Pasta con porri fondenti, salsiccia, origano e olive
Il libro "Six Seasons of Pasta" di Joshua McFadden, che stiamo esplorando questa settimana con Cook_my_Books, è l'ultima opera di un autore molto apprezzato per la sua coerenza e genuinità.
Il libro, che richiama il suo precedente successo "Six Seasons",
applica il principio delle sei stagioni alla pasta, trasformandola in una tela
su cui i sapori, i profumi e i colori stagionali si fondono in piatti sempre
nuovi. Il libro include sia piatti della tradizione italiana che proposte
innovative, rappresentando una sfida e un viaggio culinario guidato da un
esperto della cucina del III millennio.
Pasta con porri fondenti, salsiccia, origano e olive
170 g di salsiccia a nastro, dolce o piccante
200 g di porri tagliati a fettine sottili, ben puliti
2 cucchiaini di origano fresco o 1 cucchiaino di origano secco
Un pizzico abbondante di peperoncino secco in fiocchi, più altro a piacere
250 g di pelati interi schiacciati a mano, con il loro
succo
225 g di pasta grossa a scelta
60 g di olive verdi grandi denocciolate e schiacciate
una noce di burro
20 g di Parmigiano
20 g di pecorino
1 mozzarella fresca (facoltativo)
q,b, di olio e.v. d’oliva
sale.
Portate a ebollizione una pentola con abbondante acqua.
Mondate i porri eliminando le foglie più esterne e la parte più verde, lavateli
accuratamente e tagliateli a rondelle.
In un tegamino scaldate un goccio d'olio e unite la salsiccia sbriciolata,
lasciate rosolare a fuoco medio/alto. Dovrà essere dorata. Unite i porri, abbassate il fuoco e
lasciateli cuocere dolcemente, mescolando spesso. Se il fondo si asciugasse
troppo aggiungete un goccio di acqua calda.
Quando i porri si saranno ben ammorbiditi, profumate
con l'origano e il peperoncino; cuocete per qualche secondo poi aggiungete i pomodori pelati. Continuate la cottura a fuoco lento finché il pomodoro non si sarà
ridotto. Togliete la padella dal fuoco.
Quando l’acqua è in ebollizione, salatela e calate la pasta.
Scolatela molto al dente direttamente nel sugo ai porri, aggiungete le olive e la noce di burro e mantecatela nella padella
a fuoco medio, fino a cottura completata, insieme ai due formaggi grattugiati. Se il fondo tendesse ad asciugarsi, unite un
goccio dell’acqua di cottura.
Regolate di sale se è il caso, e servite ben caldo, completando
ogni piatto con pezzetti di mozzarella (in caso decidiate di usarla)
Un abbinamento decisamente azzeccato. Piaciuta molto a tutti.
Gnocchetti sardi con chorizo e gamberi
Anno nuovo, libro nuovo con Cook_my_Books.
Ricomincia il viaggio con The Flexitarian CookBook di Julia Charles, un invito ad esplorare l'alimentazione flessibile che predilige piatti a base vegetale concedendosi, occasionalmente, carne e pesce. In effetti,dopo gli eccessi delle feste appena trascorse, si sente la necessità di una alimentazione leggera, nutriente e detossificante ma comunque gustosa.
Ho fatto diverse ricette da questo libro, oggi vi propongo questa:
Gnocchetti sardi con chorizo e gamberi
per 4 persone
200 g di gamberoni crudi grandi, sgusciati e denervati
1 cucchiaio di aceto di vino rosso
2 o 3 abbondanti cucchiai di olio d'oliva
1 cipolla rossa tritata
1 piccolo peperone verde, privato dei semi e affettato finemente
100 g di chorizo tritato finemente
½ cucchiaino di paprika dolce affumicata
400 g di pomodori pelati a pezzi in scatola
300 g di gnocchetti secchi (in alternativa fusilli)
una manciata di prezzemolo fresco tritato
sale, e pepe nero macinato al momento
spicchi di limone, per servire
Mettete i gamberi in una ciotola con l'aceto e
1 cucchiaio di olio d'oliva. Condite con un po' di sale e pepe, mescolate e mettete da
parte. Scaldate l'olio d'oliva rimanente in una casseruola dal fondo spesso a
fuoco vivo. Aggiungete la cipolla, il peperone verde e il chorizo e cuocete
per 4-5 minuti, finché non si saranno insaporiti e ammorbiditi. Aggiungete la paprika e cuocete per un paio di minuti, mescolando per
amalgamare. Unite i pomodori, mezza tazza d'acqua e portate a
ebollizione. Cuocete per 5 minuti, finché la salsa non si sarà leggermente
addensata. Mettete da parte, in caldo.
Portate a ebollizione una pentola capiente di acqua leggermente salata. Aggiungete la pasta e cuocetela per 12-15 minuti, finché non sarà tenera ma leggermente al dente. Scolatela bene e rimettetela nella padella calda. Aggiungete la salsa di pomodoro e tenetela in caldo a fuoco molto basso.
Scaldate una padella antiaderente a fuoco vivo con un cucchiaio di olio. Cuocete i gamberi per 2 minuti per lato, finché non diventano rosa.
Aggiungete i gamberi alla pasta, regolate di sale, condite con il restante olio e una generosa macinata di pepe nero. Distribuite nei piatti e cospargete con il prezzemolo. Servite con spicchi di limone a parte, da spremere.
Blecs al burro e timo per l'Italia nel piatto
Il 25 ottobre sarà la Giornata Mondiale della Pasta. Una occasione per celebrare e promuovere questo alimento amato in tutto il mondo.
Lo scopo di questa giornata è promuovere la conoscenza dei diversi tipi di pasta e delle loro caratteristiche, valorizzare la pasta come parte di una dieta equilibrata e sostenibile, celebrarla come alimento universale, presente in diverse culture e tradizioni culinarie.
In questa occasione si organizzano eventi in tutto il mondo, da dimostrazioni di cucina a conferenze e workshop, concorsi a premi, organizzando cene a tema pasta con amici e familiari, e condividendo sui social media foto e ricette con l'hashtag #WorldPastaDay.
L'Italia nel Piatto dedica quindi le ricette di Ottobre a questa intramontabile protagonista della tavola italiana, dai classici della tradizione alle specialità meno conosciute, accompagnandovi in un viaggio culinario attraverso l'Italia, svelando curiosità, abbinamenti, segreti e sapori legati a questo alimento simbolo della cucina italiana.
Io contribuisco a questa giornata con i Blecs, un tipo di pasta tipica della regione Friuli-Venezia
Giulia, in particolare delle valli del Natisone. La loro preparazione è legata alla tradizione contadina del Friuli, dove la farina di grano saraceno era un ingrediente fondamentale.
Il nome Blec significa toppa, rappezzo. Si chiamavano così i pezzetti di stoffa che si usavano per rattoppare gli abiti. Ma può avere diversi significati: straccio, cencio, pezzo, brandello, brindello, lembo, frammento, squarcio ( un blec di tiere: un pezzo di terra, un blec di ciarte: un pezzo di carta, un blec di seren: uno squarcio di azzurro)... I blecs hanno infatti forma irregolare, piccoli triangoli o larghe tagliatelle, fatti appunto con la farina di grano saraceno che conferisce loro un caratteristico colore scuro e un sapore leggermente amarognolo con un sentore di nocciola, e farina 00 per bilanciare il gusto.
Secondo le zone del Friuli, vengono conditi in vario modo, con i funghi, con ragù bianco, con burro e salvia e formaggi locali come il Montasio. Un piatto perfetto per l'autunno e l'inverno.
Io ho scelto quello più tradizionale, col burro nocciola, sostituendo la salvia con il timo. Per fare la pasta ho usato la ricetta di un grande friulano, Gianni Cosetti, dal suo libro Vecchia e Nuova cucina di Carnia. E' stato uno dei più grandi cuochi italiani, ha lavorato all'Hotel Roma di Tolmezzo dal 1969 al 2000 ed è stato cuoco del Quirinale. Oggi viene considerato un maestro della cucina legata al territorio. Veronelli decantava il valore della sua opera e ne parlava con grande stima perchè aveva intuito l'importanza delle sue erbe, dei suoi funghi, dei prodotti delle sue malghe. Scomparso nel 2001, ha lasciato una grandissima impronta nella seppur povera cucina friulana.
Blecs al burro e timo
per 2 persone:
per i blecs:
80 g di farina di grano saraceno
80 g di farina 00
50 g di burro morbido
poca acqua
1 uovo intero medio
1 pizzico di sale
per il condimento:
100 g di burro
7 o 8 rametti di timo
1 spicchio d'aglio
50 g di formadi frant (o Montasio vecchio grattugiato)
sale, pepe nero macinato al momento.
Nella ciotola della impastatrice mescolate le due farine, aggiungete il burro e iniziate a mescolare, poi unite l'uovo e continuate a impastare a bassa velocità, aggiungete un goccio d'acqua e lasciate lavorare finchè l'impasto si raccoglie.
Toglietelo dalla impastatrice, trasferitelo sulla spianatoia infarinata, lavoratelo un paio di minuti poi formate una palla e lasciatela riposare una mezz'oretta sulla spianatoia, coperta con una ciotola.
Trascorso il tempo, riprendete la pasta. Spolverate la spianatoia con la farina. Tagliate un pezzo di pasta alla volta e tiratela con il mattarello, il più possibile sottile. Con la rotella tagliapasta ricavate dei triangoli, più o meno uguali, ma non ha importanza la precisione.
Portate a ebollizione una pentola d'acqua, aggiungete sale quanto basta.
Nel frattempo fate fondere il burro insieme all'aglio e al timo, fino a farlo diventare nocciola.
Sbriciolate il formadi frant, o grattugiate il formaggio Montasio.
Cuocete i blecs per 3 o 4 minuti, poi prelevateli con un mestolo ragno e trasferiteli in un saltapasta, aggiungendo man mano il burro nocciola, timo e aglio compresi. Spadellateli qualche istante su fuoco medio, regolate eventualmente di sale e poi trasferiteli in un piatto di servizio, spolverateli con il formadi frant ( o il Montasio grattugiato) e una generosa macinata di pepe nero. Servite immediatamente.
Non sono molto fotogenici, lo so, ma è un piatto della memoria, alle radici della tradizione delle valli friulane.
Lombardia: https://www.pensieriepasticci.it/2025/10/foiade-bergamasche-di-mais-al-ragu.html
Trentino-Alto Adige: Rufioi (ravioli mocheni)
Veneto: La pasta in Veneto: formati tradizionali e curiosità https://www.ilfiordicappero.com/2025/10/pasta-in-veneto.html
Emilia-Romagna: I curzoli con sugo allo scalogno di Romagna
Toscana. Maccheroni o maccaroni della Garfagnana al granturco formenton ottofile rosso https://acquacottaf.blogspot.com/2025/10/maccheroni-o-maccaroni-della-garfagnana.html
Marche:Maccheroncini di Campofilone autunnali
https://forchettaepennello.com/2025/10/maccheroncini-di-campofilone-autunnali.html
Umbria: La pasta umbra: formati tipici e ricette della tradizione
Lazio: Fini Fini ciociari al pomodoro e basilico
Abruzzo: Cavatelli con zucca, guanciale e pecorino
Molise: Cavatelli cozze e pomodorini
Campania: Schiaffoni di semola di grano duro dell’Irpinia con sughetto di baccalàolive e pomodorini
Puglia: Sagne 'ncannulate con vongole veraci
https://breakfastdadonaflor.blogspot.com/2025/10/sagne-ncannulate-con-vongole-veraci.html
Basilicata: Trittico lucano
Calabria: Variazione di fileja
https://dolcementeinventando.com/variazione-di-fileja/
Sicilia: Spaccatelle con Zucchine Tonno e Limone
Sardegna: Su Filindeu https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2025/09/su-filindeu.html
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Spaghetti alla puttanesca per il Club del 27
Oggi è il giorno de Il Club del 27 che torna, puntuale come una cambiale, con il libro Extra Virgin: Recipes and love from our Tuscan kitchen di Debi Mazar e Gabriele Corcos.
Un libro da tenere a portata di mano, pieno di belle idee e di piatti classici, i nostri piatti, magari un po' rivisitati ma ben fatti.
Io ho scelto un piatto che solo a nominarlo fa venire l'acquolina, un primo che faccio spesso ma che non mai pubblicato nel blog.
Spaghetti alla puttanesca
2 spicchi d'aglio affettati sottili
4 filetti di acciuga
60 g di olive di Gaeta, denocciolate e affettate
1 cucchiaio di capperi sotto sale
3 cucchiai di olio e.v. d'oliva
sale, pepe nero macinato al momento
1 pizzico di peperoncino
un ciuffo di prezzemolo tritato per guarnire
In una casseruola portate a ebollizione dell'acqua, scottate i pomodori nell'acqua bollente per un paio di minuti, più o meno, scolateli e pelateli. Tagliateli a metà, eliminate i semini e fateli a cubetti.
Portate a ebollizione l'acqua per la pasta. Quando bolle, calate gli spaghetti.
Dissalate i capperi sotto l'acqua corrente e tritateli grossolanamente.
In una padella saltapasta,scaldate l'olio a fuoco medio alto, aggiungete le acciughe, il peperoncino, i capperi, le olive e fate insaporire 3 o 4 minuti, mescolando in modo che le acciughe si sciolgano.
Unite i pomodori, abbassate il fuoco e cuocete il sugo per 10 o 15 minuti. Regolate di sale e di pepe.
Scolate gli spaghetti e versateli nella padella e mantecate la pasta fino a quando sarà ben condita.
Servitela con una spolverata di prezzemolo tritato e ancora un filo d'olio.
"Le prime testimonianze di una pasta condita con una salsa molto simile a quella della Puttanesca, risalgono agli inizi del XIX secolo, quando il Cavalcanti, nel suo manuale Cucina torico-pratica, propose alcune ricette di cucina popolare napoletana, tra le quali una "puttanesca ante litteram, definendola "Vermicelli all'olio con olive capperi ed alici salse".
Dopo alcune sporadiche apparizioni in altri ricettari di cucina napoletana, nel 1931 la Guida gastronomica d'Italia, edita dal T.C.I., la elenca tra le specialità gastronomiche della Campania, definendola "Maccheroni alla marinara" anche se la ricetta proposta è indubbiamente quella della moderna puttanesca. Si tratta dunque di uno dei molti casi nei quali il nome con cui è nota oggi la preparazione è successivo alla comparsa della stessa. Infatti a Napoli, nel linguaggio comune, questo particolare condimento per la pasta è noto semplicemente come aulive e cchiapparielle.
Il primo riferimento esplicito agli "spaghetti alla puttanesca" è quello di Raffaele La Capria nel romanzo Ferito a morte (1961), in cui si menzionano gli "spaghetti alla puttanesca come li fanno a Siracusa."
Pasta al forno senza sforzo - Effortless pasta
La mia seconda ricetta scelta da libro Half Baked Harvest Quick & Cozy di Tieghan Gerard, che stiamo sfogliando per la settimana Cook_my_Books, è davvero ottima e credo che sarà una di quelle che rifarò spesso, visto la semplicità della preparazione. Proprio come piace a me, massima resa con minimo sforzo.
Pasta al forno senza sforzo - Effortless pasta
per 6/8 persone
750/800 g di pomodorini tagliati a metà
100 g di olio e.v. d'oliva
6 spicchi d'aglio tritati grossolanamente
3 cucchiai di condimento all'italiana
1 pizzico di peperoncino
450 g di risoni (in alternativa maccheroni o penne)
150 g di olive Kalamata denocciolate, tagliate a pezzi
un grosso ciuffo di basilico tritato
un ciuffo di prezzemolo tritato
300 g di mozzarella vaccina
80 g di salame piccante a fette
2 peperoni rossi, o altro colore a piacere, tagliati a fettine sottili
600 ml di acqua calda
Per il condimento all'italiana
dosi per mezza tazza
2 cucchiai di basilico essiccato
2 cucchiai di origano essiccato
2 cucchiaini di timo essiccato
1 cucchiaino di rosmarino essiccato
1 cucchiaino di salvia essiccata
1 cucchiaino di aglio in polvere
1 cucchiaino di cipolla in polvere
In una ciotola mescolate tutti gli ingredienti del condimento all'italiana.
Scaldate il forno a 200°
Togliete la teglia dal forno, unite la pasta, le olive, il basilico, i peperoni a fettine sottili, l'aglio, unite l'acqua calda, mescolate bene e rimettete in forno per altri 10/15 minuti. Riprendete la teglia, aggiungete il salame piccante e la mozzarella, mescolate di nuovo e rimettete in forno portando a cottura. Ci vorranno altri 25 minuti circa.
Togliete dal forno, cospargete con il prezzemolo tritato grossolanamente, ancora un pizzico di peperoncino e portate in tavola.
Una pasta che amo molto, i risoni, perfetta per questa ricetta. Ne esce un piatto saporito, sostanzioso e soddisfacente.
Pasta e fagioli di San Quirino
L'appuntamento di Giugno con L'Italia nel piatto è dedicato ai prodotti a Km 0, o presidi Slow Food che contraddistinguono ogni regione.
Io ho scelto un ingrediente che mi riporta alla mia infanzia, quando trascorrevo le estati dai nonni, in Friuli. Un ingrediente povero, come lo è la cucina friulana, il fagiolo antico di San Quirino.
Ora presidio Slow Food, prodotto principalmente nel piccolo paese di San Quirino e dintorni, nel Pordenonese, a pochi chilometri da casa mia.
Veniva coltivato fin dall'800, fagiolo minuscolo per dimensioni ma dal grande valore economico per quei tempi, infatti il suo prezzo superava quello del granturco. Poi, pian piano, è quasi scomparso. Ma io ho fatto in tempo a vederlo coltivare vicino al mais, in filari bassi e lunghi tutto il campo, poi quando era l'ora della raccolta, a partire dalla metà di luglio, si estirpavano le piante, le si distendeva sull'aia sopra grandi teli lasciandole qualche giorno a seccare e poi giù di bastone! Questo permetteva ai fagioli di uscire dai baccelli, separandoli. Donne e bambini raccoglievano i fagioli, facendo contemporaneamente una prima cernita, e poi si trasferivano nei sacchi di juta. . Alcuni contadini ne vendevano una parte, se il raccolto lo permetteva, ma a casa mia si conservavano per l'inverno.
La battitura era una specie di rito a cui partecipava quasi tutta la famiglia . Non immaginate la polvere che si alzava durante quella operazione! Alla fine eravamo tutti "imbiancati".
Fortunatamente, da qualche tempo, alcuni giovani sono riusciti a recuperare le sementi ed hanno ripreso la produzione tradizionale con lo scopo di valorizzare questo tipo di fagiolo dalla buccia sottile e dalla polpa piena e cremosa, diventato anche Presidio Slow Food.
Le ricordo quelle estati calde e lente, scandite dal lavoro dei campi e nell'orto, e poi la latteria sociale alle 17 apriva i battenti e c'era chi portava il latte appena munto e chi, come me, andava col suo bravo pentolino di alluminio a comprarlo perchè, mancato mio nonno, non abbiamo più potuto tenere la stalla con le mucche.
Tornando, venivo accolta dal profumo che usciva dalla immancabile pentola di fagioli che bolliva sul fogolar.
Pasta e fagioli di San Quirino
per 4 persone
400 g di fagioli antichi di San Quirino
1 cipolla bionda
1 carota
1 costa di sedano
1 spicchio d'aglio
2 patate medie
2 o 3 pomodorini piccadilly
1 ciuffo di basilico
q.b. di brodo vegetale
una grossa noce di burro
poco olio e.v. d'oliva
sale, pepe nero macinato al momento
q.b. di pasta formato ditali rigati, o altra a piacere.
La sera prima mettete a bagno i fagioli in una ciotola capiente con abbondante acqua. Copriteli e dimenticateveli fino alla mattina dopo.
Mondate il sedano, la carota e la cipolla, lavateli e asciugateli, poi tritate tutto finemente.
In una casseruola fate fondere il burro insieme all'olio, unite lo spicchio d'aglio pelato e il trito di verdure. Fate insaporire bene e aggiungete i fagioli, mescolate e continuate a cuocere per un paio di minuti, poi coprite il tutto con del brodo vegetale fino ad arrivare ai tre quarti della casseruola e fate riprendere il bollore.
Pelate le patate, lavatele e tagliatele a tocchi di media misura, lavate i pomodorini e divideteli a metà eliminando i semi interni, unite tutto ai fagioli e aggiungete anche il basilico e il sale.
Abbassate il fuoco, coprite e lasciate pippiare per un po' più di un'ora/ora e mezza. Controllate che il brodo non cali troppo, eventualmente rabboccate. In ogni caso assaggiate i fagioli, la buccia dovrà staccars bene e la polpa essere morbida e cremosa.
Una volta che le patate sono cotte, schiacciatele usando un mestolo forato e schiacciate ache un po' di fagioli, poi riportate a bollore finchè la minestra si addensa. Unite la pasta e portate a cottura completa mescolando spesso perchè tenderà ad attaccarsi.
Servite in piatti tenuti precedentemente in caldo, con un buon giro d'olio e.v. d'oliva e una bella macinata di pepe nero.
Se vi piace, anche una spolverata di parmigiano.
Piemonte. https://www.sofficiblog.it/?p=2482 - https://www.sofficiblog.it/2023/06/02/tiramisu-al-vermouth/
Liguria: zuppa di zucchine trombetta
Lombardia. https://www.pensieriepasticci.it/2023/06/risotto-al--dop-con-noci-e-mirtilli.html
Trentino-Alto Adige. Trota Salmonata affumicata su rondelle di canedee
Veneto. Pesche di Verona IGP sciroppate
Emilia-Romagna. https://zibaldoneculinario.blogspot.com/2023/06/la-rosa-di-parma.html
Toscana. Segato di carciofi e pecorino
Umbria. Biscotti con farina di roveja e confettura
Marche. https://www.forchettaepennello.com/2023/06/galette-bretonne-con-casciotta-durbino-dop.html
Lazio. https://www.merincucina.it/2023/06/spaghetti-con-le-telline.html
Abruzzo. Ravioli con ripieno di patate e pecorino
Molise. Spaghetti con la mollica di San Giuseppe
Campania. https://fusillialtegamino.blogspot.com/2023/06/pasta-di-gragnano-i
Puglia.
https://breakfastdadonaflor.blogspot.com/2023/06/carote-di-polignano-pat-sottolio.html
Basilicata. https://www.quellalucinanellacucina.it/peperoni-cruschi/
Calabria. https://ilmondodirina.blogspot.com/2023/06/bucconotti-calabresi-con-marmellata-di.html
Sicilia. Galette all’origano con Pomodori di Pachino IGP
Sardegna. https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2023/05/filetto-v
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Le tagliatelle ai funghi di Jamie Oliver
Ritorna il Club del 27 con ONE il libro di Jamie Oliver, il suo 26° libro di cucina dedicato alla moglie Jools che lui definisce "la mia numero uno"
In questa occasione Oliver si impegna a rendere la cucina ancor più facile e accessibile.
E non c'è niente di più semplice dei piatti unici, una comodità estrema. Potremmo dire che si tratta di cucinare con poca fatica e con meno lavoro, insomma la massima resa col minimo sforzo. Poter mettere tutto in una padella per preparare la cena è davvero una gran bella cosa, meno stoviglie da sporcare e da lavare, oltre al sapore che ci guadagna un bel po', come le tagliatelle che ho scelto di fare:
Tagliatelle ai funghi, rucola e noci
per 1 persona
125 g di tagliatelle fresche
80 g di funghi (tipo Pleurotas)
1 spicchio d'aglio
10 g di parmigiano grattugiato
2 rametti di timo
4 o 5 gherigli di noci, spezzettati
1 cucchiaio colmo di ricotta
1 manciata di rucola (rucola)
un goccio d'olio
sale, pepe
Mettete una larga padella (circa 28 cm) su fuoco vivo, aggiungete i funghi mondati, lavati velocemente e affettati non troppo sottili, lasciateli scottare poi unite un goccio d'olio e l'aglio affettato.
Grattugiate il parmigiano,
Quando i funghi si saranno ammorbiditi, unite il timo e le noci sbriciolate.
Mettete anche la pasta e tanta acqua bollente quanto basta a coprire la pasta, circa 300 ml.
Lasciate bollire per circa 4 minuti o finchè la pasta avrà assorbito gran parte del liquido e avrete ottenuto un fondo cremoso mescolando regolarmente, allungando con un goccio d'acqua bollente in più, se necessario.
Sempre mescolando per mantecare la pasta, unite il parmigiano e la ricotta, un'altra mescolata per stemperare il formaggio, poi regolate di sale e di pepe, un filo d'olio e di nuovo mescolate.
Completate con una generosa manciata di rucola e servite subito.
Si fa in 10 minuti, tutto nella stessa padella. Comodo, no?
linguine con friggitelli e percoche al profumo di Pastis . E si sperimenta
0ltre a tutti i miei libri e le mie riviste di cucina, leggo una marea di ricette, guardo una marea di foto di cibo, sfoglio riviste e libri ovunque ne trovo, seguo chefs, bloggers, appassionati di cucina come me, e credo che non mi basterebbero nemmeno tre o quattro vite per cucinare tutte le ricette che ho salvato nel corso di questi anni. Nella mia testa ci deve essere un miscuglio pazzesco di cui probabilmente manco mi rendo conto.
So solo che a volte, mentre sto osservando quanto c'è nel frigorifero pensando alla cena, la mente percorre sentieri autonomi e mi suggerisce accostamenti anche un po' azzardati, spingendo la mia curiosità a sperimentare. Confesso che non tutte le sperimentazioni escono col buco, ma questa la voglio proprio condividere perchè è davvero riuscita bene.
Linguine con friggitelli e percoche al profumo di Pastis
per 2 persone di buon appetito
200 g di linguine
2 piccole percoche
300/400 g di friggitelli
2 cucchiai di Pastis
2 spicchi d'aglio
1 ciuffo di basilico
q.b. di olio e.v. d'oliva
sale, pepe
Mondate i friggitelli eliminando il picciolo e i semini interni, lavateli e lasciateli sgocciolare, poi tagliateli a rondelle non troppo sottili.
In una padella antiaderente mettete un filo d'olio, uno spicchio d'aglio e fatelo imbiondire, quindi unite i friggitelli, lasciare insaporire, salate, pepate e unite un paio di foglie di basilico, abbassate il fuoco e fate appassire il tutto lasciando i friggitelli leggeremente indietro di cottura e il fondo abbastanza lento. Tenete da parte.
Pelate le percoche e tagliatele a pezzetti, fatele insaporire in un filo d'lio insieme a uno spicchio d'aglio e a un paio di foglie di basilico, poi sfumatele con i due cucchiai scarsi di Pastis, lasciare assorbire e spegnete. Devono rimanere ancora un po' croccanti.
Quando bolle l'acqua buttate la pasta, ma non fatela cuocere del tutto nella pentola, quando è poco oltre metà cottura prelevatela e mettetela nella padella dei friggitelli, aggiungete un mestolino d'acqua di cottura e mantecatela mescolandola continuamente finchè è cotta. Prima però prelevate un po' di peperoni da usare per la guarnizione. Casomai, se si asciugasse troppo senza cuocere del tutto, aggiungete ancora dell'acqua di cottura, poca alla volta.
Quando la pasta è pronta aggiungete le percoche saltate, tranne un cucchiaio abbondante da usare per completare il piatto. Un'altra mescolata veloce per far insaporire bene e servite completando con altre foglioline di basilico, con i friggitelli e le percoche tenute da parte.
Molto apprezzata da queste parti.
Mezzi rigatoni e scarti aromatici di un cavolfiore.
L'idea è di cucinare con quello che dovrebbero essere scarti derivati dalla pulizia delle verdure, o di quello che normalmente non si utilizza quasi mai. Eppure in cucina non si dovrebbe buttare nulla in teoria, ma forse siamo diventati troppo "pasciuti" per pensare di dover usare anche lo scarto. Le nostre nonne e probabilmente anche le nostre madri ottimizzavano tutto, cercando di sprecare il minimo durante i tempi molto difficili della guerra e del dopoguerra. Ma anche i giorni che stiamo vivendo tutti in questo momento storico sono difficili per molti versi, per la mancanza di libertà soprattutto, e per l'inquietudine oltre al dolore per quelle migliaia di morti. E visto che dobbiamo restare a casa, all'idea di Alessandra e Greta, ho fatto la Ola seduta sul divano, poi ho aperto il frigo in cerca di una idea. La spesa di questi tempi si fa ad ostacoli e dovendosi accontentare parecchio per giunta, il mio frigo in questo momento offre come papabile alla bisogna un bel cavolfiore bianco, un piccolo sedano rapa, un piccolo finocchio che sta rinsecchendo, e qualche altra verdura che però non ha scarti a sufficienza. Andata, opto per il cavolfiore. Lo divido in cimette, separo le foglie dal torsolo e mi soffermo un attimo a guardarlo lì, davanti a me sul tagliere, smembrato e sezionato, pensando a come aggiungere sapore a quel torsolo e a quelle foglie, e la lampadina si accende.
Mezzi rigatoni e scarti aromatici di un cavolfiore
per 2/3 persone
250 g di mezzi rigatoni (o altro formato a piacere)
torsolo e foglie di un piccolo cavolfiore bianco
un goccio d'olio
poco parmigiano grattugiato
per il brodo aromatico:
1 carota
2 coste di sedano
2 porri, la parte bianca
1 scalogno
la metà di un piccolo finocchio
un pezzetto di sedano rapa
una grossa cipolla
1 rametto di basilico
2 fettine piccole di porcini secchi (fatte rinvenire)
2 bastoncini di lemongrass
1 pezzetto di circa 3 o 4 cm di zenzero fresco
1 bacca di anice stellato
1 peperoncino fresco privato dei semi
1 cucchiaino abbondante di pepe nero del Madagascar (o altro, aromatico)
1 spicchio d'aglio
sale grosso
3 l. d'acqua
per completare:
1 cucchiaio abbondante di sesamo nero
1 albume
1 cucchiaio abbondante di semola
Dividete il cavolfiore in cimette che userete per altre preparazioni.
Conservate il torsolo e le foglie più belle, scartando quelle più esterne e coriacee. Lavate bene il tutto e tenete da parte.
Mondate e lavate tutte le verdure e gli ingredienti aromatici per il brodo, riducete tutto a pezzetti o a rondelle.
Mettete a bollire l'acqua. In una larga padella scaldate un filo d'olio, quindi unite tutte le verdure e gli altri ingredienti e fate insaporire per 5 o 6 minuti
poi trasferite le verdure nell'acqua bollente, aggiungete un paio di cucchiai di sale grosso, coprite e fate sobbollire dolcemente per almeno un'ora buona.
Nel frattempo scegliete qualche foglia fra le più sane e carnose, sbollentatele per un paio di minuti, scolate e e lasciatele asciugare ben allargate su un canovaccio pulito.
Tagliate sottilmente il torsolo del cavolfiore
Mettetelo in una padella con un filo d'olio e il resto delle foglie, lasciate insaporire quindi bagnate con un paio di mestoli di brodo fatti passare da un colino a maglia fine.
Salate leggermente e portate a cottura pian piano, aggiungendo dell'altro brodo man mano che il fondo si asciuga. Dovrete lasciarlo abbastanza lento.
Riprendete le foglie che avete sbianchito, tagliatele a fettine non troppo sottili, passatele nell'albume leggermente sbattuto e poi nella semola
Friggetele in un piccolo pentolino, in olio d'oliva, finchè saranno dorate ma ancora croccanti. Lasciatele su un piatto coperto di carta assorbente.
In un altro padellino tostate il sesamo nero per un paio di minuti, mescolando sempre. Togliete dal padellino e lasciatelo raffreddare su un piattino.
Filtrate il brodo e aggiungete dell'altra acqua calda in quantità sufficiente per poterci cuocere la pasta. Riportate a ebollizione e calate la pasta.
Mentre la pasta cuoce, col minipimer frullate a crema il torsolo e rimettete il tutto in una larga padella antiaderente insieme a un filo d'olio e un paio di cucchiai di parmigiano grattugiato.
3 o 4 minuti prima che la cottura sia completa, prelevate la pasta e mettetela dentro la padella con la crema, aggiungete un altro mestolino del brodo di cottura e iniziate a mantecare la pasta, aggiungendo altro liquido se fosse necessario, fino a cottura completata.
Mettete nei piatti, aggiungete le foglie croccanti e una spolverata di sesamo tostato.
il sapore del cavolfiore resta, smorzato dal brodo aromatico. Il lemongrass nel brodo regala un profumo delicatissimo che tuttavia non pervade, anzi, è piacevolissimo.
Per correttezza vi dico l'idea del brodo mi è venuta perchè ho un bellissimo libro sui brodi moderni, e ho voluto sperimentare.
























