lunedì 31 ottobre 2016

Pan dei morti e altre storie

Ripropongo questo vecchio post dedicato alle  celebrazioni di Ognissanti e alla commemorazione  dei defunti,  perchè oggi il  Calendario del cibo Italiano  progetto a cura  della Associazione Italiana Food Blogger dedicherà la settimana che si apre a questa ricorrenza, e Alessandra Gennaro del blog An Old fashioned lady e Susanna Canetti del blog Afrodita's Kitchen  ne saranno le ambasciatrici. Non perdetevi il loro articolo a riguardo, so che sarà molto interessante leggerlo e conoscere usi, costumi, storie e aneddoti legati a questo periodo.

Il giorno dei morti ci si veste pesante perché l'aria è ormai diventata fredda ed è arrivata la prima nebbia della stagione, si toglie il cappotto da dove era  stato riposto, si spolverano stivali e scarpe adatte e ci si accinge ad affrontare l'inverno imminente.

Il sole che sbiadisce e ci abbandona, i fiori che pian piano si seccano e cadono, il tappeto di foglie rosse e gialle su cui camminiamo, le notti lunghe che iniziano quando è ancora giorno....tutto questo fa pensare alla fatica, al riposo, al sonno, al passato, e il pensiero ritorna su ciò che è stato. 
Così in questa stagione più facilmente si evocano le ombre, si parla con loro.
Il giorno dei morti fiori e lumini riempiono il cimitero di ogni paese con un'aria quasi di festa se non fosse per quelle foto ovali con piccoli volti in bianco e nero di un tempo sparito, che sorridono lontani perché nulla  li può più toccare..
La morte è un tema spesso doloroso e difficile da accettare. Ma lo sappiamo, niente nell'universo intero può resistere al tempo. Tutto ne viene travolto, tutto è destinato a scomparire, a mutare. E' difficile ogni giorno accettare, sopportare la mancanza, il vuoto lasciato da chi non c'è più. 
Nel tempo a volte subentra una sorta di dolore quieto, quasi fatto di struggente tenerezza, ma  il dolore è comunque  sordo,  è muto e  ascolta solo se stesso...non ci sono parole uguali per ognuno di noi,  che possono raccontarlo.
Anche nel giorno dei morti richiamiamo alla mente i nostri cari scomparsi, per rivederli intorno a noi, per offrire loro un fiore, per fare pace, per non dimenticare,  perché sono sempre ben vivi dentro il nostro cuore, la nostra mente, il nostro ricordo.



Vita e morte sono  inevitabilmente legate, e il giorno dei morti ogni casa si riempie di tutte le tradizioni per continuare a mantenere forti legami con i propri defunti e
antiche usanze vivono in tutto il nostro Paese.
Io sono nata in Friuli  dove sono rimasta per tutto il primo anno di vita,  e poi mi sono trasferita a Milano con i miei genitori, dove sono cresciuta, dopo una parentesi di qualche anno sulle montagne comasche.  Grazie alla mia famiglia ho assimilato sia le  tradizioni lombarde che quelle friulane e le usanze di entrambe le regioni fanno parte della mia vita da che ho memoria.
A Milano, ma generalmente in tutta la Lombardia, il dolce tradizionale di questo periodo è il Pan dei Morti.
Cuocerlo  significa avere la casa a lungo  profumata  di spezie, un profumo che mi fa tornare bambina, quando il pan dei morti si comprava in panetteria. Ognuna ne aveva sempre un bel vassoio pronto sul banco e il suo profumo si sentiva fin sulla strada, si spandeva per la via solleticando le narici e facendo venire la voglia irrefrenabile di addentarne uno, bello morbido e fondente, e di riempirsi il viso  di  zucchero a velo..
La signora Luisa, la panettiera  quasi all'angolo di Via Marghera  dove passavo tutte le mattine per andare a scuola,   mi conosceva bene ormai, ogni giorno entravo a comprare la merenda da mettere in cartella....a volte la mantovana, una specie di pasta brioche tutta bitorzoluta,  asciutta che più asciutta non si può,  altre volte la veneziana, con la granella di mandorle e zucchero sopra, oppure, altre volte ancora, le peschine con la marmellata  belle rosse di Alchermes e,  in questo periodo, il pan dei morti...
....questo profumo di spezie che aleggia per casa, mi fa ricordare la  sciura Luisa, un donnone giunonico  bonario e gentile, dagli occhi più azzurri che ho visto in vita mia, piazzata sempre dietro al bancone del negozio, dopo la notte passata a sfornare pane in quantità....

entravo nel negozio insieme a frotte di altri bambini,  con un misto di soggezione e timidezza, sceglievo la mia merenda, tiravo fuori le monete che mi dava mamma per pagare e me ne andavo col mio pan dei morti in mano, avvolto in un minuscolo foglio di  carta velina beige,  accompagnata dal suo sguardo azzurro e intenso fin sul marciapiede...lo sentivo quello sguardo, come se fosse appiccicato sulla schiena...
poi, nell'ultimo pezzo di strada che mi divideva dalla scuola, non resistevo a quel profumo di cannella e ne sbocconcellavo golosamente  qualche pezzetto camminando... ne è passato parecchio di tempo da allora, ma il sapore di quel pan dei morti della Luisa, me lo ricordo ancora molto bene.... 

Invece in Friuli, mio nonno prima   e mio padre dopo di lui,  prima di andare a letto, il giorno dei morti lasciavano la luce accesa sotto il portico, un secchio d'acqua e del pane sulla tavola cosicché i defunti potessero trovare luce e cibo per ristorarsi durante il pellegrinaggio notturno verso le chiese e i santuari.
Si dice che in quella notte i defunti tornino a noi vestiti di bianco, e che chi entra in quelle chiese e in quei santuari le troverà affollate da una moltitudine di persone che non sono più in vita e che scomparirà all'alba, al  primo canto del gallo.
E guai a guardar fuori dalla finestra...ci potevano essere i morti chiamati dall'insistente e prolungato suono delle campane, a spiare noi vivi.
Ogni famiglia prepara i dolci dei morti....a casa mia delle semplici caldarroste, con un bicchiere di vino rosso...e un goccio non si negava anche ai bambini..
Su per le montagne invece , hanno da sempre fatto rivivere anche le antichissime tradizioni pagane e ancora oggi si fa la rievocazione storica del capodanno celtico, quando si pensava che in questa notte i defunti tornassero accompagnati dal piccolo popolo degli elfi, (gli sbilfs) delle streghe (lis striis) e delle fate (lis aganis) per visitare i luoghi in cui avevano vissuto. La gente va per le strade del paese con le zucche intagliate come maschere spaventose, illuminate dalle candele...
Intagliare le zucche per usarle come lumi non è solo una usanza americana, è presente da noi da secoli...
Ricordo quelle notti fredde, le processioni lungo le strade del paese, la polenta bianca, calda fumante , di mia nonna, il muset con la brovada, il riunirsi tutti intorno alla grande tavola insieme a parenti ed amici, a chiacchierare e a mangiare le castagne man mano che mio padre le cuoceva sulla stufa a legna, fra un bicchiere di Merlot e un bicchierino di grappa, e poi, prima di andare a letto, la tavola apparecchiata con tutto  quello che avevamo preparato, le caldarroste, il vino, il pane, l'acqua.
Mio padre usciva sotto il portico, accendeva la luce, rientrava e chiudeva le porte a doppia mandata...
Il giorno dopo era tutto come l'avevamo lasciato, ma ogni anno, alla stessa ricorrenza, erano gli stessi gesti, lo stesso sentire...Come a non voler spezzare quel legame col mondo dei più..
Ogni volta, la mattina dopo,  osservavo la tavola e poi guardavo mio padre ... Perchè è ancora tutto lì dove lo abbiamo lasciato, gli chiedevo muta... lui  mi guardava sorridendo sornione  e scambiava uno sguardo complice con mia nonna, si alzava dalla sedia e mi diceva: Dai, sparecchiamo e non preoccuparti, sono venuti ma   non avevano fame...probabilmente hanno mangiato a casa della zia Norina. Solo qualche anno dopo, ho capito. 
 









Ecco la ricetta del  Pan dei Morti, di tradizione lombarda.


PAN DEI MORTI

200 gr di rimasugli o briciolame di biscotti secchi
120 gr farina
150 gr zucchero semolato
3 cucchiai rasi di cacao amaro
100gr uvetta
50 gr mandorle pelate
50 gr pinoli
50 gr ciliegie candite
2 fichi secchi (facoltativo)
mezzo cucchiaino di lievito per torte
1 cucchiaio raso di cannella in polvere
1 cucchiaino di chiodo di garofano macinato
mezzo cucchiaino di noce moscata
un pizzico di sale
vino bianco q.b. (o del Vinsanto)
1 albume



Ammorbidite l'uvetta in un goccio di acqua calda mista a poco vino bianco, unite anche i fichi secchi ridotti a pezzetti, se decidete di metterli.
Nel mixer tritate i biscotti, raccoglieteli in una terrina e aggiungere la farina, lo zucchero, le mandorle tritate non troppo fini, i pinoli, le ciliegie tritate anch'esse grossolanamente, il lievito, il cacao, le spezie e infine l'uvetta scolata e strizzata e il pizzico di sale.
A questo punto aggiungete i liquidi, l'albume appena appena sbattuto, giusto per scioglierlo un pochino, e infine il vino bianco. Versate il vino poco alla volta, e regolatevi con la quantità in modo che l'impasto risulti abbastanza  compatto e solido, da lavorare con le mani, alla fine deve risultare una specie di palla compatta e liscia.
Scaldate il forno a 180° ventilato e foderate una teglia con carta forno.
Con l'impasto fate una specie di salsicciotti di 6/7 cm di diametro, tagliateli in pezzi di circa 4 cm, appiattiteli leggermente con le mani inumidite, in modo da ricavare una forma allungata ovoidale, alta poco meno di 1 cm.
Adagiateli in file sfalzate sulla teglia foderata, tenendo conto che un poco si gonfiano, distanziandoli abbastanza regolarmente.
Cuocete a 180° per 15 minuti, in funzione ventilata, si formeranno delle crepe, è normale. A questo punto abbassate a 160° la temperatura, cambiando la funzione da ventilato a statico, e tenendo un poco aperto il forno mettendo un cucchiaio di legno nello sportello (come si fa a volte con le meringhe) quindi continuate la cottura per altri 20/ 25  minuti. Devono essere morbidi e fondenti all'interno..
Lasciate che si raffreddino poi spolverate abbondantemente con lo zucchero a velo. 

Sulla tavola, insieme a un vassoio di Pan dei Morti, io aggiungo  anche qualche caldarrosta accompagnata da un buon bicchiere di vino rosso. E' il mio modo di fondere le tradizioni e di ricordare le persone a me care  che non ci sono più.


 


Ed è  anche il mio contributo a questa giornata dedicata alla commemorazione dei defunti da parte del Calendario del Cibo Italiano.











6 commenti:

  1. eccolo il tuo pane dei morti! e non poteva mancare un accenno al tuo amato Friuli, riecco la bovada e il muset, che voglia di assaggiarli!!!
    è sempre un piacere leggere i tuoi post così evocativi e delicati

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  2. Il tuo racconto è bellissimo! 👏 L'ho letto con vero piacere; generalmente, ti confido, non proseguo dopo le prime righe, quando i preamboli sono lunghi, ma solo perché spesso sono chiacchiere un po' banali o fatti privati di persone che non conosco e dunque non mi interessano. Invece in questo caso è un racconto si privato ed intimo, ma anche una testimonianza storica di quel che è stato, è e sarà. Io l'ho detto spesso, bei commenti negli anni (ora mi sobobun po rotta ...) a quelle persone che criticano la festa, di ricordi di mia nonna che riportava di castagne e latte e vino lasciati sulla finestra in questa notte. Di quanto in parte appartenga al vecchio continente, quindi grazie mille X il post e X la ricetta naturalmente!

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  3. Che bello tutto questo che racconti, Giuliana, sempre mi fa tanto piacere leggerTi!

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  4. Giuliana leggerti è un piacere, non smetterei mai. Un post intenso ed emozionante, scritto come solo tu sai fare. Una bellissima testimonianza delle tradizioni della tua famiglia, vissute in prima persona. E la magia dei tuoi racconti è tutta in quel Pane dei morti, di cui mi sembra di sentire il profumo. Grazie!

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  5. La mamma del mio grande amore viene da Ajello e a lui piaceva intagliare i frutti e metterci dentro una candela. Quando non aveva tempo di farlo con le zucche lo faceva con i mandarini, cosi' erano anche profumati. Emozionante scoprire che non è una tradizione USA ma europea.
    La frase sui morti che non mangiano l'ho letta anche in un libro sul meridione d'Italia, in quel caso pero' era: "Non hanno mangiato niente: erano in ritardo.". E mi veniva sempre da pensare al bisogno dei vivi di ritrovare un segno di attenzione e di presenza a esorcizzare l'assenza di tutti coloro che sono partiti per sempre ma di cui abbiamo ancora bisogno.
    Bisognerà che faccia questi biscotti una volta o l'altra, solo che in casa mia avanzi di biscotti non ce ne sono mai anche perché in commercio ormai trovi solo delle porcherie appunto made in USA con dentro di tutto tranne farina burro e uova...

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