Toç in braide per l'Italia nel piatto
La Giornata mondiale del latte, che quest’anno si è celebrata ieri, 1° giugno, evidenzia l’importanza dei prodotti lattiero-caseari nella nutrizione umana e unisce diverse campagne nazionali sotto un’unica iniziativa globale. Promuove abitudini alimentari sane, sensibilizza su temi come la sicurezza alimentare e lo sviluppo sostenibile, e offre l’opportunità di diffondere informazioni accurate.
Il latte è riconosciuto come un alimento completo, ricco di nutrienti
essenziali come calcio, proteine e vitamine, fondamentali per la salute,
specialmente nei giovani. Le celebrazioni del 2026 hanno messo in campo eventi locali e
online, visite a fattorie, seminari educativi e distribuzioni gratuite nelle
scuole. Partecipare alle iniziative sostiene l’agricoltura locale e permette di
fare scelte alimentari consapevoli, riconoscendo l’impatto significativo del
settore lattiero-caseario sulla nutrizione e l’economia rurale.
Un momento prezioso a cui anche l’Italia nel piatto vuole
dare un piccolo contributo, mettendo al centro, come argomento del mese, ricette
italiane a base di latte e dei suoi derivati.
Io, per la mia regione, il Friuli Venezia Giulia, ho scelto forse una delle ricette più
rappresentative, a pari merito col più conosciuto frico, il Toç in braide, dove la ç si pronuncia come
la c di ciliegie.
Intingolo nell’orto, la traduzione più vicina al significato.
Un piatto robusto, forse più autunnale, e la tradizione, sempre rispettata, vuole che si condisca con la morcje, che al mio paese si chiama Trida (burro nocciola dove si fa rosolare della farina di mais o della farina 00) a volte si aggiungono funghi trifolati o, come nel mio caso, salsiccia cotta in padella e sfumata con il vino.
Accompagnato da un vino rosso corposo e sincero, è un piatto che si farà ricordare.
per 4 persone
250 g di farina di mais da polenta
250 g di salsiccia a nastro
100 ml di panna liquida
250 g di formaggio misto fra Montasio e altre latterie
1 cucchiaio abbondante di parmigiano
1 spicchio d'aglio
q.b. di ricotta affumicata
poco olio e.v. d'oliva
mezzo bicchiere di vino bianco
sale, pepe
per la morcje (trida):
100 g di burro
50 g di farina di mais
Preparate il condimento.
Fondete il burro in un tegamino, aggiungete i 50 g di farina di mais e cuocete dolcemente finchè il burro sarà diventato nocciola e la farina ben dorata.
Preparate la polenta portando a ebollizione 4 dl di acqua in una casseruola. Togliete dal fuoco e versate a pioggia la farina mescolando energicamente con una frusta in modo che non si formino grumi.
Rimettete sul fuoco e cuocete, a fuoco basso, per circa 40 minuti. Dovrete ottenere una polenta abbastanza morbida.
Grattugiate i formaggi friulani, il parmigiano, scaldate la panna e aggiungeteli in modo che si fondano.
Frullate un minuto col minipimet in modo da ottenere una crema liscia ma abbastanza fluida. Profumate con una macinata di pepe e tenete in caldo.
Togliete la pelle alla salsiccia, tagliatela a piccoli rocchetti.
In una padella antiaderente scaldate un goccio d'olio, unite la salsiccia e lo spicchio d'aglio, lasciatela rosolare bene poi sfumatela con il vino bianco. Cuocete per qualche minuto lasciando un po' di fondo di cottura.
Distribuite nel centro dei piatti un po' di polenta, versatevi sopra un po' di salsiccia e un mestolino della crema di formaggio preparata, condite bene con la morcje (trida) preparata, una macinata di pepe e completate con la ricotta affumicata grattugiata.
Liguria: focaccia al formaggio
Lombardia https://www.pensieriepasticci.it/2026/06/il-taleggio-dop-formaggio-tipico-lombardo.html
Trentino-Alto Adige Gelato ai frutti di bosco (senza gelatiera)
Veneto Porseo al late, ovvero lonza di maiale al latte
Emilia-Romagna Latte in piedi o latte alla portoghese
Toscana Semifreddo di ricotta ’briaca
Marche https://www.forchettaepennello.com/2026/06/crema-fritta-cremini-marchigiana.html
Umbria Plumcake salato al formaggio e yogurt di pecora
Lazio Crostini con fiordilatte e alici
Molise Stracciata molisana con ciliegie guanciale e verdurine
Campania Frullato di mela annurca campana e latte fresco alta qualità
Puglia Muddrica, il dolce di ricotta e latte di Lucugnano
Basilicata Tagliolini al latte
Calabria https://dolcementeinventando.com/polpette-di-ricotta-alla-calabrese/
Sicilia Flan di Ricotta con Pomodorini Confit
Sardegna https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2026/06/sa-timballa-e-latte.html
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Brovada e muset nel coccio per l'Italia nel Piatto
La Brovada è un contorno tipico della cucina friulana, costituito da rape bianche (devono però avere il colletto viola) sottoposte a una particolare fermentazione in vinaccia. Il risultato è un prodotto dal sapore agrodolce, leggermente piccante e con una consistenza croccante.
La storia della Brovada affonda le radici nella tradizione
contadina del Friuli Venezia Giulia. La necessità di conservare le rape per
l'inverno portò i contadini a usare questa
tecnica di fermentazione che si è sviluppata nel corso dei secoli, ma è con la diffusione della viticoltura e la
conseguente disponibilità di vinaccia, che la brovada ha trovato la sua caratteristica
definitiva.
Oggi è diffusa in tutto il Friuli, con variazioni locali sia
nelle ricette che nel metodo di preparazione, ma mantenendo sempre la base
della fermentazione in vinaccia.
E’ un alimento fondamentale per le famiglie contadine, che
la consumavano durante i mesi invernali in abbinamento a piatti di carne, come
il muset, o per insaporire minestre e zuppe.
Le rape si raccolgono in autunno, quando raggiungono la
maturazione ottimale, vengono private dalle foglie, pulite e immerse in vasche
contenenti la vinaccia per un periodo che varia dai 40 ai 60 giorni. La
vinaccia deve essere quella di uve rosse, come Refosco o Merlot, per conferire
il colore e il sapore caratteristici. Durante la fermentazione si sviluppano
batteri lattici che trasformano gli zuccheri delle rape conferendo il sapore
agrodolce, e consentono la conservazione del prodotto.
Durante la fermentazione si controlla assiduamente il processo, per assicurarsi che le rape siano
sempre coperte dalla vinaccia e che la temperatura sia adeguata. Una volta
terminata la fermentazione, la Brovada viene scolata, le rape vengono lavate,
grattugiate grossolanamente e confezionate in sacchetti generalmente da 1 kg.
Di solito la brovada ha un colore che varia dal bianco al
rosa-violaceo, a seconda del tempo di fermentazione e del tipo di vinaccia
utilizzata. Il sapore è intenso, agrodolce, leggermente piccante e con un
retrogusto che ricorda la vinaccia. Ha una consistenza croccante e fibrosa, ha
un profumo aromatico con note di terra, vino e fermentazione. E’ un alimento che
non ammette mezze misure, o ti piace
oppure no. Io la amo molto e quando è stagione cerco sempre di procurarmene un
paio di sacchetti da tenere in congelatore.
Oggi La Brovada è
riconosciuta come prodotto agroalimentare tradizionale italiano (PAT), a
testimonianza della sua importanza storica e culturale.
L’abbinamento di brovada e muset rappresenta un connubio perfetto tra due prodotti tipici della tradizione friulana, entrambi legati alla stagionalità e alla cultura contadina della mia regione.
Per l'Italia nel piatto, che per questo mese aveva come argomento " Pentole, padelle e teglie tradizionali regionali", ho scelto di usare la pentola di coccio e la ricetta della brovada e muset è quella della mia famiglia. Alcuni storceranno il naso per via della cipolla, altri per l'uso del burro, altri ancora per quel poco di brodo di carne, ma a casa mia si è sempre fatta così e io continuerò a fare così.
1 piccolo muset, o cotechino
1 kg di brovada già grattugiata (di solito la vendono già in sacchetti da chilo)
1 noce di burro
2 cucchiai di olio e.v. d'oliva
2 foglie di alloro
2 spicchi d'aglio
1 piccola cipolla
poco brodo di carne (facoltativo)
sale, pepe
Se non amate l'acidità, datele velocemente una sciacquata sotto l'acqua corrente, altrimenti usatela tal quale.
In una casseruola di coccio, mettete a scaldare l'olio insieme al burro, unite la cipolla tritata finemente e i due spicchi d'aglio, lasciate ammorbidire poi eliminate l'aglio.
Aggiungete la brovada, mescolate e abbassate il fuoco. Unite le foglie di alloro, regolate di sale e di pepe, aggiungete poco, pochissimo brodo o acqua calda coprite e lasciate cuocere dolcemente per più di un'ora, mescolando spessissimo in modo che non si attacchi. A questo proposito, frapponete sempre la reticella fra fiamma e coccio.
E' pronta quando sarà ascciutta e morbida, non acquosa.
Eliminate le foglie di alloro e servitele ben calda con le fette di muset o cotechino.
Liguria: le pentole di terracotta e la zuppa di pesce
Lombardia https://www.pensieriepasticci.it/2026/04/il-paiolo-di-rame-e-la-polenta.html
Trentino-Alto Adige Polenta Macafana
Veneto: https://www.ilfiordicappero.com/2026/04/paiolo-e-polenta.html
Emilia-Romagna: I passatelli al sugo di pomodorini confit
Toscana Crisciolette di Cascio
Marche: https://www.forchettaepennello.com/2026/04/teglia-di-verdure-arrosto-teia-marchigiana.html
Umbria Testo umbro: cos’è e come si usa per cuocere pizza e torta al testo
Lazio Trippa alla romana
Abruzzo Ferratelle abruzzesi arrotolate
Molise Ferratelle Rustiche con Caciocavallo e Ventricina
Campania Ruoto di ziti spezzati al forno
Puglia I Trònere di Turi nella pignata
Basilicata U Cutturrid: l'antico stufato di pecora nella pignata
Sicilia Patate Aggrassate nel tegame di Terracotta
Sardegna https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2026/04/zippulas-in-scivedda.html
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Cavolo cappuccio e salsicce in tegame per l'Italia nel piatto
Il tema di questo mese per L'Italia nel piatto è "Ricette del cavolo" tutto dedicato alle crucifere ortaggi tipici di questa stagione e che durante i mesi freddi regalano molte proprietà benefiche per il nostro organismo. Verdure versatili, povere di calorie ma non di sapore.
Alla famiglia delle crucifere, il cui nome botanico corretto è "Brassicacee appartengono broccoli, cavoli di tutti i tipi, verze, cime di rapa persino il rafano e la senape e, incredibile, anche rucola, ravanelli e crescione Verdure che da ottobre a marzo sono sui banchi dei mercati e supermercati.
In Friuli sono coltivazioni abbastanza diffuse e nella cucina invernale regionale verze, cappucci e cavolfiori sono molto presenti.
Io ho scelto il cavolo cappuccio, sempre molto presente a casa mia fin da quando ero bambina.
Ho preparato un piatto decisamente "robusto" accompagnato con la polenta bianca, immancabile sulla tavola friulana quando si tratta di ricette così complesse e ricche.
Cavolo cappuccio e salsicce in tegame
per 2 persone
1 piccolo cavolo cappuccio bianco (circa 1 kg scarso)
2 o 3 salsicce tipo salamelle
150 g di pancetta affumicata (2 fette tagliate spesse)
1 piccola cipolla tritata
1mela Golden
2 spicchi d'aglio
1 foglia di alloro
1 cucchiaino di semi di cumino
4 o 5 bacche di ginepro pestate nel mortaio
mezzo bicchiere di aceto di mele
2 o 3 cucchiai di olio d'oliva
1 piccola noce di burro
sale, pepe nero
Eliminate le foglie più esterne del cappuccio, tagliatelo a metà, e ogni metà a fettine non troppo sottili.
Lavatelo in abbondante acqua.
In un largo tegame scaldate l'olio insieme al burro, unite la cipolla tritata e l'aglio e lasciateli insaporire poi aggiungete il cappuccio tagliato e scolato (non troppo), mescolate e coprite il tegame abbassando il fuoco. Lasciatelo cuocere qualche minuto finché si ammorbidisce.
A parte, in acqua bollente, sbollentate le salsicce e la pancetta affumicata. lasciateli cuocere per tre o quattro minuti da quando l'acqua riprende il bollore, poi scolate tutto e tenete in caldo.
Pelate la mela, eliminate il torsolo e tagliatela a fettine.
Nel tegame del cavolo cappuccio unite l'alloro, il cumino, il ginepro, le fettine di mela, regolate di sale e di pepe e aggiungete poca acqua calda, abbassate la fiamma e coprite e portate quasi a cottura mescolando spesso e controllando che non si asciughi troppo, in tal caso aggiungete ancora un goccio d'acqua calda.
Poco prima che il cavolo sia cotto, unite le salsicce e la pancetta sbollentati tenuti da parte.
Lasciate insaporire tutto insieme fino a cottura completa.
Servite ben caldo. Io ho accompagnato con la polenta, rigorosamente bianca, ma vanno benissimo anche fette di pane casereccio. Non dimenticate un buon vino rosso...
Zuppa d'orzo, carciofi e pancetta per l'Italia nel Piatto
Per cui ho optato per un piatto classico della mia regione e di casa mia, la zuppa d'orzo, pensata però con l'aggiunta dei carciofi, che sono fra le mie verdure preferite.
1 cipolla
1 costa di sedano
1 carota
1 spicchio d'aglio
1 foglia di alloro
120 g di pancetta tesa, tagliata a pezzetti
2 grossi carciofi spinosi
un goccio d'olio e.v. d'oliva
1 piccola noce di burro
poco succo di limone
un ciuffo di prezzemolo
q.b. di brodo vegetale
sale, pepe
Tritate tutto finemente nel cutter.
Portate a ebollizione abbondante brodo vegetale.
Mondate, lavate e tritate il prezzemolo.
Mettete a bagno l'orzo in un po' d'acqua fredda, il tempo di avviare la ricetta.
In una capiente casseruola scaldate un goccio d'olio con la noce di burro, aggiungete il trito del soffritto, la pancetta e la foglia di alloro. Lasciate soffriggere qualche minuto, mescolando, finché la pancetta inizia a dorarsi e le verdure si ammorbidiscono. Salate e pepate.
Ora scolate l'orzo, sciacquatelo e unitelo nella casseruola, mescolate e lasciate insaporire qualche minuto, poi versate il brodo caldo fino a superare di due o tre dita la superficie dell'orzo.
Nel frattempo mondate i carciofi eliminando le foglie esterne più dure fino ad arrivare a quelle più tenere, non legnose, pelate bene anche buona parte dei gambi. Tagliateli a metà, eliminate eventuale fieno interno e tuffateli in acqua acidulata col limone.
A metà cottura della zuppa, scolate i carciofi, dividete ogni metà in piccoli spicchietti non troppo sottili e aggiungeteli nella casseruola, fate a pezzetti anche i gambi e aggiungete anch'essi.
Controllate sempre che il brodo non si restringa troppo.
Portate a cottura, assaggiate e regolate il sale se è necessario.
Servite subito con un pizzico di prezzemolo tritato, un filo d'olio a crudo e una spolverata di parmigiano grattugiato.
Piemonte: Carciofi alla Cavour
Liguria: risotto con i carciofi
Lombardia: https://www.pensieriepasticci.it/2025/04/carciofi-al-burro-articioc-cunt-el-buter.html
Trentino-Alto Adige: SPÄTZLE coi Carciofi
Veneto: Torta con i carciofi e pasta al vino bianco
Emilia-Romagna: Carciofi ripieni hToscana. Sformato di carciofi
https://acquacottaf.blogspot.com/2025/04/sformato-di-carciofi.html
Umbria: Carciofi al forno
Marche: https://www.forchettaepennello.com/2025/04/tagliatelle-con-carciofi.html
Lazio: Carciofo alla giudia
Abruzzo: Carciofi ripieni alla cupellese
Molise: Carciofi fave e cicoria
Campania: Carciofi alla napoletana
Puglia: Tiella di riso, patate e carciofi Basilicata: Carciofi ripieni in umido alla lucana
Calabria: https://dolcementeinventando.com/tiana-catanzarese/
Sicilia: Carciofi alla Villanella
Sardegna:https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2025/04/pane-zichi-con-carciofi-spinosi-in.html
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Sformato di polenta, verze e Montasio per l'Italia nel piatto
L'argomento di Febbraio per l'Italia nel Piatto, riguarda timballi e sformati. Scrigni preziosi che racchiudono sorprese ricche e golose e che sono sempre molto graditi. Preparazioni abbastanza semplici ma che hanno una propria storia, costruita in base al contesto geografico e che può essere considerata una sorta di ricetta anti spreco perché nobilita tutti gli ingredienti che li compongono, anche i più poveri. E io ho deciso di usare la polenta, molto presente sulle tavole friulane.
Sformato di polenta, verze e Montasio
per 4 persone
200 g di farina di mais
1 l. d'acqua
1 piccola verza, circa 600 g
1 carota
1 costa di sedano
1 grossa cipolla bionda
1 foglia di alloro
1 cucchiaino di semi di cumino
180 g di formaggio Montasio fresco
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
50/60 g di burro
sale, pepe
Mondate la verza, tagliatela a strisce regolari, lavatela e scolatela. Fate un trito sottile per il soffritto di sedano, carota e cipolla.
In una padella fondete una noce di burro e unite il soffritto, lasciatelo rosolare un paio di minuti poi unite la verza, mescolate per farla insaporire, poi salate e pepate, aggiungete l'alloro e i semi di cumino. Coprite con un coperchio e fatela ammorbidire, mescolando ogni tanto. Unite dell'acqua calda e abbassate il fuoco. Continuate la cottura mescolando ogni tanto e rabboccando con poca acqua calda alla volta fino a quando è cotta ma non spappolata. Dovranno essere abbastanza asciutte.
Preparate le polenta. Portate a ebollizione l'acqua, versate a pioggia la farina e il sale, e iniziate a mescolare fin quando è cotta, poi togliete dal fuoco, aggiungete un'altra noce abbondante di burro e il parmigiano, mescolatela per amalgamare.
Tagliate il formaggio a pezzetti.
Imburrate generosamente uno stampo a cerniera da 20/22 cm. e versate metà della polenta, compattatela sul fondo e fatela risalire lungo i bordi, in modo da creare un un incavo.
Ora mettete le verze nel centro, tenendole distanziate dal bordi. Cospargete le verze col formaggio a pezzetti. Ricoprite tutto con il resto della polenta, avendo cura che l'interno sia ben sigillato, premete e livellate con una spatola.
Mettete in forno, già caldo, a 180° per circa 20/30 minuti.
Servite lo sformato ben caldo.
Piemonte: Tartrà piemontese
Liguria: buridda di molluschi con riso
Lombardia: https://www.pensieriepasticci.it/2025/02/charlotte-di-mele-alla-milanese.html
Trentino-Alto Adige: Sformato di formaggio in monoporzione
Veneto: Timballo di riso e radicchio rosso di Treviso e Verona
Emilia-Romagna: Pasticcio di maccheroni alla ferrarese
Toscana. Bomba di riso della Lunigiana
Umbria: Parmigiana di cipolle di Cannara
Marche:Vincisgrassi, il timballo marchigiano
Lazio: Sformatino di cassola
Abruzzo:Sformato di ortaggi misti del Fucino
Molise: Timballo di cicorie
Campania:Coppola di Garibaldi
Puglia: Sformato di carciofi e patate alla brindisina
Basilicata: Sformatini di borragine con salsa di caciocavallo
Calabria: https://dolcementeinventando.com/risu-chjinu-timballo-di-riso-calabrese/
Sicilia: ttps://www.profumodisicilia.net/2025/02/02/timballo-di-siciliano/
Sardegna: https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2025/01/sformato-alla-sarda.html
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