antipasti
carne
secondi
Minimalismo
è un periodo parecchio incasinato, non mi bastano le ore....anche col cibo ormai sono alla cucina di sussistenza.
Ci sono momenti così convulsi che arrivo alla sera stremata, e non mi riesce assolutamente di pensare a cucinare qualcosa che non sia una cosa di veloce fattura e che non mi faccia mettere a soqquadro la cucina.
Però a volte basta poco per trasformare un piatto abbastanza banale ormai, come il carpaccio, in qualcosa di gustoso e diverso....come questo, messo nei piatti l'altra sera.
Io che amo poco il carpaccio classico, (rucola e grana) l'ho divorato con molto piacere...
Lo rifarò sicuramente, ora che il caldo comincia ad affacciarsi davvero.
E' molto semplice, come piace a me.
Carpaccio rosso
300 gr carne di manzo affettata sottile per carpaccio
2 vaschette lamponi freschi
un ciuffo di basilico
qualche foglia di dragoncello fresco
olio e.v. di ottima qualità
erba cipollina per guarnire
sale, pepe bianco.
Nel mortaio pestare il dragoncello e il basilico grossolanamente, mescolarlo ad abbondante olio e lasciarlo riposare almeno una mezz'ora.
Pulire e sciacquare una vaschetta di lamponi velocemente, quindi frullarli con un pizzico di sale, fino ad ottenere un coulis abbastanza denso.
Passarlo poi al setaccio per eliminare i semini, raccogliendolo in un contenitore che possa consentire l'uso di un minipimer.
Preparare la carne nel piatto da portata, salare e pepare.
Filtrare l'olio dal basilico pestato, conservando un poco di quest'ultimo per colorare il piatto finale.
Montare col minipimer il coulis di lamponi aggiungendo metà dell'olio aromatizzato, come fosse una maionese..
aggiungerlo a cucchiaiate sul carpaccio, finire di condire con l'altro olio rimasto, aggiungere i lamponi avanzati, guarnire con qualche filo di erba cipollina, un poco del pesto di basilico e dragoncello qua e là e il gioco è fatto......
strano, ma buono buono. L'acidità del lampone si sposa perfettamente con il profumo delle erbe e la sapidità della carne..
il piatto versione minimal..
Ci sono momenti così convulsi che arrivo alla sera stremata, e non mi riesce assolutamente di pensare a cucinare qualcosa che non sia una cosa di veloce fattura e che non mi faccia mettere a soqquadro la cucina.
Però a volte basta poco per trasformare un piatto abbastanza banale ormai, come il carpaccio, in qualcosa di gustoso e diverso....come questo, messo nei piatti l'altra sera.
Io che amo poco il carpaccio classico, (rucola e grana) l'ho divorato con molto piacere...
Lo rifarò sicuramente, ora che il caldo comincia ad affacciarsi davvero.
E' molto semplice, come piace a me.
Carpaccio rosso
300 gr carne di manzo affettata sottile per carpaccio
2 vaschette lamponi freschi
un ciuffo di basilico
qualche foglia di dragoncello fresco
olio e.v. di ottima qualità
erba cipollina per guarnire
sale, pepe bianco.
Nel mortaio pestare il dragoncello e il basilico grossolanamente, mescolarlo ad abbondante olio e lasciarlo riposare almeno una mezz'ora.
Pulire e sciacquare una vaschetta di lamponi velocemente, quindi frullarli con un pizzico di sale, fino ad ottenere un coulis abbastanza denso.
Passarlo poi al setaccio per eliminare i semini, raccogliendolo in un contenitore che possa consentire l'uso di un minipimer.
Preparare la carne nel piatto da portata, salare e pepare.
Filtrare l'olio dal basilico pestato, conservando un poco di quest'ultimo per colorare il piatto finale.
Montare col minipimer il coulis di lamponi aggiungendo metà dell'olio aromatizzato, come fosse una maionese..
aggiungerlo a cucchiaiate sul carpaccio, finire di condire con l'altro olio rimasto, aggiungere i lamponi avanzati, guarnire con qualche filo di erba cipollina, un poco del pesto di basilico e dragoncello qua e là e il gioco è fatto......
strano, ma buono buono. L'acidità del lampone si sposa perfettamente con il profumo delle erbe e la sapidità della carne..
il piatto versione minimal..
antipasti
aperitivi
pesce
pranzi e cene
secondi
una cena sul cucchiaio
si potrebbe dire anche "a tutto tonno".
Pensato, comprato e portato a casa.
a mio marito piace molto il tonno appena appena scottato o crudo, mentre io il pesce crudo faccio proprio fatica a farmelo piacere. Allora ho pensato che potevo far diventare un pranzo normale (primo - secondo - contorno) una cosa alternativa preparando diversi assaggi, sfiziosi ma allo stesso tempo sostanziosi. Niente piatti però, meglio una serie di cucchiai di vario tipo, giusto per avere ancora di più l'impressione di assaggiare...
Bocconcini aromatici di tonno nella patata
Insalata simil-nizzarda
è stato un gioco, un divertissement....un modo per vedere come si può utilizzare un solo ingrediente: il tonno.
L'idea mi è venuta in pescheria, guardando un bellissimo e freschissimo filetto di tonno.
L'idea mi è venuta in pescheria, guardando un bellissimo e freschissimo filetto di tonno.
Pensato, comprato e portato a casa.
E' stato un esperimento fatto tempo fa, ancora non bazzicavo nel mondo dei blogger, ma mi piace condividere e far viaggiare le mie sperimentazioni.....
abbiate pazienza per le foto, sono terribili, lo so.
a mio marito piace molto il tonno appena appena scottato o crudo, mentre io il pesce crudo faccio proprio fatica a farmelo piacere. Allora ho pensato che potevo far diventare un pranzo normale (primo - secondo - contorno) una cosa alternativa preparando diversi assaggi, sfiziosi ma allo stesso tempo sostanziosi. Niente piatti però, meglio una serie di cucchiai di vario tipo, giusto per avere ancora di più l'impressione di assaggiare...
Diverse preparazioni dicevo, così siamo stati contenti in due.
cominciamo con le ricette:
Innanzitutto porre in congelatore il pezzo intero di tonno, per evitare sorprese dovute all'Anisakis, lasciarlo congelare a - 18 almeno, se avete un abbattitore tanto di guadagnato
poi, una volta scongelato, pronti via...
Dal pezzo intero ricavarne uno più piccolo, che andrà per il carpaccio, e che sarà più facile tagliare da semicongelato.
Tonno in gelée di zenzero
1/2 fetta di tonno spessa 2 cm
zenzero fresco
poco succo di lime
2 gr gelatina in fogli
maggiorana
sale, pepe
ridurre in piccoli cubi la polpa del
tonno, metterla in una scodella a marinare con della maggiorana, sale
e pepe, un cucchiaio di succo di lime e una grattugiata di zenzero fresco.
Ammollare la gelatina in acqua fredda.
Dallo zenzero ricavare due pezzetti non
troppo grossi e metterli a bollire in un pentolino con un bicchiere
abbondante d'acqua. Lasciar cuocere per circa 10 minuti, dopodichè
eliminare lo zenzero, aggiungere la colla di pesce ben strizzata,
lasciar fondere bene, togliere dal fuoco e filtrare. Lasciarla
intiepidire.
Una volta che la gelatina comincia a
intiepidire, ma non del tutto, togliere i bocconcini di tonno dalla
marinata, asciugarli e pulirli da eventuali foglioline di maggiorana
o dallo zenzero, devono essere nudi. Porli nel centro del cucchiaio
in cui verranno serviti e, con l'aiuto di un cucchiaio da cucina
coprirli totalmente con la gelatina ancora tiepida, cosa che un po'
li scalderà lasciandoli però ben rosati. Lasciar rapprendere il
frigo fino al momento di servire.
Carpaccio di tonno in salsa appetitosa
1 piccolo pezzo intero di tonno
5/6 grosse foglie di basilico
2 o 3 rametti di prezzemolo
3/4 rametti di aneto
1 cucchiaio di aceto bianco
2 cucchiai olio d'oliva buono
1/2 spicchio d'aglio
mezzo cucchiaio di capperi dissalati
1 cucchiaio yogurt bianco
1 pizzico di sale
Prendere il pezzo più
piccolo che si è congelato a parte e lasciarlo scongelare in frigorifero, ma non completanmente, sarà più agevole lavorarlo.
Affettarlo il più possibile
sottile e metterlo direttamente sul cucchiaio di servizio.
Per la salsa:
Tritare insieme basilico, prezzemolo, aneto,
capperi e aglio e ridurli in un trito molto fine.
In una scodella mettere l'aceto e
l'olio, il sale e sbattere con una forchetta, aggiungere il trito e lo
yogurt mescolando velocemente per
emulsionare il tutto.
Versare a cucchiaiate questa salsa sul
carpaccio, senza annegarlo.
Decorare con piccoli capperi e aneto fresco.
Tartare di tonno allo zenzero e salsa di soia
2 fette di tonno non troppo alte
3 o 4 cucchiai salsa di soia
maggiorana
1/2 spicchio d'aglio
un piccolo pezzetto di zenzero fresco,
deve dare solo un sentore.
poco olio d'oliva
sale, pepe.
Tagliare a cubetti molto piccoli le
fette di tonno, metterle a marinare con la maggiorana, sale, pepe l'aglio e lo zenzero tritati finissimi, un leggero filo d'olio, mescolare bene per amalgamare i
sapori.
Lasciarli riposare una mezzoretta.
Poco prima di servire, prendere il
tutto e batterlo a coltello in modo da avere una specie di poltiglia
non troppo fine. A questo punto rimettere il tutto nella ciotola e
aggiungere la salsa di soia, mescolare bene e fare le
quenelles, metterle sul cucchiaio decorando con una fettina sottile
di lime.
La salsa di soia lo renderà scuro, non
è bellissimo da vedere, ma vi assicuro che è molto buono.
Fagottino di tonno in pasta Fillo e crema di zucchine
1 fetta di tonno alta circa 2/3 cm.
aglio, sale pepe
pasta fillo
olio
1 rametto di rosmarino
1 rametto di rosmarino
per la crema di zucchine
1 zucchina
1 cipollotto fresco (solo la parte
bianca)
2/3 foglioline di basilico
sale, pepe
olio e poco burro.
tagliare per il lungo la fetta di tonno
ottenendone 3o 4 specie di bastoncini. Tagliarli a loro volta a
metà. Oppure regolatevi secondo la misura del vostro cucchiaio.
Devono comunque essere abbastanza spessi perchè non devono diventare
troppo cotti.
Strofinarli con sale, pepe e poco aglio. Lasciarli riposare 10 minuti circa.
Strofinarli con sale, pepe e poco aglio. Lasciarli riposare 10 minuti circa.
Prendere due fogli di pasta fillo, e
lasciandola doppia, ricavarne dei rettangolini che contengano di
misura i bastoncini.
Avvolgere ora i medesimi dentro i
rettangolini di pasta fillo a mo' di fagottino, chiudendola
inumidendo i lembi e premendo.
Preparare la crema di zucchine:
in una piccola casseruola mettere un
goccio d'olio e una piccola noce di burro, mondare e tagliare a rondelle il
cipollotto e anche la zucchina.
Quando il condimento è fuso, non deve
sfrigolare, unire cipollotto e zucchina, lasciar insaporire senza
colorire. Salare e pepare, quindi coprire e lasciar brasare a fuoco
basso basso finchè saranno morbide e schiacciabili con la forchetta.
Al limite aggiungere pochissima acqua calda se tendessero ad
attaccare.
Una volta cotte, mettere il tutto nel
bicchiere del frullatore e frullare alla massima velocità versando
dell'olio a filo come fosse una maionese.
Tenere da parte.
Poco prima di servire, in un piccolo
pentolino mettere a scaldare dell'olio d'oliva e quando è ben caldo
aggiungere un rametto di rosmarino quindi buttarci i fagottini due
alla volta, rigirandoli per dorarli bene da tutte le parti.
Si dorano subitissimo, il tempo di
buttarli nell'olio ed è fatto. Così il tonno all'interno resta ben
rosato e morbido.
Metterli un attimo su carta assorbente
per eliminare eventuale olio in eccesso.
Versare nel cucchiaio la crema di
zucchine, appoggiarvi sopra il fagottino.
Tonno brasato al Marsala con composta di cipolle rosse
1 fetta di tonno
1 bicchiere abbondante di Marsala
2 foglie di alloro
1 spicchio d'aglio
sale, pepe
poco burro
per la composta:
2 cipolle rosse affettate molto sottili
il succo di 1/2 arancia
1/2 bicchiere di aceto di mele
1 pizzico di sale
5 cucchiai di zucchero
preparare innanzitutto la composta.
Tagliare le cipolle con la mandolina in
modo che le fette abbiano tutte lo stesso spessore.
In un pentolino mettere le cipolle, lo
zucchero, l'aceto, il sale e il succo d'arancia. far cuocere pian
piano finchè son cotte ed hanno una consistenza marmellatosa. Se si
asciugassero troppo, aggiungere ancora del succo o poca acqua calda.
Tenere da parte.
In un pentolino che contenga la fetta
di misura, mettere, tutto a freddo, il tonno, il marsala, l'alloro e
l'aglio.
mettere sul fuoco e quando il bollore
è allegro, togliere dal fuoco e lasciare che il tonno si cuocia per
induzione.
Levare il tonno dal suo liquido,
dividerlo a metà, in modo che stia sul cucchiaio. Eliminare l'alloro e l'aglio e rimettere il
pentolino sul fuoco, far bollire a fuoco dolce finchè il liquido si
è ridotto alla metà, togliere dal fuoco e aggiungere un piccolo
pezzetto di burro freddissimo, sempre fuori dal fuoco mescolare roteando il
pentolino finchè il burro si è completamente sciolto e amalgamato
al fondo, addensansolo.
Fare un letto di cipolle nel cucchiaio,
adagiarvi sopra la mezza fetta di tonno, nappare col fondo di Marsala.
2 fette di tonno non troppo alte.
3 o 4 rametti di aneto
3 o 4 rametti di maggiorana
3 o 4 rametti di prezzemolo
3 o 4 foglie di basilico
aglio, sale e pepe
1 patata novella abbastanza grossa
1 uovo
farina
pangrattato
olio
Tritare le erbe insieme a un piccolo spicchio d'aglio. Tagliare il tonno a cubetti non troppo piccoli nè troppo grossi.
Metterli in una
ciotola con un la maggior parte del trito di erbe e aglio, sale e pepe. Lasciarli riposare per circa una mezzora.
Preparare una panure composta da
pangrattato, il resto del trito di erbe. Miscelare bene il tutto.
In un piccolo pentolino mettere
dell'olio d'oliva in modo che si possa friggere in olio profondo.
Ci vorrà pazienza perchè bisognerà
friggere pochi bocconcini alla volta, ma si risparmierà sulla
quantità di olio e il fritto sarà croccante e leggero.
Scaldare bene l'olio. Intanto lavare la
patata lasciandole la buccia, asciugarla bene e tagliarla a metà.
Con lo scavino eliminare un po' di polpa in modo da ricavarne una
specie di barchetta, quindi friggere le due metà (una alla volta)
nell'olio bollente, mettendole poi, a parte vuota in giù, ad
asciugare su carta assorbente. Non importa se non saranno del tutto
cotte, servono solo da contenitore.
Nello stesso olio, magari rabboccato se dovesse calare troppo, si potranno friggere i bocconcini.
Nello stesso olio, magari rabboccato se dovesse calare troppo, si potranno friggere i bocconcini.
Impanare quindi il tonno.
Sbattere l'uovo. Passare i bocconcini
prima nella farina, poi nell'uovo sbattuto, infine nella panure
aromatica.
Friggere nello stesso olio dove abbiamo
fritto le patate, ben caldo.
Togliere i bocconcini fritti,
appoggiarli qualche istante su carta assorbente, poi servirli dentro
alla barchetta di patata.
Io ho messo questa al centro del
piatto, appoggiata su un mucchietto di sale affumicato.
Ma si può usare anche normale sale
grosso.
E' solo per l' estetica.
e poi, per completare la sperimentazione a tutto tonno, ho usato anche quello in scatola...
e poi, per completare la sperimentazione a tutto tonno, ho usato anche quello in scatola...
2 pomodorini ciliegia
mezzo cetriolo
ventresca di tonno sott'olio
olive taggiasche denocciolate
basilico
sale, pepe, olio, pochissimo aceto.
tagliare i pomodorini in spicchi,
eliminare i semini interni, tagliare anche il cetriolo a pezzetti
eliminando i semi.
Condire le verdure insieme alle olive
con olio, sale, pepe e qualche goccia d'aceto. Unire poi qualche
pezzetto di ventresca di tonno sgocciolata dal suo olio e una foglia
di basilico.
Spuma di tonno alle erbe
1 scatola di tonno al naturale, ben
sgocciolato
30 gr burro morbido
2 cucchiai mascarpone
1 ciuffo di aneto
1 ciuffo di coriandolo o prezzemolo
il succo di mezzo limone
1 pizzico di sale
2 o 3 gocce di Tabasco
Passare il tonno ben sgocciolato al
mixer insieme al burro, raccoglierlo in una ciotola. Tritare
grossolanamente le erbe, unirle al tonno, unire anche il mascarpone,
il Tabasco, il succo di limone, un pizzico di sale e mescolare
benissimo fino ad avere un composto omogeneo.
Tenere in frigo e al momento di servire
fare delle quenelles ed appoggiarle sul cucchiaio insieme a un
crostino di pane tostato.
e per finire, cosa poteva starci bene con tutto questo tonno? Qualcosa al limone naturalmente...
Crema al limoncello e frutti rossi
120 gr mascarpone
120 gr panna montata
50 gr zucchero a velo
1/2 bicchierino di limoncello
poca scorza di un limone non trattato
per decorare:
frutti rossi a piacere, qualche foglia
di menta se c'è.
in una ciotola mescolare molto bene a
crema il mascarpone con lo zucchero a velo, la scorza di limone e il
limoncello, montare la panna ben ferma e incorporarla delicatamente
al composto. Tenere in frigo nel reparto più freddo per un'ora
almeno.
All'ultimo momento prima di servire,
prendere la crema, fare le quenelle con l'aiuto di due cucchiai,
adagiarle sul cucchiaio di servizio e guarnire con un frutto rosso a
piacere e una fogliolina di menta (io non l'avevo ma ci sarebbe stata
davvero bene) e se vi piace, anche con una spolverata di zucchero a
velo.
Mi sono proprio divertita, sia a preparare che ad assaggiare, e non è stato
troppo faticoso anche se le preparazioni erano tante e diverse.
Ero proprio soddisfatta, anche nel vedere la velocità con la quale mio marito puliva i cucchiai....
Iniziative
solidarietà
è il momento perchè non sia solo una parola.
Non posso pensare a tutte quelle persone che non hanno più nulla.
Oggi non ho fatto che ripetermi quanto siamo fortunati noi qui, davanti alla Tv, o leggendo un libro con i gatti accoccolati in grembo, o con una crostata in forno come me ora, o andando a fare la spesa o un giro in auto, magari imprecando contro quello che ti taglia la strada, insomma, vivendo la nostra quotidianità, mentre c'è invece chi piange i suoi morti e la sua casa perduta. Anni di sacrifici, di rinunce, di speranze per una vecchiaia sicura, tutto andato in fumo in un attimo di terrore profondo, con la prospettiva di un vuoto infinito, senza lavoro, senza più nulla.
Penso alle tante amiche che ho in quella zona, alla loro angoscia, ai loro problemi, anche quelli di chi magari non ha avuto danni, ma ha la paura che attanaglia e che impedisce di dormire, di vivere, con le scosse che non finiscono mai.
E' doloroso, ancor più perchè ci si sente impotenti. L'unica cosa che possiamo fare è dare la nostra solidarietà, in ogni modo possibile. Anche la più piccola cosa, il più piccolo aiuto serve.
Solidarietà non deve essere solo una parola.
45500 per gli SMS
estremi per i versamenti su c/c bancari e postali
l'indirizzo e-mail della Coldiretti per comprare il Parmigiano
e la sua pagina su Facebook
Parmigiano Reggiano
su Facebook è attivo il gruppo
Foodblogger per l'Emilia
la Federazione Italiana Cuochi ha pubblicato un appello
ricerca di personale e cuochi professionisti
seguite su Facebook
il Coraggio degli Emiliani
sempre su Facebook c'è la pagina di Radio Bruno, l'emittente più ascoltata in Emilia Romagna, con frequenze anche in tutta la Toscana e parte di Lombardia, Veneto, Liguria e Marche. Stanno facendo un gran servizio, con le notizie dalle zone colpite.
Radio Bruno
Coraggio Emiliani, forza! Ce la farete, ce la faremo..
Non posso pensare a tutte quelle persone che non hanno più nulla.
Oggi non ho fatto che ripetermi quanto siamo fortunati noi qui, davanti alla Tv, o leggendo un libro con i gatti accoccolati in grembo, o con una crostata in forno come me ora, o andando a fare la spesa o un giro in auto, magari imprecando contro quello che ti taglia la strada, insomma, vivendo la nostra quotidianità, mentre c'è invece chi piange i suoi morti e la sua casa perduta. Anni di sacrifici, di rinunce, di speranze per una vecchiaia sicura, tutto andato in fumo in un attimo di terrore profondo, con la prospettiva di un vuoto infinito, senza lavoro, senza più nulla.
Penso alle tante amiche che ho in quella zona, alla loro angoscia, ai loro problemi, anche quelli di chi magari non ha avuto danni, ma ha la paura che attanaglia e che impedisce di dormire, di vivere, con le scosse che non finiscono mai.
E' doloroso, ancor più perchè ci si sente impotenti. L'unica cosa che possiamo fare è dare la nostra solidarietà, in ogni modo possibile. Anche la più piccola cosa, il più piccolo aiuto serve.
Solidarietà non deve essere solo una parola.
45500 per gli SMS
estremi per i versamenti su c/c bancari e postali
l'indirizzo e-mail della Coldiretti per comprare il Parmigiano
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Radio Bruno
Coraggio Emiliani, forza! Ce la farete, ce la faremo..
dolci e dessert
torte da credenza
Oh no! Un'altra torta di ciliegie..
ce ne saranno in giro tantissime credo, ma questa a me è piaciuta davvero tanto.
Devo averla trovata sul Cavoletto anni fa e me la sono dimenticata parcheggiata nei miei meandri; poi è improvvisamente ricomparsa l'anno scorso, quasi per caso.
Vista, letta, fatta...
molto molto basic in verità, ma la semplicità a me piace sempre..
se ci provate, la rifarete, e rifarete, e rifarete...
Torta di ciliegie
500 gr ciliegie
100 gr farina
100 gr farina di mandorle
100 gr zucchero
90 gr burro
2 uova
2 cucchiai Maraschino (o Kirsch)
1 cucchiaino colmo di lievito
1 pizzico di sale
burro e zucchero di canna per la tortiera (avevo Demerara)
lasciar ammorbidire il burro, nel frattempo denocciolare le ciliegie.
Lavorare il burro con lo zucchero fino ad avere una crema omogenea e spumosa, aggiungere la farina di mandorle, poi le uova una alla volta. Aggiungere quindi la farina setacciata con il lievito e il pizzico di sale, amalgamare bene e poi profumare con il liquore.
Imburrare e inzuccherare abbondantemente con lo zucchero di canna una teglia apribile da 20 cm.
Versarvi il composto e le ciliegie disponendole in cerchi concentrici sulla superficie premendo un po'. Spolverizzare leggermente con altro zucchero di canna la superficie e infornare a 180° per circa 45 minuti.
100 gr farina
100 gr farina di mandorle
100 gr zucchero
90 gr burro
2 uova
2 cucchiai Maraschino (o Kirsch)
1 cucchiaino colmo di lievito
1 pizzico di sale
burro e zucchero di canna per la tortiera (avevo Demerara)
lasciar ammorbidire il burro, nel frattempo denocciolare le ciliegie.
Lavorare il burro con lo zucchero fino ad avere una crema omogenea e spumosa, aggiungere la farina di mandorle, poi le uova una alla volta. Aggiungere quindi la farina setacciata con il lievito e il pizzico di sale, amalgamare bene e poi profumare con il liquore.
Imburrare e inzuccherare abbondantemente con lo zucchero di canna una teglia apribile da 20 cm.
Versarvi il composto e le ciliegie disponendole in cerchi concentrici sulla superficie premendo un po'. Spolverizzare leggermente con altro zucchero di canna la superficie e infornare a 180° per circa 45 minuti.
primi
risotti
Due parole sul Salva Cremasco Dop:
Lombarditudine
cosa c'è di più lombardo di un risotto?
E cosa c'è di più lombardo di un Salva Cremasco DOP, o della raspadura del Bella Lodi?
Me ne hanno regalato un bel pezzo di questo formaggio così particolare, la raspadura ce l'ho spesso in frigorifero...
Unico intruso qui è l'asparago. Ma ci sta benissimo, col suo sapore deciso contrasta perfettamente la cremosa consistenza del formaggio, e poi viene comunque dalla pianura padana emiliana...
Da questo incontro padano è uscito un magnifico e saporito risotto:
Risotto agli asparagi, Salva Cremasco DOP e raspadüra lodigiana
Riso Carnaroli per due persone
1 mazzetto di asparagi
80 gr Salva Cremasco Dop
1 cipolla
poco burro
poco olio
sale, pepe
1cucchiaio colmo di parmigiano grattugiato
raspadüra di grana Bella Lodi (quello con la crosta nera)
mondare gli asparagi, spezzarli fin dove cedono, conservarne la parte finale.
Lavare bene il tutto. Mettere a bollire gli scarti dei gambi in abbondante acqua leggermente salata.
Tagliare a pezzetti gli asparagi lasciando intere le punte.
In una capace pentola, far appassire la cipolla tritata in una noce di burro e poco olio.Aggiungere gli asparagi spezzettati e lasciar insaporire qualche minuto, mescolando spesso.
Aggiungere il riso e lasciar tostare tutto insieme qualche minuto, poi aggiungere un poco del brodo di cottura degli scarti di asparagi, e procedere al normale risotto aggiungendo poco brodo alla volta.
Quando il riso sarà quasi pronto, aggiungere il formaggio spezzettato, una noce di burro e il parmigiano. Mantecare qualche secondo affinché il formaggio sia completamente sciolto e il risotto all'onda.
Quando il riso sarà quasi pronto, aggiungere il formaggio spezzettato, una noce di burro e il parmigiano. Mantecare qualche secondo affinché il formaggio sia completamente sciolto e il risotto all'onda.
Spegnere, lasciar riposare un attimo, poi mettere nel piatto e apoggiarvi sopra un cappellino di raspadüra lodigiana.
Il Salva Cremasco DOP è un formaggio molle da tavola a pasta cruda,
prodotto esclusivamente con latte vaccino intero tal quale, a crosta
lavata, con stagionatura di oltre 75 giorni.
Per
la produzione del Salva Cremasco è utilizzato il latte vaccino intero crudo
derivante dalle razze bovine allevate nell’area di interesse, la Frisona
italiana e la Bruna Alpina e le zone prevalentemente preposte vanno dal comprensorio delle provincie di Brescia, Bergamo, Lecco, Cremona, Milano, Lodi.
Ha caratteristiche di sapore, di colore della pasta e d’aspetto
strettamente legate alla fase di stagionatura. Il periodo minimo di 75
giorni di stagionatura consente un graduale affinamento del sapore e del
colore della pasta. Infatti, il sapore diviene progressivamente più
aromatico ed intenso ed il colore vira gradualmente dal bianco al
paglierino. L’aspetto si contraddistingue per la presenza di una sottile
crosta costituita da una microflora di superficie che nel corso della
stagionatura permette il successivo impianto di altre forme microbiche
autoctone che svolgono specifica attività lipolitica e proteolitica.
Inoltre, anche la forma di parallelepipedo quadrangolare costituisce un
elemento di distinzione rispetto ad formaggi italiani e lombardi.
Deve l’origine
semantica del nome proprio alla sua funzione, cioè alla necessità di salvare
le eccedenze di latte.
Intorno
ai primi decenni del ‘900, i "bergamini" scendevano nel cremasco con le loro mandrie, provenienti dal bresciano e dalla bergamasca e salvavano così
le eccedenze di latte durante il loro tragitto.
I bergamini che si erano fermati in pianura avevano la
necessità di utilizzare il latte in sovrabbondanza e impiegarlo nella
produzione di un formaggio che potesse avere una durata medio-lunga.
Le
origini di questo formaggio quindi, sono legate alla sua paziente, limitata e domestica lavorazione, e sono da ricercare nella sapiente capacità contadina, frutto di un'economia del non spreco.
Invece la nascita della raspadüra si perde nella notte dei tempi..
pietanza povera della gente povera, sposata facilmente con la polenta.
pietanza povera della gente povera, sposata facilmente con la polenta.
In origine, quando le forme di formaggio preparato nelle casere
delle cascine senza tanti accorgimenti stagionavano così così, e al primo
taglio presentavano difetti di compattezza o di altro
genere, il proprietario della casera faceva togliere con una grossa lama - raspando
- la parte segnata e, bontà sua, donava
quei riccioli difettosi ai contadini, ai mezzadri, che li trovarono
subito gustosi.
la raspadüra rimase per moltissimo tempo un cibo buono solo per
i poveri, ma ai giorni nostri la raspadüra è squisitezza ricercata e oggi, per ottenerla, certamente non si utilizzano forme mal riuscite,
ma formaggio di ottima qualità e di prima scelta,
e la raspadüra viene eseguita ad arte da
esperti perché i riccioli siano
leggeri, trasparenti, quasi impalpabili..
conserve
memorie
Mettevamo a disposizione di tutti perchè altrimenti tutto quel ben di Dio sarebbe andato sprecato. Va bene fare marmellate, va bene fare anche scorpacciate di ciliegie, ma mica potevamo farcela da soli, noi in quattro..
tempo di ciliegie
E 500 cavalieri
con la testa insanguinata
con la spada sguainata
indovina che cos'è?
E sono solo le ciliegie
e sono solo le ciliegie
e sono solo le ciliegie
che maturan nel giardin!
con la testa insanguinata
con la spada sguainata
indovina che cos'è?
E sono solo le ciliegie
e sono solo le ciliegie
e sono solo le ciliegie
che maturan nel giardin!
mi viene sempre in mente questa quando arrivano le ciliegie, una filastrocca che si cantava in girotondo, mettendosi le coppie di ciliegie alle orecchie a mo' di orecchini pendenti...l'avete mai fatto?
Ci si divertiva davvero con poco un tempo....
tempo di ciliegie, ancora non sono quelle giuste, ma fra poco arriveranno i Duroni di Vignola, o le Ferrovia...belle cicciose, sode, buone.
Magari qualcuno ha la fortuna di averle nel giardino, come me un tempo.
C'era un grosso ciliegio nel cortile di quella casa di ringhiera. Il mio cortile.
Era una pianta di "graffioni", quelle ciliegie rosse e gialle, una particolare qualità di duroni, dolcissime e sode. Stava su una specie di altana di terreno a lato del cortile, e i suoi lunghi rami andavano a finire sul tetto dell'autorimessa che confinava con il nostro muro di cinta. Una pianta che quando era fiorita era una meraviglia, riempiva di luce, allegria e bellezza quel cortile grigio e anonimo..
Ne produceva sempre moltissime, per la mia felicità e quella di mio padre che ne era ghiottissimo.
I rami bassi, quelli alla mia portata, erano i miei. Allungavo la mano e mangiavo, mangiavo. Mia madre mi sgridava a volte, per paura delle indigestioni, ma come si fa a resistere alle ciliegie, soprattutto quando sono così dolci, profumate e succose come quelle?
Il resto del raccolto lo faceva mio padre, arrampicandosi sull'albero. Saliva con un grosso cesto, e raccoglieva.
La messe era sempre copiosa tanto che ne regalavamo una gran quantità. Bastava quasi per tutti gli inquilini di quelle ringhiere, dopo che ne avevamo consegnato parecchi chili al dottor Colombo, il padrone di casa, il despota che imponeva sempre i suoi svariati diktat.
Infatti la regola era che agli inquilini non fosse permesso l'uso del cortile, e quindi nemmeno avere i frutti di quello che vi cresceva. Mio padre non ci si atteneva lo stesso agli ordini del dottor Colombo.
Quella pianta era particolarmente generosa, e ogni anno in questo periodo erano molti chili ogni giorno da raccogliere. Mettevamo a disposizione di tutti perchè altrimenti tutto quel ben di Dio sarebbe andato sprecato. Va bene fare marmellate, va bene fare anche scorpacciate di ciliegie, ma mica potevamo farcela da soli, noi in quattro..
Così, ogni giorno, dopo la raccolta mattutina e dopo averne preso la nostra parte, il cesto era in bella vista su un davanzale all'inizio delle scale per cui chi voleva, ne prendeva... naturalmente sparivano a razzo...
Le ultime, quelle più dolci, mia madre le metteva sotto aceto. Un modo di ritrovare il sentore della primavera, anche in pieno inverno.
Ciliegie sotto aceto
500 g ciliegie
500 ml di aceto di miele
500 ml di aceto di miele
100 ml vino rosso corposo
100 g di zucchero di canna
2 chiodi di garofano
1/4 di una stecca di cannella
mezzo cucchiaino di pepe nero in grani
un rametto di timo
una grattatina di noce moscata
Uso l'aceto di miele, trovo che la sua leggera nota dolce finale sia perfetto per questa preparazione, ma si può tranquillamente usare anche del buon aceto di mele, o un aceto non troppo aggressivo.
Pulire le ciliegie eliminando i piccioli, asciugare le ciliegie su di uno strofinaccio e metterle in un barattolo. Aggiungere lo zucchero, mescolarle e lasciarle riposare una notte.
Non vanno denocciolate, il nocciolo conferisce ancora più sapore. Non è comodo, vero, ma ne guadagna il gusto.
Versare l'aceto di miele in una casseruola a fondo spesso, il vino rosso e aggiungere i chiodi di garofano la cannella e la noce moscata, il pepe e il timo e far bollire 3 minuti . Togliere la casseruola dal fuoco e versare così, caldo, sulle ciliegie. Chiudere ermeticamente il barattolo e lasciarlo raffreddare completamente e conservatelo al riparo dalla luce e in un luogo asciutto, per 2 mesi circa prima di essere consumato.
Le ciliegie sott'aceto hanno una croccantezza acidula che non ha paragoni , danno più gusto ai salumi e accompagnano in maniera eccellente il bollito.
A me piace accompagnarle anche con le terrine di carne.
100 g di zucchero di canna
2 chiodi di garofano
1/4 di una stecca di cannella
mezzo cucchiaino di pepe nero in grani
un rametto di timo
una grattatina di noce moscata
Uso l'aceto di miele, trovo che la sua leggera nota dolce finale sia perfetto per questa preparazione, ma si può tranquillamente usare anche del buon aceto di mele, o un aceto non troppo aggressivo.
Pulire le ciliegie eliminando i piccioli, asciugare le ciliegie su di uno strofinaccio e metterle in un barattolo. Aggiungere lo zucchero, mescolarle e lasciarle riposare una notte.
Non vanno denocciolate, il nocciolo conferisce ancora più sapore. Non è comodo, vero, ma ne guadagna il gusto.
Versare l'aceto di miele in una casseruola a fondo spesso, il vino rosso e aggiungere i chiodi di garofano la cannella e la noce moscata, il pepe e il timo e far bollire 3 minuti . Togliere la casseruola dal fuoco e versare così, caldo, sulle ciliegie. Chiudere ermeticamente il barattolo e lasciarlo raffreddare completamente e conservatelo al riparo dalla luce e in un luogo asciutto, per 2 mesi circa prima di essere consumato.
Le ciliegie sott'aceto hanno una croccantezza acidula che non ha paragoni , danno più gusto ai salumi e accompagnano in maniera eccellente il bollito.
A me piace accompagnarle anche con le terrine di carne.
Provateci!
antipasti
insalate
Facciamole un po' strane
cosa?
Le insalate.
Questa l'avevo vista non so più dove.....sì perchè ogni volta che sfoglio qualche rivista, anche dal parrucchiere, sono sempre attratta dalle pagine dedicate alle ricette e a volte mi capita di vedere qualche cosa che mi piace particolarmente....così, soprattutto quando sono dal parrucchiere, me la copio su un foglietto volante, altre volte, ma deve essere davvero una ricetta che mi prende molto, mi fiondo in edicola e cerco quella specifica rivista, accantonando la consapevolezza che comunque non mi basterebbero tre vite per fare tutte le ricette che colleziono...
Regolarmente poi questi foglietti estemporanei restano nascosti nei meandri della borsetta o del portafoglio per ricomparire inaspettatamente quando meno me lo aspetto e siccome la memoria non è più quella di una volta, quasi sempre mi dimentico dove le ho viste.. anche perchè da brava pluta non me lo scrivo, presa dalla foga di copiare, non mi viene nemmeno in mente..
in ogni caso, da dove viene, viene, questa mi ha attirato tantissimo, eccovela:
Insalatina di asparagi bianchi e salmone affumicato
1 mazzo di asparagi bianchi freschissimi
80 gr salmone affumicato
poco prezzemolo
per la vinaigrette:
il succo di mezza arancia
il succo di mezzo limone
olio e.v. di ottima qualità
sale, pepe bianco di mulinello
Mondare gli asparagi, spezzandoli al fondo.
Con la mandolina raschiare bene la parte finale del gambo.
Ridurli a julienne, tagliandoli sottili sottili per il lungo. Se avete una mandolina regolabile ok, altrimenti a mano con un coltello affilato. Io ho provato con la mandolina, ma ho preferito fare a coltello.
Man mano che si tagliano, metterli a bagno in acqua e ghiaccio e lasciarveli per circa 15 minuti. Il tempo di preparare tutto il resto degli ingredienti.
Tagliare il salmone affumicato a striscioline o a pezzetti.
Preparare la vinaigrette mettendo tutti gli ingredienti in una piccola ciotola, sbattere il tutto con la forchetta per emulsionare bene.
Scolare gli asparagi, metterli in una insalatiera o altro, aggiungere il salmone, versarvi sopra la vinaigrette preparata, mescolare bene e lasciarli riposare per almeno un'ora.
Poco prima di servire completare con qualche foglia di prezzemolo.
Buonissima e veloce, ottima anche come antipasto...
memorie
pasta
primi
basilico per decorare
Quanta strada nei miei sandali..
La signorina Begotti era zitella.
Di quelle ormai parecchio avanti con
gli anni, con le spalle curve e l'aria rassegnata. Un viso piatto, solcato da innumerevoli rughe, sciatta e trascurata, con un abbondante
centimetro di crescita bianca alla radice dei capelli scuri
arricciati dalla permanente, una permanente riuscita male però,
tanto che erano attorcigliati tipo fusilli lunghi... li teneva
sciolti sulle spalle, nonostante non fossero così folti, anzi. Quei
capelli sottolineavano ancora di più la sua immagine trascurata..
Si chiamava Elettra, Begotti Elettra.
E i suoi capelli rispecchiavano quel
nome così strano per me. Non l'avevo mai sentito e nella mia mente
di bambina pensavo che l'avessero chiamata in quel modo per
qualche motivo legato all'elettricità.... probabilmente sua madre
aveva voluto emulare Marconi. Ma questo l'ho capito molto dopo...
L'unico vezzo della signorina Begotti
era quel rossetto di un rosso molto acceso sulle labbra, sempre sbavato, che
stonava tantissimo sul suo viso così sciupato e la faceva sembrare
una maschera della Commedia dell'Arte.
La signorina Begotti faceva la
segretaria. Al padrone di casa, di tutta la casa di ringhiera di Via
Correggio al numero 6, dove mia madre era custode. Il Dottor
Colombo....
Un uomo basso, quasi calvo, molto
tarchiato, d'inverno sempre infagottato in un cappotto di cammello
che lo arrotondava ancora di più, col cappello di feltro
perennemente calcato sulla testa, a volte un po' spostato
all'indietro. In primavera invece aveva un panama beige con la
fascia nera, portato allo stesso modo, e una giacca blu di fresco di
lana sui pantaloni grigi, in piena estate invece una camiciola a
casacca portata fuori dai pantaloni, il panama beige era lo stesso,
anche se cominciava a cambiare colore....
Voleva essere elegante, rimarcava in
questo modo il suo diverso ceto. Era come se dicesse -Guardatemi,
io sono il padrone -
Lui veniva a casa nostra tutti i fine
mese. Passava a riscuotere l'affitto.
Si sedeva in portineria la mattina sul
presto e a turno tutti gli affittuari scendevano a pagare, chi non
poteva essere presente di solito lasciava una busta con i soldi a
mia madre e lei, diligentemente, raccoglieva le ricevute che a
sera poi, al ritorno degli inquilini, consegnava..
La signorina Begotti gli faceva da
assistente anche in queste occasioni.
Arrivavano insieme, a piedi, lui col
suo cappello buttato all'indietro sulla calvizie incipiente, il
cappotto appoggiato sulle spalle, mani dietro la schiena, camminando
due passi avanti, e lei con la sua cartelletta di marocchino
appoggiata al braccio che gli saltellava dietro cinguettando su
improbabili tacchi di altrettanto improbabili scarpe alla bebé,
stile anni '20..
Entravano senza chiedere permesso, lui
si sedeva ad un capo del tavolo, ingombrando parecchio quel buco di
guardiola, e lei gli stava a fianco, in piedi, spuntando dall'elenco
quelli che venivano a pagare passandogli le ricevute, già pronte,
da firmare. Lui firmava, prendeva i soldi e li infilava in una specie
di borsello ante litteram, una specie di tascapane piatto di pelle
nera scamosciata.
Capitava, soprattutto d'estate, che
fossi presente anch'io, non c'era scuola, e allora me ne stavo
defilata, mia madre temeva che disturbassi, perciò mi mettevo
seduta dall'altro capo della piccola stanza, un libro aperto in
grembo, zitta zitta, fingevo di leggere mentre invece osservavo di
sottecchi tutto l'andirivieni.
Il dottor Colombo mi sembrava un grosso
rospo, appoggiato su una delle nostre sedie di legno, troppo
piccola per il suo fondoschiena strabordante, la testa incassata
nelle spalle, lo sguardo torvo e le labbra sempre strette a fessura.
Nessuna gentilezza o bonomia in lui... Un rospo in agguato, in
attesa delle sue prede...
Poche parole fra lui e gli inquilini,
asciutte e secche. Il tutto, per ognuno, durava pochi minuti, si
cavavano il dente alla veloce, e poi via, ritornavano alle loro
attività, alle loro incombenze. Raramente qualcuno avanzava qualche
lamentela, che lui liquidava sempre con due parole “ci penseremo”.
Ma non ci pensava mai..
La signorina Begotti allora raccoglieva
tutte le loro carte, chiudeva la stilografica, ammucchiava in
bell'ordine sul tavolo le ricevute di quelli che avevano lasciato i
soldi e, sempre cinguettante, aiutava il dottor Colombo a infilarsi
il cappotto o la giacchetta, restavano qualche minuto a impartire
ordini e regole sulla gestione del condominio a mia madre, e se ne
andavano senza salutare.
Non prima però di avermi
raccomandato di portare la posta nelle ore giuste.
Sì perché, e non ne ho mai saputo
il motivo, lui la sua posta la faceva arrivare presso la portineria
di via Correggio e non direttamente a casa sua in via Guido d'Arezzo.
Così, la figlia della portiera, cioè
io, a 8 anni doveva farsi più di 3 km al giorno, andata e ritorno,
per recapitargli tutta la corrispondenza che arrivava da noi. La
pretendeva quotidianamente e lo riteneva dovuto, mai neanche un
grazie mi ha detto in tutti quegli anni.....
.... io pregavo in cuor mio che gli
arrivasse almeno a giorni alterni, e invece nisba, tutti i giorni
ce n'era sempre a pacchi indirizzata a lui e ai suoi figli medici...
Così tutti i pomeriggi, dopo i compiti, che piovesse, nevicasse o
che ci fossero 40° all'ombra, prendevo la strada che andava a casa
sua....quanta strada nei miei sandali, quante suole consumate!
Odiavo quelle camminate obbligatorie.
Odiavo andare a casa sua perchè per arrivarci
dovevo passare vicino al Distretto Militare e non mi piaceva per
nulla.
Odiavo suonare il campanello,
incorniciato in stile Liberty, ed aspettare che aprissero, ogni
volta ci voleva parecchio, vai a sapere perché.
Odiavo le buie scale di pietra serena
che salivo fino al secondo piano.
Odiavo lo scricchiolio del parquet
sotto le mie scarpe.
Odiavo aspettare nell'anticamera dello
studio, con l'odore di cera per il legno che stagnava ovunque..
Odiavo la signorina Begotti e quel suo
grembiule nero di raso lucido, con le mezze maniche, altrettanto
nere, infilate sopra le maniche vere.
Odiavo la signorina Begotti, per quelle
dieci lire di mancia che mi infilava in mano, che mi bruciavano, mi
irritavano anche di più di quanto già non fossi..
Odiavo la signorina Begotti che con
quel suo fare da vecchia prozia inacidita, si chinava a farmi una
carezza.
Odiavo il suo odore, che
inevitabilmente mi colpiva quando mi si avvicinava.
Era odore di cipolla.
La signorina Begotti puzzava sempre di
cipolla..
Strani i percorsi della mente, strano
come un odore mentre cucini, di colpo, inaspettatamente, riporti a
galla qualcosa che è profondamente sepolto dal tempo....
Per questo la signorina Begotti si è materializzata nella mia cucina, perchè affettavo i cipollotti per questa vecchia ricetta di Aimo Moroni..
Spaghetti ai cipollotti
per 2/3 persone
20 cipollotti freschi
1 noce abbondante di burro
poco brodo vegetale
poco peperoncino
spaghetti q.b.
parmigiano grattugiato
parmigiano grattugiato
basilico per decorare
Affettare sottilmente i cipollotti, utilizzando anche la parte verde più interna e morbida.
In una capace pentola fondere il burro, unire i cipollotti affettati e lasciar insaporire bene, aggiungere poco brodo vegetale, regolare di sale e lasciar cuocere a fuoco basso fino a quando i cipollotti saranno completamente sfatti e il risultato sarà una specie di crema. Aggiungere del peperoncino a piacere.
Cuocere gli spaghetti, scolarli e saltarli direttamente nella pentola dei cipollotti.
Impiattare, aggiungere una leggera spolverata di parmigiano e guarnire con del basilico.
Signorina Begotti, mi perdoni se a
volte sono scappata via a tutta velocità bofonchiando una specie di
saluto....
so che lei cercava di essere
gentile....mi creda, non era maleducazione solo non volevo che
vedesse, che capisse il mio disagio..
Sa, quelle dieci lire poi andavano
quasi tutte in gelati, mi piaceva molto quello fatto a banana, e
costava proprio dieci lire, lo vendeva il bar, quello all'angolo
della casa....era facile entrarci e comprarlo.....tutte quelle dieci
lire lei praticamente le ha date al Bar Mauro...
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