Sardelle all'agro per l'Italia nel piatto
Sapori d'acqua è il tema di questo mese de l'Italia nel Piatto. Per la mia regione, il Friuli Venezia Giulia, ho scelto una ricetta molto semplice con le sardine. Quella che mia nonna preparava in alternativa alle solite sarde ripiene e fritte di cui ho già parlato.
Nei paesi dell'entroterra friulano non era come adesso che il pesce, più o meno, lo trovi abbastanza facilmente, soprattutto nella grande distribuzione. Un tempo arrivava sulle due ruote, direttamente da Marano Lagunare. Ricordo il grido che il venerdì annunciava l'arrivo dell'omino con la sua bicicletta, dove, legata dietro il sellino, c'era una grande cassetta di legno colma di ghiaccio e di poco pesce, perlopiù azzurro, e qualche anguilla. "donne vegnè quaaaa, sardeleeee, sgombriiii, bisatiii"
Allora mia nonna mollava qualunque cosa stesse facendo in quel momento e si precipitava fuori, in strada, per andare incontro a quell'uomo in bicicletta e riuscire a comprare qualche sardina prima che andassero esaurite.
Questa è la ricetta di mia nonna e io la seguo pedissequamente da quando mi sono sposata, ormai 56 anni fa.
Sardelle all'agro
per 2 persone
500 g di sardine fresche
2 limoni, il succo
40 g di capperini sotto sale, dissalati
olio e.v. d'oliva abbondante
sale, pepe
un ciuffo di prezzemolo
1 spicchio d'aglio pelato
Pulite le sardine, eliminate la testa ed apritele a libro, eliminate le interiora, la coda e la spina centrale, sciacquatele molto bene sotto l'acqua corrente..
Man mano mettetele in una ciotola con acqua molto fredda. Una volta terminate, lasciatele a bagno nell'acqua freddissima per un quarto d'ora circa, poi scolatele e tamponatele bene per asciugarle.
Scaldate il forno a 180° statico.
Nel frattempo spremete i limoni e filtrate il succo.
Tritate il prezzemolo e dissalate i capperini.
In una ciotola mescolate il succo dei limoni con abbondante olio e.v. d'oliva, il prezzemolo tritato e i capperini ben scolati e strizzati leggermente
Prendete una pirofila da forno, strofinate abbondantemente l'interno con lo spicchio d'aglio e ungetela con un filo d'olio.
Disponete i filetti di sardine con l'interno rivolto verso l'alto.
Cospargete tutto con il condimento preparato in precedenza e mettete in forno per 12-15 minuti circa.
Servite ben caldo.
Liguria: orata al forno con erbe aromatiche e limone
Trentino-Alto Adige Insalata di trota affumicata
Veneto: Pesce incovercià
Emilia-Romagna Risotto con le poveracce https://zibaldoneculinario.blogspot.com/2026/07/risotto-con-le-poveracce-vongole.html
Toscana. Zuppa di pescatrice
Marche https://www.forchettaepennello.com/2026/07/mazzancolle-in-padella-con-verdure.html
Umbria Lumachine alla schegginese - pasta umbra con trota e tartufo
Lazio Votapiatto di calamarelle
Abruzzo Spaghetti alla Trappitara
Molise Taccozze con cicale e ricotta
Campania Gamberoni alla Cilentana
Puglia Triglie al limone
Basilicata Insalata di baccalà con peperoni cruschi e lampascioni
Calabria https://dolcementeinventando.com/panino-col-pesce-spada-di-scilla/
Sicilia Totani Abbuttunati alla Griglia
Sardegna https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2026/07/insalata-di-spigola-golosa.html
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Toç in braide per l'Italia nel piatto
La Giornata mondiale del latte, che quest’anno si è celebrata ieri, 1° giugno, evidenzia l’importanza dei prodotti lattiero-caseari nella nutrizione umana e unisce diverse campagne nazionali sotto un’unica iniziativa globale. Promuove abitudini alimentari sane, sensibilizza su temi come la sicurezza alimentare e lo sviluppo sostenibile, e offre l’opportunità di diffondere informazioni accurate.
Il latte è riconosciuto come un alimento completo, ricco di nutrienti
essenziali come calcio, proteine e vitamine, fondamentali per la salute,
specialmente nei giovani. Le celebrazioni del 2026 hanno messo in campo eventi locali e
online, visite a fattorie, seminari educativi e distribuzioni gratuite nelle
scuole. Partecipare alle iniziative sostiene l’agricoltura locale e permette di
fare scelte alimentari consapevoli, riconoscendo l’impatto significativo del
settore lattiero-caseario sulla nutrizione e l’economia rurale.
Un momento prezioso a cui anche l’Italia nel piatto vuole
dare un piccolo contributo, mettendo al centro, come argomento del mese, ricette
italiane a base di latte e dei suoi derivati.
Io, per la mia regione, il Friuli Venezia Giulia, ho scelto forse una delle ricette più
rappresentative, a pari merito col più conosciuto frico, il Toç in braide, dove la ç si pronuncia come
la c di ciliegie.
Intingolo nell’orto, la traduzione più vicina al significato.
Un piatto robusto, forse più autunnale, e la tradizione, sempre rispettata, vuole che si condisca con la morcje, che al mio paese si chiama Trida (burro nocciola dove si fa rosolare della farina di mais o della farina 00) a volte si aggiungono funghi trifolati o, come nel mio caso, salsiccia cotta in padella e sfumata con il vino.
Accompagnato da un vino rosso corposo e sincero, è un piatto che si farà ricordare.
per 4 persone
250 g di farina di mais da polenta
250 g di salsiccia a nastro
100 ml di panna liquida
250 g di formaggio misto fra Montasio e altre latterie
1 cucchiaio abbondante di parmigiano
1 spicchio d'aglio
q.b. di ricotta affumicata
poco olio e.v. d'oliva
mezzo bicchiere di vino bianco
sale, pepe
per la morcje (trida):
100 g di burro
50 g di farina di mais
Preparate il condimento.
Fondete il burro in un tegamino, aggiungete i 50 g di farina di mais e cuocete dolcemente finchè il burro sarà diventato nocciola e la farina ben dorata.
Preparate la polenta portando a ebollizione 4 dl di acqua in una casseruola. Togliete dal fuoco e versate a pioggia la farina mescolando energicamente con una frusta in modo che non si formino grumi.
Rimettete sul fuoco e cuocete, a fuoco basso, per circa 40 minuti. Dovrete ottenere una polenta abbastanza morbida.
Grattugiate i formaggi friulani, il parmigiano, scaldate la panna e aggiungeteli in modo che si fondano.
Frullate un minuto col minipimet in modo da ottenere una crema liscia ma abbastanza fluida. Profumate con una macinata di pepe e tenete in caldo.
Togliete la pelle alla salsiccia, tagliatela a piccoli rocchetti.
In una padella antiaderente scaldate un goccio d'olio, unite la salsiccia e lo spicchio d'aglio, lasciatela rosolare bene poi sfumatela con il vino bianco. Cuocete per qualche minuto lasciando un po' di fondo di cottura.
Distribuite nel centro dei piatti un po' di polenta, versatevi sopra un po' di salsiccia e un mestolino della crema di formaggio preparata, condite bene con la morcje (trida) preparata, una macinata di pepe e completate con la ricotta affumicata grattugiata.
Liguria: focaccia al formaggio
Lombardia https://www.pensieriepasticci.it/2026/06/il-taleggio-dop-formaggio-tipico-lombardo.html
Trentino-Alto Adige Gelato ai frutti di bosco (senza gelatiera)
Veneto Porseo al late, ovvero lonza di maiale al latte
Emilia-Romagna Latte in piedi o latte alla portoghese
Toscana Semifreddo di ricotta ’briaca
Marche https://www.forchettaepennello.com/2026/06/crema-fritta-cremini-marchigiana.html
Umbria Plumcake salato al formaggio e yogurt di pecora
Lazio Crostini con fiordilatte e alici
Molise Stracciata molisana con ciliegie guanciale e verdurine
Campania Frullato di mela annurca campana e latte fresco alta qualità
Puglia Muddrica, il dolce di ricotta e latte di Lucugnano
Basilicata Tagliolini al latte
Calabria https://dolcementeinventando.com/polpette-di-ricotta-alla-calabrese/
Sicilia Flan di Ricotta con Pomodorini Confit
Sardegna https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2026/06/sa-timballa-e-latte.html
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Coscia d'anatra alla birra per l'Italia nel piatto
Fra gli animali da cortile che i miei nonni allevavano, c'erano sempre un paio di anatre mute.
Avevano una loro casetta dentro al serraglio e una sorta di laghetto a disposizione, dell'acqua dentro una specie di vasca zincata dove amavano bagnarsi. Era sempre un impegno pulire tutto quotidianamente, ma mia nonna le accudiva sempre volentieri. Prediligeva quella carne e quindi una di loro, poverina, finiva in pentola quasi sempre a Ottobre, in occasione del suo compleanno, l'altra seguiva il suo destino sotto Natale.
Così, visto che la Birra è l'argomento scelto per questo mese da L'Italia nel piatto, ho deciso di preparare appunto l'anatra, ricordando mia nonna Lucia. Lei la cucinava arrosto, nel forno della stufa a legna in modo molto semplice, e la metteva in tavola con l'immancabile polenta bianca.
Io ho preferito una cottura diversa, l'ho fatta brasare con verdure e spezie e ho cercato una birra aromatica che avesse una nota leggermente dolce e che esaltasse il sapore della carne. Ho trovato che la 8.6 Gold, una doppio malto olandese a bassa fermentazione 8.6 appunto, con una elevato grado alcolico, potente al primo assaggio, dal colore dorato e ricca di sfumature, con una nota finale di caramello e un sentore di fiori, fosse quella giusta per quello che avevo in testa.
Coscia d'anatra brasata alla birra
per 2 persone
2 cosce d'anatra
2 piccole carote
3 o 4 coste di sedano
2 cipolle
1 spicchio d'aglio
una decina di bacche di ginepro
una decina di bacche di pepe nero
2 foglie di alloro
1 rametto di salvia
1 rametto di rosmarino
1 lattina di Birra 8.6 Gold
una grossa noce di burro
un goccio d'olio
sale, pepe nero
Polenta bianca per accompagnare.
Fiammeggiate le cosce d'anatra, eliminate eventuale grasso in eccesso, lavatele e asciugatele.
Mondate e lavate le verdure. Passatele tutte al tritatutto (carote, cipolle, sedano, aglio) fino ad avere un trito grossolano ancora riconoscibile.
In una larga padella scaldate l'olio con il burro, aggiungete le cosce dalla parte della pelle e fatele dorare bene, poi giratele e lasciatele dorare anche dall'altro lato, salatele e pepatele.
Aggiungete il trito di verdure, le foglie di alloro, i rametti di salvia e di rosmarino. Lasciate insaporire per qualche minuto, mescolando perchè nulla si attacchi al fondo della padella..
Sfumate con metà della lattina di birra. Aggiungete le bacche di ginepro e di pepe nero.
Lasciate evaporare, abbassate il fuoco e coprite il tegame.
Cuocete piano piano aggiungendo altra birra man mano, fino a terminare il contenuto della lattina. Eventualmente aggiungete poca acqua calda se la birra fosse finita e le cosce non ancora cotte del tutto.
Ci vorranno circa un paio d'ore.
Eliminate la salvia, gli aghi del rosmarino che saranno sparsi, le foglie di alloro, i grani di pepe e di ginepro.
Mentre le cosce stanno per essere pronte, avviate la polenta. In questo caso ho usato quella istantanea, bianca, ma va benissimo anche quella gialla.
Servitele sulla polenta, accompagnate da una generosa dose di fondo di verdure.
La birra usata per la cottura sarà perfetta anche per annaffiarle, ben fredda.
Liguria: coniglio alla spezzina alla birra
Lombardia : https://www.pensieriepasticci.it/2026/05/ossibuchi-di-vitello-alla-birra-con-gremolada.html
Trentino-Alto Adige Filetto di maiale alla birra Castanea
Veneto: Mozzarella in carrozza veneziana https://www.ilfiordicappero.com/2026/05/mozzarella-in-carrozza-veneziana.htm
Emilia-Romagna: Zabaglione alla birra
Toscana Crema alla birra Red Ale con cantucci al cacao e nocciole
Marche: https://www.forchettaepennello.com/2026/05/torta-al-cioccolato-e-birra-ambrata.html
Umbria: Torcolo umbro alla birra e zafferano con farina di farro e miele
Lazio ciambelline alla birra rossa
Molise Tarallucci alla birra con semi di finocchio
Campania Scialatielli e salsiccia con birra artigianale campana
Puglia Carciofi fritti alla birra
Basilicata Impasto per pettole alla birr
Sardegna https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2026/05/ghisadu-di-pecora-alla-birra.html
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Brovada e muset nel coccio per l'Italia nel Piatto
La Brovada è un contorno tipico della cucina friulana, costituito da rape bianche (devono però avere il colletto viola) sottoposte a una particolare fermentazione in vinaccia. Il risultato è un prodotto dal sapore agrodolce, leggermente piccante e con una consistenza croccante.
La storia della Brovada affonda le radici nella tradizione
contadina del Friuli Venezia Giulia. La necessità di conservare le rape per
l'inverno portò i contadini a usare questa
tecnica di fermentazione che si è sviluppata nel corso dei secoli, ma è con la diffusione della viticoltura e la
conseguente disponibilità di vinaccia, che la brovada ha trovato la sua caratteristica
definitiva.
Oggi è diffusa in tutto il Friuli, con variazioni locali sia
nelle ricette che nel metodo di preparazione, ma mantenendo sempre la base
della fermentazione in vinaccia.
E’ un alimento fondamentale per le famiglie contadine, che
la consumavano durante i mesi invernali in abbinamento a piatti di carne, come
il muset, o per insaporire minestre e zuppe.
Le rape si raccolgono in autunno, quando raggiungono la
maturazione ottimale, vengono private dalle foglie, pulite e immerse in vasche
contenenti la vinaccia per un periodo che varia dai 40 ai 60 giorni. La
vinaccia deve essere quella di uve rosse, come Refosco o Merlot, per conferire
il colore e il sapore caratteristici. Durante la fermentazione si sviluppano
batteri lattici che trasformano gli zuccheri delle rape conferendo il sapore
agrodolce, e consentono la conservazione del prodotto.
Durante la fermentazione si controlla assiduamente il processo, per assicurarsi che le rape siano
sempre coperte dalla vinaccia e che la temperatura sia adeguata. Una volta
terminata la fermentazione, la Brovada viene scolata, le rape vengono lavate,
grattugiate grossolanamente e confezionate in sacchetti generalmente da 1 kg.
Di solito la brovada ha un colore che varia dal bianco al
rosa-violaceo, a seconda del tempo di fermentazione e del tipo di vinaccia
utilizzata. Il sapore è intenso, agrodolce, leggermente piccante e con un
retrogusto che ricorda la vinaccia. Ha una consistenza croccante e fibrosa, ha
un profumo aromatico con note di terra, vino e fermentazione. E’ un alimento che
non ammette mezze misure, o ti piace
oppure no. Io la amo molto e quando è stagione cerco sempre di procurarmene un
paio di sacchetti da tenere in congelatore.
Oggi La Brovada è
riconosciuta come prodotto agroalimentare tradizionale italiano (PAT), a
testimonianza della sua importanza storica e culturale.
L’abbinamento di brovada e muset rappresenta un connubio perfetto tra due prodotti tipici della tradizione friulana, entrambi legati alla stagionalità e alla cultura contadina della mia regione.
Per l'Italia nel piatto, che per questo mese aveva come argomento " Pentole, padelle e teglie tradizionali regionali", ho scelto di usare la pentola di coccio e la ricetta della brovada e muset è quella della mia famiglia. Alcuni storceranno il naso per via della cipolla, altri per l'uso del burro, altri ancora per quel poco di brodo di carne, ma a casa mia si è sempre fatta così e io continuerò a fare così.
1 piccolo muset, o cotechino
1 kg di brovada già grattugiata (di solito la vendono già in sacchetti da chilo)
1 noce di burro
2 cucchiai di olio e.v. d'oliva
2 foglie di alloro
2 spicchi d'aglio
1 piccola cipolla
poco brodo di carne (facoltativo)
sale, pepe
Se non amate l'acidità, datele velocemente una sciacquata sotto l'acqua corrente, altrimenti usatela tal quale.
In una casseruola di coccio, mettete a scaldare l'olio insieme al burro, unite la cipolla tritata finemente e i due spicchi d'aglio, lasciate ammorbidire poi eliminate l'aglio.
Aggiungete la brovada, mescolate e abbassate il fuoco. Unite le foglie di alloro, regolate di sale e di pepe, aggiungete poco, pochissimo brodo o acqua calda coprite e lasciate cuocere dolcemente per più di un'ora, mescolando spessissimo in modo che non si attacchi. A questo proposito, frapponete sempre la reticella fra fiamma e coccio.
E' pronta quando sarà ascciutta e morbida, non acquosa.
Eliminate le foglie di alloro e servitele ben calda con le fette di muset o cotechino.
Liguria: le pentole di terracotta e la zuppa di pesce
Lombardia https://www.pensieriepasticci.it/2026/04/il-paiolo-di-rame-e-la-polenta.html
Trentino-Alto Adige Polenta Macafana
Veneto: https://www.ilfiordicappero.com/2026/04/paiolo-e-polenta.html
Emilia-Romagna: I passatelli al sugo di pomodorini confit
Toscana Crisciolette di Cascio
Marche: https://www.forchettaepennello.com/2026/04/teglia-di-verdure-arrosto-teia-marchigiana.html
Umbria Testo umbro: cos’è e come si usa per cuocere pizza e torta al testo
Lazio Trippa alla romana
Abruzzo Ferratelle abruzzesi arrotolate
Molise Ferratelle Rustiche con Caciocavallo e Ventricina
Campania Ruoto di ziti spezzati al forno
Puglia I Trònere di Turi nella pignata
Basilicata U Cutturrid: l'antico stufato di pecora nella pignata
Sicilia Patate Aggrassate nel tegame di Terracotta
Sardegna https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2026/04/zippulas-in-scivedda.html
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Tagliatelle al ragù di faraona per l'Italia Nel Piatto
Il tema di questo mese per L'Italia nel piatto sono le ricette tradizionali a base di pollo, gallina, cappone, faraona, in sintesi animali da cortile.
Ho scelto di fare una ricetta con la faraona che è una carne che mi piace molto.
L'allevamento della gallina faraona ha origini antiche, infatti nasce in Africa, e la sua diffusione nel nostro Continente ha avuto molte fasi storiche. Conosciuta e apprezzata per la sua carne già dagli antichi Greci e poi dai Romani, quando l'Impero romano cadde, le prime razze domestiche si estinsero in tutta Europa..
Ricomparvero all'inizio del XV secolo grazie ai navigatori portoghesi che ne riportarono esemplari dal Golfo di Guinea, e si diffusero nuovamente diventando tradizione gastronomica anche da noi.
Era considerata un tempo carne di pregio e inizialmente, in Friuli, erano poche le famiglie che le allevavano. Le galline faraone hanno un piumaggio caratteristico, solitamente grigio scuro o blu-grigio, fittamente punteggiato di bianco su tutto il corpo. Una livrea elegante mentre la testa è quasi nuda, con pelle azzurrognola/rossastra e una placca cornea prominente. Questa loro particolarità costituiva motivo di interesse e curiosità e, a quanto ricordo, nel mio piccolo paese c'era solo una famiglia di contadini che le aveva e io, da bambina, quando passavo davanti alla loro casa colonica, perdevo un sacco di tempo ad osservarle attraverso la rete che dava sulla strada. Erano belle quelle galline dalle folte piume scure a pois piccolissimi, e camminavano razzolando e becchettando per l'aia tutte impettite, con una andatura piena di sussiego, come fossero consce di rappresentare una rarità. La famiglia di mio padre, a quel tempo, era a mezzadria, e non poteva permettersi di comperarle e allevarle, dato l'alto costo a esemplare, nemmeno per uso familiare. Come dicevo erano considerate come carne molto pregiata, e non era comune vederle sulle tavole contadine friulane degli anni '50, se non su quelle dei possidenti e dei notabili del paese.
Fortunatamente non è più così, anche se oggi sono ormai pochi i contadini rimasti. Quasi nessuno ha più animali da cortile da accudire, solo qualche famiglia ha galline e conigli, costa forse meno trovare tutto al supermercato, la terra viene lavorata con le macchine, maiali e mucche vivono in grandi allevamenti. L'agricoltura e la zootecnia non sono più pensate e organizzate come un tempo. Le fabbriche hanno sostituito il lavoro dei campi, aumentato il benessere e migliorato la qualità della vita. Molto però si è perso, esperienza e sapienza di qualche generazione che conosceva e amava la propria terra, nonostante il duro lavoro.
Ma pensiamo alla ricetta...
Premetto che ho preparato una faraona alla cacciatora per pranzo e ne ho tenuto da parte due o tre grossi pezzi per fare successivamente il ragù.
Tagliatelle al ragù di faraona
per 2 persone
Per la faraona alla cacciatora:
1 faraona tagliata in pezzi
1 costa di sedano
1 carota
1 cipolla
1 foglia di alloro
2 o 3 pomodorini
2 o 3 rametti di timo
2 spicchi d'aglio
un bicchiere di vino rosso non troppo corposo
una grossa noce di burro
q.b. di brodo di carne
q.b. di olio e.v. d'oliva
sale, pepe nero
Per il ragù di faraona:
3 o 4 pezzi di faraona alla cacciatora
1 costa di sedano
1 carota
1 piccola cipolla
2 pezzetti di cannella in stecche
2 chiodi di garofano
1 pizzico di noce moscata
1 foglia di alloro
2 foglie di salvia
1 spicchio d'aglio
2 o 3 bacche di ginepro pestate
mezzo bicchiere di vino rosso non troppo corposo
un goccio d'olio e una piccola noce di burro
Tagliatelle all'uovo
parmigiano
Pulite i pezzi di faraona, eliminate eventuale grasso in eccesso, fiammeggiateli per eliminare residui di piume.
Tritate insieme sedano, carota e cipolla mondati e lavati.
In un largo tegame scaldate olio e burro, unite i pezzi di faraona e lasciateli dorare da tutti i lati. salate e pepate. Unite il trito di verdure e continuate la cottura per qualche minuto per far insaporire il tutto, poi sfumate con il vino rosso, lasciate evaporare l'alcool quindi unite le erbe aromatiche e l'aglio, unite tanto brodo caldo fino a coprire i pezzi e abbassate il fuoco, salate e pepate. Mettete un coperchio e abbassate il fuoco. Continuate fino a cottura, rabboccando col brodo se il fondo si asciugasse troppo.
Prelevate qualche parte di faraona e mettetela da parte in frigo per il ragù, il resto servitelo.
Il giorno dopo, riprendete i pezzi di faraona dal frigo e spolpateli accuratamente, eliminando la pelle, fate attenzione che non restino ossicini o frammenti di ossa. Tritate la polpa ottenuta grossolanamente e tenetela da parte.
Tritate nuovamente sedano, carota e cipolla.
Fate rosolare il trito di verdure in un tegame in cui avrete fatto sciogliere il burro nell'olio. Lasciate ammorbidire poi aggiungete la carne di faraona tritata.
Unite le spezie, l'alloro, la salvia e l'aglio. Lasciate insaporire per qualche minuto a fuoco vivo, mescolando, poi sfumate con il vino rosso. Unite un goccio d'acqua o brodo, se ne è rimasto, e continuate la cottura per una decina di minuti o poco più, ma lasciate il sugo un po' lento perchè la pasta all'uovo assorbirà molto il condimento. Regolate di sale e di pepe. A fine cottura, se preferite, potete eliminare le bacche di ginepro, i pezzetti di cannella e i chiodi di garofano,
Cuocete le tagliatelle. Quando sono quasi pronte, scolatele direttamente nel tegame del sugo.
Rimettete tutto sul fuoco e mantecate la pasta fino a finire la cottura.
Sevitele ben calde con una generosa spolverata di parmigiano grattugiato.
Liguria pollo alle olive
Lombardia https://www.pensieriepasticci.it/2026/03/fricando-di-pollo-con-i-funghi-alla-comasca.html
Trentino -Alto Adige Galletto al forno con patate croccanti
Veneto Pollo in tecia
Emilia-Romagna Faraona disossata farcita con castagne, salsiccia e mele
Toscana Pollo alla cacciatora in due versioni, in bianco e al pomodoro
Marche Pollo in potacchio https://www.forchettaepennello.com/2026/03/pollo-in-potacchio.html
Umbria Pollo al finocchietto selvatico
Lazio Pollo coi peperoni
Abruzzo Pollo classico all’abruzzese
Molise Pollo con carciofi uova e limone
Campania Pollo con le papaccelle napoletane
Puglia La zuppetta di San Severo
Basilicata Pollo alla potentina
Sicilia Involtini di pollo alla Messinese
Sardegna : Pollo a succhittu https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2026/03/pollo-succhittu.html
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