarde e asciugatele. Trasferitele poche alla volta su un tagliere e tagliatele tutte grossolanamente a coltello riducendole a pezzi molto piccoli.
Mettete il trito di sarde in una ciotola, aggiungete i pinoli, l'uvetta ben strizzata, l'aglio tritato, la mollica dei panini passata al mixer, il caciocavallo (o il parmigiano) grattugiato, un pizzico di sale, non troppo, e una macinata di pepe nero e il finocchetto tagliuzzato.
Se non trovate il finocchietto, pestate molto bene nel mortaio mezzo cucchiaino di semi di finocchio e aggiungete quello.
Mescolate bene bene, anche con le mani fino ad avere un composto omogeneo.
Con le mani inumidite fate delle piccole polpette grandi come una noce e friggetele poche alla volta in una piccola pentola in olio profondo finché sono belle dorate.
Servitele subito ben calde, accompagnate da una insalata di cicorino, perfetta secondo me per il gusto leggermente amarognolo che contrasta piacevolmente con il sapore deciso delle sarde.
Andate a ruba, belle calde e fragranti, saporitissime!
dolci e dessert
torte
torte di stagione
non so se capita anche a voi, ma alla fine della giornata, alla sera prima di andare a letto mi prende una voglia irrefrenabile di qualcosa di dolce.
Il più delle volte resisto alla tentazione, qualche volta invece sgranocchio un pezzetto di cioccolato e invece, quando magari ho fatto una torta da colazione, va a finire che me la tengo per la sera invece che per il mattino con il caffelatte...
Attraverso Bloglovin sono capitata su un Blog molto carino, attratta dalla foto pubblicata nel resoconto giornaliero. Mi è piaciuta talmente tanto che non ho messo tempo in mezzo e l'ho fatta subitissimo.
Eccola, e se trovate ancora le albicocche, fatela, è buonissima.
Vi riporto pari pari la ricetta. Di mio ho completato con una spolverata di mandorle a lamelle
Torta di albicocche, mandorle e fava tonka
200g di burro morbido
3 uova, separate
180g di zucchero
100g di farina di mandorle
200g di farina 00
1 cucchiaino colmo di estratto di vaniglia ( oppure 1 bacca)
1 fava tonka grattugiata
9 albicocche tagliate a cubetti
una bustina di lievito per dolci
un pizzico di sale
mandorle a lamelle q.b.
zucchero a velo
Se avete una planetaria, fate tutto lì dentro con la frusta a fili, è più veloce e comodo.
Ammorbidite il burro a temperatura ambiente, poi lavoratelo con lo zucchero fino a quando non sarà una crema gonfia, soffice e spumosa.
Aggiungete i tuorli uno alla volta, mescolando con cura in modo che vengano assorbiti.
Unite la fava tonka grattugiata, l'estratto di vaniglia, oppure i semini raschiati dalla bacca, il pizzico di sale, poi la farina di mandorle e la farina 00 mescolata con il lievito facendola scendere da un setaccino.
Montate a neve ferma gli albumi e incorporateli delicatamente all'impasto facendo attenzione a non smontare tutto.
Lavate e asciugate le albicocche, snocciolatele e tagliatele a piccoli pezzi. Unite anche questi all'impasto, mescolando delicatamente.
Imburrate e infarinate uno stampo quadrato e versateci il composto. Cospargetelo generosamente di mandorle a lamelle.
Cuocete in forno ventilato a 170/180° per circa 40 minuti. Fate comunque la prova stecchino, quando esce asciutto è pronta.
Lasciatela raffreddare, sformatela e spolveratela di zucchero a velo.
Morbidissima e fragrante, a noi è piaciuta moltissimo.
Il più delle volte resisto alla tentazione, qualche volta invece sgranocchio un pezzetto di cioccolato e invece, quando magari ho fatto una torta da colazione, va a finire che me la tengo per la sera invece che per il mattino con il caffelatte...
Attraverso Bloglovin sono capitata su un Blog molto carino, attratta dalla foto pubblicata nel resoconto giornaliero. Mi è piaciuta talmente tanto che non ho messo tempo in mezzo e l'ho fatta subitissimo.
Eccola, e se trovate ancora le albicocche, fatela, è buonissima.
Vi riporto pari pari la ricetta. Di mio ho completato con una spolverata di mandorle a lamelle
Torta di albicocche, mandorle e fava tonka
200g di burro morbido
3 uova, separate
180g di zucchero
100g di farina di mandorle
200g di farina 00
1 cucchiaino colmo di estratto di vaniglia ( oppure 1 bacca)
1 fava tonka grattugiata
9 albicocche tagliate a cubetti
una bustina di lievito per dolci
un pizzico di sale
mandorle a lamelle q.b.
zucchero a velo
Se avete una planetaria, fate tutto lì dentro con la frusta a fili, è più veloce e comodo.
Ammorbidite il burro a temperatura ambiente, poi lavoratelo con lo zucchero fino a quando non sarà una crema gonfia, soffice e spumosa.
Aggiungete i tuorli uno alla volta, mescolando con cura in modo che vengano assorbiti.
Unite la fava tonka grattugiata, l'estratto di vaniglia, oppure i semini raschiati dalla bacca, il pizzico di sale, poi la farina di mandorle e la farina 00 mescolata con il lievito facendola scendere da un setaccino.
Montate a neve ferma gli albumi e incorporateli delicatamente all'impasto facendo attenzione a non smontare tutto.
Lavate e asciugate le albicocche, snocciolatele e tagliatele a piccoli pezzi. Unite anche questi all'impasto, mescolando delicatamente.
Imburrate e infarinate uno stampo quadrato e versateci il composto. Cospargetelo generosamente di mandorle a lamelle.
Cuocete in forno ventilato a 170/180° per circa 40 minuti. Fate comunque la prova stecchino, quando esce asciutto è pronta.
Lasciatela raffreddare, sformatela e spolveratela di zucchero a velo.
Morbidissima e fragrante, a noi è piaciuta moltissimo.
antipasti
pesce
secondi
crudo
non sono una fan della cucina crudista. E' un po' che ne sento parlare, ma non mi interessa particolarmente.
Diciamo che anche molto prima che questo argomento diventasse trendy, una forma di cucina crudista la praticavo già, soprattutto con le verdure e con la carne, un po' meno col pesce, che crudo proprio non riesco a mangiarlo.
Però a mio marito piace molto per cui, ogni tanto, glielo preparo.
Come potete vedere dal blog, il pesce è molto spesso presente sulla mia tavola. Ho la fortuna di abitare in una città che è il centro di smistamento per tutta Europa, una città dove il pesce arriva freschissimo da tutta Italia per essere spedito. Quindi sui banchi delle pescherie si trova davvero di tutto.
La mia ultima fatica, se così si può dire, dato che è una ricetta che si prepara in pochi minuti, è stata questa:
Tartare di branzino in manto di triglie
per due persone
1 branzino, media pezzatura
8 filetti di triglia
2 limoni non trattati
1 pezzetto di zenzero, circa 2 cm.
erba cipollina
sale, pepe
olio e.v.
un cucchiaio di aceto bianco.
sfilettate il branzino e una volta ricavati i due filetti, con lo stesso coltello da sfiletto, eliminate anche la pelle.
Lavateli ed asciugateli e teneteli da parte.
Se preferite, queste operazioni fatevele fare in pescheria, normalmente lo fanno.
Parate i filetti di triglia, pareggiandoli. Lavate e asciugate anch'essi.
In un piatto fondo stendeteli tutti da un verso, salateli e cospargeteli col succo di un limone e il cucchiaio di aceto bianco. Lasciateli macerare per 10 minuti, poi girateli dall'altro verso e lasciateli nel liquido per altri 10 minuti.
Ripetete ancora una volta la stessa operazione, lasciandoli macerare altri 5 minuti per lato, dopodichè toglieteli dalla marinata e asciugateli perfettamente.
Prendete i filetti di branzino e sul tagliere tagliateli a minuscoli pezzetti, al limite, una volta finito, se vi sembrano ancora un po' grossi, date una veloce battuta col coltello.
Raccogliete la tartare in una ciotola, conditela con il sale e il succo dell'altro limone, aggiungete anche la sua scorza grattugiata e lo zenzero grattugiato, lasciate marinare, coperto, per circa 15 minuti più o meno. Dipende da come vi piace. Se lo volete un po' meno crudo, lasciatelo anche un poco di più.
Trascorso il tempo, scolatelo bene perchè perderà parecchio liquido, quindi conditelo con dell'olio buono , pepatelo leggermente, e aggiungete l'erba cipollina tagliuzzata con una forbice.
Mescolate bene il tutto.
Prendete il piatto di servizio, appoggiatevi un coppapasta. Foderatene i bordi con i filetti di triglia, in modo che si sormontino e formino un cerchio perfetto. Versate la polpa di branzino all'interno dell'anello di triglie, pressate leggermente in modo che resti compatta all'interno e sfilate delicatamente il coppapasta.
Con un rigalimoni ricavate delle striscioline di scorza di limone che potrete usare per guarnire la tartare, appoggiatevi sopra uno stelo di erba cipollina e voilà, la cena è servita.
Diciamo che anche molto prima che questo argomento diventasse trendy, una forma di cucina crudista la praticavo già, soprattutto con le verdure e con la carne, un po' meno col pesce, che crudo proprio non riesco a mangiarlo.
Però a mio marito piace molto per cui, ogni tanto, glielo preparo.
Come potete vedere dal blog, il pesce è molto spesso presente sulla mia tavola. Ho la fortuna di abitare in una città che è il centro di smistamento per tutta Europa, una città dove il pesce arriva freschissimo da tutta Italia per essere spedito. Quindi sui banchi delle pescherie si trova davvero di tutto.
La mia ultima fatica, se così si può dire, dato che è una ricetta che si prepara in pochi minuti, è stata questa:
Tartare di branzino in manto di triglie
per due persone
1 branzino, media pezzatura
8 filetti di triglia
2 limoni non trattati
1 pezzetto di zenzero, circa 2 cm.
erba cipollina
sale, pepe
olio e.v.
un cucchiaio di aceto bianco.
sfilettate il branzino e una volta ricavati i due filetti, con lo stesso coltello da sfiletto, eliminate anche la pelle.
Lavateli ed asciugateli e teneteli da parte.
Se preferite, queste operazioni fatevele fare in pescheria, normalmente lo fanno.
Parate i filetti di triglia, pareggiandoli. Lavate e asciugate anch'essi.
In un piatto fondo stendeteli tutti da un verso, salateli e cospargeteli col succo di un limone e il cucchiaio di aceto bianco. Lasciateli macerare per 10 minuti, poi girateli dall'altro verso e lasciateli nel liquido per altri 10 minuti.
Ripetete ancora una volta la stessa operazione, lasciandoli macerare altri 5 minuti per lato, dopodichè toglieteli dalla marinata e asciugateli perfettamente.
Prendete i filetti di branzino e sul tagliere tagliateli a minuscoli pezzetti, al limite, una volta finito, se vi sembrano ancora un po' grossi, date una veloce battuta col coltello.
Raccogliete la tartare in una ciotola, conditela con il sale e il succo dell'altro limone, aggiungete anche la sua scorza grattugiata e lo zenzero grattugiato, lasciate marinare, coperto, per circa 15 minuti più o meno. Dipende da come vi piace. Se lo volete un po' meno crudo, lasciatelo anche un poco di più.
Trascorso il tempo, scolatelo bene perchè perderà parecchio liquido, quindi conditelo con dell'olio buono , pepatelo leggermente, e aggiungete l'erba cipollina tagliuzzata con una forbice.
Mescolate bene il tutto.
Prendete il piatto di servizio, appoggiatevi un coppapasta. Foderatene i bordi con i filetti di triglia, in modo che si sormontino e formino un cerchio perfetto. Versate la polpa di branzino all'interno dell'anello di triglie, pressate leggermente in modo che resti compatta all'interno e sfilate delicatamente il coppapasta.
Con un rigalimoni ricavate delle striscioline di scorza di limone che potrete usare per guarnire la tartare, appoggiatevi sopra uno stelo di erba cipollina e voilà, la cena è servita.
bavaresi
dolci al cucchiaio
dolci e dessert
memorie
Porto e bottoni d'antan
che c'entra il Porto coi bottoni? C'entra, c'emtra....
Era il 1954 quando arrivammo quella casa di ringhiera di via Correggio. Mia madre doveva prendere servizio come portiera, e mio padre si apprestava a cercare lavoro a Milano. Lo trovò quasi subito alla Ferrobeton, una delle aziende che costruì la prima linea della Metropolitana.
La casa aveva una forma ad angolo ottuso e il lato più lungo affacciava sulla via San Siro, mentre quello leggermente più corto, sulla via Correggio. Era una grande casa di 5 piani situata proprio all'incrocio fra le due vie, e oltre al bar che occupava tutta la parte ad angolo, c'erano pure alcuni negozi che davano su entrambi i lati.
All'interno vi era un grande cortile a sassi, con un paio di zone sopraelevate che fungevano da aiuola. A sinistra la collinetta con il grande albero di ciliegie, e a destra del cortile una zona parecchio più alta, in terra piena, quasi un cortile dentro il cortile, dove fiorivano ortensie e altri cespugli perenni.
Sul cortile si apriva il retro dei negozi..Tutte porticine con la vernice scrostata che un tempo era stata grigia....
La bottega del sarto, quella di Ettore, il parrucchiere per signora (così recitava la sua insegna), la porta del bar contigua a quella del bagno, se così si può chiamare una turca e un lavandino, che dovevamo utilizzare anche noi.
E poi, sul lato lungo, due porte e un alto finestrone segnavano il retro del negozio di merceria e passamaneria Rasini.
Una azienda storica nata nel 1889. La Manifattura Festi, Rasini &C..
Avevano la filatura nella bergamasca e avevano aperto anche un punto vendita proprio in via Correggio angolo via San Siro, vicinissimo alla Cucirini Cantoni, l'azienda che produceva tessuti e spolette di filo a cui probabilmente erano collegati in qualche modo. So che hanno chiuso nel 2004, dopo oltre un secolo di attività.
Quando venimmo a vivere lì, loro stavano per trasferire il negozio, e ci vollero un paio di mesi per smontare e imballare tutto.
Ricordo che chiesero a mia madre di fare le pulizie la sera, dopo l'orario, almeno per il periodo in cui ancora facevano l'inventario e l'impacchettamento di tutto.
Era un modo per arrotondare il magro stipendio di portiera, e lei accettò di buon grado.
Perciò sera la accompagnavo dentro quelle stanze buie, impregnate di un odore di stoffa e di polvere, pieno di scaffali di legno allineati lungo le pareti, di cassettiere con le maniglie verniciate di marrone, stretti espositori per le spolette di filo e alte rastrelliere dove venivano appesi nastri di tutti i colori.
L'ultima sera, a negozio ormai vuoto, mi misi a gironzolare nelle stanze, provando un senso di abbandono nel vedere i muri segnati dall'ombra scura lasciata dagli armadi, carta velina ovunque e scatole grige sparse sul pavimento. Ricordo che ne raccolsi una e mi resi conto che era piena, allora la aprii e trovai,
ben allineati e cuciti su fogli rettangolari in cartoncino, bottoni di vario tipo, impilati ordinatamente. Allora chiamai mia madre e insieme le controllammo tutte. Erano tutte piene. C'erano bottoni di ogni tipo, da cappotto, da giacca, da camicia, alcuni avevano la forma di un cagnolino, altri di fiori, altri ancora di coccinella, adatti ad abbigliamento per bambini...
Evidentemente non servivano più e li avevano lasciati da gettare. Ma mia madre li raccolse e li portò a casa. E alcuni sono ancora oggi nella sua cesta del cucito, raccolti in una scatola. Bottoni di oltre cinquant'anni fa...
Quella porta del retro Rasini rimase chiusa per un bel pezzo, finchè un giorno, oltre due mesi dopo, la vedemmo riaprirsi. Iniziavano i lavori per adattare le stanze a una attività di toelettatura per cani.
Mia madre ebbe la comunicazione ufficiale dal padrone di casa, l'odiato dottor Colombo, dell'arrivo di un nuovo inquilino.
Così, dopo i lavori, arrivò lei, la tata Nella.
Cominciò mia sorella, quando era molto piccola, a chiamarla tata, e per noi diventò normale chiamarla tata Nella.
Fu uno degli incontri della nostra vita in via Correggio che ricordo con molto affetto e tenerezza. Una amicizia che è durata fino alla sua scomparsa, anni fa.
Si chiamava Leonella D'Avanzo, classe 1921, come mio padre.
Era veneta di San Donà di Piave ma viveva da sempre a Milano, sola.
A parte un nipote che abitava in piazza Piemonte, poco lontano da noi, i suoi fratelli erano più o meno tutti sparsi fra Veneto e Lombardia e li vedeva di rado.
Alta e formosa, giunonica direi, i capelli neri ondulati, raccolti a crocchia sulla nuca, un portamento fiero e uno sguardo sempre ironico sulla cose ....era di una simpatia travolgente, con quel suo mescolare l'italiano con il dialetto veneto. Energica e piena di vita, un carattere solare ma anche la grinta di chi era abituato a contare solo sulle proprie forze, mandava avanti da molti anni l'attività di toelettatura per cani, e si manteneva con quella. Aveva parecchio lavoro, anche perchè nel suo negozio, due volte la settimana, passava un veterinario. Un servizio in più che dava ai suoi clienti, molto apprezzato.
Oltre alla sala per la toelettatura, in una parte del retro aveva ricavato una stanza con cucinotto e bagno dove poter vivere e, una volta abbassata la serranda del negozio, avere il suo angolino di pace.
Si intese subito con mia madre, e prese me sotto l'ala. Trascorrevo parecchio tempo con lei, mentre lavorava. Mi presentava tutti i cani che passavano dal suo negozio, ormai ne conosceva il carattere di ognuno e me lo descriveva man mano che arrivavano con i loro padroni, e a me questa cosa piaceva molto. Loro non sempre erano contenti di entrare lì, ma lei riusciva tutte le volte a calmarli, rassicurando i loro proprietari. Erano in buone mani.
Ricordo che d'estate le porte del retro erano aperte e a me piaceva stare lì, seduta sullo scalino, a guardarla tosare, lavare, e asciugare cani di ogni razza. Quando qualche cane era recalcitrante e non ne voleva sapere di entrare nella vasca, chiedeva aiuto a mia madre così, in due, riuscivano quasi sempre nell'opera di convincimento forzoso.
Non so alla fine chi fosse più bagnato fra lei e il cane....normalmente lei, ma era il suo lavoro e a lei piaceva così . Amava gli animali, e non l'ho mai vista trattarli male, nemmeno quando ce ne sarebbe stata necessità.
La vita non era stata generosa con lei, e in più aveva avuto la sfortuna di innamorarsi di un uomo sposato col quale aveva da molti anni una relazione parecchio complicata che andava avanti fra alti e bassi. Per lui aveva rinunciato ad avere una famiglia e si accontentava degli scampoli di presenza che lui poteva darle.... A quel tempo non esisteva nemmeno lontanamente la possibilità di divorziare, e le coppie di fatto erano un mezzo scandalo e si teneva tutto abbastanza nascosto. Figuriamoci un legame con un uomo sposato...
Lui, Guido, abitava a Como ed era rappresentante per una ditta di vini, non ricordo quale fosse, faceva tappa da lei ogni volta che veniva a Milano per lavoro. Si fermava tre o quattro giorni e poi ripartiva per il suo giro....Si presentava sempre con una bottiglia pregiata, una volta di vino rosso, un'altra volta di vino bianco, e qualche altra volta con lo spumante...non che ci fossero molti motivi per festeggiare con lo spumante, ma qualche volta arrivò anche con lo champagne. E per quel tempo era qualcosa di eccezionale. Io naturalmente ero troppo piccola per assaggiare, ma ricordo perfettamente una bottiglia con una etichetta gialla...sarà stata la Vedova? Chissà...
Una sera d'estate in cui potevo stare alzata anch'io un poco di più, andammo tutti da lei , un appuntamento frequente per i miei, la sera dopo la chiusura. Poco dopo Guido arrivò, inaspettato, con la solita bottiglia fra le mani, stavolta era di Porto. E chi di noi sapeva cos'era il Porto a metà degli anni '50?
Ricordo che lui si lanciò in una lunga spiegazione su cos'era il Porto e a dove veniva, come si otteneva e con cosa fosse meglio berlo...non che ricordi granchè di quello che raccontò, non mi interessava poi molto...erano discorsi da grandi...non ricordo nemmeno più se fu stappata quella bottiglia, oppure no. Però fu argomento di discussione per giorni, fra loro...
Sono passati molti anni da quella sera...noi cambiammo casa, finalmente. Andammo a vivere in una vera casa, un appartamento vicino a Niguarda, molto distante da quella casa di ringhiera. Era il 1965 credo..
Lei rimase nel suo negozio ma restammo sempre in contatto, ogni tanto venivamo a trovarla, o a volte veniva lei da noi , e ci si sobbarcava un lungo viaggio coi mezzi, poi, quando mio padre poté permettersi un'automobile, era più facile venire a prenderla per passare la domenica insieme.
Venne anche al mio matrimonio, avvolta in una magnifica cappa nera, che la faceva sembrare ancora più alta ed elegante di quanto già non fosse...eccola lì, in guanti bianchi che mi osserva mentre firmo....chissà cosa pensava...
Mi ha visto crescere, ha visto nascere mia sorella, ci è stata vicina quando ne abbiamo avuto bisogno, ed
è stata parte della nostra famiglia per quasi tutta la nostra vita dopo il 1954...
A un certo punto, con la vecchiaia alle porte, ha chiuso il negozio ma è rimasta comunque a vivere in quel retro pieno di ricordi finchè ce l'ha fatta a stare da sola. Poi ha deciso di tornare a San Donà di Piave, le sue radici. Ed ora riposa lì, nella sua terra, insieme ai suoi genitori e ai suoi fratelli...
Ma il suo posto è nel mio cuore, come in quello di tutti i miei familiari.
In ricordo di quella bottiglia di Porto, oggetto di dissertazioni semi filosofiche, e in ricordo
della tata Nella, questo dolce...
Bavarese al Porto, melone e fragoline di bosco
150 ml latte
500 gr panna liquida fresca
150 gr zucchero di canna
3 tuorli di uova grandi
100 ml Porto + 2 cucchiai
un pezzetto di cannella in stecche
8 gr gelatina in fogli
per accompagnare:
mezzo melone
fragoline di bosco
foglioline di menta
Per prima cosa portate a ebollizione il latte insime alla cannella.
In una ciotola, con le fruste elettriche montate i tuorli con lo zucchero finchè son gonfi, chiari e spumosi.
Aggiungete il Porto a filo, poi il latte con la cannella e rimettete tutto su fuoco dolce.
Ammollate la gelatina in acqua fredda.
Cuocete la crema, mescolando, finché si ispessirà e velerà il cucchiaio, aggiungete la gelatina ben strizzata e mescolate fino a scioglimento completo
Versate la crema in una ciotola facendola passare attraverso un colino per eliminare la cannella.
Profumate ulteriormente il tutto con i due cucchiai di Porto.
Cuocendo la crema, l'alcool evapora togliendo un poco di sapore, il Porto aggiunto dopo riequilibra il tutto. Ovviamente se il dolce dovranno mangiarlo anche dei bambini è meglio evitare questo passsggio.
Lasciatela raffreddare completamente mescolando spesso per evitare che inizi a rassodarsi.
Montate la panna ma non completamente e aggiungetela alla crema ormai fredda, mescolando bene con pazienza fino ad avere un composto perfettamente omogeneo.
Versatelo negli stampi prescelti.
Io ho optato per degli stampi da cannelés in silicone perché avevo deciso di mettere il tutto in congelatore, e il silicone é perfetto per questo uso, mentre non mi piace affatto usare stampi di silicone per cuocere dolci o altro in forno. Non mi ci trovo. Ma sicuramente è un mio limite.
Quindi mettete tutto in congelatore, ricordatevi, per servirlo, di toglierlo almeno un quarto d'ora prima dal freezer se lo avete messo negli stampi individuali, un poco di più d'anticipo se lo avete messo in uno stampo grande.
Al momento di portarlo a tavola, prendete il mezzo melone, ben freddo, pulitelo dalla scorza e dai semi interni, fatelo a spicchi e passateli per il lungo alla mandolina. Dovrete ottenere delle lunghe fettine sottili.
Estraete il dolce rovesciando la forma di silicone, si farà con estrema facilità, posatelo sul piatto di servizio, lasciate che si ammorbidisca leggermente, e contornatelo con le fettine di melone, guarnite con fragoline di bosco sparse qua e la e foglioline di menta, una leggera pioggia di zucchero a velo e il gioco è fatto.
Fresco, estivo, piacevolissimo.
Era il 1954 quando arrivammo quella casa di ringhiera di via Correggio. Mia madre doveva prendere servizio come portiera, e mio padre si apprestava a cercare lavoro a Milano. Lo trovò quasi subito alla Ferrobeton, una delle aziende che costruì la prima linea della Metropolitana.
La casa aveva una forma ad angolo ottuso e il lato più lungo affacciava sulla via San Siro, mentre quello leggermente più corto, sulla via Correggio. Era una grande casa di 5 piani situata proprio all'incrocio fra le due vie, e oltre al bar che occupava tutta la parte ad angolo, c'erano pure alcuni negozi che davano su entrambi i lati.
All'interno vi era un grande cortile a sassi, con un paio di zone sopraelevate che fungevano da aiuola. A sinistra la collinetta con il grande albero di ciliegie, e a destra del cortile una zona parecchio più alta, in terra piena, quasi un cortile dentro il cortile, dove fiorivano ortensie e altri cespugli perenni.
Sul cortile si apriva il retro dei negozi..Tutte porticine con la vernice scrostata che un tempo era stata grigia....
La bottega del sarto, quella di Ettore, il parrucchiere per signora (così recitava la sua insegna), la porta del bar contigua a quella del bagno, se così si può chiamare una turca e un lavandino, che dovevamo utilizzare anche noi.
E poi, sul lato lungo, due porte e un alto finestrone segnavano il retro del negozio di merceria e passamaneria Rasini.
Una azienda storica nata nel 1889. La Manifattura Festi, Rasini &C..
Avevano la filatura nella bergamasca e avevano aperto anche un punto vendita proprio in via Correggio angolo via San Siro, vicinissimo alla Cucirini Cantoni, l'azienda che produceva tessuti e spolette di filo a cui probabilmente erano collegati in qualche modo. So che hanno chiuso nel 2004, dopo oltre un secolo di attività.
Quando venimmo a vivere lì, loro stavano per trasferire il negozio, e ci vollero un paio di mesi per smontare e imballare tutto.
Ricordo che chiesero a mia madre di fare le pulizie la sera, dopo l'orario, almeno per il periodo in cui ancora facevano l'inventario e l'impacchettamento di tutto.
Era un modo per arrotondare il magro stipendio di portiera, e lei accettò di buon grado.
Perciò sera la accompagnavo dentro quelle stanze buie, impregnate di un odore di stoffa e di polvere, pieno di scaffali di legno allineati lungo le pareti, di cassettiere con le maniglie verniciate di marrone, stretti espositori per le spolette di filo e alte rastrelliere dove venivano appesi nastri di tutti i colori.
L'ultima sera, a negozio ormai vuoto, mi misi a gironzolare nelle stanze, provando un senso di abbandono nel vedere i muri segnati dall'ombra scura lasciata dagli armadi, carta velina ovunque e scatole grige sparse sul pavimento. Ricordo che ne raccolsi una e mi resi conto che era piena, allora la aprii e trovai,
ben allineati e cuciti su fogli rettangolari in cartoncino, bottoni di vario tipo, impilati ordinatamente. Allora chiamai mia madre e insieme le controllammo tutte. Erano tutte piene. C'erano bottoni di ogni tipo, da cappotto, da giacca, da camicia, alcuni avevano la forma di un cagnolino, altri di fiori, altri ancora di coccinella, adatti ad abbigliamento per bambini...
Evidentemente non servivano più e li avevano lasciati da gettare. Ma mia madre li raccolse e li portò a casa. E alcuni sono ancora oggi nella sua cesta del cucito, raccolti in una scatola. Bottoni di oltre cinquant'anni fa...
Quella porta del retro Rasini rimase chiusa per un bel pezzo, finchè un giorno, oltre due mesi dopo, la vedemmo riaprirsi. Iniziavano i lavori per adattare le stanze a una attività di toelettatura per cani.
Mia madre ebbe la comunicazione ufficiale dal padrone di casa, l'odiato dottor Colombo, dell'arrivo di un nuovo inquilino.
Così, dopo i lavori, arrivò lei, la tata Nella.
Cominciò mia sorella, quando era molto piccola, a chiamarla tata, e per noi diventò normale chiamarla tata Nella.
Fu uno degli incontri della nostra vita in via Correggio che ricordo con molto affetto e tenerezza. Una amicizia che è durata fino alla sua scomparsa, anni fa.
Si chiamava Leonella D'Avanzo, classe 1921, come mio padre.
Era veneta di San Donà di Piave ma viveva da sempre a Milano, sola.
A parte un nipote che abitava in piazza Piemonte, poco lontano da noi, i suoi fratelli erano più o meno tutti sparsi fra Veneto e Lombardia e li vedeva di rado.
Alta e formosa, giunonica direi, i capelli neri ondulati, raccolti a crocchia sulla nuca, un portamento fiero e uno sguardo sempre ironico sulla cose ....era di una simpatia travolgente, con quel suo mescolare l'italiano con il dialetto veneto. Energica e piena di vita, un carattere solare ma anche la grinta di chi era abituato a contare solo sulle proprie forze, mandava avanti da molti anni l'attività di toelettatura per cani, e si manteneva con quella. Aveva parecchio lavoro, anche perchè nel suo negozio, due volte la settimana, passava un veterinario. Un servizio in più che dava ai suoi clienti, molto apprezzato.
Oltre alla sala per la toelettatura, in una parte del retro aveva ricavato una stanza con cucinotto e bagno dove poter vivere e, una volta abbassata la serranda del negozio, avere il suo angolino di pace.
Si intese subito con mia madre, e prese me sotto l'ala. Trascorrevo parecchio tempo con lei, mentre lavorava. Mi presentava tutti i cani che passavano dal suo negozio, ormai ne conosceva il carattere di ognuno e me lo descriveva man mano che arrivavano con i loro padroni, e a me questa cosa piaceva molto. Loro non sempre erano contenti di entrare lì, ma lei riusciva tutte le volte a calmarli, rassicurando i loro proprietari. Erano in buone mani.
Ricordo che d'estate le porte del retro erano aperte e a me piaceva stare lì, seduta sullo scalino, a guardarla tosare, lavare, e asciugare cani di ogni razza. Quando qualche cane era recalcitrante e non ne voleva sapere di entrare nella vasca, chiedeva aiuto a mia madre così, in due, riuscivano quasi sempre nell'opera di convincimento forzoso.
Non so alla fine chi fosse più bagnato fra lei e il cane....normalmente lei, ma era il suo lavoro e a lei piaceva così . Amava gli animali, e non l'ho mai vista trattarli male, nemmeno quando ce ne sarebbe stata necessità.
La vita non era stata generosa con lei, e in più aveva avuto la sfortuna di innamorarsi di un uomo sposato col quale aveva da molti anni una relazione parecchio complicata che andava avanti fra alti e bassi. Per lui aveva rinunciato ad avere una famiglia e si accontentava degli scampoli di presenza che lui poteva darle.... A quel tempo non esisteva nemmeno lontanamente la possibilità di divorziare, e le coppie di fatto erano un mezzo scandalo e si teneva tutto abbastanza nascosto. Figuriamoci un legame con un uomo sposato...
Lui, Guido, abitava a Como ed era rappresentante per una ditta di vini, non ricordo quale fosse, faceva tappa da lei ogni volta che veniva a Milano per lavoro. Si fermava tre o quattro giorni e poi ripartiva per il suo giro....Si presentava sempre con una bottiglia pregiata, una volta di vino rosso, un'altra volta di vino bianco, e qualche altra volta con lo spumante...non che ci fossero molti motivi per festeggiare con lo spumante, ma qualche volta arrivò anche con lo champagne. E per quel tempo era qualcosa di eccezionale. Io naturalmente ero troppo piccola per assaggiare, ma ricordo perfettamente una bottiglia con una etichetta gialla...sarà stata la Vedova? Chissà...
Una sera d'estate in cui potevo stare alzata anch'io un poco di più, andammo tutti da lei , un appuntamento frequente per i miei, la sera dopo la chiusura. Poco dopo Guido arrivò, inaspettato, con la solita bottiglia fra le mani, stavolta era di Porto. E chi di noi sapeva cos'era il Porto a metà degli anni '50?
Ricordo che lui si lanciò in una lunga spiegazione su cos'era il Porto e a dove veniva, come si otteneva e con cosa fosse meglio berlo...non che ricordi granchè di quello che raccontò, non mi interessava poi molto...erano discorsi da grandi...non ricordo nemmeno più se fu stappata quella bottiglia, oppure no. Però fu argomento di discussione per giorni, fra loro...
Sono passati molti anni da quella sera...noi cambiammo casa, finalmente. Andammo a vivere in una vera casa, un appartamento vicino a Niguarda, molto distante da quella casa di ringhiera. Era il 1965 credo..
Lei rimase nel suo negozio ma restammo sempre in contatto, ogni tanto venivamo a trovarla, o a volte veniva lei da noi , e ci si sobbarcava un lungo viaggio coi mezzi, poi, quando mio padre poté permettersi un'automobile, era più facile venire a prenderla per passare la domenica insieme.
Venne anche al mio matrimonio, avvolta in una magnifica cappa nera, che la faceva sembrare ancora più alta ed elegante di quanto già non fosse...eccola lì, in guanti bianchi che mi osserva mentre firmo....chissà cosa pensava...
Mi ha visto crescere, ha visto nascere mia sorella, ci è stata vicina quando ne abbiamo avuto bisogno, ed
è stata parte della nostra famiglia per quasi tutta la nostra vita dopo il 1954...
A un certo punto, con la vecchiaia alle porte, ha chiuso il negozio ma è rimasta comunque a vivere in quel retro pieno di ricordi finchè ce l'ha fatta a stare da sola. Poi ha deciso di tornare a San Donà di Piave, le sue radici. Ed ora riposa lì, nella sua terra, insieme ai suoi genitori e ai suoi fratelli...
Ma il suo posto è nel mio cuore, come in quello di tutti i miei familiari.
In ricordo di quella bottiglia di Porto, oggetto di dissertazioni semi filosofiche, e in ricordo
della tata Nella, questo dolce...
Bavarese al Porto, melone e fragoline di bosco
150 ml latte
500 gr panna liquida fresca
150 gr zucchero di canna
3 tuorli di uova grandi
100 ml Porto + 2 cucchiai
un pezzetto di cannella in stecche
8 gr gelatina in fogli
per accompagnare:
mezzo melone
fragoline di bosco
foglioline di menta
Per prima cosa portate a ebollizione il latte insime alla cannella.
In una ciotola, con le fruste elettriche montate i tuorli con lo zucchero finchè son gonfi, chiari e spumosi.
Aggiungete il Porto a filo, poi il latte con la cannella e rimettete tutto su fuoco dolce.
Ammollate la gelatina in acqua fredda.
Cuocete la crema, mescolando, finché si ispessirà e velerà il cucchiaio, aggiungete la gelatina ben strizzata e mescolate fino a scioglimento completo
Versate la crema in una ciotola facendola passare attraverso un colino per eliminare la cannella.
Profumate ulteriormente il tutto con i due cucchiai di Porto.
Cuocendo la crema, l'alcool evapora togliendo un poco di sapore, il Porto aggiunto dopo riequilibra il tutto. Ovviamente se il dolce dovranno mangiarlo anche dei bambini è meglio evitare questo passsggio.
Lasciatela raffreddare completamente mescolando spesso per evitare che inizi a rassodarsi.
Montate la panna ma non completamente e aggiungetela alla crema ormai fredda, mescolando bene con pazienza fino ad avere un composto perfettamente omogeneo.
Versatelo negli stampi prescelti.
Io ho optato per degli stampi da cannelés in silicone perché avevo deciso di mettere il tutto in congelatore, e il silicone é perfetto per questo uso, mentre non mi piace affatto usare stampi di silicone per cuocere dolci o altro in forno. Non mi ci trovo. Ma sicuramente è un mio limite.
Quindi mettete tutto in congelatore, ricordatevi, per servirlo, di toglierlo almeno un quarto d'ora prima dal freezer se lo avete messo negli stampi individuali, un poco di più d'anticipo se lo avete messo in uno stampo grande.
Al momento di portarlo a tavola, prendete il mezzo melone, ben freddo, pulitelo dalla scorza e dai semi interni, fatelo a spicchi e passateli per il lungo alla mandolina. Dovrete ottenere delle lunghe fettine sottili.
Estraete il dolce rovesciando la forma di silicone, si farà con estrema facilità, posatelo sul piatto di servizio, lasciate che si ammorbidisca leggermente, e contornatelo con le fettine di melone, guarnite con fragoline di bosco sparse qua e la e foglioline di menta, una leggera pioggia di zucchero a velo e il gioco è fatto.
Fresco, estivo, piacevolissimo.
pesce
secondi
cucina rustica
rustica e bruta, a partire dalla foto.
No, stasera non avevo né voglia, né tempo di fare piatti un po' più curati. Mi sono un poco pentita perchè nel vedere poi la foto mi sono resa conto che non rende appieno la bontà di quanto è finito nel piatto, ma oggi è stata una giornata davvero impegnativa, sia per il morale che per la stanchezza fisica.
Ci sono giorni in cui ti sembra di essere Atlante, e il mondo sulle spalle, pesa. Pesa parecchio.
In questo periodo, alla stanchezza fisica si accompagna la preoccupazione per la salute di mia madre, pensiero che condiziona le mie giornate e mi toglie la serenità e il piacere di cucinare tranquillamente, per cui tutto passa in second'ordine.
Ieri avevo comprato bellissimi sgombri ma era tardi per prepararli e ho pensato di rimandare al giorno dopo, cioè oggi, e stasera, e nonostante io sia rientrata anche più tardi rispetto a ieri, ho dovuto per forza cucinarli, pena congelamento e non mi piaceva l'idea, non amo molto la congelazione, se non in rari casi o quando è effettivamente necessaria, soprattutto per il pesce da mangiare crudo..
Avevo in mente come farli, ed ero decisa a prepararli come avevo pensato, nonostante l'ora tarda.
Calcolando i tempi, tutto sommato, è stato un lavoro abbastanza veloce, tanto che in poco più di mezz'ora eravamo a tavola.
Come ho detto, la foto non rende giustizia al pesce, ma era davvero buonissimo, tanto è vero che io e mio marito ce lo siamo spazzolato tutto.
Rotolini di sgombro
4 sgombri di media pezzatura
2 rametti di rosmarino
1 spicchio d'aglio
2 filetti di acciuga sott'olio
1 cucchiaio di capperi sotto sale
la scorza di mezzo limone non trattato
1 cucchiaio abbondante di pecorino o parmigiano grattugiato
pane grattugiato q.b.
sale, pepe
poco vino bianco
e se vi va , poco peperoncino
per accompagnare:
pomodori piccadilly
qualche cappero disaslato
rametti di rosmarino.
Scaldate il forno a 180/200° ventilato.
Sfilettate gli sgombri, lavaye e asciugate bene i filetti ricavati tamponandoli con della carta da cucina. Eliminate eventuali lische rimaste. Poche in verità.
Dissalate i capperi in acqua corrente.
Preparate un trito finissimo con gli aghi dei rametti di rosmarino, la scorza di limone il più possibile pulita dalla parte bianca interna, l'aglio, i filetti di acciuga, i capperi dissalati e asciugati.
In una ciotola mettete un po' di pane grattugiato, io sono andata a occhio, senza pesare, più o meno due pugni abbondanti.
Unite il trito di rosmarino preparato, il sale, il pepe, il formaggio grattugiato (pecorino o parmigiano) e miscelate bene il tutto.
Aggiungete due o tre cucchiaiate di vino bianco e mescolate ancora in modo da avere una specie di impasto omogeneo, non troppo legato.
Prendete i filetti, disponeteli con la parte della pelle sul un tagliere, distribuite sui filetti il composto di pane in uno strato abbondante su ognuno, e premete bene per farlo aderire,
dopodichè arrotolate i filetti e infilzateli con degli stecchini.
Io, mentre preparavo il composto di pane, ho messo a bagno degli stecchini più lunghi in modo che poi in forno non si bruciassero, e ho infilzato i rotolini a coppie, ma se preferite li potete fare anche singoli, fermati con uno stuzzicadente.
Lavate e tagliate a metà i pomodorini piccadilly, eliminate i semi interni.
Metteteli tutti in uno strato sul fondo di una pirofila su cui avrete versato un poco di olio buono.
Appoggiate i rotolini sopra i pomodori, spargete qua e là qualche cappero dissalato, qualche ciuffetto di rosmarino e un filo d'olio buono.
Cuocete per circa 20/25 minuti finchè il pesce sarà dorato e il pane croccante.
Decisamente appetitoso, saporito, rustico appunto.
No, stasera non avevo né voglia, né tempo di fare piatti un po' più curati. Mi sono un poco pentita perchè nel vedere poi la foto mi sono resa conto che non rende appieno la bontà di quanto è finito nel piatto, ma oggi è stata una giornata davvero impegnativa, sia per il morale che per la stanchezza fisica.
Ci sono giorni in cui ti sembra di essere Atlante, e il mondo sulle spalle, pesa. Pesa parecchio.
In questo periodo, alla stanchezza fisica si accompagna la preoccupazione per la salute di mia madre, pensiero che condiziona le mie giornate e mi toglie la serenità e il piacere di cucinare tranquillamente, per cui tutto passa in second'ordine.
Ieri avevo comprato bellissimi sgombri ma era tardi per prepararli e ho pensato di rimandare al giorno dopo, cioè oggi, e stasera, e nonostante io sia rientrata anche più tardi rispetto a ieri, ho dovuto per forza cucinarli, pena congelamento e non mi piaceva l'idea, non amo molto la congelazione, se non in rari casi o quando è effettivamente necessaria, soprattutto per il pesce da mangiare crudo..
Avevo in mente come farli, ed ero decisa a prepararli come avevo pensato, nonostante l'ora tarda.
Calcolando i tempi, tutto sommato, è stato un lavoro abbastanza veloce, tanto che in poco più di mezz'ora eravamo a tavola.
Come ho detto, la foto non rende giustizia al pesce, ma era davvero buonissimo, tanto è vero che io e mio marito ce lo siamo spazzolato tutto.
Rotolini di sgombro
4 sgombri di media pezzatura
2 rametti di rosmarino
1 spicchio d'aglio
2 filetti di acciuga sott'olio
1 cucchiaio di capperi sotto sale
la scorza di mezzo limone non trattato
1 cucchiaio abbondante di pecorino o parmigiano grattugiato
pane grattugiato q.b.
sale, pepe
poco vino bianco
e se vi va , poco peperoncino
per accompagnare:
pomodori piccadilly
qualche cappero disaslato
rametti di rosmarino.
Scaldate il forno a 180/200° ventilato.
Sfilettate gli sgombri, lavaye e asciugate bene i filetti ricavati tamponandoli con della carta da cucina. Eliminate eventuali lische rimaste. Poche in verità.
Dissalate i capperi in acqua corrente.
Preparate un trito finissimo con gli aghi dei rametti di rosmarino, la scorza di limone il più possibile pulita dalla parte bianca interna, l'aglio, i filetti di acciuga, i capperi dissalati e asciugati.
In una ciotola mettete un po' di pane grattugiato, io sono andata a occhio, senza pesare, più o meno due pugni abbondanti.
Unite il trito di rosmarino preparato, il sale, il pepe, il formaggio grattugiato (pecorino o parmigiano) e miscelate bene il tutto.
Aggiungete due o tre cucchiaiate di vino bianco e mescolate ancora in modo da avere una specie di impasto omogeneo, non troppo legato.
Prendete i filetti, disponeteli con la parte della pelle sul un tagliere, distribuite sui filetti il composto di pane in uno strato abbondante su ognuno, e premete bene per farlo aderire,
dopodichè arrotolate i filetti e infilzateli con degli stecchini.
Io, mentre preparavo il composto di pane, ho messo a bagno degli stecchini più lunghi in modo che poi in forno non si bruciassero, e ho infilzato i rotolini a coppie, ma se preferite li potete fare anche singoli, fermati con uno stuzzicadente.
Lavate e tagliate a metà i pomodorini piccadilly, eliminate i semi interni.
Metteteli tutti in uno strato sul fondo di una pirofila su cui avrete versato un poco di olio buono.
Appoggiate i rotolini sopra i pomodori, spargete qua e là qualche cappero dissalato, qualche ciuffetto di rosmarino e un filo d'olio buono.
Cuocete per circa 20/25 minuti finchè il pesce sarà dorato e il pane croccante.
Decisamente appetitoso, saporito, rustico appunto.
antipasti
carne
classici di casa mia
secondi
Le mie ricette classiche - 5
non so se posso definirla classica questa ricetta, forse per la battuta di Fassona sì, ma stavolta ho voluto esagerare.
L'idea mi è venuta dopo una cena alla Cuccagna di Dovera dove servono la battuta come antipasto.
Mio marito è un patito della battuta, la ordina tutte le volte che andiamo a cena lì, tanto che ormai manco glielo chiedono più, quando lo vedono la comandano e basta. Io lo prendo in giro perchè su questo piatto è talmente abitudinario che rasenta la maniacalità. Possibile che sul menu tanto ricco della Cuccagna non ci sia altro da poter assaggiare?
Ma lui , imperterrito, continua a preferirla a tutto il resto.
Confesso che anche a me piace molto e d'estate la faccio spesso. Questa volta ho scelto di accompagnarla a condimenti diversi, con lo scopo recondito di svuotare un poco il frigorifero utilizzando verdure e qualche avanzo del giorno prima..
Ho pensato di servirla come antipasto durante il pranzo domenicale con le mie ragazze, non volevo fare primi piatti e mi sembrava perfetta come piatto d'inizio...
Fassona Fantasy
per 6 persone
500/600 gr filetto di Fassona oppure una parte che sia magra ma tenera
sale, pepe, poco olio e.v.
I vari condimenti:
alle melanzane
1 melanzana tonda, viola, piccola,
1 spicchio d'aglio
basilico fresco
sale, pepe
olio e.v.
tagliate a tocchetti la melanzana, stufatela in un goccio d'olio con lo spicchio d'aglio, lasciatela rosolare bene mescolando spesso, una volta rosolata, aggiungete qualche foglia di basilico fresco, regolate di sale e coprite la padella, abbassando il fuoco. Saranno pronte quando saranno morbide e sfatte. Dovranno essere abbastanza asciutte.
ai porcini
300 gr porcini (anche surgelati)
1 spicchio d'aglio
prezzemolo
sale, pepe
olio e.v.
io ho usato due piccoli porcini che avevo congelato. Potete sicuramente usare quelli surgelati. In questo caso lasciateli scongelare poi affettateli e saltateli qualche minuto in padella con un goccio d'olio e l'aglio, abbassate il fuoco e lasciateli finire di cuocere e riassorbire il liquido. Regolate di sale e aggiungete il prezzemolo tritato. Mescolateli bene e teneteli da parte..
ai peperoni
1 peperone giallo, carnoso
2 filetti di acciuga sott'olio
1 cucchiaio di piccoli capperi sotto sale
1 spicchio d'aglio
basilico
sale, pepe, olio e.v.
Mondate il peperone, lavatelo eliminate i semi e i filamenti e riducetelo in tocchetti.
Dissalate i capperi in acqua corrente.
In una padella scaldate un goccio d'olio, unite l'aglio e i filetti di acciuga e fateli sciogliere completamente, a questo punto aggiungete i capperi sciacquati e asciugati, lasciate insaporire poi versate i peperoni, mescolate spesso per non farli colorire troppo, profumate con il basilico, regolate di sale e portate a cottura pian piano, senza aggiungere nulla. Anche questi dovranno risultare abbastanza asciutti.
al pomodoro e burrata
sugo di pomodoro e basilico
2 cucchiai di burrata
preparate un sugo di pomodoro semplicemente con aglio pomodoro e basilico, magari se lo fate per la pastasciutta, abbondate con la dose, fatelo restringere bene e conservatene una tazzina a parte per fare questa ricetta.
all'avocado
1 avocado maturo
2 lime
poco peperoncino
sale, poco olio e.v.
sbucciate l'avocado, eliminate il nocciolo e tritatelo abbastanza sottile. Raccoglietelo in una ciotola e mescolatelo con il succo dei due lime filtrato e un pizzico di peperoncino. Regolare di sale e condite con un filo d'olio buono.
alla tapenade
due cucchiaiate abbondanti di olive taggiasche denocciolate, sott'olio
2 filetti di acciuga
un cucchiaino di capperi sotto sale
sgocciolate dall'olio le olive taggiasche, tritatele finemente insieme ai filetti di acciuga e ai capperi preventivamente dissalati e asciugati.
Preparate la carne battendola a coltello sul tagliere finchè è ben sgranata ma non sfibrata, o peggio, maciullata. Riducetela a pezzetti piccolissimi.
In una ciotola conditela con sale, pepe e un filo d'olio buono, mescolatela bene.
Prendete un coppapasta piccolo, non devono venire troppo grossi, e e inserite un po' di carne pressando in modo da ottenere dei cilindretti.
Sfilate il coppapasta e capovolgete il cilindro di carne sul piatto da portata, in modo che la parte superiore sia bella liscia e piatta..
Continuate così fino ad esaurimento della carne. Avrete tanti bei cilindretti allineati come soldatini.
A questo punto potete finire il tutto. Con un cucchiaio ponete delicatamente sulla carne un po' dei vari condimenti preparati prima.
Una volta completati, rifinite quelli al pomodoro con un poco di burrata appoggiandola come un cappellino sul sugo.
Colorate ancor di più con delle foglie di menta o di basilico sparse qua e la fra i cilindretti di carne.
Servite subito.
Bello da vedere, così colorato, e ottimo da mangiare con tutti quei sapori!
Mio marito, inutile dirlo, ha fatto il pieno.
L'idea mi è venuta dopo una cena alla Cuccagna di Dovera dove servono la battuta come antipasto.
Mio marito è un patito della battuta, la ordina tutte le volte che andiamo a cena lì, tanto che ormai manco glielo chiedono più, quando lo vedono la comandano e basta. Io lo prendo in giro perchè su questo piatto è talmente abitudinario che rasenta la maniacalità. Possibile che sul menu tanto ricco della Cuccagna non ci sia altro da poter assaggiare?
Ma lui , imperterrito, continua a preferirla a tutto il resto.
Confesso che anche a me piace molto e d'estate la faccio spesso. Questa volta ho scelto di accompagnarla a condimenti diversi, con lo scopo recondito di svuotare un poco il frigorifero utilizzando verdure e qualche avanzo del giorno prima..
Ho pensato di servirla come antipasto durante il pranzo domenicale con le mie ragazze, non volevo fare primi piatti e mi sembrava perfetta come piatto d'inizio...
Fassona Fantasy
per 6 persone
500/600 gr filetto di Fassona oppure una parte che sia magra ma tenera
sale, pepe, poco olio e.v.
I vari condimenti:
alle melanzane
1 melanzana tonda, viola, piccola,
1 spicchio d'aglio
basilico fresco
sale, pepe
olio e.v.
tagliate a tocchetti la melanzana, stufatela in un goccio d'olio con lo spicchio d'aglio, lasciatela rosolare bene mescolando spesso, una volta rosolata, aggiungete qualche foglia di basilico fresco, regolate di sale e coprite la padella, abbassando il fuoco. Saranno pronte quando saranno morbide e sfatte. Dovranno essere abbastanza asciutte.
ai porcini
300 gr porcini (anche surgelati)
1 spicchio d'aglio
prezzemolo
sale, pepe
olio e.v.
io ho usato due piccoli porcini che avevo congelato. Potete sicuramente usare quelli surgelati. In questo caso lasciateli scongelare poi affettateli e saltateli qualche minuto in padella con un goccio d'olio e l'aglio, abbassate il fuoco e lasciateli finire di cuocere e riassorbire il liquido. Regolate di sale e aggiungete il prezzemolo tritato. Mescolateli bene e teneteli da parte..
ai peperoni
1 peperone giallo, carnoso
2 filetti di acciuga sott'olio
1 cucchiaio di piccoli capperi sotto sale
1 spicchio d'aglio
basilico
sale, pepe, olio e.v.
Mondate il peperone, lavatelo eliminate i semi e i filamenti e riducetelo in tocchetti.
Dissalate i capperi in acqua corrente.
In una padella scaldate un goccio d'olio, unite l'aglio e i filetti di acciuga e fateli sciogliere completamente, a questo punto aggiungete i capperi sciacquati e asciugati, lasciate insaporire poi versate i peperoni, mescolate spesso per non farli colorire troppo, profumate con il basilico, regolate di sale e portate a cottura pian piano, senza aggiungere nulla. Anche questi dovranno risultare abbastanza asciutti.
al pomodoro e burrata
sugo di pomodoro e basilico
2 cucchiai di burrata
preparate un sugo di pomodoro semplicemente con aglio pomodoro e basilico, magari se lo fate per la pastasciutta, abbondate con la dose, fatelo restringere bene e conservatene una tazzina a parte per fare questa ricetta.
all'avocado
1 avocado maturo
2 lime
poco peperoncino
sale, poco olio e.v.
sbucciate l'avocado, eliminate il nocciolo e tritatelo abbastanza sottile. Raccoglietelo in una ciotola e mescolatelo con il succo dei due lime filtrato e un pizzico di peperoncino. Regolare di sale e condite con un filo d'olio buono.
alla tapenade
due cucchiaiate abbondanti di olive taggiasche denocciolate, sott'olio
2 filetti di acciuga
un cucchiaino di capperi sotto sale
sgocciolate dall'olio le olive taggiasche, tritatele finemente insieme ai filetti di acciuga e ai capperi preventivamente dissalati e asciugati.
Preparate la carne battendola a coltello sul tagliere finchè è ben sgranata ma non sfibrata, o peggio, maciullata. Riducetela a pezzetti piccolissimi.
In una ciotola conditela con sale, pepe e un filo d'olio buono, mescolatela bene.
Prendete un coppapasta piccolo, non devono venire troppo grossi, e e inserite un po' di carne pressando in modo da ottenere dei cilindretti.
Sfilate il coppapasta e capovolgete il cilindro di carne sul piatto da portata, in modo che la parte superiore sia bella liscia e piatta..
Continuate così fino ad esaurimento della carne. Avrete tanti bei cilindretti allineati come soldatini.
A questo punto potete finire il tutto. Con un cucchiaio ponete delicatamente sulla carne un po' dei vari condimenti preparati prima.
Una volta completati, rifinite quelli al pomodoro con un poco di burrata appoggiandola come un cappellino sul sugo.
Colorate ancor di più con delle foglie di menta o di basilico sparse qua e la fra i cilindretti di carne.
Servite subito.
Bello da vedere, così colorato, e ottimo da mangiare con tutti quei sapori!
Mio marito, inutile dirlo, ha fatto il pieno.
Iscriviti a:
Post (Atom)












