il mio Simple Roast Chicken&Red Pepper Traybake per il Club del 27
Ed è di nuovo il 27, arriva la ricetta del Club.
Questa volta la scelta è caduta sulle ricette scelte dal libro The roasting tin, una più golosa dell'altra e scegliere è stato abbastanza difficile, le avrei fatte tutte. Credo che nel tempo ce la farò.
Le troverete tutte QUI sul sito .
Ho scelto questa:
molto semplice, veloce da fare, ma gustosissima.
Simple Roast Chicken & Red pepper Traybake
per 4 persone
4 petti di pollo interi (se con la pelle meglio, ma anche senza)
2 peperoni rossi
2 peperoni gialli
2 grosse cipolle rosse
6 spicchi d'aglio
6 rametti di timo o di rosmarino
olio e.v. d'oliva
sale, pepe
Tagliate in quarti le cipolle rosse, schiacciate l'aglio e lasciatelo con la buccia.
Lavate e asiugate i peperoni, tagliateli a falde eliminando semi e filamenti, poi tagliateli a strisce.
Scaldate i forno a 180°, ventilato.
Ungete una teglia rettangolare con 2 cucchiai di olio e.v. d'oliva, posizionate i petti di pollo, i peperoni, l'aglio, le cipolle rosse, le erbe aromatiche, salate e pepate poi aggiungete ancora un poco d'olio e con le mani ungete bene i petti e date una mescolata alle verdure.
Cuocete per 35/40 minuti finchè i petti saranno cotti e dorati e le verdure quasi caramellate.
Lasciate riposare una decina di minuti a forno spento, prima di servire.
Se vi piace, potete aggiungere un pizzico di paprika affumicata dopo la cottura.
Servite ben caldo.
Risotto Guglielmina
Poco prima di morire improvvisamente, mio nonno aveva comprato, finanziato dalla cognata Ines, una tipa abbastanza particolare di cui avevo parlato in questo post, una vecchia casa colonica quasi in centro paese, una casa di sei stanze con la barchessa, fienile, stalla e un gran bel pezzo di terra annesso. Aveva tutta l'intenzione di ristrutturarla per ricavarne 4 stanze per lui e la nonna e le altre 2 sarebbero state per Ines una volta che fosse tornata da Milano in pensione.
Ma il destino cinico e baro non consentì nulla di tutto questo perchè mio nonno se ne andò nel giro di tre mesi per un cancro al polmone. A quel punto la zia Ines pretese di essere liquidata del prestito che aveva fatto a nonno. Mio padre dovette pensare a sistemare mia nonna mentre la casa veniva comunque ristrutturata e a rimborsare quella grandissima figlia di buona donna di sua zia. Per rientrare almeno un po' dalle spese mia nonna, che dopo la sistemazione abitava in quella casa, pensò di affittare i due locali che sarebbero dovuti toccare alla Ines a una ragazza che aveva il marito militare in trasferta a Napoli, mentre lei lavorava come sarta in paese. Si chiamava Guglielmina e mia nonna, che a quel tempo aveva si e no 50 anni, la accolse quasi come fosse una figlia. Guglielmina abitò in quella casa per un paio d'anni, e con mia nonna instaurò un rapporto molto stretto, si aiutavano a vicenda e si facevano compagnia, oltre al fatto che essendo sarta Guglielmina aveva molte clienti che andavano e venivano, con inevitabile movimento di lingue, di pettegolezzi, e di divertimento.
In quegli anni io andavo ogni tanto con mio padre, in treno, a trovare nonna e capitava che la sera per la cena questa ragazza si unisse a noi.
Ormai sapevamo che amava molto il risotto, ma non è che si facesse spesso a casa di mia nonna, perciò quando capitava che fosse nel menù, lei veniva sempre invitata a cena.
Ricordo una sera particolare, lei era triste perchè a suo marito non avevano dato la licenza per tornare in Friuli qualche giorno e si era chiusa in camera a piangere. E allora mia nonna , per farle tornare un po' di buonumore, pensò di cucinare un risotto solo per lei. Un semplice risotto col pomodoro e i piselli, niente di particolare ma da quella sera sul finire degli anni '50, in casa nostra quel risotto fu per sempre quello di Guglielmina. Ed ora lo propongo al Clan del risotto del venerdì come risotto vintage, che più vintage di così non si può.
Risotto Guglielmina
per 2 persone di buon appetito
250/300 g di riso Carnaroli Riserva San Massimo
1 grossa cipolla bionda
1 bicchiere abbondante di passata di pomodoro
250/300 g di piselli, meglio se freschi ma vanno bene anche surgelati
q.b. di brodo vegetale
2 ciuffi di basilico
50 g di burro
poco olio
sale
pepe nero macinato al momento
2 cucchiai abbondanti di parmigiano grattugiato
In una capace pentola fate appassire la cipolla tagliata sottilissima, unite la passata di pomodoro, un ciuffo di basilico e fate insaporire, unite i piselli sgranati se sono quelli freschi, altrimenti quelli surgelati e lasciate cuocere ancora un paio di minuti.
Poi aggiungete il riso e cominciate a tirare il risotto unendo il brodo vegetale bollente, poco alla volta finchè il riso è quasi perfettamente cotto. A questo punto spegnete il fuoco e mantecatelo con il burro e il parmigiano e lasciatelo riposare qualche secondo.
Servitelo all'onda, con una abbondante macinata di pepe nero e con una foglia di basilico.
Risotto delicato in brodo aromatico di canocchie e foglie di cappero
Il venerdì arriva il momento di quelli del Clan, un gruppo Facebook creato da Cristina del blog Poveri ma belli e buoni per gli amanti del risotto e che ogni settimana crea dei piatti pazzeschi, roba che quando li scopro sento la voce di Mike Bongiorno che dice: sempre più in alto!
Ne faccio parte anche io, anche se non raggiungo il livello di tanti membri di questo bellissimo gruppo. Cerco di dare il mio contributo, sperando di imparare sempre qualcosa.
Per questa settimana volevo un risotto molto semplice, delicato di sapore per accontentare quel signore che vive con me che non ama i sapori di pesce troppo decisi, ma che appagasse il palato.
Così, dopo un giro in pescheria ecco cosa è uscito dalla mia cucina:
per 2 persone
250 g di riso Carnaroli riserva S. Massimo
300 g di code di mazzancolle
300 g di calamari non troppo grossi
6 o 7 canocchie
una decina di foglie di cappero sott'olio
un goccio d'olio
una noce abbondante di burro
1/2 bicchiere di vino bianco
per il fumetto aromatico:
una decina di canocchie
i carapaci delle mazzancolle
i ciuffi dei calamari
2 spicchi d'aglio
1 carota
1 costa di sedano
1 scalogno
1 foglia di alloro
qualche gambo di prezzemolo
2 rametti di timo
2 steli di lemongrass
1 cucchiaino di pepe di Sichuan
1 cucchiaino di pepe di Sarawak
1 cucchiaino di pepe Malagueta (Grani del Paradiso)
poco olio
Pulite i calamari, dividete le sacche dai tentacoli, eliminate la pelle, l'osso interno e le interiora. Dai tentacoli eliminate gli occhi. Lavate tutto benissimo poi tagliate i calamari a pezzettoni.
Lavate e sgusciate le mazzancolle conservando i carapaci, eliminate il budelletto.
Lavate le canocchie, incidetene la pancia con le forbici, a quelle che andranno nel piatto eliminate zampette e antennine.
Preparate il fumetto. Mondate le verdure, lavatele, tagliatele e pezzetti.
Tostate per qualche minuto i pepi in padella, lasciateli raffreddare poi pestateli leggermente nel mortaio.
Eliminate le foglie esterne dagli steli di lemongrass e tagliateli a pezzetti.
In una capace padella scaldate l'olio, aggiungete le verdure e l'aglio e lasciatele insaporire, poi aggiungete i pepi pestati, il timo, i gambi di prezzemolo, la foglia di alloro, il lemongrass, i tentacoli dei calamari, le canocchie e i carapaci delle mazzancolle e continuate la rosolatura a fuoco basso. Sfumate con il vino bianco e non appena è evaporato coprite a filo con dell'acqua calda. Portate a ebollizione, abbassate il fuoco e regolate di sale. Cuocete per circa mezz'ora o poco più. Poi filtrate attraverso un colino cinese premendo bene per estrarre il più possibile i succhi. Tenete da parte su fuoco dolce in modo che rimanga in leggera ebollizione.
In una casseruola scaldate un goccio d'olio, poi unite il riso e mescolate fino a farlo "cantare" quindi iniziate a tirare il risotto aggiungendo il fumetto bollente poco alla volta, rabboccando quando inizia ad essere del tutto assorbito dal riso.
Arrivati a 10/15 minuti di cottura unite i calamari a pezzi e continate qualche minuto, poi sarà il turno delle canocchie e poi ancora delle mazzancolle in modo che quando il riso sarà cotto, anche molluschi e crostacei lo saranno allo stesso momento. Spegnete il fuoco e mantecate velocemente con un filo d'olio e.v. d'oliva.
Preparate i piatti e completate con 4 o 5 foglie di cappero. Servite subito.
Le mie uova arpège per il Club del 27
questo mese, in prossimità della Pasqua, Il Club del 27 ha deciso di fare il giro del mondo attraverso una carrellata di ricette con le uova. Ne vedrete delle belle e delle buone.
Per me ho scelto una ricetta che mi ha colpito molto.
Uova Arpège
per 4 persone
4 uova
1/2 tazza di panna liquida
mezzo cucchiaino di zucchero semolato
1/2 cucchiaino di aceto di Sherry
4 cucchiaini di sciroppo d'acero
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaio di erba cipollina tritata
poco pepe nero macinato al momento
Scaldate il forno a 200°, posizionando la griglia nel terzo superiore.
Montate la panna e, sempre montando a bassa velocità, incorporate lo zucchero semolato infine l'aceto di Sherry mescolando con una spatola per non smontare il composto. Trasferitelo in una sac à poche munita di beccuccio spizzato e mettetela in frigorifero fino al momento di usarla.
Con l'apposito attrezzino, o con una forbice affilata, tagliate la calotta delle uova,
versate il contenuto in una piccola ciotola.
Eliminate la pellicina interna ai gusci e lavateli molto bene.
Prelevate un tuorlo alla volta dalla ciotola, separatelo dall'albume rimasto, e rimettetelo nel guscio vuoto.
Mettete i gusci con i tuorli in un contenitore che li tenga dritti e che possa andare in forno. Aggiungete un cucchiaino di sciroppo d'acero e un pizzico di sale a ciascun guscio d'uovo.
Mettete il contenitore con le uova in una teglia bassa, aggiungete acqua molto calda che arrivi a metà del contenitore delle uova.
Cuocete per 5/7 minuti. Basta per scaldare i tuorli e dare loro un po' di corpo per renderli cremosi. Non devono cuocere del tutto.
Togliete il contenitore dal forno, lasciate intiepidire le uova poi completatele con la panna nella sac à poche che avete conservato in frigo.
Cospargetele con erba cipollina tagliuzzata, una macinata di pepe nero e servite subito.
Risotto al Caol Ila, salsa all'alloro, bacon e mele caramellate
E' di nuovo venerdì e il Clan del risotto del venerdì è in piena attività. Ma quanto ci piacerà il risotto? Talmente tanto da inventarcene uno a tema ogni settimana.
Questa volta sperimentiamo risotti alcoolici.
Ho imparato ad apprezzare il whisky torbato grazie alla mia amica Bruna, che mi ha fatto assaggiare anni fa un Talisker. Inizialmente non mi ha entusiasmato ma poi, sorso dopo sorso, alternato ad acqua ghiacciata, mi ha catturato e da allora per me è sempre whisky torbato. Cammin facendo ne ho scoperti molti, tutti diversi, un po' più decisi o meno forti di torba, ma alla fine il gusto si è affinato sul Caol Ila.
Così quando Cristina ha lanciato l'argomento della settimana ho subito pensato a come utilizzare il mio torbato preferito.
Risotto al Caol Ila, salsa all'alloro, bacon e mele caramellate
per 2 persone di buon appetito
250 g di riso Carnaroli Riserva S. Massimo
1 piccola cipolla
mezzo bicchiere di whisky torbato Caol Ila
60 g di burro
un filo d'olio
q.b. di brodo vegetale
150 g bacon tagliato a dadini
sale, pepe bianco
per la salsa all'alloro:
12/14 foglie di alloro secco
300 ml di latte (o 150 latte, 150 panna)
150 g di patate
mezza cipolla
poco burro
sale, pepe
per la mela caramellata:
1 grossa mela a buccia rossa (ho usato Stark)
1 cucchiaio colmo di zucchero
1 foglia di alloro
1 bicchierino di Caol Ila
Preparate la salsa all'alloro. In un pentolino fate fondere una noce di burro unite la mezza cipolla tritata finissimamente e fatela appassire dolcemente, aggiungete la patata affettata altrettanto finemente con la mandolina, fate insaporire, salate e pepate poi unite le foglie di alloro e il latte, e fate cuocere a fuoco basso, rabboccando il latte se si asciugasse troppo, fino a quando le patate saranno perfettamente cotte. Lasciate il fondo abbastanza lento e tenete tutto da parte per una decina di minuti, poi eliminate tutte le foglie di alloro e passate la salsa al minipimer. Dovrà risultare fluida ma abbastanza consistente. Tenete in caldo.
Lavate e asciugate la mela, detorsolatela e tagliatela a pezzettoni, poi trasferitela in una piccola padella antiaderente insieme allo zucchero e alla foglia di alloro e fatela caramellare a fuoco alto, mescolando continuamente. Sfumate con il liquore e lasciate che le mele assorbano tutto il fondo e siano un po' dorate. Spegnete e tenete da parte.
A parte, fate rosolare il bacon tagliato a dadini finchè è ben croccante e dorato. Tenete in caldo.
Iniziate a preparare il risotto. In una casseruola fate soffriggere la cipolla tritata in un goccio d'olio e metà del burro, aggiungete il riso, lasciatelo insaporire nel condimento finché i chicchi saranno traslucidi e "canteranno".
Sfumate con metà del Caol Ila, lasciate evaporare poi iniziate a tirare il risotto aggiungendo man mano il brodo vegetale bollente, regolate di sale e di pepe.
A fine cottura, unite il resto del Caol Ila, e mantecate con il burro e il parmigiano fino ad avere un riso morbido e all'onda.
Impiattate il risotto, fate un giro abbondante di salsa all'alloro, e cospargete ogni piatto con le mele caramellate e il bacon croccante. Completate con una foglia di alloro e servite subito.
Risotto all'arancia, taleggio e riduzione al Campari
Un altro risotto che mi è piaciuto molto e assolutamente da condividere.
Come sanno bene le mie figlie, che dopo aver brontolato per un dolce fatto con le arance per contrappasso si sono ritrovate ad ogni pranzo domenicale piatti all'arancia, questo frutto mi piace molto in cucina, lo trovo perfetto sia nei dolci che nei piatti salati.
E allora perchè no in un risotto un po' diverso?
Risotto all'arancia, taleggio e riduzione al Campari
per 2 persone di buon appetito
250/300 g di riso Vialone nano
1 scalogno
2 arance non trattate
150 g di taleggio
150 ml di Campari
q.b. di brodo vegetale
60 g di burro
un goccio d'olio d'oliva e.v.
sale, pepe bianco
Dalle arance ricavate la scorza, il più possibile senza albedo, poi una spremetela e filtratene il succo, dell'altra pelate a vivo qualche spicchio per la decorazione finale e teneteli da parte.
In un pentolino mettete il succo d'arancia, in un altro il Campari. Mettete entrambi su fuoco dolce e lasciateli ridurre fino alla metà. Poi uniteli e aggiungete 1 terzo della scorza d'arancia tagliata a striscioline sottili. Lasciate ridurre di nuovo fino ad avere una salsa sciropposa.
Tagliate a pezzetti il taleggio.
Mettete a scaldare il brodo vegetale, il resto della scorza d'arancia e il rimanente della polpa di quella rimasta dopo aver ricavato gli spicchi.
Iniziate a tirare il risotto. In una casseruola fondete metà del burro insieme a un filo d'olio. Fate appassire lo scalogno tritato nel condimento, poi unite il riso. Lasciatelo tostare e assorbire il fondo e sfumatelo col brodo all'arancia. Continuate la cottura aggiungendo il liquido poco alla volta. Una volta quasi raggiunta la cottura, mantecatelo con il burro rimasto e il parmigiano reggiano. Lasciatelo riposare qualche istante, poi impiattate aggiungendo su ogni piatto i pezzetti di taleggio, gli spicchi di arancia pelati a vivo e la riduzione al Campari con le scorzette.
Mi è piaciuto molto, il taleggio ha smorzato il tono dolce/amaro del Campari e tutto si è fuso armonicamente.
Ma alle mie figlie non lo preparerò di sicuro, peggio per loro.
Sì, quando voglio so essere carogna...😁
le mie pineapple coconut breakfast cakes per Il Club del 27
Puntuale quasi come una cambiale arriva il Club del 27. Oggi parliamo di cakes particolari e credetemi, ce n'è per tutti i gusti. Sono sicura che se cliccate su questo link trovate di sicuro quello che fa per voi. Io sono stata attratta da queste piccole e profumate tortine, perfette per la colazione ma anche come coccola dopo il pranzo o la cena. Che ne dite?
Pineapple Coconut breakfast cakes
190 g di farina di farro (non integrale)
25 g di cocco rapé non zuccherato
5 g di lievito in polvere
1/2 cucchiaino di sale
1 pizzico di pimento
75 g di olio di cocco
105 g di zucchero di canna chiaro
60 g di miele
2 uova grandi
85 ml di latte intero
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
160 g di ananas fresco
Tagliate a pezzetti piccoli l'ananas e mettetelo in un colino a maglia fine affinché perda il più possibile eventuale liquido.
Foderate con i pirottini gli spazi di uno stampo da muffin, oppure mettete i pirottini dentro a dei piccoli stampi da tartellette come ho fatto io.
Fondete l'olio di cocco (solitamente si trova solido in barattolo) e lasciatelo intiepidide.
In una ciotola mescolate la farina di farro, il cocco rapé, il sale, il pimento, il lievito.
In un'altra ciotola unite le uova, il latte, il miele, lo zucchero di canna, l'olio di cocco, la vaniglia e con la frusta amalgamate il tutto. Versatelo nella ciotola con le polveri e mescolate fin quando avrete una pastella con ancora qualche grumo. A questo punto trasferite l'ananas fresco su della carta assorbente e asciugatelo il più possibile e poi aggiungetelo al composto.
Suddividete il composto nei pirottini che avete preparato, riempiendoli fino a un poco sotto l'orlo. Trasferiteli tutti su una teglia da forno e date una leggera sbattuta in modo che il composto si assesti.
Mettete in forno ventilato a 220° per 5 minuti, poi abbassate la temperatura a 190° e cuocete per altri 15 minuti. Varrà comunque la prova stecchino, quando le tortine sono ben dorate pungetele e se lo stecchino esce asciutto, sono pronte.
A me sono bastati i tempi previsti. Con gli stampi da tartellette che sono leggermente più grandi e con questa quantità di impasto, me ne sono venute 8 ma se usate gli stampi da muffin la dose vale per 12 pezzi.
Si conservano a temperatura ambiente, per un paio di giorni, in un contenitore ermetico. Sempre che ne avanzino...
Linguine colorate, pesto di cavolo nero e crema di burrata
Ci ho preso gusto col colore del cavolo viola, dopo il risotto anche la pasta.
Sono stata folgorata da una foto vista su Instagram e non ho avuto pace finchè non ho provato anche io a colorare la pasta.
Sono molto contenta del risultato, sia per i colori di questo piatto che per il sapore.
Volete sapere come ho fatto?
Linguine colorate, pesto di cavolo nero e crema di burrata
per 2 persone di buon appetito
350 g di cavolo cappuccio viola
1 piccola burrata
150/200 g di linguine
1 cucchiaio abbondante di aceto rosso
poco olio e.v. d'oliva
sale, pepe
per il pesto di cavolo nero:
150 g di foglie di cavolo nero (le più tenere)
1 cucchiaio di pinoli
1 cucchiaio di parmigiano grattugiato
mezzo spicchio d'aglio
1 cucchiaino di sale grosso, pepe
q.b. di olio e. v d'oliva
Per prima cosa, tagliate a pezzetti il cavolo cappuccio viola, mettetelo nel cutter insieme a un bicchiere d'acqua e al cucchiaio di aceto e frullatelo fino a ridurlo a poltiglia sottile. Poi passatelo attraverso un colino a maglia fine premendo bene per estrarre tutto il liquido che si sarà formato e che terrete da parte.
Mettete a bollire l'acqua per la pasta. Nel frattempo, nel bicchiere del frullatore, mettete le foglie di cavolo nero ben lavate e asciugate, unite i pinoli, il parmigiano, il mezzo spicchio d'aglio a pezzetti, il sale e il pepe e iniziate a frullare aggiungendo l'olio a filo fino ad avere una salsa densa, verde brillante. Tenete da parte anche questa.
Mettete la burratina in una ciotola, schiacciatela con la forchetta, conditela con un pizzico di sale e di pepe e un filo d'olio, poi con le fruste elettriche frullatela a crema.
Quando l'acqua bolle, calate le linguine.
In una larga padella, o una saltapasta, mettete un goccio d'olio quindi aggiungete il grosso del liquido ricavato dal cavolo cappuccio viola e fatelo intiepidire. A metà cottura della pasta, scolatela e mettetela nella padella col liquido e portatela a cottura mantecandola continuamente aggiungendo, poco per volta, il liquido rimasto se necessario, se vedete che il fondo si asciuga troppo.
Servitela con il pesto di cavolo nero e la crema di burrata.
Una piatto che si prepara in pochissimo tempo, e appaga vista e palato.
Provate!












