mercoledì 2 novembre 2011

è un giorno grigio....

del tipico grigio Milano.
Oggi sono già un poco triste, e tutto questo grigiore  non aiuta per niente ma  quando è così  so che non devo oppormi alla nostalgia che sale lentamente, perciò  la lascio fluire, la accetto, lascio che inesorabilmente  mi sommerga...
Mi appoggio al vetro della finestra, guardo distratta la vita che passa nella strada sotto di me e lascio che i ricordi  risalgano un po' dolorosi  fino al cuore  e mi riportino volti,  sfumature e voci di persone che non ci sono più, ma che hanno avuto una parte molto importante nella mia vita.
Un bimbo attraversa la strada, per mano di sua madre, un uomo in bici passa tutto imbaccuccato, il calzolaio all'angolo esce sulla strada con le mani in tasca....quella immagine mi riporta nella vecchia casa di ringhiera dove sono cresciuta negli anni a cavallo fra il '50 e il  '60.
Anche lì c'era una bottega di calzolaio, e anche quel calzolaio usciva sempre davanti alla vetrina con le mani in tasca. Chiudeva negozio sempre a tarda ora, ogni sera. Sempre nel momento in cui arrivava dal lavoro la signorina Barbolini. Già....
La signorina Barbolini ...............era zitella, non per sua scelta naturalmente, solo non aveva mai trovato la persona giusta. Almeno così ho sempre immaginato….non aveva parenti di sorta, era completamente sola al mondo. Forse un nipote, che viveva molto lontano e che non ho mai visto venire a trovarla….Il cognome tradiva le origini emiliane, ma so per certo che era nata a Milano, in che anno non lo so, ma penso verso la fine dell’800, dal momento che negli anni ’50 era già incanutita e curva. Anche se a quel tempo la vecchiaia arrivava molto prima rispetto ai nostri tempi…Abitava all’ultimo piano, il quinto, della casa di ringhiera in Via Correggio, a Milano, dove vivevo da bambina..e dove mia mamma era custode.Ogni giorno, usciva di casa molto presto, letteralmente avvolta nel suo grembiule di lucido raso nero col collettino bianco bordato di pizzo, da brava impiegata. Oltrepassava il cancello davanti alla guardiola sempre alla stessa ora, con una puntualità cronometrica, alle 6,45 del mattino, tanto che mio padre ci puntava l’orologio praticamente……è passata la Barbolini? Allora è ora che vada anch’io diceva…Lavorava alla Voce del Padrone, quella dei grammofoni e dei dischi a 78 giri., che non era molto lontano da casa. Ci andava a piedi, estate e inverno….e gli inverni milanesi di allora erano rigidissimi, con nevicate abbondanti fin dai primi di Novembre…la nebbia lasciava il posto alla neve…Piccolina di statura, magrissima, con i capelli ormai grigi raccolti austeramente sulla nuca, naso affilato e occhi neri vivacissimi, una voce un po’ stridula, inconfondibile, che la faceva riconoscere subito se per caso si fermava a parlare con qualcuno sulle scale..Faceva una vita appartata, estremamente solitaria, difficilmente legava con i vicini, erano rare le persone con cui aveva pochi, sporadici contatti. Rientrava sempre molto tardi, quando tutti erano già intenti a cena o la stavano preparando, in orari in cui comunque sarebbe stato difficile incontrare qualcuno per le scale..Le case di ringhiera erano un microcosmo in cui tutto o quasi veniva condiviso, le gioie, i dolori, le liti, i pianti, uno spaccato di vita quotidiana di quel tempo……praticamente tutti si facevano i fatti di tutti.Lei no, lei se ne stava in disparte, una signora d’altri tempi. Con quei suoi modi gentili e con la sua riservatezza era l’oggetto della curiosità degli altri, ma lei non se ne curava, anzi.Quando arrivai con i miei in quella casa, lei fu una delle poche che si fermò una sera in guardiola a salutarci e a volerci conoscere più da vicino.. Ricordo ancora il suo sguardo su di me, dolcissimo.A me piaceva la signorina Barbolini, sapeva di buono, di materno, di antico…..è stato grazie a lei che mi sono appassionata alla lettura. Mi regalava sempre libri , ad ogni occasione, il primo è stato “Capitani Coraggiosi” e poi ne sono venuti molti altri, tantissimi, di avventure per ragazzi….talvolta, la domenica pomeriggio, mi invitava da lei a bere una cioccolata, o a mangiare un budino……mi piaceva la sua cioccolata, era densa calda e profumata, un vero momento di gioia per me che ne prendevo raramente. Mia madre non sapeva farla così , né c’erano soldi per andare a berla al bar…In quei pomeriggi invernali, in quella sua piccola casa arredata con mobili d’altri tempi, piena di statuine di porcellana e Capodimonte, con tutti quei centrini di pizzo , mentre la cioccolata fumava nella tazza, vicino a un vassoietto di biscottini, mi leggeva un brano di qualche libro che poi sapevo mi sarebbe arrivato in dono…Erano come attimi sospesi, fermi nel tempo. Ho capito molto dopo, da adulta quanto fossero belli.Poi, inesorabilmente, arrivò il tempo in cui non poteva più vivere da sola, e così si ritirò in una casa di riposo.Andavamo a trovarla ogni tanto, io ormai avevo quasi 16 anni, e lei era molto vecchia, ma ogni volta che mi vedeva arrivare, ritrovavo quel suo sguardo dolcissimo che mi aveva accolto la prima volta. Ogni volta che la rivedevo mi sembrava sempre più vecchia e curva, come se si rimpicciolisse, e ogni volta andarsene era una fatica.Quando mi sono sposata, era ultranovantenne, ma non mancò di farmi avere il suo regalo di nozze, un tris di angioletti di porcellana bianca che ho tenuto sul comò per anni, finchè nel primo trasloco andarono persi, o rotti. E fu un vero dispiacere. Ma alcuni dei libri che mi ha regalato li ho ancora, con la sua dedica scritta nella quarta di copertina.Nessuno nella mia famiglia ha dimenticato la Signorina Barbolini, e io ho dentro di me quel suo sguardo e il sapore, mai più ritrovato, della sua cioccolata.





7 commenti:

  1. Giuliana, quanto mi piacciono i tuoi racconti.

    RispondiElimina
  2. ...quant'è bella la Milano dei tuoi racconti...

    RispondiElimina
  3. Che dolcezza che sei.........per questo motivo i tuoi dolci sono così particolari:rispecchiano il tuo cuore! Ed io, i tuoi dolci li conosco............

    RispondiElimina
  4. Questo blog è veramente bellissimo, mi piace un sacco poi il modo in cui scrivi, e le foto bellissime.
    Sembra un pò il film Julie and Julia, è anche molto bella l'idea di partire da una sensazione o un ricordo e collegarci un piatto è come se facesse percepire una sensazione di gusto e di piacevolezza intenso ed esteso oltre che al palato al cuore.
    Complimentissimi!!!!

    RispondiElimina
  5. grazie Silvia! Un caro saluto.
    Giuli

    RispondiElimina
  6. Silvietta, è ganza la mamma eh?
    Bacio a tutte e due
    Sere

    RispondiElimina
  7. Ora la signorina Barbolini vive anche nel mio ricordo.Giuliana devo centellinare le emozioni che la scoperta dei tuoi ricordi mi trasmettono.La signorina ti ha donato l'amore per la lettura (ora comprendo perchè scrivi così bene),non poteva lasciarti un'eredità più ricca. Franca B.

    RispondiElimina