AIFB
Calendario del Cibo italiano
La caponata
La caponata, una storia lunga mille anni.
Camilleri la cita in uno dei suoi romanzi col commissario Montalbano, "La gita a Tindari".
“Appena aperto il frigorifero, la
vide. La caponatina! Sciavuròsa, colorita, abbondante, riempiva un
piatto funnùto, una porzione per almeno quattro pirsone. Erano mesi
che la cammarera Adelina non gliela faceva trovare. Il pane, nel
sacco di plastica, era fresco, accattato nella matinata. Naturali,
spontanee, gli acchianarono in bocca le note della marcia trionfale
dell’Aida. Canticchiandole, raprì la porta-finestra doppo avere
addrumato la luce della verandina. Sì, la notte era frisca, ma
avrebbe consentito la mangiata all’aperto. Conzò il tavolinetto,
portò fora il piatto, il vino, il pane e s’assittò.”
E noi ne parliamo oggi, celebrando la Giornata a lei dedicata nel quadro dell'iniziativa Il Calendario del cibo Italiano a cura della Associazione Italiana Food Blogger
Leggete la sua storia, provate a prepararla, è la stagione giusta e provate anche a conservarla per l'inverno. Mettetela nei vasetti e sterilizzateli. . Sarà di conforto quando avrete bisogno di ritrovare il sole, i colori e i profumi dell'estate.
Polpette perfette
Oggi si parla di pesce azzurro.
Chi lo fa? Il Calendario del Cibo Italiano una iniziativa della Associzione Italiana Food Blogger infatti si apre la Settimana del Pesce azzurro e Cristina Gallitti del blog Poveri ma belli e buoni si occuperà dell'argomento, e chi meglio di lei può scrivere di pesce azzurro?
Io contribuisco con una ricetta tipica siciliana, me l'ha fatta conoscere una delle amiche coquinarie, Cinzia di Palermo.
In questa ricetta sono racchiusi tutti i profumi, i sapori e i saperi, le tradizioni di quella grande cucina.
Me ne sono innamorata al primo morso, quando Cinzia le ha preparate per noi la prima volta, ad uno dei nostri raduni di cucina.
Da quel momento son diventate un must di casa mia, e sono entrate a pieno titolo anche nella mia tradizione.
Polpette di sardine
per 4 persone
800 g sardine fresche
la mollica di tre panini raffermi
2 uova intere
40 g uvetta
30 g pinoli
1 spicchio d'aglio
1 ciuffo abbondante di finocchietto selvatico fresco
(in alternativa pochi semi di finocchio pestati bene nel mortaio)
un bicchierino di vino bianco
2 cucchiai abbondanti di caciocavallo grattugiato
(in alternativa parmigiano reggiano)
sale, pepe nero
olio per friggere
pulite e diliscate le sarde, eliminate la testa, la pinna dorsale e la coda. Apritele a libro.
Sciacquatele e mettetele in un colapasta, cospargetele con un pizzico di sale e lasciatele riposare mentre preparate il resto degli ingredienti.
Prendete la mollica dei panini, che dovranno essere raffermi ma non secchi, e passatela al mixer fino ad avere un briciolame molto sottile.
Scaldate un goccio d'acqua, aggiungetevi il vino bianco e l'uvetta e lasciate ammorbidire.
Tritate finemente l'aglio.
Sciacquate nuovamente le sarde e asciugatele. Trasferitele poche alla volta su un tagliere e tagliatele tutte grossolanamente a coltello riducendole a pezzi molto piccoli.
Mettete il trito di sarde in una ciotola, aggiungete i pinoli, l'uvetta scolata e ben strizzata, l'aglio tritato, la mollica dei panini passata al mixer, il caciocavallo (o il parmigiano) grattugiato, un pizzico di sale, non troppo, una macinata di pepe nero e il finocchetto tagliuzzato.
Se non trovate il finocchietto, pestate molto bene nel mortaio mezzo cucchiaino di semi di finocchio e aggiungete quello.
Mescolate bene bene, anche con le mani fino ad avere un composto omogeneo.
Con le mani inumidite fate delle piccole polpette grandi come una noce e friggetele poche alla volta in una piccola pentola in olio profondo finché sono belle dorate.
Servitele subito caldissime, fragranti, accompagnate da una insalata di cicorino, perfetta secondo me per il gusto leggermente amarognolo che contrasta piacevolmente con il sapore deciso delle sarde.
Sarete piacevolmente sorpresi dalla bontà di queste polpette, e sarà una tira l'altra!
Chi lo fa? Il Calendario del Cibo Italiano una iniziativa della Associzione Italiana Food Blogger infatti si apre la Settimana del Pesce azzurro e Cristina Gallitti del blog Poveri ma belli e buoni si occuperà dell'argomento, e chi meglio di lei può scrivere di pesce azzurro?
Io contribuisco con una ricetta tipica siciliana, me l'ha fatta conoscere una delle amiche coquinarie, Cinzia di Palermo.
In questa ricetta sono racchiusi tutti i profumi, i sapori e i saperi, le tradizioni di quella grande cucina.
Me ne sono innamorata al primo morso, quando Cinzia le ha preparate per noi la prima volta, ad uno dei nostri raduni di cucina.
Da quel momento son diventate un must di casa mia, e sono entrate a pieno titolo anche nella mia tradizione.
Polpette di sardine
per 4 persone
800 g sardine fresche
la mollica di tre panini raffermi
2 uova intere
40 g uvetta
30 g pinoli
1 spicchio d'aglio
1 ciuffo abbondante di finocchietto selvatico fresco
(in alternativa pochi semi di finocchio pestati bene nel mortaio)
un bicchierino di vino bianco
2 cucchiai abbondanti di caciocavallo grattugiato
(in alternativa parmigiano reggiano)
sale, pepe nero
olio per friggere
pulite e diliscate le sarde, eliminate la testa, la pinna dorsale e la coda. Apritele a libro.
Sciacquatele e mettetele in un colapasta, cospargetele con un pizzico di sale e lasciatele riposare mentre preparate il resto degli ingredienti.
Prendete la mollica dei panini, che dovranno essere raffermi ma non secchi, e passatela al mixer fino ad avere un briciolame molto sottile.
Scaldate un goccio d'acqua, aggiungetevi il vino bianco e l'uvetta e lasciate ammorbidire.
Tritate finemente l'aglio.
Sciacquate nuovamente le sarde e asciugatele. Trasferitele poche alla volta su un tagliere e tagliatele tutte grossolanamente a coltello riducendole a pezzi molto piccoli.
Mettete il trito di sarde in una ciotola, aggiungete i pinoli, l'uvetta scolata e ben strizzata, l'aglio tritato, la mollica dei panini passata al mixer, il caciocavallo (o il parmigiano) grattugiato, un pizzico di sale, non troppo, una macinata di pepe nero e il finocchetto tagliuzzato.
Se non trovate il finocchietto, pestate molto bene nel mortaio mezzo cucchiaino di semi di finocchio e aggiungete quello.
Mescolate bene bene, anche con le mani fino ad avere un composto omogeneo.
Con le mani inumidite fate delle piccole polpette grandi come una noce e friggetele poche alla volta in una piccola pentola in olio profondo finché sono belle dorate.
Servitele subito caldissime, fragranti, accompagnate da una insalata di cicorino, perfetta secondo me per il gusto leggermente amarognolo che contrasta piacevolmente con il sapore deciso delle sarde.
Sarete piacevolmente sorpresi dalla bontà di queste polpette, e sarà una tira l'altra!
Divina Porchetta
“La porca, la porca! Ciavemo la porchetta signori! La bella porca de l’Ariccia co un bosco de rosmarino in de la panza! Co le patatine de staggione!…
Carne fina e delicata, pe li signori proprio! Assaggiatela e proverete, v’oo dico io, sore spose: carne fina e saporita!...
Così grida il porchettaro di Carlo Emilio Gadda nel libro "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" elogiando la Porchetta di Ariccia.
In verità l'origine della Porchetta si perde nella notte dei tempi e non ha una connotazione solamente laziale, ma è una costante di tutto il centro Italia...
Leggete la sua storia sul Calendario del Cibo Italiano a cura dell' AIFB perchè oggi è la giornata dedicata a lei, alla divina Porchetta, e io ne sono l'Ambasciatrice.
Scoprirete che questa eccellenza del Cibo Italiano, ha una storia lunga secoli da raccontare...
antipasti
pesce
Piccola catalana di polpo, scampi e frutta
In questo periodo la mia cucina è più o meno improntata alla massima resa col minimo sforzo, possibilmente freddo. Voglia di cucinare, poca.
Fa troppo caldo e l'idea di stare davanti ai fornelli non mi attira molto, ma quando ho in testa l' idea di un piatto, ci rimugino su fino a quando riesco a realizzarlo, calura o non calura.
Così, armata di pazienza e spirito di sacrificio oltre che di ventilatore posizionato in zona strategica, ho acceso i fuochi.
Sempre di cucina leggera si tratta, una ricetta da gustare appena tiepida, perfetta per questo caldo.
La mia idea di base era una catalana sulla falsariga di quella famosissima di Alghero, città che ha subito alternativamente la dominazione catalana e genovese finchè nel 1354 i catalani si sono insediati definitivamente, sostituendo gli antichi abitanti. Gli influssi dell'antica dominazione li ritroviamo sicuramente oltre che nella architettura e nella cultura del luogo, anche nella cucina..
Come suggerisce il nome, la catalana di crostacei sembrerebbe avere origini catalane, in realtà la storia di questa ricetta non è chiara e certo è che in Catalogna moltissime ricette sono dette "alla catalana", compresa la famosa crema, e altre ricette che non hanno nulla a che vedere con quello che avevo in testa io.
Dunque, una catalana un po' diversa, non solo crostacei come richiesto dalla tradizione....
Piccola catalana di polpo, scampi e frutta
per due o tre persone
1 bel polpo, intorno a 1,5 kg di peso
6 o 8 scampi abbastanza grandi
3 fette di melone bianco
80 g di alchichinger (un piccolo cestino)
1 cuore di sedano bianco
1 cipollotto fresco di Tropea abbastanza grosso
una decina di pomodorini Piccadilly
1 bicchiere di vino bianco
mezzo limone
1 ciuffo di prezzemolo
qualche foglia di basilico
olio extra vergine di oliva
sale, pepe
Dopo averlo lavato ed eviscerato, cuocete il polpo in abbondante acqua salata a cui avrete aggiunto qualche gambo di prezzemolo e 3/4 del vino bianco. Quando è cotto, lasciatelo intiepidire nella sua acqua.
Nel frattempo levate la scorza al melone e tagliate a pezzetti le fette. Tagliate a metà i pomodorini ben lavati e asciugati, eliminate i semi interni e riducete in pezzetti anch'essi.
Togliete dalla loro paglia gli alchichinger, lavateli molto bene e divideteli a metà.
Raccogliete tutto in una capiente ciotola, tagliate a pezzetti anche il cuore di sedano lavato e asciugato, foglie escluse e aggiungetelo al resto. Pulite il cipollotto arrivando alla parte interna più chiara e tagliatelo ad anelli e aggiungete anche questo.
Preparate un trito sottile col prezzemolo e il basilico lavati e asciugati.
Pulite gli scampi. Con una forbice tagliate il carapace dalla parte della pancia ed eliminatelo. Dopo che li avrete "pelati" togliete anche il budelletto. Lavateli delicatamente e asciugateli.
In una larga padella scaldate un filo d'olio, scottate gli scampi da entrambi i lati badando che non coloriscano troppo, sfumate con un goccio del vino rimasto, regolate di sale.
Scolate il polpo, eliminate grossolanamente la pelle coin le ventose, tagliatelo a pezzi e aggiungetelo nella ciotola. Condite il tutto con un filo d'olio, sale, pepe e il succo del mezzo limone. Cospargete con il trito di prezzemolo e basilico e date una bella mescolata.
Alla fine aggiungete gli scampi completando il piatto.
Servite il tutto, tiepido.
Fa troppo caldo e l'idea di stare davanti ai fornelli non mi attira molto, ma quando ho in testa l' idea di un piatto, ci rimugino su fino a quando riesco a realizzarlo, calura o non calura.
Così, armata di pazienza e spirito di sacrificio oltre che di ventilatore posizionato in zona strategica, ho acceso i fuochi.
Sempre di cucina leggera si tratta, una ricetta da gustare appena tiepida, perfetta per questo caldo.
La mia idea di base era una catalana sulla falsariga di quella famosissima di Alghero, città che ha subito alternativamente la dominazione catalana e genovese finchè nel 1354 i catalani si sono insediati definitivamente, sostituendo gli antichi abitanti. Gli influssi dell'antica dominazione li ritroviamo sicuramente oltre che nella architettura e nella cultura del luogo, anche nella cucina..
Come suggerisce il nome, la catalana di crostacei sembrerebbe avere origini catalane, in realtà la storia di questa ricetta non è chiara e certo è che in Catalogna moltissime ricette sono dette "alla catalana", compresa la famosa crema, e altre ricette che non hanno nulla a che vedere con quello che avevo in testa io.
Dunque, una catalana un po' diversa, non solo crostacei come richiesto dalla tradizione....
Piccola catalana di polpo, scampi e frutta
per due o tre persone
1 bel polpo, intorno a 1,5 kg di peso
6 o 8 scampi abbastanza grandi
3 fette di melone bianco
80 g di alchichinger (un piccolo cestino)
1 cuore di sedano bianco
1 cipollotto fresco di Tropea abbastanza grosso
una decina di pomodorini Piccadilly
1 bicchiere di vino bianco
mezzo limone
1 ciuffo di prezzemolo
qualche foglia di basilico
olio extra vergine di oliva
sale, pepe
Dopo averlo lavato ed eviscerato, cuocete il polpo in abbondante acqua salata a cui avrete aggiunto qualche gambo di prezzemolo e 3/4 del vino bianco. Quando è cotto, lasciatelo intiepidire nella sua acqua.
Nel frattempo levate la scorza al melone e tagliate a pezzetti le fette. Tagliate a metà i pomodorini ben lavati e asciugati, eliminate i semi interni e riducete in pezzetti anch'essi.
Togliete dalla loro paglia gli alchichinger, lavateli molto bene e divideteli a metà.
Raccogliete tutto in una capiente ciotola, tagliate a pezzetti anche il cuore di sedano lavato e asciugato, foglie escluse e aggiungetelo al resto. Pulite il cipollotto arrivando alla parte interna più chiara e tagliatelo ad anelli e aggiungete anche questo.
Preparate un trito sottile col prezzemolo e il basilico lavati e asciugati.
Pulite gli scampi. Con una forbice tagliate il carapace dalla parte della pancia ed eliminatelo. Dopo che li avrete "pelati" togliete anche il budelletto. Lavateli delicatamente e asciugateli.
In una larga padella scaldate un filo d'olio, scottate gli scampi da entrambi i lati badando che non coloriscano troppo, sfumate con un goccio del vino rimasto, regolate di sale.
Scolate il polpo, eliminate grossolanamente la pelle coin le ventose, tagliatelo a pezzi e aggiungetelo nella ciotola. Condite il tutto con un filo d'olio, sale, pepe e il succo del mezzo limone. Cospargete con il trito di prezzemolo e basilico e date una bella mescolata.
Alla fine aggiungete gli scampi completando il piatto.
Servite il tutto, tiepido.
antipasti
pesce
secondi
La mia solita sosta davanti al banco del pesce, e l'osservazione di tutto quello che c'era in bella vista mi ha fatto propendere per delle capesante, e lo so che non è una novità, le faccio spesso. E' perchè ci piacciono sempre molto, e quando le vedo belle cicciose, le compro, anche senza avere idee precise.
Sono belle, carnose e grosse, e tanto basta. Al come cucinarle ci studio dopo.
Non è sempre facile cambiare ricetta, le avrò cucinate in ogni modo possibile, ma alla fine, la cosa migliore è la semplicità. Per cui stavolta sono così, in girotondo.
Girotondo di capesante
per due o tre persone
9 o 10 capesante
1 grosso peperone giallo
mezzo bicchiere di vino bianco
una abbondante noce di burro
sale, pepe bianco di mulinello
poco olio extravergine d'oliva
per colorare il piatto
qualche fagiolino lesso
(o altra verdura a piacere)
qualche foglia di acetosella
Per prima cosa, mondate e lavate il peperone, eliminando semi e filamente, divitelelo in falde, poi arrostitelo, o meglio, fate come mi ha suggerito la mia amica Manuela, passatelo in microonde col piatto crisp leggermente unto d'olio e cuocetelo alla massima potenza per qualche minuto, alla fine la pelle verrà via senza fatica.
Una volta spellato, frullatelo col minipimer aggiungendo un goccio d'olio a filo, come fosse una maionese, ottenendo una crema molto fluida.
Tenete da parte in caldo.
Togliete dalla conchiglia le capesante, eliminate il corallo e lavatele molto bene sotto l'acqua corrente, in modo da eliminare eventuali residui di sabbia.
In una padella mettete la noce di burro e quando inizia a spumeggiare, unite le capesante, lasciatele dorare da tutti i lati e sfumatele col vino bianco, salate leggermente, date una macinata di pepe bianco e portatele a cottura. Pochi minuti e saranno pronte.
Sul piatto fate un cerchio con la crema di peperone, posate le capesante sulla crema, sempre mantenendole in cerchio. Nappatele leggermente col loro fondo di cottura.
Colorate con qualche fagiolini lesso e foglie di acetosella qua e là. Ho usato i fagiolini perchè li avevo appena cotti e mi piaceva il contrasto fra il giallo del peperone e il verde, ma si possono usare altre verdure a piacere, o tutto quello che vi suggerisce la fantasia.
Portate in tavola ben caldo.
Una preparazione semplicissima, di facile e veloce esecuzione, ma molto saporita!
Girotondo di capesante
La mia solita sosta davanti al banco del pesce, e l'osservazione di tutto quello che c'era in bella vista mi ha fatto propendere per delle capesante, e lo so che non è una novità, le faccio spesso. E' perchè ci piacciono sempre molto, e quando le vedo belle cicciose, le compro, anche senza avere idee precise.
Sono belle, carnose e grosse, e tanto basta. Al come cucinarle ci studio dopo.
Non è sempre facile cambiare ricetta, le avrò cucinate in ogni modo possibile, ma alla fine, la cosa migliore è la semplicità. Per cui stavolta sono così, in girotondo.
Girotondo di capesante
per due o tre persone
9 o 10 capesante
1 grosso peperone giallo
mezzo bicchiere di vino bianco
una abbondante noce di burro
sale, pepe bianco di mulinello
poco olio extravergine d'oliva
per colorare il piatto
qualche fagiolino lesso
(o altra verdura a piacere)
qualche foglia di acetosella
Per prima cosa, mondate e lavate il peperone, eliminando semi e filamente, divitelelo in falde, poi arrostitelo, o meglio, fate come mi ha suggerito la mia amica Manuela, passatelo in microonde col piatto crisp leggermente unto d'olio e cuocetelo alla massima potenza per qualche minuto, alla fine la pelle verrà via senza fatica.
Una volta spellato, frullatelo col minipimer aggiungendo un goccio d'olio a filo, come fosse una maionese, ottenendo una crema molto fluida.
Tenete da parte in caldo.
Togliete dalla conchiglia le capesante, eliminate il corallo e lavatele molto bene sotto l'acqua corrente, in modo da eliminare eventuali residui di sabbia.
In una padella mettete la noce di burro e quando inizia a spumeggiare, unite le capesante, lasciatele dorare da tutti i lati e sfumatele col vino bianco, salate leggermente, date una macinata di pepe bianco e portatele a cottura. Pochi minuti e saranno pronte.
Sul piatto fate un cerchio con la crema di peperone, posate le capesante sulla crema, sempre mantenendole in cerchio. Nappatele leggermente col loro fondo di cottura.
Colorate con qualche fagiolini lesso e foglie di acetosella qua e là. Ho usato i fagiolini perchè li avevo appena cotti e mi piaceva il contrasto fra il giallo del peperone e il verde, ma si possono usare altre verdure a piacere, o tutto quello che vi suggerisce la fantasia.
Portate in tavola ben caldo.
Una preparazione semplicissima, di facile e veloce esecuzione, ma molto saporita!
AIFB
bavaresi
Calendario del Cibo italiano
dolci al cucchiaio
dolci e dessert
Bavarese di melone in crosta di cioccolato
Oggi è la Giornata Nazionale del melone, perIl Calendario del Cibo Italianoa cura della Associazione Italiana Food Blogger L'ambasciatrice di questa giornata è Erica Zampieri, del blog Sapori e Dissapori
che ci racconterà tutto quello che c'è da sapere sul questo meraviglioso e benefico frutto dalle antiche origini.
Adoro il melone, lo preferisco di gran lunga all'anguria e sulla mia tavola non manca mai, sia in veste salata che dolce, preparato in tantissimi modi.
Ma si sa io sono quella del dolci al cucchiaio e come potevo non contribuire alla Giornata Nazionale del melone con una bavarese?
Bavarese di melone in crosta di cioccolato
per la crosta:
250/280 g wafer al cioccolato fondente
80 g burro
per la bavarese:
300 g polpa di melone
250 g latte
4 tuorli
12 g gelatina in fogli
130 g zucchero
1 cucchiaino essenza di vaniglia
1 cucchiaio abbondante di Porto bianco
300 g panna liquida fresca
per completare il dolce:
mezzo melone
qualche lampone o qualche fragolina di bosco
qualche fogliolina di menta
Foderate il fondo di uno stampo apribile da 24 cm. con della carta forno.
Fondete il burro. Mettete i wafer nel mixer e tritateli grossolanamente aggiungendo il burro fuso.
Versate il composto nello stampo e con il dorso di un cucchiaio spargetelo su tutto il fondo facendolo anche risalire sui bordi, compattate bene il tutto e mettete lo stampo in frigo.
Mentre il biscotto si indurisce, preparate la bavarese.
Frullate benissimo la polpa di melone e tenete da parte.
Scaldate il latte, montate i tuorli con lo zucchero fino a farli diventare chiari e spumosi, profumate con la vaniglia e aggiungete il latte caldo a filo, mescolando bene il tutto.
Ammollate i fogli di gelatina in acqua fredda.
Rimettete la crema su fuoco dolce mescolando continuamente e se avete un termometro da cucina, portate tutto a 85°, aggiungete la gelatina ben strizzata, fatela sciogliere completamente sempre mescolando e profumate con il Porto. Se non avete il termometro, la crema inglese sarà pronta quanto velerà il cucchiaio su cui, passandoci un dito, lascerà una traccia ben definita.
Trasferite la crema inglese in una ciotola, aggiungete il frullato di melone e mescolate per amalgamare tutto perfettamente. Fate raffreddare la crema mescolando spesso in modo che non inizi a "tirare".
Quando la crema sarà completamente fredda, semimontate la panna fresca e aggiungetela al composto a base di melone.
Mescolate con pazienza fino a che tutto è diventato perfettamente omogeneo e la panna si sarà amalgamata totalmente.
Prendete dal frigorifero lo stampo e versate la crema dentro la crosta di cioccolato, senza oltrepassare il bordo dei biscotti. Se vi avanza della crema, mettetela in qualche stampino monoporzione, sarà comunque un buon dessert anche senza crosta di cioccolato.
Rimettete lo stampo in frigorifero fino al momento di servire.
Quando è ora di portare in tavola il dolce, sformate il dolce con delicatezza e appoggiatelo sul piatto di servizio poi munitevi di mandolina e affettate finemente il mezzo melone pulito da scorza e semi.
Arrotolate ogni fetta sottile a ricciolo e appoggiatela sulla superficie della bavarese, in modo da riempire tutto
Colorate con dei lamponi (o delle fragoline di bosco) e foglioline di menta qua e là e il dolce è pronto.
La fetta:
bello da vedere, fresco e goloso!
che ci racconterà tutto quello che c'è da sapere sul questo meraviglioso e benefico frutto dalle antiche origini.
Adoro il melone, lo preferisco di gran lunga all'anguria e sulla mia tavola non manca mai, sia in veste salata che dolce, preparato in tantissimi modi.
Ma si sa io sono quella del dolci al cucchiaio e come potevo non contribuire alla Giornata Nazionale del melone con una bavarese?
Bavarese di melone in crosta di cioccolato
per la crosta:
250/280 g wafer al cioccolato fondente
80 g burro
per la bavarese:
300 g polpa di melone
250 g latte
4 tuorli
12 g gelatina in fogli
130 g zucchero
1 cucchiaino essenza di vaniglia
1 cucchiaio abbondante di Porto bianco
300 g panna liquida fresca
per completare il dolce:
mezzo melone
qualche lampone o qualche fragolina di bosco
qualche fogliolina di menta
Foderate il fondo di uno stampo apribile da 24 cm. con della carta forno.
Fondete il burro. Mettete i wafer nel mixer e tritateli grossolanamente aggiungendo il burro fuso.
Versate il composto nello stampo e con il dorso di un cucchiaio spargetelo su tutto il fondo facendolo anche risalire sui bordi, compattate bene il tutto e mettete lo stampo in frigo.
Mentre il biscotto si indurisce, preparate la bavarese.
Frullate benissimo la polpa di melone e tenete da parte.
Scaldate il latte, montate i tuorli con lo zucchero fino a farli diventare chiari e spumosi, profumate con la vaniglia e aggiungete il latte caldo a filo, mescolando bene il tutto.
Ammollate i fogli di gelatina in acqua fredda.
Rimettete la crema su fuoco dolce mescolando continuamente e se avete un termometro da cucina, portate tutto a 85°, aggiungete la gelatina ben strizzata, fatela sciogliere completamente sempre mescolando e profumate con il Porto. Se non avete il termometro, la crema inglese sarà pronta quanto velerà il cucchiaio su cui, passandoci un dito, lascerà una traccia ben definita.
Trasferite la crema inglese in una ciotola, aggiungete il frullato di melone e mescolate per amalgamare tutto perfettamente. Fate raffreddare la crema mescolando spesso in modo che non inizi a "tirare".
Quando la crema sarà completamente fredda, semimontate la panna fresca e aggiungetela al composto a base di melone.
Mescolate con pazienza fino a che tutto è diventato perfettamente omogeneo e la panna si sarà amalgamata totalmente.
Prendete dal frigorifero lo stampo e versate la crema dentro la crosta di cioccolato, senza oltrepassare il bordo dei biscotti. Se vi avanza della crema, mettetela in qualche stampino monoporzione, sarà comunque un buon dessert anche senza crosta di cioccolato.
Rimettete lo stampo in frigorifero fino al momento di servire.
Quando è ora di portare in tavola il dolce, sformate il dolce con delicatezza e appoggiatelo sul piatto di servizio poi munitevi di mandolina e affettate finemente il mezzo melone pulito da scorza e semi.
Arrotolate ogni fetta sottile a ricciolo e appoggiatela sulla superficie della bavarese, in modo da riempire tutto
Colorate con dei lamponi (o delle fragoline di bosco) e foglioline di menta qua e là e il dolce è pronto.
La fetta:
bello da vedere, fresco e goloso!
verdure
Le melanzane dell'Imam
Una ricetta turca, dal blog della mia amica Paola, Pâte à choux.
Un blog che vi consiglio caldamente di tenere d'occhio, perchè ci troverete tantissime belle cose.
Da quello che ha scritto Paola, pare che l'Imam sia svenuto dopo aver visto la quantità di olio e aglio che servono per la ricetta. In turco infatti la ricetta si chiama Imam Bayildi, Imam svenuto.
Temo che quell'Imam della leggenda sia svenuto per nulla perchè alla fine l'aglio non è affatto invadente e non disturba minimamente, nonostante la quantità.
Comunque, ho visto la foto di Paola e mi è venuta subito la voglia di farle. Ed era pure destino...avevo giusto comprato delle melanzane tonde, scure, stranamente piccole. Dovevo farle proprio così, ed è stato amore totale al primo morso.
Vi avviso, danno dipendenza. Infatti oggi le ho ricomprate, complice il fatto di averne adocchiate tre o quattro della stessa misura, alla solita Esselunga. Vi riporto la ricetta di Paola pari pari..
Le melanzane Imam Bayildi
1 kg di melanzane piccole
(io ne ho usate 4)
2 cipolle
1 testa intera di aglio
4 pomodori maturi
1 cucchiaio e mezzo di zucchero
sale
1 ciuffo di prezzemolo, tritato
olio e.v.
Pulite le melanzane eliminando il picciolo, lavatele e asciugatele, togliete qualche striscia di buccia.
In un largo tegame che le possa contenere comodamente, scaldate poco meno di un dito d'olio e cominciate a friggervi le melanzane intere, basterà che siano colorite da tutti i lati. Toglietele man mano e appoggiatele su della carta da cucina in modo che perdano l'unto in eccesso.
Affettate le cipolle e aggiungetele nello stesso tegame della frittura, nell'olio caldo, lasciatele stufare per qualche minuto mescolando ogni tanto. Nel frattempo scottate brevemente i pomodori in modo che la buccia venga via facilmente, spelateli e tritateli grossolanamente a coltello. Spelate anche tutti gli spicchi d'aglio della testa, tagliate poi ognuno a metà.
Versate i pomodori nella padella con le cipolle insieme agli spicchi d'aglio e lasciate cuocere per una decina di minuti. A questo punto fate una incisione in ogni melanzana scavando leggermente l'interno, in modo che il sugo arrivi bene dappertutto e rimettetele nel tegame, salate e spolverate con lo zucchero. Non dovrebbe servire ma all'occorrenza aggiungete poca acqua calda. Copritele e abbassate il fuoco, lasciatele cuocere così dolcemente finchè sono morbide e il sugo abbondante ma non lento.
Trasferitele in una pirofila, cospargetele con il prezzemolo lavato e tritato e lasciatele riposare fino al momento di gustarle. Rigorosamente fredde a temperatura ambiente.
Io le ho tagliate a metà prima di rimetterle nel tegame, scavando un poco e facendo spazio nella polpa, ma solo perchè da brava torda non avevo letto bene la ricetta di Paola e dalla foto mi ero fatta l'idea che fossero così, tagliate a metà. In ogni caso sono venute benissimo.
C'era un profumo in casa!
Fatele, non fatevi spaventare dalla quantità di aglio o di olio che servono, non svenite come l'Imam, ma godetevi fino all'ultimo pezzetto.
Grazie a Paola, a cui va il mio pensiero e il mio abbraccio in questi giorni così pesanti, tristi e cupi nella sua città.
Un blog che vi consiglio caldamente di tenere d'occhio, perchè ci troverete tantissime belle cose.
Da quello che ha scritto Paola, pare che l'Imam sia svenuto dopo aver visto la quantità di olio e aglio che servono per la ricetta. In turco infatti la ricetta si chiama Imam Bayildi, Imam svenuto.
Temo che quell'Imam della leggenda sia svenuto per nulla perchè alla fine l'aglio non è affatto invadente e non disturba minimamente, nonostante la quantità.
Comunque, ho visto la foto di Paola e mi è venuta subito la voglia di farle. Ed era pure destino...avevo giusto comprato delle melanzane tonde, scure, stranamente piccole. Dovevo farle proprio così, ed è stato amore totale al primo morso.
Vi avviso, danno dipendenza. Infatti oggi le ho ricomprate, complice il fatto di averne adocchiate tre o quattro della stessa misura, alla solita Esselunga. Vi riporto la ricetta di Paola pari pari..
Le melanzane Imam Bayildi
1 kg di melanzane piccole
(io ne ho usate 4)
2 cipolle
1 testa intera di aglio
4 pomodori maturi
1 cucchiaio e mezzo di zucchero
sale
1 ciuffo di prezzemolo, tritato
olio e.v.
Pulite le melanzane eliminando il picciolo, lavatele e asciugatele, togliete qualche striscia di buccia.
In un largo tegame che le possa contenere comodamente, scaldate poco meno di un dito d'olio e cominciate a friggervi le melanzane intere, basterà che siano colorite da tutti i lati. Toglietele man mano e appoggiatele su della carta da cucina in modo che perdano l'unto in eccesso.
Affettate le cipolle e aggiungetele nello stesso tegame della frittura, nell'olio caldo, lasciatele stufare per qualche minuto mescolando ogni tanto. Nel frattempo scottate brevemente i pomodori in modo che la buccia venga via facilmente, spelateli e tritateli grossolanamente a coltello. Spelate anche tutti gli spicchi d'aglio della testa, tagliate poi ognuno a metà.
Versate i pomodori nella padella con le cipolle insieme agli spicchi d'aglio e lasciate cuocere per una decina di minuti. A questo punto fate una incisione in ogni melanzana scavando leggermente l'interno, in modo che il sugo arrivi bene dappertutto e rimettetele nel tegame, salate e spolverate con lo zucchero. Non dovrebbe servire ma all'occorrenza aggiungete poca acqua calda. Copritele e abbassate il fuoco, lasciatele cuocere così dolcemente finchè sono morbide e il sugo abbondante ma non lento.
Trasferitele in una pirofila, cospargetele con il prezzemolo lavato e tritato e lasciatele riposare fino al momento di gustarle. Rigorosamente fredde a temperatura ambiente.
Io le ho tagliate a metà prima di rimetterle nel tegame, scavando un poco e facendo spazio nella polpa, ma solo perchè da brava torda non avevo letto bene la ricetta di Paola e dalla foto mi ero fatta l'idea che fossero così, tagliate a metà. In ogni caso sono venute benissimo.
C'era un profumo in casa!
Fatele, non fatevi spaventare dalla quantità di aglio o di olio che servono, non svenite come l'Imam, ma godetevi fino all'ultimo pezzetto.
Grazie a Paola, a cui va il mio pensiero e il mio abbraccio in questi giorni così pesanti, tristi e cupi nella sua città.
AIFB
Calendario del Cibo italiano
Insolito di mare
Come contributo alla settimana della cucina di mare che si apre oggi a cura di Fabio Campetti del blog Visioni dalla cucina in Là per il Calendario del cibo Italiano iniziativa della Associazione Italiana Food Blogger voglio riproporre questo mio vecchio post.
Lo faccio perchè è una ricetta che mi ha dato molta soddisfazione, sia nel prepararla che dopo, all'assaggio e so che è quella giusta da condividere in occasione di questa settimana della cucina di mare, così presente ed importante nel nostro Paese.
Sono sicura che Fabio la saprà rappresentare molto bene, e so che arriveranno contributi molto interessanti da parte delle altre amiche blogger, per cui mi metto qui buona buona già pregustando le ricette profumate di mare che verranno...
Il sapore di quella salsa era veramente ottimo ed ha accompagnato perfettamente il pesce.
Qualche informazione sulle Occhiate, trovata in rete
L'Occhiata (Oblada melanura) è un pesce d'acqua salata appartenente alla famiglia degli Sparidi, molto simile al Sarago
dal quale si distingue per l'evidente macchia nera bordata di bianco
all'attaccatura della pinna caudale e per l'occhio di grandi dimensioni,
circa la metà dell'intero muso, al quale deve il suo nome.
La sua forma è ellittica, il corpo allungato e schiacciato lateralmente e la livrea di colore grigio-azzurra con riflessi argentei. Normalmente le dimensioni dell'occhiata nostrana vanno dai 18 ai 25 cm ed il suo peso varia dai 700 grammi al chilo.
Lo faccio perchè è una ricetta che mi ha dato molta soddisfazione, sia nel prepararla che dopo, all'assaggio e so che è quella giusta da condividere in occasione di questa settimana della cucina di mare, così presente ed importante nel nostro Paese.
Sono sicura che Fabio la saprà rappresentare molto bene, e so che arriveranno contributi molto interessanti da parte delle altre amiche blogger, per cui mi metto qui buona buona già pregustando le ricette profumate di mare che verranno...
Insolito di mare e salsa
Chardonnay
per due o tre persone
4 calamari non troppo grossi
4 grossi scampi
2 Occhiate di pezzatura piccola, sfilettate
500 gr cozze
sale, pepe
poco olio
timo
aglio
per il fumetto di pesce:
1 carota
1 costa di sedano
1 cipolla
1 porro
1 foglia di alloro
poco vino bianco
qualche grano di pepe bianco
qualche gambo di prezzemolo
gli scarti delle Occhiate
le teste degli scampi
poco olio e.v.
per la salsa Chardonnay:
per due o tre persone
4 calamari non troppo grossi
4 grossi scampi
2 Occhiate di pezzatura piccola, sfilettate
500 gr cozze
sale, pepe
poco olio
timo
aglio
per il fumetto di pesce:
1 carota
1 costa di sedano
1 cipolla
1 porro
1 foglia di alloro
poco vino bianco
qualche grano di pepe bianco
qualche gambo di prezzemolo
gli scarti delle Occhiate
le teste degli scampi
poco olio e.v.
per la salsa Chardonnay:
2 scalogni
3 funghi champignon non troppo grossi
1 spicchio d'aglio
1 foglia di alloro
1 cucchiaino di pepe bianco in grani
50 ml Vermouth secco
40 ml Chardonnay
250 ml fumetto di pesce
una noce di burro
sale
per completare il piatto:
capperi croccanti di Pantelleria
un rametto di timo
In una piccola ciotola versate un poco di olio, aggiungete le foglioline di un paio di rametti di timo e lasciate in infusione.
Squamate e sfilettate le Occhiate conservando lische e teste.
Se non volete farlo voi, fatevelo fare in pescheria, e fatevi dare le carcasse.
Con pazienza eliminate eventuali spine dai filetti e praticate delle piccole incisioni trasversali dalla parte della pelle tagliando con un coltello affilato, ma senza premere troppo. Va solamente incisa la carne. Tenete da parte.
Lavate e mondate gli scampi, dividendo le code dalle teste.
Preparate il fumetto. Tritate le verdure, rosolatele in poco olio, aggiungete le carcasse delle occhiate, le teste degli scampi ed eventualmente anche i tentacoli dei calamari, l'alloro, i grani di pepe. Fate insaporire, quindi sfumate col vino bianco e dopo qualche minuto, coprite il tutto d'acqua calda e aggiungete i gambi di prezzemolo. Lasciate sobbollire il tutto per una mezzoretta, quarantacinque minuti, rabboccando se il liquido si asciuga troppo. Ne avrete bisogno 250/300 ml per la salsa.
Una volta trascorso il tempo, filtrate tutto e tenete il fumetto da parte.
Pulite i calamari privandoli dell'osso centrale, delle "ali", dei tentacoli, e della pelle.
Lavateli molto bene ache all'interno e tagliateli a grosse rondelle. I tentacoli non serviranno, potrete congelarli e usarli per altre preparazioni, o, come ho fatto io, aggiungerli nel fumetto.
Lavate le cozze, mettetele in un tegame con lo spicchio d'aglio e fatele aprire. Dopodichè sgusciatele, filtrate un paio di volte il loro liquido di cottura, raccoglietele in una ciotola e copritele col loro liquido filtrato. Tenete da parte coperto.
la cottura del pesce sarà l'ultima cosa da fare, per cui preparate prima la salsa:
in una piccola casseruola, rosolate in un poco di burro gli champignon tagliati a lamelle insieme agli
3 funghi champignon non troppo grossi
1 spicchio d'aglio
1 foglia di alloro
1 cucchiaino di pepe bianco in grani
50 ml Vermouth secco
40 ml Chardonnay
250 ml fumetto di pesce
una noce di burro
sale
per completare il piatto:
capperi croccanti di Pantelleria
un rametto di timo
In una piccola ciotola versate un poco di olio, aggiungete le foglioline di un paio di rametti di timo e lasciate in infusione.
Squamate e sfilettate le Occhiate conservando lische e teste.
Se non volete farlo voi, fatevelo fare in pescheria, e fatevi dare le carcasse.
Con pazienza eliminate eventuali spine dai filetti e praticate delle piccole incisioni trasversali dalla parte della pelle tagliando con un coltello affilato, ma senza premere troppo. Va solamente incisa la carne. Tenete da parte.
Lavate e mondate gli scampi, dividendo le code dalle teste.
Preparate il fumetto. Tritate le verdure, rosolatele in poco olio, aggiungete le carcasse delle occhiate, le teste degli scampi ed eventualmente anche i tentacoli dei calamari, l'alloro, i grani di pepe. Fate insaporire, quindi sfumate col vino bianco e dopo qualche minuto, coprite il tutto d'acqua calda e aggiungete i gambi di prezzemolo. Lasciate sobbollire il tutto per una mezzoretta, quarantacinque minuti, rabboccando se il liquido si asciuga troppo. Ne avrete bisogno 250/300 ml per la salsa.
Una volta trascorso il tempo, filtrate tutto e tenete il fumetto da parte.
Pulite i calamari privandoli dell'osso centrale, delle "ali", dei tentacoli, e della pelle.
Lavateli molto bene ache all'interno e tagliateli a grosse rondelle. I tentacoli non serviranno, potrete congelarli e usarli per altre preparazioni, o, come ho fatto io, aggiungerli nel fumetto.
Lavate le cozze, mettetele in un tegame con lo spicchio d'aglio e fatele aprire. Dopodichè sgusciatele, filtrate un paio di volte il loro liquido di cottura, raccoglietele in una ciotola e copritele col loro liquido filtrato. Tenete da parte coperto.
la cottura del pesce sarà l'ultima cosa da fare, per cui preparate prima la salsa:
in una piccola casseruola, rosolate in un poco di burro gli champignon tagliati a lamelle insieme agli
scalogni e all'aglio tritati.
Aggiungete il vermouth, il fumetto di pesce, il vino Chardonnay,
l'alloro e qualche grano di pepe. Lasciate bollire per circa 15
minuti, frullate tutto e filtrate attraverso un colino fine.
Mettetela in un pentolino e tenetela in caldo.
Arroventate una bistecchiera, io ne ho una di ghisa che è perfetta per queste cotture, o una piastra.
Dimenticatevela sul fuoco per un bel po'. Più rovente sarà, meglio cuoceranno i calamari.
Passate un batuffolo di cotone imbevuto d'olio sul fondo di una pentola antiaderente. Scaldatela a fuoco vivace e iniziate a cuocere le Occhiate mettendole con la parte della pelle a contatto della pentola, premete leggermente con un mestolo piatto e lasciate cuocere qualche minuto. Dopodichè giratele e ripetete l'operazione dall'altra parte. Ci vorranno pochi minuti in tutto.
Ho preferito cuocere il pesce in questo modo perchè se l'avessi messo sulla bistecchiera si sarebbe inesorabilmente attaccato rovinando il risultato finale e non volevo che accadesse.
Togliete i filetti di Occhiata dalla pentola quando sono ben dorati e croccanti, e spennellate subito la pelle con quell'olio profumato al timo, solo per lucidarle in pratica.
Ora la piastra sarà rovente. Mettete le rondellone di calamari a cuocere tutte in bell'ordine, lasciatele qualche minuto per parte, rigirandole ogni tanto. Pian piano si cuoceranno e tenderanno a staccarsi dalla bistecchiera, allora radunateli tutti insieme da un lato della stessa, così continueranno a cuocere più lentamente e nel lato libero grigliate anche le code degli scampi.
Rigirate qualche volta anch'essi con una pinza da cucina, finchè sono cotti. Basterà qualche minuto.
Togliete tutto dalla bistecchiera, raccoglieteli in una ciotola e spennellate tutto con il solito olio profumato al timo.
Tenete tutto in caldo.
Riprendete il pentolino della salsa, rimettetelo sul fuoco e quando si alza appena il bollore, spostate dal fuoco e aggiungete una noce di burro molto freddo, mescolate la salsa roteando il pentolino. Il burro fonderà e allo stesso tempo addenserà la salsa grazie alla differenza di temperatura.
Sul piatto versate un velo di salsa, appoggiatevi sopra i filetti di Occhiata, qualche pezzo di calamaro, qualche cozza sgusciata, e una coda di scampo. guarnite con dei capperi croccanti e un rametto di timo.I capperi croccanti sono una vera chicca, dono della mia amica Betti, pantesca d'adozione, di cui le sono molto grata. In mancanza di quelli croccanti, potrete utilizzare quelli sotto sale, ben lavati e dissalati. Per la salsa ho utilizzato lo Chardonnay che avevo in casa, ma si possono usare altri vini bianchi, a patto che siano di buona qualità...del Riesling per esempio o del Sauvignon..
Arroventate una bistecchiera, io ne ho una di ghisa che è perfetta per queste cotture, o una piastra.
Dimenticatevela sul fuoco per un bel po'. Più rovente sarà, meglio cuoceranno i calamari.
Passate un batuffolo di cotone imbevuto d'olio sul fondo di una pentola antiaderente. Scaldatela a fuoco vivace e iniziate a cuocere le Occhiate mettendole con la parte della pelle a contatto della pentola, premete leggermente con un mestolo piatto e lasciate cuocere qualche minuto. Dopodichè giratele e ripetete l'operazione dall'altra parte. Ci vorranno pochi minuti in tutto.
Ho preferito cuocere il pesce in questo modo perchè se l'avessi messo sulla bistecchiera si sarebbe inesorabilmente attaccato rovinando il risultato finale e non volevo che accadesse.
Togliete i filetti di Occhiata dalla pentola quando sono ben dorati e croccanti, e spennellate subito la pelle con quell'olio profumato al timo, solo per lucidarle in pratica.
Ora la piastra sarà rovente. Mettete le rondellone di calamari a cuocere tutte in bell'ordine, lasciatele qualche minuto per parte, rigirandole ogni tanto. Pian piano si cuoceranno e tenderanno a staccarsi dalla bistecchiera, allora radunateli tutti insieme da un lato della stessa, così continueranno a cuocere più lentamente e nel lato libero grigliate anche le code degli scampi.
Rigirate qualche volta anch'essi con una pinza da cucina, finchè sono cotti. Basterà qualche minuto.
Togliete tutto dalla bistecchiera, raccoglieteli in una ciotola e spennellate tutto con il solito olio profumato al timo.
Tenete tutto in caldo.
Riprendete il pentolino della salsa, rimettetelo sul fuoco e quando si alza appena il bollore, spostate dal fuoco e aggiungete una noce di burro molto freddo, mescolate la salsa roteando il pentolino. Il burro fonderà e allo stesso tempo addenserà la salsa grazie alla differenza di temperatura.
Sul piatto versate un velo di salsa, appoggiatevi sopra i filetti di Occhiata, qualche pezzo di calamaro, qualche cozza sgusciata, e una coda di scampo. guarnite con dei capperi croccanti e un rametto di timo.I capperi croccanti sono una vera chicca, dono della mia amica Betti, pantesca d'adozione, di cui le sono molto grata. In mancanza di quelli croccanti, potrete utilizzare quelli sotto sale, ben lavati e dissalati. Per la salsa ho utilizzato lo Chardonnay che avevo in casa, ma si possono usare altri vini bianchi, a patto che siano di buona qualità...del Riesling per esempio o del Sauvignon..
Il sapore di quella salsa era veramente ottimo ed ha accompagnato perfettamente il pesce.
Qualche informazione sulle Occhiate, trovata in rete
La sua forma è ellittica, il corpo allungato e schiacciato lateralmente e la livrea di colore grigio-azzurra con riflessi argentei. Normalmente le dimensioni dell'occhiata nostrana vanno dai 18 ai 25 cm ed il suo peso varia dai 700 grammi al chilo.
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