verdure
Pomodori o melanzane?
Ogni tanto all'Esselunga, mentre faccio la spesa, noto qualche prodotto nuovo che compare sui banchi.
La settimana scorsa ho visto una confezione di pomodori strani, arancioni striati di verde. L'ho presa per leggere bene l'etichetta e ho scoperto che non erano pomodori, bensì melanzane rosse. Bellissime melanzane della dimensione di un pomodoro. Le melanzane di Rotonda.
Benchè io preferisca usare prodotti di stagione, e ormai quella delle melanzane, quelle vere, non quelle da serra, è praticamente finita, non ho resistito. Qui le melanzane piacciono molto, dovevo assolutamente provarle!
Così me ne sono tornata a casa con quel bel pacchettino colorato nelle borse, ansiosa di provarle.
già, ma ora come le cucino?
Leggo il fogliettino accluso alla confezione dove sono stampate tre ricette. Nessuna mi convinceva. E allora faccio di testa mia.
Eccole qui, trasformate in cibo appetitoso
Melanzane rosse affogate
per 6 o 7 piccole melanzane
la mollica di due o tre panini raffermi,
oppure la mollica di due belle fette di pane cafone
2 cucchiai parmigiano grattugiato
2 filetti di acciuga sott'olio
2 spicchi d'aglio
1 scatola di pelati, o di passata di pomodoro
1 pugno di capperi sotto sale
basilico, origano
sale, pepe,ù
peperoncino, se piace
olio e.v. d'oliva di buona qualità
con un coltellino affilato togliete la calottina alle melanzane, svuotatene la polpa cercando di non rovinare la scorza esterna.Conservate le calottine per la presentazione.
Mettete a dissalare bene i capperi.
Salate l'interno delle melanzane e mettetele capovolte su un tagliere, in modo che perdano un po' del loro amaro. Queste così piccole lo sono particolarmente.
In una larga padella scaldate un goccio d'olio, lasciate imbiondire lo spicchio d'aglio e poi toglietelo, versate i pelati nell'olio caldo, lasciateli sfrigolare un attimo, facendo ovviamente attenzione, quindi mescolate e schiacciateli con una forchetta, oppure versate la passata se preferite. Aggiungete il resto dei capperi, abbondante basilico e, se vi piace, un pizzico di peperoncino e un poco d'acqua calda, regolate di sale e lasciate cuocere coperto ma badate che il sugo resti un po' lento.
Nel frattempo scaldate un goccio d'olio in una padella antiaderente, aggiungete uno spicchio d'aglio e lasciate insaporire, quindi unite la polpa tolta dalle melanzane, un paio di foglie di basilico e un paio di rametti di origano fresco. Lasciate stufare a fuoco basso mescolando spesso e avendo cura che non si scuriscano.
Lasciate cuocere finchè sono morbide, poi trasferitele su un tagliere eliminando aglio ed erbe.
Tritatele finemente. Tritate anche le acciughe insieme a qualche cappero ormai dissalato, conservate gli altri per il sugo.
Prelevate la mollica di pane dai panini, o dalle fette di pane. Tritatela grossolanamente (potete passarla velocemente anche al tritatutto) e raccogliete tutto in una ciotola. Pane, polpa delle melanzane e acciughe e capperi tritati.
Unite il parmigiano, regolate di sale e mescolate bene il tutto fino ad avere una specie di impasto morbido ma consistente.
Sciacquate velocemente l'interno delle piccole melanzane e poi tamponatele con della carta da cucina.
Riempitele tutte con la farcia preparata, premendo bene.
Friggetele in piedi, in olio profondo, dentro a un piccolo pentolino, 3 o 4 per volta, devono essere completamente immerse, direi 4 o 5 minuti, non di più, il tempo che si scottino e ammorbidiscano un poco.
Dopodichè prelevatele con un mestolo forato e lasciatele riposare qualche minuto su della carta in modo che perdano l'olio in eccesso, quindi tuffatele nel sugo caldo, e portatele a cottura definitiva. Friggete un paio di minuti anche le calottine. Scolate anch'esse su carta da cucina a perdere eventuale olio in eccesso.
Se il sugo si asciugasse troppo, aggiungete poca acqua calda per volta, finchè il sugo sarà ristretto e le melanzane ben cotte.
Ho deciso di friggerle perchè temevo che ci sarebbe voluto troppo tempo a cuocere nel sugo, sono abbastanza coriacee, e volevo evitare l'effetto bollitura.
Cuocetele fino a che sono morbide ma ancora integre. Servitele con il loro sughetto, coperte con la loro calottina ripassata un momento nel sugo, e una montagna di pane per fare la scarpetta alla fine.
Qualche notizia in più su queste preziose melanzane, da Wikipedia:
La melanzana rossa (Solanum aethiopicum) è una pianta d'aspetto simile alla melanzana per portamento ma il suo frutto arrotondato si colora di rosso intenso come un pomodoro tanto da essere scambiata per quest'ultimo. La colorazione rossa è data dall'aumento del contenuto di carotene durante la maturazione della bacca, Viene coltivata essenzialmente in Africa e in Asia tropicale. Il clima ottimale per la melanzana rossa è un clima caldo e asciutto, come quello della savana africana.
La melanzana rossa è coltivata in Italia in alcune aziende del comune di Rotonda, in Basilicata, nel Massiccio del Pollino nella Valle del Mercure e inCampania in provincia di Salerno a Santa Marina e a Policastro (territori vicini alla Basilicata, quelli del Cilento) Probabilmente venne importata in Italia dai reduci delle guerre coloniali della fine del XIX secolo. In passato ha rischiato di estinguersi, ma la valorizzazione avvenuta grazie ad operatori turistici, agricoltori ed alcuni enti istituzionali che ne hanno promosso il consumo e la coltivazione, ha portato al riconoscimento come Presidio Slow Food e alla proposta per il riconoscimento del marchio DOP avvenuto nel 2007. Attualmente in Italia è commercializzata e conosciuta come melanzana rossa di Rotonda o melanzana a pomodoro (dal nome lucano merlingiana a pummadora).
La settimana scorsa ho visto una confezione di pomodori strani, arancioni striati di verde. L'ho presa per leggere bene l'etichetta e ho scoperto che non erano pomodori, bensì melanzane rosse. Bellissime melanzane della dimensione di un pomodoro. Le melanzane di Rotonda.
Benchè io preferisca usare prodotti di stagione, e ormai quella delle melanzane, quelle vere, non quelle da serra, è praticamente finita, non ho resistito. Qui le melanzane piacciono molto, dovevo assolutamente provarle!
Così me ne sono tornata a casa con quel bel pacchettino colorato nelle borse, ansiosa di provarle.
già, ma ora come le cucino?
Leggo il fogliettino accluso alla confezione dove sono stampate tre ricette. Nessuna mi convinceva. E allora faccio di testa mia.
Eccole qui, trasformate in cibo appetitoso
Melanzane rosse affogate
per 6 o 7 piccole melanzane
la mollica di due o tre panini raffermi,
oppure la mollica di due belle fette di pane cafone
2 cucchiai parmigiano grattugiato
2 filetti di acciuga sott'olio
2 spicchi d'aglio
1 scatola di pelati, o di passata di pomodoro
1 pugno di capperi sotto sale
basilico, origano
sale, pepe,ù
peperoncino, se piace
olio e.v. d'oliva di buona qualità
con un coltellino affilato togliete la calottina alle melanzane, svuotatene la polpa cercando di non rovinare la scorza esterna.Conservate le calottine per la presentazione.
Mettete a dissalare bene i capperi.
Salate l'interno delle melanzane e mettetele capovolte su un tagliere, in modo che perdano un po' del loro amaro. Queste così piccole lo sono particolarmente.
In una larga padella scaldate un goccio d'olio, lasciate imbiondire lo spicchio d'aglio e poi toglietelo, versate i pelati nell'olio caldo, lasciateli sfrigolare un attimo, facendo ovviamente attenzione, quindi mescolate e schiacciateli con una forchetta, oppure versate la passata se preferite. Aggiungete il resto dei capperi, abbondante basilico e, se vi piace, un pizzico di peperoncino e un poco d'acqua calda, regolate di sale e lasciate cuocere coperto ma badate che il sugo resti un po' lento.
Nel frattempo scaldate un goccio d'olio in una padella antiaderente, aggiungete uno spicchio d'aglio e lasciate insaporire, quindi unite la polpa tolta dalle melanzane, un paio di foglie di basilico e un paio di rametti di origano fresco. Lasciate stufare a fuoco basso mescolando spesso e avendo cura che non si scuriscano.
Lasciate cuocere finchè sono morbide, poi trasferitele su un tagliere eliminando aglio ed erbe.
Tritatele finemente. Tritate anche le acciughe insieme a qualche cappero ormai dissalato, conservate gli altri per il sugo.
Prelevate la mollica di pane dai panini, o dalle fette di pane. Tritatela grossolanamente (potete passarla velocemente anche al tritatutto) e raccogliete tutto in una ciotola. Pane, polpa delle melanzane e acciughe e capperi tritati.
Unite il parmigiano, regolate di sale e mescolate bene il tutto fino ad avere una specie di impasto morbido ma consistente.
Sciacquate velocemente l'interno delle piccole melanzane e poi tamponatele con della carta da cucina.
Riempitele tutte con la farcia preparata, premendo bene.
Friggetele in piedi, in olio profondo, dentro a un piccolo pentolino, 3 o 4 per volta, devono essere completamente immerse, direi 4 o 5 minuti, non di più, il tempo che si scottino e ammorbidiscano un poco.
Dopodichè prelevatele con un mestolo forato e lasciatele riposare qualche minuto su della carta in modo che perdano l'olio in eccesso, quindi tuffatele nel sugo caldo, e portatele a cottura definitiva. Friggete un paio di minuti anche le calottine. Scolate anch'esse su carta da cucina a perdere eventuale olio in eccesso.
Se il sugo si asciugasse troppo, aggiungete poca acqua calda per volta, finchè il sugo sarà ristretto e le melanzane ben cotte.
Ho deciso di friggerle perchè temevo che ci sarebbe voluto troppo tempo a cuocere nel sugo, sono abbastanza coriacee, e volevo evitare l'effetto bollitura.
Cuocetele fino a che sono morbide ma ancora integre. Servitele con il loro sughetto, coperte con la loro calottina ripassata un momento nel sugo, e una montagna di pane per fare la scarpetta alla fine.
Qualche notizia in più su queste preziose melanzane, da Wikipedia:
La melanzana rossa (Solanum aethiopicum) è una pianta d'aspetto simile alla melanzana per portamento ma il suo frutto arrotondato si colora di rosso intenso come un pomodoro tanto da essere scambiata per quest'ultimo. La colorazione rossa è data dall'aumento del contenuto di carotene durante la maturazione della bacca, Viene coltivata essenzialmente in Africa e in Asia tropicale. Il clima ottimale per la melanzana rossa è un clima caldo e asciutto, come quello della savana africana.
La melanzana rossa è coltivata in Italia in alcune aziende del comune di Rotonda, in Basilicata, nel Massiccio del Pollino nella Valle del Mercure e inCampania in provincia di Salerno a Santa Marina e a Policastro (territori vicini alla Basilicata, quelli del Cilento) Probabilmente venne importata in Italia dai reduci delle guerre coloniali della fine del XIX secolo. In passato ha rischiato di estinguersi, ma la valorizzazione avvenuta grazie ad operatori turistici, agricoltori ed alcuni enti istituzionali che ne hanno promosso il consumo e la coltivazione, ha portato al riconoscimento come Presidio Slow Food e alla proposta per il riconoscimento del marchio DOP avvenuto nel 2007. Attualmente in Italia è commercializzata e conosciuta come melanzana rossa di Rotonda o melanzana a pomodoro (dal nome lucano merlingiana a pummadora).
antipasti
pesce
ricette per le feste
tutta colpa dei porri
Eh sì. Mi erano avanzate delle foglie di porro scottate, che avevo preparato per queste crespelle
e mi spiaceva buttarle, pensavo di riciclarle dentro un minestrone, ma poi ho sono passata in pescheria.
Il mio vizio di comprare a sentimento, senza programmare, secondo quello che vedo sui banchi, mi ha portato a delle belle capesante, molto cicciose e piene. Viste e prese insieme a una decina di gamberoni, e portate a casa. Una idea mi verrà, ho pensato.
E lì è cominciato l'arrovello. Come le faccio? Credo di averle fatte in ogni modo.
Poi mi son ricordata del porro, ho passato in rassegna quello che passava il frigorifero ed è arrivata l'idea.
Certo la presentazione lascia molto a desiderare, devo sicuramente migliorare. Ma quando hai qualcuno che aspetta il piatto caldo e ti osserva impaziente di assaggiare, fai tutto in fretta. E la fretta si sa, non è una amica della precisione o delle cose fatte perbene.
In ogni caso prendetele così, magari se le rifate presentatele un po' più elegantemente.
Per essere buone sono buone, fidatevi.
Bon bon di capesante, gamberi e crema di cavolfiore allo zafferano
per 2 persone
per le capesante:
6 belle capesante
3 gamberoni
2 foglie di porro
mezzo bicchiere di vino bianco
una noce di burro
sale, pepe
prezzemolo tritato
per la crema di cavolfiore
300 gr cimette di cavolfiore bianco
1 spicchio d'aglio
1 rametto di rosmarino
poco burro
brodo vegetale
1 bustina di zafferano
Lavate le cimette di cavolfiore, tritatele finemente e fatele stufare in un poco di burro, aggiungete uno spicchio d'aglio intero, e un rametto di rosmarino.
Lasciare insaporire, quindi eliminate sia l'aglio che il rosmarino, avendo cura che non rimanga nessun ago sparso nella padella.
Aggiungete un poco di brodo vegetale regolate di sale e lasciate cuocere pian piano.
Da un grosso porro ricavate un paio di foglie, le più verdi possibile. Scottatele in acqua bollente salata per un paio di minuti, dopodichè prelevatele con una schiumarola e passatele immediatamente sotto l'acqua fredda. Meglio se le tuffate in acqua e ghiaccio. La clorofilla si fisserà e manterrà perfettamente il colore verde brillante. Poi toglietele dal bagno freddo, asciugatele perfettamente e con un coltellino affilato tagliate le foglie a striscioline, non troppo grosse, ma neanche troppo sottili.
Pulite e lavate accuratamente le capesante per togliere eventuale sabbia, eliminate il corallo.
Sgusciate tre gamberoni, tagliate le teste e togliete il budellino interno, lavateli, asciugateli e dividete ogni gamberone a metà nel senso della lunghezza.
Con un coltello molto affilato, tagliate a metà le capesante, ma non del tutto, dovete solo ricavare una apertura.
Infilate i mezzi gamberoni in ogni capasanta in modo che siano ben all'interno. Legate ogni capasanta con una strisciolina di porro.
In una larga padella fate fondere una generosa noce di burro, lasciate che cominci a spumeggiare e a colorirsi, poi unite i bon bon di capesante e lasciateli rosolare da tutti i lati, girandoli con delicatezza.
Regolate di sale e di pepe. Sfumate col vino bianco e lasciate evaporare, poi coprite e portate a cottura per circa 8/10 minuti.
Nel frattempo aggiungete la bustina di zafferano ai cavolfiori che saranno ormai cotti, mescolate per fare in modo che si amalgami bene..
Frullateli a crema con il minipimer e tenete in caldo.
Quando il fondo delle capesante si sarà ristretto formando un sughino, mettete in tavola.
Fate uno leggero strato (non come me) di crema di cavolfiore sul fondo del piatto, appoggiatevi sopra tre capesante, completate con un poco del loro fondo di cottura e colorate il tutto con un pizzico di prezzemolo tritato.
Avrei potuto cuocere il cavolfiore in altri modi, col latte, o con del fumetto di pesce. Ma il latte avrebbe reso tutto troppo dolce, e io volevo un minimo contrasto. Il fumetto invece avrebbe reso anche il sapore dei cavolfiori omogeneo al pesce, appiattendo il gusto.
Ma voi fate come più vi piace.
Sono state l'apertura del pranzo, mentre gli altri gamberoni sono finiti in un cartoccio con rosmarino e brandy.Confesso che abbiamo apprezzato.
P.S. - le teste dei gamberoni e i coralli delle capesante li ho congelati. Le teste finiranno in un nuovo fumetto, e i coralli, quando ne avrò qualcuno in più, li farò essiccare in forno e poi ne ricaverò polvere per decorare i piatti di pesce.
e mi spiaceva buttarle, pensavo di riciclarle dentro un minestrone, ma poi ho sono passata in pescheria.
Il mio vizio di comprare a sentimento, senza programmare, secondo quello che vedo sui banchi, mi ha portato a delle belle capesante, molto cicciose e piene. Viste e prese insieme a una decina di gamberoni, e portate a casa. Una idea mi verrà, ho pensato.
E lì è cominciato l'arrovello. Come le faccio? Credo di averle fatte in ogni modo.
Poi mi son ricordata del porro, ho passato in rassegna quello che passava il frigorifero ed è arrivata l'idea.
Certo la presentazione lascia molto a desiderare, devo sicuramente migliorare. Ma quando hai qualcuno che aspetta il piatto caldo e ti osserva impaziente di assaggiare, fai tutto in fretta. E la fretta si sa, non è una amica della precisione o delle cose fatte perbene.
In ogni caso prendetele così, magari se le rifate presentatele un po' più elegantemente.
Per essere buone sono buone, fidatevi.
Bon bon di capesante, gamberi e crema di cavolfiore allo zafferano
per 2 persone
per le capesante:
6 belle capesante
3 gamberoni
2 foglie di porro
mezzo bicchiere di vino bianco
una noce di burro
sale, pepe
prezzemolo tritato
per la crema di cavolfiore
300 gr cimette di cavolfiore bianco
1 spicchio d'aglio
1 rametto di rosmarino
poco burro
brodo vegetale
1 bustina di zafferano
Lavate le cimette di cavolfiore, tritatele finemente e fatele stufare in un poco di burro, aggiungete uno spicchio d'aglio intero, e un rametto di rosmarino.
Lasciare insaporire, quindi eliminate sia l'aglio che il rosmarino, avendo cura che non rimanga nessun ago sparso nella padella.
Aggiungete un poco di brodo vegetale regolate di sale e lasciate cuocere pian piano.
Da un grosso porro ricavate un paio di foglie, le più verdi possibile. Scottatele in acqua bollente salata per un paio di minuti, dopodichè prelevatele con una schiumarola e passatele immediatamente sotto l'acqua fredda. Meglio se le tuffate in acqua e ghiaccio. La clorofilla si fisserà e manterrà perfettamente il colore verde brillante. Poi toglietele dal bagno freddo, asciugatele perfettamente e con un coltellino affilato tagliate le foglie a striscioline, non troppo grosse, ma neanche troppo sottili.
Pulite e lavate accuratamente le capesante per togliere eventuale sabbia, eliminate il corallo.
Sgusciate tre gamberoni, tagliate le teste e togliete il budellino interno, lavateli, asciugateli e dividete ogni gamberone a metà nel senso della lunghezza.
Con un coltello molto affilato, tagliate a metà le capesante, ma non del tutto, dovete solo ricavare una apertura.
Infilate i mezzi gamberoni in ogni capasanta in modo che siano ben all'interno. Legate ogni capasanta con una strisciolina di porro.
In una larga padella fate fondere una generosa noce di burro, lasciate che cominci a spumeggiare e a colorirsi, poi unite i bon bon di capesante e lasciateli rosolare da tutti i lati, girandoli con delicatezza.
Regolate di sale e di pepe. Sfumate col vino bianco e lasciate evaporare, poi coprite e portate a cottura per circa 8/10 minuti.
Nel frattempo aggiungete la bustina di zafferano ai cavolfiori che saranno ormai cotti, mescolate per fare in modo che si amalgami bene..
Frullateli a crema con il minipimer e tenete in caldo.
Quando il fondo delle capesante si sarà ristretto formando un sughino, mettete in tavola.
Fate uno leggero strato (non come me) di crema di cavolfiore sul fondo del piatto, appoggiatevi sopra tre capesante, completate con un poco del loro fondo di cottura e colorate il tutto con un pizzico di prezzemolo tritato.
Avrei potuto cuocere il cavolfiore in altri modi, col latte, o con del fumetto di pesce. Ma il latte avrebbe reso tutto troppo dolce, e io volevo un minimo contrasto. Il fumetto invece avrebbe reso anche il sapore dei cavolfiori omogeneo al pesce, appiattendo il gusto.
Ma voi fate come più vi piace.
Sono state l'apertura del pranzo, mentre gli altri gamberoni sono finiti in un cartoccio con rosmarino e brandy.Confesso che abbiamo apprezzato.
P.S. - le teste dei gamberoni e i coralli delle capesante li ho congelati. Le teste finiranno in un nuovo fumetto, e i coralli, quando ne avrò qualcuno in più, li farò essiccare in forno e poi ne ricaverò polvere per decorare i piatti di pesce.
carne
coniglio
ricette per le feste
secondi
Rotolando
Andare a rotoli non ha un bel significato, vuol dire fallire, sfasciare, alla fine andare a sbattere.
Ma in questo caso andare a rotoli ha per me tutt'altro significato.L'unica cosa su cui sbatterò saranno i rotoli intorno al mio girovita, ma non è poi tanto grave...
La carne di coniglio è abbastanza presente sulla mia tavola, vuoi perchè è una carne bianca e magra, ha una quantità di colesterolo molto bassa, non è quasi mai oggetto di allergia, e infine perchè piace molto a tutti.
Cosi cerco di variare ogni volta anche se, cucinato con le olive o semplicemente alla cacciatora, con abbondante aglio e rosmarino, sono forse i modi con cui lo preparo più spesso.
Ogni tanto però riesco a farmene disossare qualcuno dal mio macellaio.
Disossare il coniglio non è così semplice come per il pollo, è abbastanza ingrato il lavoro da fare, per cui mi affido alla esperienza e alla disponibilità di Silvano, il mio macellaio di fiducia. So di dargli una incombenza di cui farebbe volentieri a meno, ma non riesce a dirmi di no...
Pensando all'autunno, questo è l'ultimo che ho preparato
Rotolo di coniglio alle castagne
1 coniglio disossato
150 gr pancetta liscia, a fette
100 gr prosciutto cotto
la mollica di 3 o 4 panini, rafferma
150 gr di castagne già cotte e pulite
1 uovo
2 o 3 cucchiai colmi di parmigiano
un trito molto fine di timo, rosmarino e aglio
poco latte
un pizzico di noce moscata
1 foglia di alloro
sale, pepe
olio e.v.
1 bicchiere di vino bianco
poco aceto
Preparate il ripieno. Mettete a bagno, in un goccio di latte, la mollica rafferma dei panini. Dopodichè strizzatela bene bene e trasferitela in una ciotola.
Aggiungete l'uovo intero, il prosciutto cotto tritato, il parmigiano, il trito aromatico, la noce moscata, sale, pepe e mescolate molto bene per amalgamare tutto. Dovrà risultare un composto morbido ma consistente.
Lavate la carne, lasciatela qualche minuto a bagno in acqua molto fredda e poco aceto, poi asciugatela e stendetela bene su un tagliere. Salate e pepate l'interno, ricopritelo accuratamente con le fettine di pancetta liscia.
Servirà a chiudere eventuali spazi da dove potrebbe fuoriuscire il ripieno.
Sulla pancetta mettete la farcia preparata e appiattitela in modo che sia ben distribuita. Spargete sulla farcia metà delle castagne in modo regolare e arrotolate dal lato più corto, avendo cura di includere la carne delle estremità, in modo da formare un rotolo ben chiuso. Legatelo molto bene con dello spago da cucina.
Scaldate un goccio s'olio in una casseruola, aggiungete il rotolo e fatelo dorare da tutti i lati, unite anche un rametto di rosmarino, qualcuno di timo, una foglia di alloro e uno spicchio d'aglio, quindi sfumate con il vino bianco, salate e pepate. Lasciate evaporare il vino, quindi unite le castagne rimaste e aggiungete dell'acqua calda, o meglio ancora, del brodo caldo, in modo che il liquido arrivi a metà del rotolo. Coprite e lasciate cuocere per circa un'ora, un'ora e un quarto girandolo delicatamente ogni tanto e controllando che il liquido si consumi lentamente. Sarà pronto quando l'intingolo si sarà ristretto.
Lasciatelo riposare a fuoco spento per qualche minuto prima di affettarlo, poi servitelo con il suo sughetto di castagne.
Ma in questo caso andare a rotoli ha per me tutt'altro significato.L'unica cosa su cui sbatterò saranno i rotoli intorno al mio girovita, ma non è poi tanto grave...
La carne di coniglio è abbastanza presente sulla mia tavola, vuoi perchè è una carne bianca e magra, ha una quantità di colesterolo molto bassa, non è quasi mai oggetto di allergia, e infine perchè piace molto a tutti.
Cosi cerco di variare ogni volta anche se, cucinato con le olive o semplicemente alla cacciatora, con abbondante aglio e rosmarino, sono forse i modi con cui lo preparo più spesso.
Ogni tanto però riesco a farmene disossare qualcuno dal mio macellaio.
Disossare il coniglio non è così semplice come per il pollo, è abbastanza ingrato il lavoro da fare, per cui mi affido alla esperienza e alla disponibilità di Silvano, il mio macellaio di fiducia. So di dargli una incombenza di cui farebbe volentieri a meno, ma non riesce a dirmi di no...
Pensando all'autunno, questo è l'ultimo che ho preparato
Rotolo di coniglio alle castagne
1 coniglio disossato
150 gr pancetta liscia, a fette
100 gr prosciutto cotto
la mollica di 3 o 4 panini, rafferma
150 gr di castagne già cotte e pulite
1 uovo
2 o 3 cucchiai colmi di parmigiano
un trito molto fine di timo, rosmarino e aglio
poco latte
un pizzico di noce moscata
1 foglia di alloro
sale, pepe
olio e.v.
1 bicchiere di vino bianco
poco aceto
Preparate il ripieno. Mettete a bagno, in un goccio di latte, la mollica rafferma dei panini. Dopodichè strizzatela bene bene e trasferitela in una ciotola.
Aggiungete l'uovo intero, il prosciutto cotto tritato, il parmigiano, il trito aromatico, la noce moscata, sale, pepe e mescolate molto bene per amalgamare tutto. Dovrà risultare un composto morbido ma consistente.
Lavate la carne, lasciatela qualche minuto a bagno in acqua molto fredda e poco aceto, poi asciugatela e stendetela bene su un tagliere. Salate e pepate l'interno, ricopritelo accuratamente con le fettine di pancetta liscia.
Servirà a chiudere eventuali spazi da dove potrebbe fuoriuscire il ripieno.
Sulla pancetta mettete la farcia preparata e appiattitela in modo che sia ben distribuita. Spargete sulla farcia metà delle castagne in modo regolare e arrotolate dal lato più corto, avendo cura di includere la carne delle estremità, in modo da formare un rotolo ben chiuso. Legatelo molto bene con dello spago da cucina.
Scaldate un goccio s'olio in una casseruola, aggiungete il rotolo e fatelo dorare da tutti i lati, unite anche un rametto di rosmarino, qualcuno di timo, una foglia di alloro e uno spicchio d'aglio, quindi sfumate con il vino bianco, salate e pepate. Lasciate evaporare il vino, quindi unite le castagne rimaste e aggiungete dell'acqua calda, o meglio ancora, del brodo caldo, in modo che il liquido arrivi a metà del rotolo. Coprite e lasciate cuocere per circa un'ora, un'ora e un quarto girandolo delicatamente ogni tanto e controllando che il liquido si consumi lentamente. Sarà pronto quando l'intingolo si sarà ristretto.
Lasciatelo riposare a fuoco spento per qualche minuto prima di affettarlo, poi servitelo con il suo sughetto di castagne.
pasta
primi
avanzi
Dopo la preparazione delle crespelle, domenica scorsa, mi sono avanzati un po' di funghi già trifolati.
Li avevo cotti in abbondanza, come al mio solito. Ho sempre paura che le dosi non siano sufficienti, così va a finire che preparo sempre quantità industriali. E avanzano.
Troppo pochi per farci insieme una polentina per due persone, troppo pochi anche per un contorno.
E allora? Niente, allora apro il frigorifero....l'ultimo pezzetto di rigatino toscano è lì in un angolino, strettamente avvolto nella pellicola. Uhm...quantità sufficiente per un soffritto....mi viene in mente un sugo da cucina anni '70, che facevo appena sposata. Ok, vada per quello, ma che formato di pasta? Già perchè secondo me ogni formato ha il "suo" sugo....qui ci vedevo bene una pasta un po' diversa, grossa, nervosa, che prendesse bene il condimento....guardo in dispensa cercando la pasta giusta e trovo un pacchetto di mafaldone ricce che avevo comprato per disperazione, quando cercavo e non trovavo invece le lasagne ricce. Ovviamente poi le lasagne ricce le avevo trovate e questo pacchetto l'avevo messo in stand by.
Ma finalmente è arrivato anche per loro il momento di gloria...
Lasagnette ricce, pancetta e funghi
Lasagnette ricce, q.b.
funghi trifolati
(quanto saranno stati? Mah, forse 200/250 gr. da cotti)
80 gr rigatino toscano (pancetta)
1 scatola di pelati
2 spicchi d'aglio
mezzo bicchiere di vino rosso
olio, sale, pepe
parmigiano grattugiato
un ciuffo di prezzemolo tritato
in una larga padella lasciate imbiondire nell'olio gli spicchi d'aglio, un po' del prezzemolo tritato, aggiungete il rigatino tagliato a pezzetti abbastanza piccoli, lasciate insaporire quindi e sfumate con il vino rosso.
Aggiungete i funghi già trifolati e mescolate perchè prendano sapore insieme alla pancetta. Salate e pepate generosamente.
Passate o tritate i pelati, uniteli ai funghi, aggiungete un poco di acqua calda o di brodo vegetale caldo e lasciate cuocere il sugo per circa mezz'ora, a fuoco basso. Se alla fine fosse ancora un po' lento, lasciatelo qualche minuto in più sul fuoco finchè è della densità giusta.
Spegnete il fuoco e spolverate leggermente di prezzemolo tritato.
Cuocete la pasta al dente, scolatela bene e versatela nel tegame del sugo, mantecate mescolando delicatamente per non rompere le lasagnette ricce ma in modo che prendano bene il condimento.
Mettete nei piatti caldi e aggiungete una buona grattugiata di parmigiano e l'ultimo pizzico di prezzemolo, per colorare..
Buon appetito!
Li avevo cotti in abbondanza, come al mio solito. Ho sempre paura che le dosi non siano sufficienti, così va a finire che preparo sempre quantità industriali. E avanzano.
Troppo pochi per farci insieme una polentina per due persone, troppo pochi anche per un contorno.
E allora? Niente, allora apro il frigorifero....l'ultimo pezzetto di rigatino toscano è lì in un angolino, strettamente avvolto nella pellicola. Uhm...quantità sufficiente per un soffritto....mi viene in mente un sugo da cucina anni '70, che facevo appena sposata. Ok, vada per quello, ma che formato di pasta? Già perchè secondo me ogni formato ha il "suo" sugo....qui ci vedevo bene una pasta un po' diversa, grossa, nervosa, che prendesse bene il condimento....guardo in dispensa cercando la pasta giusta e trovo un pacchetto di mafaldone ricce che avevo comprato per disperazione, quando cercavo e non trovavo invece le lasagne ricce. Ovviamente poi le lasagne ricce le avevo trovate e questo pacchetto l'avevo messo in stand by.
Ma finalmente è arrivato anche per loro il momento di gloria...
Lasagnette ricce, pancetta e funghi
Lasagnette ricce, q.b.
funghi trifolati
(quanto saranno stati? Mah, forse 200/250 gr. da cotti)
80 gr rigatino toscano (pancetta)
1 scatola di pelati
2 spicchi d'aglio
mezzo bicchiere di vino rosso
olio, sale, pepe
parmigiano grattugiato
un ciuffo di prezzemolo tritato
in una larga padella lasciate imbiondire nell'olio gli spicchi d'aglio, un po' del prezzemolo tritato, aggiungete il rigatino tagliato a pezzetti abbastanza piccoli, lasciate insaporire quindi e sfumate con il vino rosso.
Aggiungete i funghi già trifolati e mescolate perchè prendano sapore insieme alla pancetta. Salate e pepate generosamente.
Passate o tritate i pelati, uniteli ai funghi, aggiungete un poco di acqua calda o di brodo vegetale caldo e lasciate cuocere il sugo per circa mezz'ora, a fuoco basso. Se alla fine fosse ancora un po' lento, lasciatelo qualche minuto in più sul fuoco finchè è della densità giusta.
Spegnete il fuoco e spolverate leggermente di prezzemolo tritato.
Cuocete la pasta al dente, scolatela bene e versatela nel tegame del sugo, mantecate mescolando delicatamente per non rompere le lasagnette ricce ma in modo che prendano bene il condimento.
Mettete nei piatti caldi e aggiungete una buona grattugiata di parmigiano e l'ultimo pizzico di prezzemolo, per colorare..
Buon appetito!
primi
ricette per le feste
tempo di funghi.
Sui banchi del fruttivendolo il posto d'onore ora ce l'hanno i funghi. La settimana scorsa dei freschissimi porcini occhieggiavano in un cestino foderato di foglie di vite, stranamente non arrivavano dalla Bulgaria, o dai paesi dell'Est come tutti quelli che ho visto al super. Sono stata tentata, ho pensato che sarebbero sati benissimo in un buon risotto. Mi son decisa e ne ho comprato qualcuno.
Tornando a casa con la spesa arriva la telefonata..... Mamma, domenica siamo a pranzo da te, viene anche una comune amica.
La notizia che avrò una gradita ospite mi fa molto piacere, è parecchio che non ci vediamo e sono contenta di poterla riabbracciare.
A questo punto il programma cambia. I funghi che ho comprato non sono sufficienti, ma ne ho una buona quantità in freezer. Userò anche quelli, ma..... invece del risotto perchè non delle crespelle?
Fagottini ai funghi in crema di parmigiano
per 8/9 persone
per circa 30 crespelle:
3 uova intere
500 ml latte
200/220 gr farina
50 gr burro fuso
sale
per il ripieno:
1 kg circa di porcini freschi
(oppure surgelati)
se preferite potete anche usare i funghi misti, sempre surgelati
250 gr ricotta vaccina, fresca
3 cucchiai colmi di parmigiano grattugiato
1 ciuffo di prezzemolo tritato
1 spicchio d'aglio
olio e.v.
sale, pepe
per la salsa di parmigiano:
250 gr parmigiano reggiano grattugiato
200 ml panna liquida fresca
poca noce moscata
per completare:
2 piccoli porri
Per prima cosa, sfogliate i porri ricavandone la parte più verde. Tuffate qualche istante le foglie in acqua bollente salata quindi scolatele e passatele velocemente sotto l'acqua fredda in modo da fissare il colore.
Mettetele ben tese su un canovaccio da cucina ad asciugare, senza sovrapporle. Tenete da parte.
Preparate le crespelle.
Fate fondere il burro, e lasciatelo intiepidire.
In una ciotola sbattete le uova con una frusta a mano, aggiungete pian piano la farina e stemperate man mano con il latte, fino ad avere una pastella densa e fluida. Aggiungete il burro fuso e regolate di sale.
Coprite e lasciate riposare la pastella per una mezz'ora, a temperatura ambiente.
Trascorso il tempo, ungete leggermente un padellino o una crepiera con del burro. Mettete sul fuoco e quando è caldo, versate un mestolino di pastella, spargendola in modo concentrico e lasciate cuocere. Non appena i bordi iniziano a sollevarsi, usando una spatola di legno, giratela dall'altro lato. Lasciate cuocere ancora un paio di munuti, quindi trasferitela su un piatto. Continuate allo stesso modo fino ad esaurire la pastella.
Otterrete circa una trentina di crespelle. Potete anche prepararle in anticipo. Io lo preferisco, perchè è un lavoro noioso e porta via abbastanza tempo. Per cui le faccio la sera prima e le conservo, una volta raffreddate completamente, in frigo avvolte nella pellicola in modo che non si asciughino troppo.
Mondate i funghi, puliteli con un panno umido. Io preferisco comunque passarli velocemente sotto l'acqua, evitando di bagnare troppo i tuboli. Ho l'impressione di pulirli meglio, e pazienza se assorbono acqua, dovranno comunque cuocere e l'acqua si assorbirà.
Una volta ben puliti e asciugati, affettateli e riduceteli in pezzi regolari.
Se usate quelli surgelati ovviamente questa operazione non servirà. Basterà metterli, ancora surgelati, nella padella con l'olio caldo e lasciarli cuocere finché tutto il loro liquido si sarà riassorbito.
In una larga padella scaldate un goccio d'olio, aggiungete uno spicchio d'aglio e unite i funghi, mescolate spesso in modo che non coloriscano. Rilasceranno il loro liquido e cuoceranno velocemente.
Alla fine aggiungete anche un poco del prezzemolo tritato. Se i pezzi di funghi vi sembrano troppo grossi, date una grossolana tritata. Andranno nel ripieno, non si noterà. Tenete però da parte qualche fettina, per la decorazione.
Spegnete e lasciate raffreddare.
In una ciotola mettete la ricotta, fatela diventare cremosa e liscia mescolandola energicamente con una forchetta, aggiungete i funghi, il parmigiano grattugiato, il resto del prezzemolo tritato, un pizzico di sale e una macinata di pepe bianco. Mescolate per amalgamare il tutto.
Ora riprendete le foglie di porro, con un coltellino dalla lama affilata, tagliatele per il lungo, ricavatene delle stringhe e preparate i pacchettini.
Mettete una crespella sul tagliere, nel centro mettete una cucchiaiata abbondante di funghi e ricotta e ripiegate i lati sul ripieno in modo da formare dei fagottini. Legate ogni fagottino a mo' di pacchetto con le stringhe di porro e allineate tutto in una teglia, molto ben imburrata. Cospargete di fiocchetti di burro e date una leggera spolverata di parmigiano. Mettete in forno a 180° statico per circa 15 minuti, dovranno solo scaldarsi.
Mentre i fagottini sono in forno, preparate le crema di parmigiano.
In un pentolino mettete a scaldare la panna, appena accenna a fremere, unite il parmigiano mescolando con una piccola frusta per stemperare tutto, poi con una spatola, in modo che tutto sa perfettamente liscio.
Profumate con una grattatina di noce moscata e tenete in caldo.
Scaldate delle cocotte in forno, in modo che mantengano il calore. Versate un velo di crema di parmigiano nelle cocottes scaldate, appoggiatevi sopra un paio di fagottini ai funghi e decorate le fettine di porcino tenute da parte.
Servite ben caldo.
Tornando a casa con la spesa arriva la telefonata..... Mamma, domenica siamo a pranzo da te, viene anche una comune amica.
La notizia che avrò una gradita ospite mi fa molto piacere, è parecchio che non ci vediamo e sono contenta di poterla riabbracciare.
A questo punto il programma cambia. I funghi che ho comprato non sono sufficienti, ma ne ho una buona quantità in freezer. Userò anche quelli, ma..... invece del risotto perchè non delle crespelle?
Fagottini ai funghi in crema di parmigiano
per 8/9 persone
per circa 30 crespelle:
3 uova intere
500 ml latte
200/220 gr farina
50 gr burro fuso
sale
per il ripieno:
1 kg circa di porcini freschi
(oppure surgelati)
se preferite potete anche usare i funghi misti, sempre surgelati
250 gr ricotta vaccina, fresca
3 cucchiai colmi di parmigiano grattugiato
1 ciuffo di prezzemolo tritato
1 spicchio d'aglio
olio e.v.
sale, pepe
per la salsa di parmigiano:
250 gr parmigiano reggiano grattugiato
200 ml panna liquida fresca
poca noce moscata
per completare:
2 piccoli porri
Per prima cosa, sfogliate i porri ricavandone la parte più verde. Tuffate qualche istante le foglie in acqua bollente salata quindi scolatele e passatele velocemente sotto l'acqua fredda in modo da fissare il colore.
Mettetele ben tese su un canovaccio da cucina ad asciugare, senza sovrapporle. Tenete da parte.
Preparate le crespelle.
Fate fondere il burro, e lasciatelo intiepidire.
In una ciotola sbattete le uova con una frusta a mano, aggiungete pian piano la farina e stemperate man mano con il latte, fino ad avere una pastella densa e fluida. Aggiungete il burro fuso e regolate di sale.
Coprite e lasciate riposare la pastella per una mezz'ora, a temperatura ambiente.
Trascorso il tempo, ungete leggermente un padellino o una crepiera con del burro. Mettete sul fuoco e quando è caldo, versate un mestolino di pastella, spargendola in modo concentrico e lasciate cuocere. Non appena i bordi iniziano a sollevarsi, usando una spatola di legno, giratela dall'altro lato. Lasciate cuocere ancora un paio di munuti, quindi trasferitela su un piatto. Continuate allo stesso modo fino ad esaurire la pastella.
Otterrete circa una trentina di crespelle. Potete anche prepararle in anticipo. Io lo preferisco, perchè è un lavoro noioso e porta via abbastanza tempo. Per cui le faccio la sera prima e le conservo, una volta raffreddate completamente, in frigo avvolte nella pellicola in modo che non si asciughino troppo.
Mondate i funghi, puliteli con un panno umido. Io preferisco comunque passarli velocemente sotto l'acqua, evitando di bagnare troppo i tuboli. Ho l'impressione di pulirli meglio, e pazienza se assorbono acqua, dovranno comunque cuocere e l'acqua si assorbirà.
Una volta ben puliti e asciugati, affettateli e riduceteli in pezzi regolari.
Se usate quelli surgelati ovviamente questa operazione non servirà. Basterà metterli, ancora surgelati, nella padella con l'olio caldo e lasciarli cuocere finché tutto il loro liquido si sarà riassorbito.
In una larga padella scaldate un goccio d'olio, aggiungete uno spicchio d'aglio e unite i funghi, mescolate spesso in modo che non coloriscano. Rilasceranno il loro liquido e cuoceranno velocemente.
Alla fine aggiungete anche un poco del prezzemolo tritato. Se i pezzi di funghi vi sembrano troppo grossi, date una grossolana tritata. Andranno nel ripieno, non si noterà. Tenete però da parte qualche fettina, per la decorazione.
Spegnete e lasciate raffreddare.
In una ciotola mettete la ricotta, fatela diventare cremosa e liscia mescolandola energicamente con una forchetta, aggiungete i funghi, il parmigiano grattugiato, il resto del prezzemolo tritato, un pizzico di sale e una macinata di pepe bianco. Mescolate per amalgamare il tutto.
Ora riprendete le foglie di porro, con un coltellino dalla lama affilata, tagliatele per il lungo, ricavatene delle stringhe e preparate i pacchettini.
Mettete una crespella sul tagliere, nel centro mettete una cucchiaiata abbondante di funghi e ricotta e ripiegate i lati sul ripieno in modo da formare dei fagottini. Legate ogni fagottino a mo' di pacchetto con le stringhe di porro e allineate tutto in una teglia, molto ben imburrata. Cospargete di fiocchetti di burro e date una leggera spolverata di parmigiano. Mettete in forno a 180° statico per circa 15 minuti, dovranno solo scaldarsi.
Mentre i fagottini sono in forno, preparate le crema di parmigiano.
In un pentolino mettete a scaldare la panna, appena accenna a fremere, unite il parmigiano mescolando con una piccola frusta per stemperare tutto, poi con una spatola, in modo che tutto sa perfettamente liscio.
Profumate con una grattatina di noce moscata e tenete in caldo.
Scaldate delle cocotte in forno, in modo che mantengano il calore. Versate un velo di crema di parmigiano nelle cocottes scaldate, appoggiatevi sopra un paio di fagottini ai funghi e decorate le fettine di porcino tenute da parte.
Servite ben caldo.
dolci al cucchiaio
dolci alla frutta
dolci e dessert
ricette per le feste
senza glutine
Due mele
due belle Golden, avanzate dalla preparazione di una torta di mele, poi finita nella spazzatura.
Chissà cosa ho combinato con quella torta, alla prima lettura mi sembrava una ricetta affidabile, e che ci vorrà mai a fare una torta di mele? E invece.....
Ma possibile che gli insuccessi ti capitino sempre quando hai ospiti? Comunque ben mi sta. Mai fare ricette nuove se hai ospiti, mai, meglio affidarsi a quelle abituali. E' una regola di vita.
Tornando alle mie due mele. La domanda sorge spontanea, che ci faccio? Stanno sul portafrutta da una settimana, cominciano a dar segni di invecchiamento, ma di mangiarle proprio non se ne parla. Non ho voglia di usarle col salato e la mia gola mi dice che sarebbe bene fare un dolcetto da fine pasto. Una charlotte? Ma sì dai....
E allora comincio a ravanare nella dispensa, in cerca di una mezza confezione di savoiardi che mi pareva di avere. E no, non li trovo, quindi niente savoiardi...eppure ero certa che ci fossero. Scommetto che quel signore che abita con me, sa qualcosa su come sono spariti..
Ma alla charlotte non rinuncio, ormai ce l'ho in testa e la devo fare assolutamente.
In compenso trovo mezzo pacchetto di amarettini secchi, che avevo comprato per mia madre, che li adora.
Un pacchetto quasi finito di pane ai cereali in cassetta è lì in bella mostra, e la lampadina si accende.
Ravanando, ravanando, trovo anche un rimasuglio di uvetta sultanina e tiro giù il barattolo dello zucchero scuro, quello grezzo. Apro e annuso, quanto mi piace il suo profumo! Ne è rimasto poco e si sta indurendo troppo, meglio che lo usi.
Dopo aver rovistato nella dispensa, la charlotte prende forma nella mia mente, ma non sarà raffinata ed elegante come il suo nome...
Minicharlotte rustica alle mele
2 grosse mele Golden (circa 500gr)
50 gr fecola di patate
80 gr di amaretti secchi
150/180 gr burro
2 uova grandi
80 gr zucchero grezzo, scuro
70 gr uvetta sultanina
mezzo bicchiere abbondante di Calvados
1 pizzico di sale
1 pizzico di cannella
1 cucchiaino estratto di vaniglia
pane in cassetta, ai cereali
per la crema inglese:
1/2 l. latte
5 tuorli
130 gr zucchero
1 cucchiaino essenza di vaniglia
per le mele caramellate:
1 mela
2 o 3 cucchiai abbondanti di zucchero semolato
1 cucchiaio d'acqua
1 cucchiaino di succo di limone
per completare il dolce:
200 gr panna liquida fresca
1 cucchiaio raso di zucchero a velo
poca gelatina di albicocche
In una ciotola mettete ad ammollarsi l'uveta con un goccio di acqua tiepida e un paio di cucchiai di Calvados, e tenete da parte.
Sbucciate le mele, riducetele a tocchetti più o meno regolari.
Disponetele in una larga padella antiaderente, copritele con metà dello zucchero e accendete il fuoco a fiamma abbastanza viva, lasciate che inizino a rosolare e sfumate con il Calvados rimasto, aggiungete un pizzico di cannella, abbassate la fiamma e lasciate cuocere una decina di minuti. Quindi spegnete e fate intiepidire.
Dovranno essere più o meno così:
Una volta intiepidite, trasferitele in una terrina.
Tritate a farina gli amaretti. Nella ciotola delle mele unite la fecola e mescolate il tutto, poi la farina di amaretti, il restante zucchero, separate le uova conservando gli albumi e unite anche i due tuorli. Mescolate accuratamente. Unite anche il pizzico di sale, la vaniglia, l'uvetta ben scolata e strizzata, Se vi sembra che il composto sia troppo consistente e duro da mescolare, ammorbiditelo con un goccio di latte o di Calvados.
Montate a neve ferma gli albumi e incorporateli al composto di mele.
Ora prendete il pane in cassetta e dividetene qualche fetta a metà, in modo da avere due rettangoli, eliminando la crosta dei bordi, e qualche altra fetta invece in quattro piccoli quadrati. Schiacciateli leggermente con le mani per appiattirli bene e allargarli leggermente. Serviranno due fette rettangolari e un quadratino per ogni stampo.
Prendete delle cocottine, imburratele abbondantemente. Ora passate le fette rettangolari nel burro, badando che siano ben impregnate, strizzatele leggermente comprimendole e facendo attenzione a non romperle. Foderate con il pane inzuppato i lati delle cocottine. Fate la stessa operazione con i quadratini di pane e posateli sul fondo delle pirofiline in modo da creare l'involucro per la charlotte.
A questo punto, usando un cucchiaio riempite la cavità delle cocottine con l'impasto a base di mele, disponetele man mano su una teglia e infornate.
Cuocete in forno (già caldo) a 160° statico, per circa quaranta minuti. Più o meno, dipende dal forno.
Togliete dal forno e lasciate intiepidire, dopodichè sformate, capovolgetele e mettete a raffreddare su una gratella.
Una volta fredde, spennellatele da tutti i lati con della gelatina di albicocche, per lucidarle.
Poco prima di servire preparate le mele caramellate.
Preparate un caramello biondo con gli ingredienti, affettate sottilmente la mela lasciando la buccia, magari cospargete le fettine di mela con un poco di limone affinchè non anneriscano e con l'ausilio di una pinza da cucina, tuffatele nel caramello facendo in modo che si ricoprano completamente, quindi appoggiatele su un foglio di carta forno a raffreddare.
Preparate anche la crema inglese.
Scaldate il latte con la vaniglia. Montate i tuorli con lo zucchero e quando il latte inizia a dare segni di ebollizione, toglietelo dal fuoco e versatelo a filo sui tuorli montanti, mescolando con una frusta o una spatola. Rimettete la crema ssu fuoco dolce e cuocete mescolando fin quando arriva alla temperatura di 85°, oppure finchè si ispessice e vela il cucchiaio. Fate attenzione a che non vada in ebollizione.
Tenetela da parte a raffreddare.
Ora montate la panna a neve ferma, a metà operazione dolcificatela con un cucchiaio di zucchero a velo.
e trasferitela in una sac à poche con la bocchetta grande spizzata.
Sul piatto di servizio, mettete qualche cucchiaio di crema inglese, appoggiatevi sopra una piccola charlotte, decoratela con un ciuffo di panna montata e appoggiate sulla panna una fettina di mela caramellata. Una leggera spolverata di cannella completerà il tutto.
l'interno, che dovrà essere abbastanza umido e fondente.
Questo, se si elimina il pane, volendo è un dolce gluten free
Basta imburrare abbondantemente uno stampino in alluminio della Domopack, riempirlo con l'impasto e cuocerlo in forno a 160°. Qui basterà mezz'ora per cuocerlo a puntino.
Il resto è tutto uguale, così:
Con queste dosi, mi son venute quattro belle minicharlotte e due piccole gluten free.
Credo che le due mele abbiano avuto una degna fine...
Chissà cosa ho combinato con quella torta, alla prima lettura mi sembrava una ricetta affidabile, e che ci vorrà mai a fare una torta di mele? E invece.....
Ma possibile che gli insuccessi ti capitino sempre quando hai ospiti? Comunque ben mi sta. Mai fare ricette nuove se hai ospiti, mai, meglio affidarsi a quelle abituali. E' una regola di vita.
Tornando alle mie due mele. La domanda sorge spontanea, che ci faccio? Stanno sul portafrutta da una settimana, cominciano a dar segni di invecchiamento, ma di mangiarle proprio non se ne parla. Non ho voglia di usarle col salato e la mia gola mi dice che sarebbe bene fare un dolcetto da fine pasto. Una charlotte? Ma sì dai....
E allora comincio a ravanare nella dispensa, in cerca di una mezza confezione di savoiardi che mi pareva di avere. E no, non li trovo, quindi niente savoiardi...eppure ero certa che ci fossero. Scommetto che quel signore che abita con me, sa qualcosa su come sono spariti..
Ma alla charlotte non rinuncio, ormai ce l'ho in testa e la devo fare assolutamente.
In compenso trovo mezzo pacchetto di amarettini secchi, che avevo comprato per mia madre, che li adora.
Un pacchetto quasi finito di pane ai cereali in cassetta è lì in bella mostra, e la lampadina si accende.
Ravanando, ravanando, trovo anche un rimasuglio di uvetta sultanina e tiro giù il barattolo dello zucchero scuro, quello grezzo. Apro e annuso, quanto mi piace il suo profumo! Ne è rimasto poco e si sta indurendo troppo, meglio che lo usi.
Dopo aver rovistato nella dispensa, la charlotte prende forma nella mia mente, ma non sarà raffinata ed elegante come il suo nome...
Minicharlotte rustica alle mele
2 grosse mele Golden (circa 500gr)
50 gr fecola di patate
80 gr di amaretti secchi
150/180 gr burro
2 uova grandi
80 gr zucchero grezzo, scuro
70 gr uvetta sultanina
mezzo bicchiere abbondante di Calvados
1 pizzico di sale
1 pizzico di cannella
1 cucchiaino estratto di vaniglia
pane in cassetta, ai cereali
per la crema inglese:
1/2 l. latte
5 tuorli
130 gr zucchero
1 cucchiaino essenza di vaniglia
per le mele caramellate:
1 mela
2 o 3 cucchiai abbondanti di zucchero semolato
1 cucchiaio d'acqua
1 cucchiaino di succo di limone
per completare il dolce:
200 gr panna liquida fresca
1 cucchiaio raso di zucchero a velo
poca gelatina di albicocche
In una ciotola mettete ad ammollarsi l'uveta con un goccio di acqua tiepida e un paio di cucchiai di Calvados, e tenete da parte.
Sbucciate le mele, riducetele a tocchetti più o meno regolari.
Disponetele in una larga padella antiaderente, copritele con metà dello zucchero e accendete il fuoco a fiamma abbastanza viva, lasciate che inizino a rosolare e sfumate con il Calvados rimasto, aggiungete un pizzico di cannella, abbassate la fiamma e lasciate cuocere una decina di minuti. Quindi spegnete e fate intiepidire.
Dovranno essere più o meno così:
Una volta intiepidite, trasferitele in una terrina.
Tritate a farina gli amaretti. Nella ciotola delle mele unite la fecola e mescolate il tutto, poi la farina di amaretti, il restante zucchero, separate le uova conservando gli albumi e unite anche i due tuorli. Mescolate accuratamente. Unite anche il pizzico di sale, la vaniglia, l'uvetta ben scolata e strizzata, Se vi sembra che il composto sia troppo consistente e duro da mescolare, ammorbiditelo con un goccio di latte o di Calvados.
Montate a neve ferma gli albumi e incorporateli al composto di mele.
Ora prendete il pane in cassetta e dividetene qualche fetta a metà, in modo da avere due rettangoli, eliminando la crosta dei bordi, e qualche altra fetta invece in quattro piccoli quadrati. Schiacciateli leggermente con le mani per appiattirli bene e allargarli leggermente. Serviranno due fette rettangolari e un quadratino per ogni stampo.
Prendete delle cocottine, imburratele abbondantemente. Ora passate le fette rettangolari nel burro, badando che siano ben impregnate, strizzatele leggermente comprimendole e facendo attenzione a non romperle. Foderate con il pane inzuppato i lati delle cocottine. Fate la stessa operazione con i quadratini di pane e posateli sul fondo delle pirofiline in modo da creare l'involucro per la charlotte.
A questo punto, usando un cucchiaio riempite la cavità delle cocottine con l'impasto a base di mele, disponetele man mano su una teglia e infornate.
Cuocete in forno (già caldo) a 160° statico, per circa quaranta minuti. Più o meno, dipende dal forno.
Togliete dal forno e lasciate intiepidire, dopodichè sformate, capovolgetele e mettete a raffreddare su una gratella.
Una volta fredde, spennellatele da tutti i lati con della gelatina di albicocche, per lucidarle.
Poco prima di servire preparate le mele caramellate.
Preparate un caramello biondo con gli ingredienti, affettate sottilmente la mela lasciando la buccia, magari cospargete le fettine di mela con un poco di limone affinchè non anneriscano e con l'ausilio di una pinza da cucina, tuffatele nel caramello facendo in modo che si ricoprano completamente, quindi appoggiatele su un foglio di carta forno a raffreddare.
Preparate anche la crema inglese.
Scaldate il latte con la vaniglia. Montate i tuorli con lo zucchero e quando il latte inizia a dare segni di ebollizione, toglietelo dal fuoco e versatelo a filo sui tuorli montanti, mescolando con una frusta o una spatola. Rimettete la crema ssu fuoco dolce e cuocete mescolando fin quando arriva alla temperatura di 85°, oppure finchè si ispessice e vela il cucchiaio. Fate attenzione a che non vada in ebollizione.
Tenetela da parte a raffreddare.
Ora montate la panna a neve ferma, a metà operazione dolcificatela con un cucchiaio di zucchero a velo.
e trasferitela in una sac à poche con la bocchetta grande spizzata.
Sul piatto di servizio, mettete qualche cucchiaio di crema inglese, appoggiatevi sopra una piccola charlotte, decoratela con un ciuffo di panna montata e appoggiate sulla panna una fettina di mela caramellata. Una leggera spolverata di cannella completerà il tutto.
l'interno, che dovrà essere abbastanza umido e fondente.
Questo, se si elimina il pane, volendo è un dolce gluten free
Basta imburrare abbondantemente uno stampino in alluminio della Domopack, riempirlo con l'impasto e cuocerlo in forno a 160°. Qui basterà mezz'ora per cuocerlo a puntino.
Il resto è tutto uguale, così:
Con queste dosi, mi son venute quattro belle minicharlotte e due piccole gluten free.
Credo che le due mele abbiano avuto una degna fine...
dolci al cucchiaio
dolci e dessert
Profumo di cannella
Questa spezia è forse una delle più antiche e vanta una storia millenaria, era già usata dagli antichi Egizi nel 3000
a.C. Viene pure citata nella Bibbia, nel libro
dell'Esodo, quando Dio ordina a Mosè di consacrare il Tempio con un
misto di sostanze aromatiche.Nel bacino del Mediterraneo la cannella era nota per il suo alto valore
già nell'epoca classica, e lo stesso Plinio ne lamentava il prezzo
esorbitante. Durante il Medioevo era uno dei costosi doni che i nobili
facevano a re e regine come simbolo di prestigio. I suoi principi
terapeutici servivano per curare tosse e mal di gola, mentre le sue
qualità aromatiche la facevano spargere a profusione su ogni pietanza
dolce o salata, rendendola immancabile nella cucina di corte, assieme al
pepe. Nell’Ottocento era una delle quattro spezie automaticamente considerate
nei libri di cucina quando si parlava di “un pizzico di spezie o di
droghe” (le altre erano noce moscata, chiodi di garofano e pepe)
Oggi la cannella è apprezzata non solo per l’aroma dolce e delicato, ma anche per gli effetti benefici che ha nella cura dei disturbi come raffreddore, indigestione, reumatismi. I polifenoli contenuti in questa spezia, la cui attività nell'organismo è paragonabile a quella dell'insulina, riducono inoltre la glicemia ed evitano che il glucosio nel sangue si trasformi in deposito di grasso.
il profumo della cannella evoca in me ricordi lontani, quando mia madre ne metteva un pizzico sugli anelli roventi della stufa a legna, e la sua torta di mele, una delle poche che sapeva fare, era sempre profumata di cannella.
La metto sempre anch'io nelle torte di mele, qualsiasi ricetta faccia, che la preveda o no.
Annusare il suo profumo è un po' come tornare indietro nel tempo.
Così, mentre montavo i tuorli per fare un dolce al cucchiaio, ho pensato che il profumo di cannella ci sarebbe stato proprio bene....
Crème brulée alla cannella
1 lt. panna liquida fresca
10 tuorli di uova grandi
160 gr zucchero
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 pezzetto di stecca di cannella
1 cucchiaino di cannella in polvere
zucchero di canna q.b. per caramellare
scaldate la panna con la cannella sbriciolata e il cucchiaino di cannella in polvere. Al primo cenno di bollore, spegnete il fuoco, coprite con un coperchio e lasciate riposare per circa 15 o 20 minuti.
Nel frattempo montate i tuorli con lo zucchero fino a farli sbianchire, aggiungete il cucchiaino di estratto di vaniglia.
Accendete il forno, statico, a 150°. Mettete in forno una teglia con dell'acqua già molto calda.
Filtrate la panna attraverso un colino foderato con una garzina in modo che trattenga la polvere di cannella e il resto. Versate la panna filtrata, poca alla volta, sui tuorli, senza montare, basterà mescolare con un cucchiaio o una spatola, per non incorporare aria.
Riempite fin poco sotto l'orlo delle pirofiline da forno e posatele dentro la teglia con l'acqua calda, che dovrà arrivare alla loro metà altezza-
Cuocete per circa un'ora e mezza, forse meno, dipende dal forno. E' pronta quando il centro è ancora leggermente tremolante e i bordi un poco più rassodati.
Aprite leggermente lo sportello del forno e lasciatele raffreddare nel loro bagnomaria, dentro il forno stesso.
Una volta raffreddate completamente, coprite ogni singola pirofila con della pellicola e conservatele in frigorifero fino al momento di servire. Io le ho preparate la sera prima, così hanno avuto modo di compattarsi per bene.
Al momento di servire, eliminate la pellicola, cospargete la superficie di ogni pirofilina con dello zucchero di canna, in modo abbastanza omogeneo.
Bruciate velocemente col cannello, oppure fatele caramellare sotto il grill molto caldo.
Adoro quel croc che fa la crosticina di caramello quando la spezzo col cucchiaino!
Oggi la cannella è apprezzata non solo per l’aroma dolce e delicato, ma anche per gli effetti benefici che ha nella cura dei disturbi come raffreddore, indigestione, reumatismi. I polifenoli contenuti in questa spezia, la cui attività nell'organismo è paragonabile a quella dell'insulina, riducono inoltre la glicemia ed evitano che il glucosio nel sangue si trasformi in deposito di grasso.
il profumo della cannella evoca in me ricordi lontani, quando mia madre ne metteva un pizzico sugli anelli roventi della stufa a legna, e la sua torta di mele, una delle poche che sapeva fare, era sempre profumata di cannella.
La metto sempre anch'io nelle torte di mele, qualsiasi ricetta faccia, che la preveda o no.
Annusare il suo profumo è un po' come tornare indietro nel tempo.
Così, mentre montavo i tuorli per fare un dolce al cucchiaio, ho pensato che il profumo di cannella ci sarebbe stato proprio bene....
Crème brulée alla cannella
1 lt. panna liquida fresca
10 tuorli di uova grandi
160 gr zucchero
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 pezzetto di stecca di cannella
1 cucchiaino di cannella in polvere
zucchero di canna q.b. per caramellare
scaldate la panna con la cannella sbriciolata e il cucchiaino di cannella in polvere. Al primo cenno di bollore, spegnete il fuoco, coprite con un coperchio e lasciate riposare per circa 15 o 20 minuti.
Nel frattempo montate i tuorli con lo zucchero fino a farli sbianchire, aggiungete il cucchiaino di estratto di vaniglia.
Accendete il forno, statico, a 150°. Mettete in forno una teglia con dell'acqua già molto calda.
Filtrate la panna attraverso un colino foderato con una garzina in modo che trattenga la polvere di cannella e il resto. Versate la panna filtrata, poca alla volta, sui tuorli, senza montare, basterà mescolare con un cucchiaio o una spatola, per non incorporare aria.
Riempite fin poco sotto l'orlo delle pirofiline da forno e posatele dentro la teglia con l'acqua calda, che dovrà arrivare alla loro metà altezza-
Cuocete per circa un'ora e mezza, forse meno, dipende dal forno. E' pronta quando il centro è ancora leggermente tremolante e i bordi un poco più rassodati.
Aprite leggermente lo sportello del forno e lasciatele raffreddare nel loro bagnomaria, dentro il forno stesso.
Una volta raffreddate completamente, coprite ogni singola pirofila con della pellicola e conservatele in frigorifero fino al momento di servire. Io le ho preparate la sera prima, così hanno avuto modo di compattarsi per bene.
Al momento di servire, eliminate la pellicola, cospargete la superficie di ogni pirofilina con dello zucchero di canna, in modo abbastanza omogeneo.
Bruciate velocemente col cannello, oppure fatele caramellare sotto il grill molto caldo.
Adoro quel croc che fa la crosticina di caramello quando la spezzo col cucchiaino!
memorie
primi
in una giornata grigia
di quelle che intristiscono i pensieri e che coprono tutto con una pesante coperta di malinconia. Una giornata di fine estate, con il pensiero al mare appena lasciato, la nostalgia del sole e della sabbia calda. Davanti a me l'attesa dell'autunno, col suo buio e il suo freddo, e non me ne importa nulla dei suoi bellissimi colori, a me pesa moltissimo, soprattutto per la mancanza della luce. Prodromi di inverno incombente....
Mi faccio un caffè, l'ennesimo oggi, ma ne ho bisogno per scrollarmi di dosso una strana apatia, la sensazione di essere confinata in un limbo da cui fatico ad uscire, nessuna voglia di fare. Passerà?
Ci vorrebbe un occhio di sole, una fetta di cielo azzurro rallegrato da qualche soffice nuvoletta bianca.
Invece le nuvole sono gonfie e tutte in grigio degradé. Anche belle nel loro genere a voler guardare....
Mi siedo sul divano con un libro. Tratteggia molto bene il carattere di un personaggio molto complesso, ne racconta la storia, e la lettura mi prende. Golia si acciambella appoggiandosi al mio fianco, Perla dorme tranquilla nel suo solito angolino del divano. Tutto è silenzio. Cosa abbastanza strana a quest'ora.
Le pagine scorrono, e ad un certo punto mi ritrovo a pensare che il personaggio del libro assomiglia a qualcuno che conoscevo molto bene, ne ritrovo il carattere fumino, lo spirito ribelle, ma anche molto dolce. Ritrovo la sua voglia di essere indipendente nonostante un piccolo handycap. Ritrovo la zia Paola.
Non era veramente una zia. La chiamavano così le mie figlie quando erano piccole e in casa nostra è rimasta per sempre la zia Paola.
Veniva da una delle valli bergamasche, la Valle Imagna. Lì, in una domenica di settembre aveva conosciuto Paolo, si erano subito innamorati e quasi subito fidanzati nonostante lui avesse un matrimonio sbagliato alle spalle. Ma lei si trasferì a Milano per convivere con lui, incurante delle convenzioni del tempo. In quegli anni il divorzio non esisteva ancora e le coppie di fatto erano considerate clandestine, come se amarsi senza essere sposati fosse una colpa inconfessabile.
Per contribuire al bilancio familiare era andata a lavorare in una grossa fabbrica che faceva condensatori e lì aveva lasciato tutte le prime falangi delle dita della mano destra sotto una trancia. Dovette smettere di lavorare e si ritrovò casalinga suo malagrado.Il suo tempo lo trascorreva pensando alla casa, che era sempre uno specchio, e riversando su Paolo tutte le sue attenzioni, amore e cure. Leggeva molto, ascoltava la radio, che teneva sempre accesa, giorno e notte, nonostante i brontolamenti di Paolo.
Naturalmente, zio Paolo per le mie figlie.
Molto più grandi di me e mio marito, avevano pressappoco l'età dei miei genitori, non avevano avuto figli e consideravano le mie bimbe come vere e proprie nipoti, le adoravano e le volevano spesso a casa loro. Fortunatamente abitavamo molto vicini, praticamente da un capo all'altro della stessa via, per cui era molto facile che passassi da loro con le mie figlie, non dico tutti i giorni, ma abbastanza spesso.
Paolo era un uomo corpulento, con un enorme paio di baffi spioventi, completamente grigi. Nato in provincia di Cremona, da giovane carabiniere durante la guerra aveva fatto la campagna di Grecia ed era tornato con una scheggia di granata nella gamba, poi, dopo vari lavori in diverse fabbriche, aveva comprato un piccolo camion, un Cerbiatto, e lavorava facendo consegne per i corrieri. Alla fine si era messo in proprio. Con mio marito ed altri autisti avevano messo su una piccola azienda di trasporti facendola crescere molto bene negli anni. Poi, come a volte capita, la diversa età dei vari soci e la conseguente diversa veduta delle cose fu il motivo per cui mio marito e un altro paio di soci più giovani, lasciarono. Ma con lo zio Paolo i rapporti continuarono sempre, per l'affetto che ci legava a lui e alla zia Paola.
Lei era appena un poco rotonda, forse appesantita dall'età, ma il suo fisico rivelava una figura ben proporzionata, doveva essere stata molto bella da giovane, capelli corti sempre in ordine, la tinta sempre a posto, grandi occhi scuri, una voce stentorea e un accento bergamasco che non perse mai, aveva un senso dell'umorismo molto spiccato, e le sue battute arrivavano fulminee, coglieva sempre il cuore delle situazioni e ironizzava sempre con molta intelligenza. .Le piaceva stare aggiornata sulla moda, amava i colori forti che le donavano molto. Aveva gusto e sapeva sempre scegliere le cose giuste per la sua età inoltre aveva un bel portamento, le stava bene praticamente tutto.
I rapporti fra loro erano sempre un po' scherzosi, si prendevano in giro a vicenda, ma erano molto uniti, lui la chiamava Paolina, e lei fingeva di arrabbiarsi perchè non le piaceva il diminutivo.
Paolo alla fine divorziò, ma restarono conviventi per i tre quarti della loro vita. Ad un certo punto, ormai avanti con gli anni, decisero di sposarsi. Paola credo che facesse pressione in questo senso, per molti motivi, non ultimo quello della reversibilità delle pensioni, la vecchiaia era molto vicina ed era l'ora di sistemare le cose.
Ricordo il trambusto e tutte le vicende legate alla preparazione del matrimonio. Per Paola tutto doveva essere perfetto, era finalmente arrivato il momento di realizzare il sogno di tutta la sua vita e niente doveva essere lasciato al caso. Vederli discutere sul colore dei fiori, sulla scelta delle bomboniere, sul tipo di menù del ristorante, sul colore dell'abito di lui, mi divertiva moltissimo, lui lo voleva blu e lei lo voleva grigio, alla fine la spuntò lei..
Una vecchia coppia collaudatissima che litigava su tutto e si comportava come una coppia di adolescenti.
Ovviamente vollero che le mie figlie facessero un po' da damigelle. Chiara era ancora piccolina, avrà avuto si e no 5 anni, Serena invece ne aveva ormai quasi 11. Si sposarono nel municipo del paese, con il sindaco avvolto nella fascia tricolore. Per il pranzo di matrimonio scelsero un ristorante sull'Adda, vicino a Trezzo, dove si andava qualche volta insieme. Ma è passato molto tempo, non mi ricordo nemmeno più come si chiamava...
Andavamo spesso a cena da loro, ci tenevano molto. A volte eravamo stanchi, e non se ne aveva voglia, ma per loro era importante averci intorno, per cui non rifiutavamo quasi mai.
Paola era un'ottima cuoca, amava perlopiù la cucina classica lombarda, ricordo i suoi brasati e i suoi arrosti, la cacciagione che serviva con la polenta gialla della sua valle, i suoi ossibuchi col risotto erano proverbiali! Da lei ho imparato a mettere gli amaretti nel ripieno del cappone natalizio da fare bollito, o nel ripieno della gallina......Vederla in cucina tirare la pasta, con quella sua mano così deformata mi stupiva sempre. Non doveva essere facile, ma lei andava svelta e sicura, arrotolava, stendeva, tirava il mattarello come una sfoglina bolognese...
Una sera fece gli gnocchi al ragù......già, gli gnocchi, uno dei piatti preferiti ancora oggi da mia figlia Chiara, quando era bimba ne andava letteralmente pazza, e lei lo sapeva... Erano davvero buoni i suoi gnocchi! Per un attimo la rivedo, stretta nel suo grembiulone immacolato, intenta ad impastare le patate con la farina, nella sua piccola cucina, calda e profumata di buon cibo....
Paolo se ne è andato prima di lei, lasciandola sola in quella casa grande e silenziosa. Poi, oltre 10 anni dopo se ne è andata anche lei. Era malata e un po' lontana con la testa e non aveva altri che un paio di nipoti che vivono nella bergamasca. Io andavo da lei un paio di volte a settimana e cercavo di rendermi utile magari facendole la spesa, o portandole del cibo già pronto..Pur potendo scegliere di stare con i nipoti bergamaschi, non ha mai voluto lasciare quella casa, nonostante fosse difficile vivere da sola, alla sua età e con i suoi problemi di salute.
Passo ogni tanto sotto le finestre della sua casa. E' rimasta chiusa per molti anni, ma ora credo l'abbiano venduta, la settimana scorsa ho visto delle finestre aperte. Ogni volta che alzo lo sguardo mi sembra di vederla affacciata a quel balcone e un nodo mi stringe la gola. Quante persone sono passate nella nostra vita, e tante hanno lasciato un segno profondo, lei e Paolo sono fra queste. Presenze importanti, che ci hanno dato molto e il cui ricordo rimane nel cuore per sempre.
Chiudo il libro, guardo l'orologio. Il tempo ha preso la rincorsa mentre me ne stavo a crogiolarmi nella malinconia, assorta nei miei pensieri e nei miei ricordi. E' ora che mi metta in cucina. Credo che farò qualcosa con le patate, tipo gnocchi, anche se mia figlia Chiara non li mangerà....
Mezzelune di patate ripiene di salsiccia e porri
per 2/3 persone
1 kg di patate a pasta bianca
300 gr farina
1 uovo
1 pizzico di sale
2 piccoli porri
200 gr salsiccia dolce a nastro
una noce di burro
poco vino bianco
poco olio
per condire:
burro q.b.
1 rametto di timo
1 spicchio d'aglio
parmigiano grattugiato a piacere
Una premessa, le dosi di farina che ho scritto sono abbastanza indicative, la quantità è quella che è occorsa a me, ma tutto dipende dalle patate, da quanto assorbono. Per cui regolatevi al momento, in base alle patate, all'occorrenza aumentate un pochino la farina se vedete che l'impasto non sta insieme, ma senza esagerare altrimenti vi ritroverete con delle palle da schioppo.
L'impasto dovrà essere morbido ma elastico e si deve maneggiare senza problemi.
lavate bene le patate sotto l'acqua corrente, cuocetele con la buccia. Io le ho cotte nel cestello per la cottura a vapore della pentola a pressione, per fare prima le ho sbucciate e tagliate a tocchi. Con questa cottura non assorbono acqua.
Mentre le patate cuociono, mondate i porri, eliminate la parte più verde, dura, e affettateli a rondelle. Fate fondere una noce di burro in una padella, aggiungete le rondelle di porro e fatele stufare a fuoco dolce finchè saranno morbide, regolate di sale e tenete da parte.
Spellate la salsiccia, riducetela a pezzetti piccoli, scaldate un goccio d'olio in un altro padellino e rosolateci la salsiccia, sfumate con il vino, e con la forchetta schiacciatela ulteriormente. Lasciate evaporare il vino, è pronta quando tutto il liquido si è assorbito. Tenete da parte anche la salsiccia.
Mettete a bollire una capace pentola piena d'acqua, salate.
Le patate saranno pronte, sbucciatele se le avete lasciate intere, e passatele con lo schiacciapatate. direttamente sulla spianatoia, lasciatele sfiatare dal vapore per un poco. Poi fate la fontana e aggiungete la farina, e l'uovo. Impastate fino a che tutto è perfettamente liscio e maneggevole. Raccogliete l'impasto a palla e pulite bene la spianatoia, quindi infarinatela.
Riprendete l'impasto delle patate, tiratelo con il mattarello infarinato fino allo spessore di circa 1 cm. o poco più.
Con un coppapasta, di diametro 9 o 10 cm. ricavate dei cerchi. Nel mezzo mettete un po' di porri e un po' di salsiccia, richiudete il cerchio a mezzaluna pressando bene i bordi per sigillarli, in modo che non si aprano in cottura. Allineate le mezzelune su un piano infarinato.
Ripetete la stessa operazione fino all'esaurimento degli ingredienti.
In un pentolino a parte, fate fondere il burro a fuoco dolce, insieme a uno spicchio d'aglio e a un rametto di timo.
Quando l'acqua accenna appena a bollire, aiutandovi con una schiumarola, mettete due o tre mezzelune per volta a cuocere. Sono pronte quando tendono a tornare a galla.
Scolatele subito, impiattatele e conditele con il burro fuso, una generosa spolverata di parmigiano completerà tutto.
Se vi piace, decorate con un rametto di timo.
Guardo fuori dalla finestra, il grigio si sta diradando, una nuvoletta bianca fa capolino fra quelle grigie e un buco d'azzurro cerca di farsi largo. Chissà se è Paola che ha sentito i miei pensieri...
Ciao zia Paola. Grazie.
Mi faccio un caffè, l'ennesimo oggi, ma ne ho bisogno per scrollarmi di dosso una strana apatia, la sensazione di essere confinata in un limbo da cui fatico ad uscire, nessuna voglia di fare. Passerà?
Ci vorrebbe un occhio di sole, una fetta di cielo azzurro rallegrato da qualche soffice nuvoletta bianca.
Invece le nuvole sono gonfie e tutte in grigio degradé. Anche belle nel loro genere a voler guardare....
Mi siedo sul divano con un libro. Tratteggia molto bene il carattere di un personaggio molto complesso, ne racconta la storia, e la lettura mi prende. Golia si acciambella appoggiandosi al mio fianco, Perla dorme tranquilla nel suo solito angolino del divano. Tutto è silenzio. Cosa abbastanza strana a quest'ora.
Le pagine scorrono, e ad un certo punto mi ritrovo a pensare che il personaggio del libro assomiglia a qualcuno che conoscevo molto bene, ne ritrovo il carattere fumino, lo spirito ribelle, ma anche molto dolce. Ritrovo la sua voglia di essere indipendente nonostante un piccolo handycap. Ritrovo la zia Paola.
Non era veramente una zia. La chiamavano così le mie figlie quando erano piccole e in casa nostra è rimasta per sempre la zia Paola.
Veniva da una delle valli bergamasche, la Valle Imagna. Lì, in una domenica di settembre aveva conosciuto Paolo, si erano subito innamorati e quasi subito fidanzati nonostante lui avesse un matrimonio sbagliato alle spalle. Ma lei si trasferì a Milano per convivere con lui, incurante delle convenzioni del tempo. In quegli anni il divorzio non esisteva ancora e le coppie di fatto erano considerate clandestine, come se amarsi senza essere sposati fosse una colpa inconfessabile.
Per contribuire al bilancio familiare era andata a lavorare in una grossa fabbrica che faceva condensatori e lì aveva lasciato tutte le prime falangi delle dita della mano destra sotto una trancia. Dovette smettere di lavorare e si ritrovò casalinga suo malagrado.Il suo tempo lo trascorreva pensando alla casa, che era sempre uno specchio, e riversando su Paolo tutte le sue attenzioni, amore e cure. Leggeva molto, ascoltava la radio, che teneva sempre accesa, giorno e notte, nonostante i brontolamenti di Paolo.
Naturalmente, zio Paolo per le mie figlie.
Molto più grandi di me e mio marito, avevano pressappoco l'età dei miei genitori, non avevano avuto figli e consideravano le mie bimbe come vere e proprie nipoti, le adoravano e le volevano spesso a casa loro. Fortunatamente abitavamo molto vicini, praticamente da un capo all'altro della stessa via, per cui era molto facile che passassi da loro con le mie figlie, non dico tutti i giorni, ma abbastanza spesso.
Paolo era un uomo corpulento, con un enorme paio di baffi spioventi, completamente grigi. Nato in provincia di Cremona, da giovane carabiniere durante la guerra aveva fatto la campagna di Grecia ed era tornato con una scheggia di granata nella gamba, poi, dopo vari lavori in diverse fabbriche, aveva comprato un piccolo camion, un Cerbiatto, e lavorava facendo consegne per i corrieri. Alla fine si era messo in proprio. Con mio marito ed altri autisti avevano messo su una piccola azienda di trasporti facendola crescere molto bene negli anni. Poi, come a volte capita, la diversa età dei vari soci e la conseguente diversa veduta delle cose fu il motivo per cui mio marito e un altro paio di soci più giovani, lasciarono. Ma con lo zio Paolo i rapporti continuarono sempre, per l'affetto che ci legava a lui e alla zia Paola.
Lei era appena un poco rotonda, forse appesantita dall'età, ma il suo fisico rivelava una figura ben proporzionata, doveva essere stata molto bella da giovane, capelli corti sempre in ordine, la tinta sempre a posto, grandi occhi scuri, una voce stentorea e un accento bergamasco che non perse mai, aveva un senso dell'umorismo molto spiccato, e le sue battute arrivavano fulminee, coglieva sempre il cuore delle situazioni e ironizzava sempre con molta intelligenza. .Le piaceva stare aggiornata sulla moda, amava i colori forti che le donavano molto. Aveva gusto e sapeva sempre scegliere le cose giuste per la sua età inoltre aveva un bel portamento, le stava bene praticamente tutto.
I rapporti fra loro erano sempre un po' scherzosi, si prendevano in giro a vicenda, ma erano molto uniti, lui la chiamava Paolina, e lei fingeva di arrabbiarsi perchè non le piaceva il diminutivo.
Paolo alla fine divorziò, ma restarono conviventi per i tre quarti della loro vita. Ad un certo punto, ormai avanti con gli anni, decisero di sposarsi. Paola credo che facesse pressione in questo senso, per molti motivi, non ultimo quello della reversibilità delle pensioni, la vecchiaia era molto vicina ed era l'ora di sistemare le cose.
Ricordo il trambusto e tutte le vicende legate alla preparazione del matrimonio. Per Paola tutto doveva essere perfetto, era finalmente arrivato il momento di realizzare il sogno di tutta la sua vita e niente doveva essere lasciato al caso. Vederli discutere sul colore dei fiori, sulla scelta delle bomboniere, sul tipo di menù del ristorante, sul colore dell'abito di lui, mi divertiva moltissimo, lui lo voleva blu e lei lo voleva grigio, alla fine la spuntò lei..
Una vecchia coppia collaudatissima che litigava su tutto e si comportava come una coppia di adolescenti.
Ovviamente vollero che le mie figlie facessero un po' da damigelle. Chiara era ancora piccolina, avrà avuto si e no 5 anni, Serena invece ne aveva ormai quasi 11. Si sposarono nel municipo del paese, con il sindaco avvolto nella fascia tricolore. Per il pranzo di matrimonio scelsero un ristorante sull'Adda, vicino a Trezzo, dove si andava qualche volta insieme. Ma è passato molto tempo, non mi ricordo nemmeno più come si chiamava...
Andavamo spesso a cena da loro, ci tenevano molto. A volte eravamo stanchi, e non se ne aveva voglia, ma per loro era importante averci intorno, per cui non rifiutavamo quasi mai.
Paola era un'ottima cuoca, amava perlopiù la cucina classica lombarda, ricordo i suoi brasati e i suoi arrosti, la cacciagione che serviva con la polenta gialla della sua valle, i suoi ossibuchi col risotto erano proverbiali! Da lei ho imparato a mettere gli amaretti nel ripieno del cappone natalizio da fare bollito, o nel ripieno della gallina......Vederla in cucina tirare la pasta, con quella sua mano così deformata mi stupiva sempre. Non doveva essere facile, ma lei andava svelta e sicura, arrotolava, stendeva, tirava il mattarello come una sfoglina bolognese...
Una sera fece gli gnocchi al ragù......già, gli gnocchi, uno dei piatti preferiti ancora oggi da mia figlia Chiara, quando era bimba ne andava letteralmente pazza, e lei lo sapeva... Erano davvero buoni i suoi gnocchi! Per un attimo la rivedo, stretta nel suo grembiulone immacolato, intenta ad impastare le patate con la farina, nella sua piccola cucina, calda e profumata di buon cibo....
Paolo se ne è andato prima di lei, lasciandola sola in quella casa grande e silenziosa. Poi, oltre 10 anni dopo se ne è andata anche lei. Era malata e un po' lontana con la testa e non aveva altri che un paio di nipoti che vivono nella bergamasca. Io andavo da lei un paio di volte a settimana e cercavo di rendermi utile magari facendole la spesa, o portandole del cibo già pronto..Pur potendo scegliere di stare con i nipoti bergamaschi, non ha mai voluto lasciare quella casa, nonostante fosse difficile vivere da sola, alla sua età e con i suoi problemi di salute.
Passo ogni tanto sotto le finestre della sua casa. E' rimasta chiusa per molti anni, ma ora credo l'abbiano venduta, la settimana scorsa ho visto delle finestre aperte. Ogni volta che alzo lo sguardo mi sembra di vederla affacciata a quel balcone e un nodo mi stringe la gola. Quante persone sono passate nella nostra vita, e tante hanno lasciato un segno profondo, lei e Paolo sono fra queste. Presenze importanti, che ci hanno dato molto e il cui ricordo rimane nel cuore per sempre.
Chiudo il libro, guardo l'orologio. Il tempo ha preso la rincorsa mentre me ne stavo a crogiolarmi nella malinconia, assorta nei miei pensieri e nei miei ricordi. E' ora che mi metta in cucina. Credo che farò qualcosa con le patate, tipo gnocchi, anche se mia figlia Chiara non li mangerà....
Mezzelune di patate ripiene di salsiccia e porri
per 2/3 persone
1 kg di patate a pasta bianca
300 gr farina
1 uovo
1 pizzico di sale
2 piccoli porri
200 gr salsiccia dolce a nastro
una noce di burro
poco vino bianco
poco olio
per condire:
burro q.b.
1 rametto di timo
1 spicchio d'aglio
parmigiano grattugiato a piacere
Una premessa, le dosi di farina che ho scritto sono abbastanza indicative, la quantità è quella che è occorsa a me, ma tutto dipende dalle patate, da quanto assorbono. Per cui regolatevi al momento, in base alle patate, all'occorrenza aumentate un pochino la farina se vedete che l'impasto non sta insieme, ma senza esagerare altrimenti vi ritroverete con delle palle da schioppo.
L'impasto dovrà essere morbido ma elastico e si deve maneggiare senza problemi.
lavate bene le patate sotto l'acqua corrente, cuocetele con la buccia. Io le ho cotte nel cestello per la cottura a vapore della pentola a pressione, per fare prima le ho sbucciate e tagliate a tocchi. Con questa cottura non assorbono acqua.
Mentre le patate cuociono, mondate i porri, eliminate la parte più verde, dura, e affettateli a rondelle. Fate fondere una noce di burro in una padella, aggiungete le rondelle di porro e fatele stufare a fuoco dolce finchè saranno morbide, regolate di sale e tenete da parte.
Spellate la salsiccia, riducetela a pezzetti piccoli, scaldate un goccio d'olio in un altro padellino e rosolateci la salsiccia, sfumate con il vino, e con la forchetta schiacciatela ulteriormente. Lasciate evaporare il vino, è pronta quando tutto il liquido si è assorbito. Tenete da parte anche la salsiccia.
Mettete a bollire una capace pentola piena d'acqua, salate.
Le patate saranno pronte, sbucciatele se le avete lasciate intere, e passatele con lo schiacciapatate. direttamente sulla spianatoia, lasciatele sfiatare dal vapore per un poco. Poi fate la fontana e aggiungete la farina, e l'uovo. Impastate fino a che tutto è perfettamente liscio e maneggevole. Raccogliete l'impasto a palla e pulite bene la spianatoia, quindi infarinatela.
Riprendete l'impasto delle patate, tiratelo con il mattarello infarinato fino allo spessore di circa 1 cm. o poco più.
Con un coppapasta, di diametro 9 o 10 cm. ricavate dei cerchi. Nel mezzo mettete un po' di porri e un po' di salsiccia, richiudete il cerchio a mezzaluna pressando bene i bordi per sigillarli, in modo che non si aprano in cottura. Allineate le mezzelune su un piano infarinato.
Ripetete la stessa operazione fino all'esaurimento degli ingredienti.
In un pentolino a parte, fate fondere il burro a fuoco dolce, insieme a uno spicchio d'aglio e a un rametto di timo.
Quando l'acqua accenna appena a bollire, aiutandovi con una schiumarola, mettete due o tre mezzelune per volta a cuocere. Sono pronte quando tendono a tornare a galla.
Scolatele subito, impiattatele e conditele con il burro fuso, una generosa spolverata di parmigiano completerà tutto.
Se vi piace, decorate con un rametto di timo.
Guardo fuori dalla finestra, il grigio si sta diradando, una nuvoletta bianca fa capolino fra quelle grigie e un buco d'azzurro cerca di farsi largo. Chissà se è Paola che ha sentito i miei pensieri...
Ciao zia Paola. Grazie.
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