crostate
dolci al cucchiaio
dolci alla frutta
dolci e dessert
My life
l'ho messo in cascina, compiuto.
Arrivata a questa età, non ci faccio più molto caso ai compleanni, ma questo è stato davvero bello.
Grazie a mia figlia Serena, che ha voluto fermamente che io mi facessi festeggiare e coccolare senza mettermi a spignattare per tutta la famiglia. Ci ha pensato lei, ha riunito tutta la famiglia al gran completo e devo dire che è stata proprio una bellissima giornata, serena, piena di calore e affetto.
Però....almeno lasciami preparare i dolci le avevo detto.
Questo me lo ha concesso....
Mica facile stavolta.. mia sorella è reduce da grossi problemi di intolleranza, e sta facendo tutte le ricerche mentre la sua dieta è estremamente limitata e rigorosa, mia figlia più piccola sta ancora allattando e certi alimenti un po' troppo grassi, tipo panna, danno problemi al piccolo di casa, tutti gli altri invece, chi più, chi meno, amano i dolci cremosi...
ho risolto così
Per mia figlia Chiara, che va matta per il banana bread, ho voluto sperimentare questa ricetta di Laurel Evans che mi ha dato Elisabetta, una cara amica coquinaria...
Banana Bread di Laurel Evans
ve la riporto come me l'ha scritta Elisabetta
le mie considerazioni:
a differenza della mia solita ricetta, la banana si sente poco, prevalgono di più noci e spezie, e aumenterei lo zucchero.
Da rifare in ogni caso.
Pensando a mia sorella, mi piaceva che potesse avere anche lei una fetta di dolce a fine pasto per cui scartabellando fra le millemila ricette che ho in archivio, ho optato per una crostata di mele con la frolla all'olio....
un altro anno è passato
l'ho messo in cascina, compiuto.
Arrivata a questa età, non ci faccio più molto caso ai compleanni, ma questo è stato davvero bello.
Grazie a mia figlia Serena, che ha voluto fermamente che io mi facessi festeggiare e coccolare senza mettermi a spignattare per tutta la famiglia. Ci ha pensato lei, ha riunito tutta la famiglia al gran completo e devo dire che è stata proprio una bellissima giornata, serena, piena di calore e affetto.
Però....almeno lasciami preparare i dolci le avevo detto.
Questo me lo ha concesso....
Mica facile stavolta.. mia sorella è reduce da grossi problemi di intolleranza, e sta facendo tutte le ricerche mentre la sua dieta è estremamente limitata e rigorosa, mia figlia più piccola sta ancora allattando e certi alimenti un po' troppo grassi, tipo panna, danno problemi al piccolo di casa, tutti gli altri invece, chi più, chi meno, amano i dolci cremosi...
ho risolto così
Per mia figlia Chiara, che va matta per il banana bread, ho voluto sperimentare questa ricetta di Laurel Evans che mi ha dato Elisabetta, una cara amica coquinaria...
Banana Bread di Laurel Evans
ve la riporto come me l'ha scritta Elisabetta
250 gr farina
150 gr zucchero
Un cucchiaino di bicarbonato di sodio
Mezzo cucchiaino di sale
100 gr noci tostate oppure 150 gocce di cioccolato
Mezzo cucchiaino di cannella
Mezzo cucchiaino di noce moscata
380 gr di polpa di banane mature
75 gr yogurt
2 uova grandi, leggermente sbattute
85 gr burro fuso e fatto raffreddare
Mezza tazzina di caffè espresso
Scaldare il forno a 190°. Mescolare i primi 7 ingredienti e mettere da parte.
Mescolare con un cucchiaio di legno in una ciotola le banane, lo yogurt, le uova, il burro ed il caffè.
Incorporare il composto di banana agli ingredienti secchi fino a che il composto è denso ma non omogeneo.. Non mescolare troppo. Versare in uno stampo da plum cake (o ricoperto di carta forno oppure imburrato). Cuocere per circa 55’, vale la prova stecchino.. Fare raffreddare nello stampo per 5’ e poi trasferire su una griglia. Servire tiepido o a temperatura ambiente.
150 gr zucchero
Un cucchiaino di bicarbonato di sodio
Mezzo cucchiaino di sale
100 gr noci tostate oppure 150 gocce di cioccolato
Mezzo cucchiaino di cannella
Mezzo cucchiaino di noce moscata
380 gr di polpa di banane mature
75 gr yogurt
2 uova grandi, leggermente sbattute
85 gr burro fuso e fatto raffreddare
Mezza tazzina di caffè espresso
Scaldare il forno a 190°. Mescolare i primi 7 ingredienti e mettere da parte.
Mescolare con un cucchiaio di legno in una ciotola le banane, lo yogurt, le uova, il burro ed il caffè.
Incorporare il composto di banana agli ingredienti secchi fino a che il composto è denso ma non omogeneo.. Non mescolare troppo. Versare in uno stampo da plum cake (o ricoperto di carta forno oppure imburrato). Cuocere per circa 55’, vale la prova stecchino.. Fare raffreddare nello stampo per 5’ e poi trasferire su una griglia. Servire tiepido o a temperatura ambiente.
le mie considerazioni:
a differenza della mia solita ricetta, la banana si sente poco, prevalgono di più noci e spezie, e aumenterei lo zucchero.
Da rifare in ogni caso.
Pensando a mia sorella, mi piaceva che potesse avere anche lei una fetta di dolce a fine pasto per cui scartabellando fra le millemila ricette che ho in archivio, ho optato per una crostata di mele con la frolla all'olio....
Crostata di mele con frolla all'olio
160 g di
zucchero di canna
500 gr farina
1 cucchiaino da caffè di lievito (ho usato il Baking)
160 ml olio delicato (ho usato metà del Garda e metà di riso)
1 bicchierino di liquore (ho usato Amaretto)
3 uova
un pizzico di cannella
un pizzico di sale
1 cucchiaino da caffè di lievito (ho usato il Baking)
160 ml olio delicato (ho usato metà del Garda e metà di riso)
1 bicchierino di liquore (ho usato Amaretto)
3 uova
un pizzico di cannella
un pizzico di sale
per la farcia e la copertura:
6 mele Golden
150 gr zucchero di canna
poco succo di limone
un pizzico di cannella
3 amaretti morbidi
poca gelatina di albicocche per lucidare
qualche goccia di essenza di vaniglia
Per prima cosa frullare le uova versando l'olio pian piano come per la maionese, dovrà risultare un composto cremoso e fluido.
Se lo zucchero di canna fosse troppo granuloso, frullare bene anche quello, per assottigliarlo il più possibile.
Setacciare la farina, mescolarla con il lievito, lo zucchero, la cannella e un goccio di essenza di vaniglia.
Mescolare bene, io lo faccio nell'impastatore. Aggiungere le uova frullate, il liquore e mescolare con la foglia fino a che il composto fa una palla.
Raccoglierla e lasciarla riposare in frigorifero per oltre mezz'ora, dopodichè stenderla nella tortiera prescelta, imburrata e infarinata.
Mente la pasta si raffredda, preparare la composta di mele. Sbucciarne tre e ridurle a tocchetti, riunirle in una piccola casseruola, aggiungere lo zucchero e la cannella e cuocere fino a che sono perfettamente cotte, dopodichè dare una frullata per ridurle a crema, e unire gli amaretti sbriciolati.
Riprendere la frolla già stesa, bucherellarla con una forchetta,stendervi la composta di mele e coprirla con il resto delle mele sbucciate e affettate.
Cospargere con un poco di zucchero e cuocere in forno per circa 40 minuti, o poco meno, dipende dal forno.
Scaldare un poco di gelatina di albicocche con un goccio di Amaretto, e con un pennello, a caldo, lucidare le mele.
per tutti gli altri il tiramisù di nocciole, metto una vecchia foto, giusto per dare l'idea...
Tiramisu nocciole e caffè
5 tuorli
5 cucchiai di zucchero
500 gr mascarpone
250 gr pasta di nocciole
5 cucchiai liquore alle nocciole, il Frangelico
300 gr panna fresca
savoiardi
caffè q.b.
cacao amaro per spolverare
in un bagnomaria a caldo, montare i tuorli con lo zucchero, finchè raggiungono la temperatura di 85° in modo da essere pastorizzati. Togliere dal fuoco e aggiungere i 5 cucchiai di Frangelico e la pasta di nocciole. La crema tenderà ad indurirsi, ma è normale. Tornerà fluida una volta aggiunto il mascarpone.
Lasciar raffreddare. Una volta che la crema è completamente fredda, aggiungere il mascarpone, mescolare bene con la frusta elettrica in modo da avere una crema perfettamente liscia e omogenea.
Montare la panna ben ferma e con l'uso di una spatola, incorporarla con pazienza alla crema.
Poi procedere a strati nel solito modo, inzuppando i savoiardi nel caffè leggermente zuccherato e profumato con un goccio di Frangelico, strizzandoli leggermente affinchè siano completamente bagnati ma senza che possano poi rilasciare liquido.
Tenere in frigo e spolverare di cacao al momento di servire.
Davvero una giornata da incorniciare, per molti motivi......e mi hanno fatto pure spegnere le candeline!.
Ho chiesto aiuto alla mia Alice, mentre Valerio è ancora troppo piccolo per aiutarmi a soffiare..
e poi ho ricevuto anche due regali inaspettati, e li ho graditi moltissimo.
Due amiche blogger hanno pensato a me e al mio blog per un premio.
Due premi molto ravvicinati, proprio in concomitanza col mio compleanno, un bellissimo regalo.
Grazie a Clara del blog Clarapasticcia il premio Dardos
e provvedo subito a condividerlo, dedicandolo a questi bellissimi blogs che cito in ordine sparso:
e grazie a Monica de Il pappamondo il premio The Versatile Blogger
che giro con molto piacere a questi blogs, altrettanto in ordine sparso:
approfitto per ringraziare anche qui tutti gli amici e le amiche che mi hanno telefonato, scritto, mandato SMS....
Grazie dal più profondo del mio cuore.
antipasti
carne
memorie
piatti unici
secondi
verdure
per la crema di patate:
Sfogliare la verza, tenendo anche qualche foglia di quelle esterne, anche se più dure, per foderare la terrina.
Scottare velocemente le foglie intere, in acqua bollente e tuffarle subito in acqua fredda per conservare il colore. Asciugarle con un canovaccio, schiacciare e refilare con un coltello la costola esterna se fosse troppo grossa.
Nella stessa acqua bollente, scottare velocemente anche il resto della verza, tagliato a pezzi grossolani, quindi scolare ben bene, passarla in un canovaccio asciutto in modo da eliminare il più possibile l'acqua e una volta fredda tritare tutto a coltello..
Io di solito ci appoggio sopra un piattino e sopra al piattino una piccola casseruola con dell'acqua per fare peso. Lascio così per venti minuti, mezz'ora circa e poi tolgo e di nuovo elimino il liquido che si é formato.
Non solo verze
Lo zio Pietro andava
matto per le verze. Cominciava verso agosto a seminarne le delicate piantine in uno speciale semenzaio, le
concimava con molta cura, le controllava tutti i giorni, le guardava
crescere con molta attenzione...le coccolava praticamente, pregustando il
momento in cui le avrebbe mangiate...
Quando erano alte circa 15 cm, aspettava un giorno
nuvoloso e le trapiantava e continuava le amorevoli cure, così verso novembre le sue amate verze cominciavano a dare segni di maturazione,
quando il cuore era bello gonfio e sodo
e le foglie esterne belle ricce......
la brina poi arrivava presto in campagna, ed era un balsamo per il sapore e la tenerezza delle verze....
lo zio Pietro, a differenza di mio nonno, suo fratello, era
un uomo di bassa statura, con occhi di
un verde azzurro molto penetranti e le orecchie abbastanza pronunciate...
avevano fra loro una vaga somiglianza,
ma erano completamente differenti di carattere, diametralmente opposti, infatti
non sono mai andati d’accordo.
Tanto era avido, prepotente e cattivo lo zio Pietro quanto era generoso, altruista e
gioviale il nonno...
In paese, della loro famiglia, erano rimasti solo loro e una sorella, le altre 2 sorelle erano
emigrate in Francia. Non le ho mai conosciute, ne ho solo sentito parlare da
mio padre...
Non sono mai corsi buoni rapporti, non ho mai saputo il vero
perché, ma una buona parte di queste ruggini deve avere avuto a che fare con la
malattia del mio bisnonno Paolo, il loro padre. A causa del suo mal di
cuore e
varie vicissitudini legate al costo delle cure, tutta la famiglia, che possedeva
mezze Grave del Friuli, si ritrovò senza
più nulla, e furono costretti ad andare
a mezzadria.
Tutti insieme, a
vivere poco appassionatamente, in una
grande famiglia patriarcale per dividersi
finalmente, ognuno con la propria
famiglia, quando la riforma agraria degli anni ’50 mise praticamente fine al regime di mezzadria.
Anche lì credo ci siano state incomprensioni,
forse perché la liquidazione che spettava al mezzadro, secondo l’idea dello zio Pietro, non fu
divisa equamente.....ma è solo una mia supposizione.
Io me lo ricordo già vecchio, con l’eterno cappello a tesa
calcato in testa, le bretelle tener su i pantaloni, e le grandi
mani nodose, rovinate dalla fatica dei
campi...
viveva con la moglie, la zia Fiorina, in una grande
casa in fondo alla strada principale,
uscendo dal paese, verso le
caserme. I figli emigrati giovanissimi
in Canada, dove sono tuttora.
Soli e anziani, in
quella grande casa, ad occuparsi della
campagna, dell’orto e delle bestie...
finché hanno potuto.... Lei, instancabile ad occuparsi di
tutto quasi da sola fino a minare il
suo fisico, sopportava pazientemente, in
silenzio, tutte le sue cattiverie e le sue prepotenze, e lo accudiva e lo
curava come aveva fatto tutta la vita...
Una delle ultime volte che lo vidi, ormai molto vecchio, era
seduto in cucina davanti alla stufa a legna, con
quel suo cappello perennemente in testa, appoggiato a mani giunte sul bastone
che teneva davanti, lo sguardo
incattivito, mentre inveisce contro sua
moglie per non so quale motivo.
Ero adolescente e ricordo che pensai a quanto tempo aveva vissuto in
più rispetto a mio nonno, che adoravo, scomparso a 55 anni...... e mi sembrò ingiusto......
forse la cattiveria d’animo preserva di più, aiuta a vivere più a lungo? Me lo chiesi, e ogni tanto me lo chiedo tuttora...
forse la cattiveria d’animo preserva di più, aiuta a vivere più a lungo? Me lo chiesi, e ogni tanto me lo chiedo tuttora...
A parte il carattere, di lui mi resta una immagine stampata
nella testa....il suo sorriso di soddisfazione mentre, nell’orto, tiene fra le mani una grossa verza....e a
quell’immagine, adesso, sorrido anch’io.
Chissà, forse un poco ho preso da lui, anche a me piacciono molto le verze, trovo che siano un ortaggio benefico che si presta a tantissime preparazioni....
certo, ha un sapore "robusto" ma a volte può diventare anche raffinato...basta un po' di fantasia...
Terrina di maiale e verze in crema di patate al cumino
200 gr salsiccia grossa
200 gr carne di vitello macinata
200 gr carne di maiale, macinata,
200 gr carne di maiale, macinata,
preferibilmente la parte dell'arrosto di coppa che è un po' più grassina e quindi un po' meno asciutta
4 piccoli scalogni
1 piccola verza ( più o meno sul chilo scarso)
3 uova
2 o 3 cucchiai di parmigiano
un trito di erbe miste, (prezzemolo, aglio, maggiorana, basilico, erba cipollina, origano fresco)
sale, pepe, noce moscata
4 piccoli scalogni
1 piccola verza ( più o meno sul chilo scarso)
3 uova
2 o 3 cucchiai di parmigiano
un trito di erbe miste, (prezzemolo, aglio, maggiorana, basilico, erba cipollina, origano fresco)
sale, pepe, noce moscata
per la crema di patate:
2 grosse patate
mezza cipolla bionda
sale, cumino
un goccio d'olio
Sfogliare la verza, tenendo anche qualche foglia di quelle esterne, anche se più dure, per foderare la terrina.
Scottare velocemente le foglie intere, in acqua bollente e tuffarle subito in acqua fredda per conservare il colore. Asciugarle con un canovaccio, schiacciare e refilare con un coltello la costola esterna se fosse troppo grossa.
Nella stessa acqua bollente, scottare velocemente anche il resto della verza, tagliato a pezzi grossolani, quindi scolare ben bene, passarla in un canovaccio asciutto in modo da eliminare il più possibile l'acqua e una volta fredda tritare tutto a coltello..
Passare le carni e la salsiccia un paio di volte al tritacarne, se non lo avete, fatevelo fare dal vostro macellaio di fiducia.
In una terrina mescolare bene la carne macinata, aggiungere le uova, il parmigiano , la noce moscata, gli scalogni tritati finemente, il trito di erbe e le verze triturate, regolare di sale e pepe. Mescolare bene impastando anche con le mani fino ad avere un composto perfettamente omogeneo.
Imburrare molto bene uno stampo da terrina, foderarlo con le foglie intere in modo da non lasciare spazi vuoti, facendole sbordare leggermente e conservandone qualcuna per la chiusura.
Riempire la terrina con il composto, premendo bene per far uscire eventuali bolle d'aria, ricoprire con un'altra foglia di verza e sigillare bene rincalzandole in modo che tutto sia ben racchiuso.
Coprire la terrina con suo coperchio dotato di forellino per il vapore, se non disponete dello stampo, va bene anche uno da plumcake, coperto con dell'alluminio, bucherellato leggermente.
Magari, gonfiandosi, la verza della copertura toccherà il coperchio e si scurirà un poco, ma non sarà un problema. Anzi.
In una terrina mescolare bene la carne macinata, aggiungere le uova, il parmigiano , la noce moscata, gli scalogni tritati finemente, il trito di erbe e le verze triturate, regolare di sale e pepe. Mescolare bene impastando anche con le mani fino ad avere un composto perfettamente omogeneo.
Imburrare molto bene uno stampo da terrina, foderarlo con le foglie intere in modo da non lasciare spazi vuoti, facendole sbordare leggermente e conservandone qualcuna per la chiusura.
Riempire la terrina con il composto, premendo bene per far uscire eventuali bolle d'aria, ricoprire con un'altra foglia di verza e sigillare bene rincalzandole in modo che tutto sia ben racchiuso.
Coprire la terrina con suo coperchio dotato di forellino per il vapore, se non disponete dello stampo, va bene anche uno da plumcake, coperto con dell'alluminio, bucherellato leggermente.
Magari, gonfiandosi, la verza della copertura toccherà il coperchio e si scurirà un poco, ma non sarà un problema. Anzi.
Cuocere a bagnomaria in forno statico già caldo a 170° per circa due ore, dipende dal forno.
Una volta cotta togliere dal forno e dal bagnomaria e, con moltissima cautela, inclinare la terrina per far uscire il liquido che si sarà formato, facendolo sgocciolare nel lavandino il più possibile, dopodichè appoggiarvi sopra un peso, in modo che la terrina si compatti bene.
Una volta cotta togliere dal forno e dal bagnomaria e, con moltissima cautela, inclinare la terrina per far uscire il liquido che si sarà formato, facendolo sgocciolare nel lavandino il più possibile, dopodichè appoggiarvi sopra un peso, in modo che la terrina si compatti bene.
Io di solito ci appoggio sopra un piattino e sopra al piattino una piccola casseruola con dell'acqua per fare peso. Lascio così per venti minuti, mezz'ora circa e poi tolgo e di nuovo elimino il liquido che si é formato.
per la crema di patate:
pelare, lavare e asciugare le patate, tagliarle a piccoli pezzi.
Tritare la cipolla, farla appassire in un goccio d'olio, aggiungere le patate, lasciar insaporire regolando di sale, quindi coprire il tutto con dell'acqua bollente e portare a cottura lasciandole però un po' lente.
Una volta cotte, passare tutto al frullatore o al minipimer fino ad avere una salsa perfettamente liscia e morbida, aggiungere il cumino e tenere in caldo.
Servire la terrina ben calda, accompagnata dalla crema di patate.
Le quantità che ho dato sono sufficienti per un stampo da terrina della capienza di 1,5 l.
ho tenuto un po' dell'impasto per farne anche una più piccola...
spero che piaccia anche a voi..
antipasti
pesce
piatti unici
primi
verdure
zucca barucca
non ho mai avuto propensione per la zucca, non è fra le verdure che amo, anzi.
Mia madre invece la adorava e la usava tantissimo quando era stagione..... faceva il risotto, oppure la minestra sempre con il riso, non conosceva altri usi, o forse quelli erano i suoi piatti preferiti con la zucca....di ravioli neanche parlarne, gnocchi men che meno....
io, quando vedevo tutto quell'arancione così denso nel piatto, sarei scappata a gambe levate piuttosto che mangiarla, ma mi toccava. O mangi questa minestra, o salti dalla finestra....è sempre stato il motto di mia madre.
Ed era una fatica mandarla giù, con quel suo sapore dolciastro e la consistenza farinosa.
No, la zucca non mi piaceva proprio e ha continuato a non piacermi per molto molto tempo. Retaggio del rigore di mia madre? Può darsi, ma è che non amo questo sapore dolciastro, così come non amo barbabietiole e carote cotte....
Però, però.....con l'età e con la curiosità che ti spinge a provare nuovi sapori, un po' si cambiano i gusti.
Il mio, sulla zucca, non è cambiato molto, ma appena appena un poco sì, il tanto che basta per farmi apprezzare una vellutata che ho assaggiato al ristorante Amaltea, il cui chef, Gabriele Faggionato, un giovane di cui sentirete sicuramente parlare in futuro, ha una grande conoscenza delle spezie e del loro uso, e ti tira fuori dal suo cappello da chef sapori inaspettati che a volte ti lasciano senza parole dalla sorpresa...come questa vellutata appunto, che mette allegria solo a vederla, tanto è solare...perfetta per questo novembre così grigio.
Potevo non cercare di rifarla? Ho però aggiunto qualcosa di mio, giusto per farne un piatto che possa andare sia come antipasto che come intermezzo leggero...
Vellutata di zucca e sedano rapa, spuma di burrata, chips di gamberi e topinambur
per due/tre persone
1 piccola burrata
500gr zucca (pesata pulita da scorza, semi e filamenti)
300 gr sedano rapa, pesato pulito
brodo vegetale q.b.
1 cipolla bionda
2 scalogni
2 topinambur
5 o 6 code di gambero
origano fresco
mezzo cucchiaino di curry rosso
sale, pepe bianco, olio e.v.
tagliare la zucca a pezzettini, pulire dalla scorza il sedano rapa e tagliare anch'esso a pezzetti.
In un tegame far appassire la cipolla bionda tritata insieme a un goccio d'olio, unire la zucca, lasciar insaporire, regolare di sale e pepe bianco, quindi coprire completamente con del brodo vegetale, mettere il coperchio e lasciar cuocere a fuoco dolce. A cottura ultimata aggiungere il mezzo cucchiaino di curry rosso e mescolare bene .
In un'altro tegame far appassire gli scalogni finemente tritati insieme ai pezzetti di sedano rapa, mescolare e lasciar insaporire bene, quindi coprire completamente di brodo anch'essi e lasciar cuocere pian piano.
Nel frattempo, pulire le code di gambero, tagliare ognuna longitudinalmente in tre sottili fettine,
Raschiare e spazzolare bene sotto l'acqua corrente il topinambur, e ridurlo a trasparenti chips con la mandolina.
Una volta cotti sia la zucca che il sedano rapa, passare entrambi al minipimer, ottenendo una crema molto liscia e lenta, brodosa il tanto che basta a fare una vellutata. Tenere in caldo.
Frullare nel frullatore la burrata a pezzetti, io ho usato il Bimby, fino ad ottenerne una crema soffice e spumosa. Trasferirla in una ciotola, regolare di sale e pepe bianco e aggiungere delle foglioline di origano fresco.
Foderare di carta forno un paio di larghe teglie, meglio se di quelle forate.
Allineare su una le fettine sottili di gamberi e sull'altra le chips di topinambur, ben distanziate.
Cuocere in forno ventilato già caldo a 200° per qualche minuto.
Versare nei piatti la vellutata di zucca, nel centro aggiungere uno sbaffo di quella di sedano rapa, formare una quenelle con la spuma di burrata e decorare con le chips di topinambur e quelle di gamberi.
Colorare con qualche fogliolina di alloro.
ci è piaciuta parecchio, forse anche merito della zucca non troppo dolce e del sedano rapa che ha sicuramente smorzato il dolciastro.
spero che piaccia anche a voi..
Mia madre invece la adorava e la usava tantissimo quando era stagione..... faceva il risotto, oppure la minestra sempre con il riso, non conosceva altri usi, o forse quelli erano i suoi piatti preferiti con la zucca....di ravioli neanche parlarne, gnocchi men che meno....
io, quando vedevo tutto quell'arancione così denso nel piatto, sarei scappata a gambe levate piuttosto che mangiarla, ma mi toccava. O mangi questa minestra, o salti dalla finestra....è sempre stato il motto di mia madre.
Ed era una fatica mandarla giù, con quel suo sapore dolciastro e la consistenza farinosa.
No, la zucca non mi piaceva proprio e ha continuato a non piacermi per molto molto tempo. Retaggio del rigore di mia madre? Può darsi, ma è che non amo questo sapore dolciastro, così come non amo barbabietiole e carote cotte....
Però, però.....con l'età e con la curiosità che ti spinge a provare nuovi sapori, un po' si cambiano i gusti.
Il mio, sulla zucca, non è cambiato molto, ma appena appena un poco sì, il tanto che basta per farmi apprezzare una vellutata che ho assaggiato al ristorante Amaltea, il cui chef, Gabriele Faggionato, un giovane di cui sentirete sicuramente parlare in futuro, ha una grande conoscenza delle spezie e del loro uso, e ti tira fuori dal suo cappello da chef sapori inaspettati che a volte ti lasciano senza parole dalla sorpresa...come questa vellutata appunto, che mette allegria solo a vederla, tanto è solare...perfetta per questo novembre così grigio.
Potevo non cercare di rifarla? Ho però aggiunto qualcosa di mio, giusto per farne un piatto che possa andare sia come antipasto che come intermezzo leggero...
Vellutata di zucca e sedano rapa, spuma di burrata, chips di gamberi e topinambur
per due/tre persone
1 piccola burrata
500gr zucca (pesata pulita da scorza, semi e filamenti)
300 gr sedano rapa, pesato pulito
brodo vegetale q.b.
1 cipolla bionda
2 scalogni
2 topinambur
5 o 6 code di gambero
origano fresco
mezzo cucchiaino di curry rosso
sale, pepe bianco, olio e.v.
tagliare la zucca a pezzettini, pulire dalla scorza il sedano rapa e tagliare anch'esso a pezzetti.
In un tegame far appassire la cipolla bionda tritata insieme a un goccio d'olio, unire la zucca, lasciar insaporire, regolare di sale e pepe bianco, quindi coprire completamente con del brodo vegetale, mettere il coperchio e lasciar cuocere a fuoco dolce. A cottura ultimata aggiungere il mezzo cucchiaino di curry rosso e mescolare bene .
In un'altro tegame far appassire gli scalogni finemente tritati insieme ai pezzetti di sedano rapa, mescolare e lasciar insaporire bene, quindi coprire completamente di brodo anch'essi e lasciar cuocere pian piano.
Nel frattempo, pulire le code di gambero, tagliare ognuna longitudinalmente in tre sottili fettine,
Raschiare e spazzolare bene sotto l'acqua corrente il topinambur, e ridurlo a trasparenti chips con la mandolina.
Una volta cotti sia la zucca che il sedano rapa, passare entrambi al minipimer, ottenendo una crema molto liscia e lenta, brodosa il tanto che basta a fare una vellutata. Tenere in caldo.
Frullare nel frullatore la burrata a pezzetti, io ho usato il Bimby, fino ad ottenerne una crema soffice e spumosa. Trasferirla in una ciotola, regolare di sale e pepe bianco e aggiungere delle foglioline di origano fresco.
Foderare di carta forno un paio di larghe teglie, meglio se di quelle forate.
Allineare su una le fettine sottili di gamberi e sull'altra le chips di topinambur, ben distanziate.
Cuocere in forno ventilato già caldo a 200° per qualche minuto.
Versare nei piatti la vellutata di zucca, nel centro aggiungere uno sbaffo di quella di sedano rapa, formare una quenelle con la spuma di burrata e decorare con le chips di topinambur e quelle di gamberi.
Colorare con qualche fogliolina di alloro.
ci è piaciuta parecchio, forse anche merito della zucca non troppo dolce e del sedano rapa che ha sicuramente smorzato il dolciastro.
spero che piaccia anche a voi..
carne
pollame
secondi
è cominciata la stagione, stanno arrivando pian piano sui banchi della frutta...
Mi piace molto l'uso dell'arancia in cucina, sa di giorni di festa, così colorata e allegra e piena di sapore.... per cui preparatevi perchè vi annoierò con un sacco di ricette all'arancia..
inizio con questa che ha trovato in rete e poi proposto Barbara su Coquinaria. Mi ha attirato parecchio l'abbinamento con la faraona e quindi ho voluto testarla subito. Così l'ho propinata alla famiglia domenica scorsa...ha avuto un discreto successo, per cui la condivido volentieri...è una ricetta parente povera della classica anatra all'arancia, ma la cipolla e la pancetta affumicata le danno un tocco in più..e poi la carne della faraona, così delicata, si sposa benissimo con l'arancia..
ve la propongo con le parole di Barbara, io l'ho eseguita pedissequamente...Barbara è una garanzia, e non solo per la cucina..
Faraona all'arancia
Una faraona a pezzi, pulita e fiammeggiata.
mezza cipolla rossa grande
100 gr di pancetta affumicata a dadini
1 rametto di rosmarino
qualche foglia di salvia
succo di una arancia spremuta
1 arancia intera
pepe nero
sale
olio
Scaldare una casseruola e rosolare la cipolla affettata con la pancetta a dadini.
Aggiugnere la faraona, il rosmarino, la salvia, il sale ed il pepe nero macinato.
Cuocere coperto per circa 45 minuti, mescolando spesso.
Quasi a fine cottura bagnare con il succo d'arancia e unire le fettine dell'altra arancia.
Cuocere ancora qualche minuto per stringere il sughetto.
mi è piaciuta molto,
da rifare assolutamente e poi è un piatto degno delle feste che stanno per arrivare...
profumo d'arancia
Mi piace molto l'uso dell'arancia in cucina, sa di giorni di festa, così colorata e allegra e piena di sapore.... per cui preparatevi perchè vi annoierò con un sacco di ricette all'arancia..
inizio con questa che ha trovato in rete e poi proposto Barbara su Coquinaria. Mi ha attirato parecchio l'abbinamento con la faraona e quindi ho voluto testarla subito. Così l'ho propinata alla famiglia domenica scorsa...ha avuto un discreto successo, per cui la condivido volentieri...è una ricetta parente povera della classica anatra all'arancia, ma la cipolla e la pancetta affumicata le danno un tocco in più..e poi la carne della faraona, così delicata, si sposa benissimo con l'arancia..
ve la propongo con le parole di Barbara, io l'ho eseguita pedissequamente...Barbara è una garanzia, e non solo per la cucina..
Faraona all'arancia
Una faraona a pezzi, pulita e fiammeggiata.
mezza cipolla rossa grande
100 gr di pancetta affumicata a dadini
1 rametto di rosmarino
qualche foglia di salvia
succo di una arancia spremuta
1 arancia intera
pepe nero
sale
olio
Scaldare una casseruola e rosolare la cipolla affettata con la pancetta a dadini.
Aggiugnere la faraona, il rosmarino, la salvia, il sale ed il pepe nero macinato.
Cuocere coperto per circa 45 minuti, mescolando spesso.
Quasi a fine cottura bagnare con il succo d'arancia e unire le fettine dell'altra arancia.
Cuocere ancora qualche minuto per stringere il sughetto.
mi è piaciuta molto,
da rifare assolutamente e poi è un piatto degno delle feste che stanno per arrivare...
comfort food
crostate
dolci al cioccolato
dolci alla frutta
dolci e dessert
torte da credenza
Si sta come d'autunno
sugli alberi, le foglie
così scriveva Ungaretti...
e io ogni anno che passa fatico un po' di più ad accettare che l'autunno arrivi e si porti via il ricordo di una stagione generosa, ricca di profumi e sensazioni..
Di questo periodo salvo solo i colori della natura, ma per il resto è una vera fatica per me adeguarmi al buio, al grigio e al freddo, e il pensiero che arriveranno pioggia e neve mi deprime ancora di più, eppure ho sempre amato la pioggia...
Sarà che vivere in una grande città non aiuta, sarà che sono in un momento non del tutto semplice, ma mi pesa moltissimo questa transizione verso i mesi più lunghi e freddi dell'anno...
Finiti i tempi in cui l'aria si riempiva del profumo di caldarroste e di legna bruciata...
l'omino col braciere passava tutti i giorni davanti a casa nostra..si fermava all'angolo con Via S. Siro e ci stazionava una mezz'oretta, e mentre aspettava che la gente scendesse dalle case, serviva i passanti col suo bicchiere dosatore di metallo, versando le castagne fumanti dentro a cartocci di carta gialla....
Gli aceri, in file ordinate sul marciapiede, si spogliavano pian piano liberando nel vento il loro vestito che, con una pioggia di colore, lasciava sull'asfalto un folto, insidioso tappeto che odorava di tristezza bagnata, gli storni disegnavano nel cielo enormi nuvole in movimento ...e poi arrivava l'odore della nebbia, l' odore dell'autunno milanese...
anche ora è così, ma non ha più quella poesia....
scrivono che una delle cause della tristezza autunnale è in gran parte dovuta a un calo della serotonina, per via della mancanza della luce e del calore......è sicuramente il mio caso..
e allora che fare? Rifugiarsi in cucina a consolarsi con un comfort food servirà?...Chissà se le castagne, unite al cioccolato e alle pere, avranno qualche magico potere sulla malinconia...
questa è una vecchissima ricetta di Aimo Moroni che la mia amica Betti ha pubblicato molti anni fa su Coquinaria. Era da qualche anno che non la facevo, e mi è tornata in mente l'altro giorno, mentre dalla finestra guardavo le foglie che turbinavano nel vento...
ve la riporto pari pari come l'ha scritta lei, a quel tempo...
Crostata di farina di castagne, cioccolato e pere.
Preparare la salsa alle pere:
Betti, non è bella, ordinata ed elegante come la tua, ma lo sai che la mia manualità è praticamente zero..e comunque grazie, ti sarò sempre grata per questo dolce..
malinconia d'autunno
Si sta come d'autunno
sugli alberi, le foglie
così scriveva Ungaretti...
e io ogni anno che passa fatico un po' di più ad accettare che l'autunno arrivi e si porti via il ricordo di una stagione generosa, ricca di profumi e sensazioni..
Di questo periodo salvo solo i colori della natura, ma per il resto è una vera fatica per me adeguarmi al buio, al grigio e al freddo, e il pensiero che arriveranno pioggia e neve mi deprime ancora di più, eppure ho sempre amato la pioggia...
Sarà che vivere in una grande città non aiuta, sarà che sono in un momento non del tutto semplice, ma mi pesa moltissimo questa transizione verso i mesi più lunghi e freddi dell'anno...
Finiti i tempi in cui l'aria si riempiva del profumo di caldarroste e di legna bruciata...
l'omino col braciere passava tutti i giorni davanti a casa nostra..si fermava all'angolo con Via S. Siro e ci stazionava una mezz'oretta, e mentre aspettava che la gente scendesse dalle case, serviva i passanti col suo bicchiere dosatore di metallo, versando le castagne fumanti dentro a cartocci di carta gialla....
Gli aceri, in file ordinate sul marciapiede, si spogliavano pian piano liberando nel vento il loro vestito che, con una pioggia di colore, lasciava sull'asfalto un folto, insidioso tappeto che odorava di tristezza bagnata, gli storni disegnavano nel cielo enormi nuvole in movimento ...e poi arrivava l'odore della nebbia, l' odore dell'autunno milanese...
anche ora è così, ma non ha più quella poesia....
scrivono che una delle cause della tristezza autunnale è in gran parte dovuta a un calo della serotonina, per via della mancanza della luce e del calore......è sicuramente il mio caso..
e allora che fare? Rifugiarsi in cucina a consolarsi con un comfort food servirà?...Chissà se le castagne, unite al cioccolato e alle pere, avranno qualche magico potere sulla malinconia...
questa è una vecchissima ricetta di Aimo Moroni che la mia amica Betti ha pubblicato molti anni fa su Coquinaria. Era da qualche anno che non la facevo, e mi è tornata in mente l'altro giorno, mentre dalla finestra guardavo le foglie che turbinavano nel vento...
ve la riporto pari pari come l'ha scritta lei, a quel tempo...
Crostata di farina di castagne, cioccolato e pere.
500 gr farina di castagne
350 gr burro
2 uova intere
150 g di zucchero
300 g di pere kaiser mature
250 g di cioccolato fondente
per la salsa alle pere:
300 g di pere kaiser
100 g di zucchero
Preparare la frolla di castagne montando il burro morbido con la zucchero.
350 gr burro
2 uova intere
150 g di zucchero
300 g di pere kaiser mature
250 g di cioccolato fondente
per la salsa alle pere:
300 g di pere kaiser
100 g di zucchero
Preparare la frolla di castagne montando il burro morbido con la zucchero.
Fare la fontana con la
farina,
rompere le uova al centro ed unire il burro lavorato. Impastare
velocemente (io lo faccio nell'impastatrice), formare una palla e far
riposare in frigorifero per almeno 30', avvolta nella pellicola
trasparente.
Fondere a bagnomaria il cioccolato, sbucciare le pere, togliere il torsolo ed affettarle sottili.
Dividere la pasta in due parti, una il doppio dell'altra.
Foderare con la più grande uno stampo di 26 cm, disporvi sopra le pere e poi il cioccolato fuso.
Ricoprire col secondo disco di pasta, sigillare bene i bordi ed usare un po' di pasta per le decorazioni.
Mettere in forno già caldo a 170° per circa mezz'ora. (Questo dipende comunque dal forno, col mio ci sono voluti circa 40 minuti)
Fondere a bagnomaria il cioccolato, sbucciare le pere, togliere il torsolo ed affettarle sottili.
Dividere la pasta in due parti, una il doppio dell'altra.
Foderare con la più grande uno stampo di 26 cm, disporvi sopra le pere e poi il cioccolato fuso.
Ricoprire col secondo disco di pasta, sigillare bene i bordi ed usare un po' di pasta per le decorazioni.
Mettere in forno già caldo a 170° per circa mezz'ora. (Questo dipende comunque dal forno, col mio ci sono voluti circa 40 minuti)
Preparare la salsa alle pere:
sbucciare, togliere il torsolo ed affettare le pere.
Metterle in un pentolino con lo zucchero e cuocerle piano per 25'.
Quando saranno fredde passare al mixer.
Servire la torta tiepida con
la purea di pere.
Nel tagliarla fate attenzione è molto fragile e si sbriciola con nulla..
sì, decisamente un dolce autunnale..
Betti, non è bella, ordinata ed elegante come la tua, ma lo sai che la mia manualità è praticamente zero..e comunque grazie, ti sarò sempre grata per questo dolce..
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